.

loading...

CONDIVIDI con Amici

Bookmark and Share
Visualizzazione post con etichetta rimedi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rimedi. Mostra tutti i post

mercoledì 17 gennaio 2018

Fuoco di Sant’Antonio



(HERPES ZOSTER): CAUSE, SINTOMI E RIMEDI

Che cos'è

Il Fuoco di Sant’Antonio, o nel suo nome scientifico Herpes Zoster, è una malattia infettiva molto
dolorosa dovuta al virus della varicella infantile (varicella-zoster virus o VZV),
 lo stesso che causa la varicella.
In effetti la malattia è una vera e propria riattivazione del virus della varicella. Chi non ne ha sofferto, non può avere il fuoco di Sant’Antonio.
La malattia si manifesta con un’eruzione cutanea ricca di vescicole, molto dolorosa, di solito a forma di fascia e limitata a un solo lato del corpo.

Come funziona

Quando si entra in contatto con il virus varicella-zoster (VZV), chi non è vaccinato si ammala di

Varicella. Questa malattia colpisce per lo più i bambini tra i 5 e i 10 anni tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, provocando un rash cutaneo tipico caratterizzato da vescicole pruriginose che presto si trasformano in croste per poi guarire.

Alla guarigione dalla varicella, il sistema immunitario elimina il virus dalla maggior parte del corpo.

Purtroppo il VZV si rifugia nelle cellule nervose, nel ganglio dorsale, adiacente al midollo spinale, o nel ganglio semilunare, alla base del cranio. Lì resta inattivo o latente, cioè in una fase di “letargo”.

L’Herpes Zoster è una riattivazione del virus VZV. Dopo anni o anche decenni di letargia, il virus può uscire dalle cellule nervose, correre lungo il nervo e provocare l’infezione nella zona di cute su cui quel nervo passa. Inoltre il virus può passare tramite i gangli nervosi su più nervi e colpire così una zona più estesa. Il sistema immunitario solitamente blocca l’avanzare sul nervo del VZV, ricacciandolo nei gangli, da dove non può fare danni. Tuttavia se il sistema immunitario non funziona a dovere il virus si può muovere più facilmente.

Arrivato alla pelle lo Zoster scatena un’infiammazione locale con bolle, dette vescicole, che si riempiono di linfa e sangue per poi rompersi e formare croste. Questa fase dura tra i 10 e i 15 giorni. Poi le croste cadono e la pelle guarisce.

Il forte dolore, che può comparire anche alcune settimane prima dell’eruzione cutanea e durare a lungo dopo che le croste sono passate, è dovuto all’infiammazione scatenata dal passaggio del virus sul nervo (non sulla pelle).

Di solito il fuoco di Sant’Antonio appare nella zona addominale o toracica,
su un solo lato. Più raramente sul viso.


Contagio

I motivi per cui il virus della varicella si riattivi diventando uno Zoster non sono ancora sicuri. Quello che è chiaro è che l’immunocompromissione ha un ruolo fondamentale. Se le difese immunitarie si
abbassano, è molto più facile che compaia la malattia.

Tra i fattori che possono diminuire le difese immunitarie, citiamo l’età avanzata, lo stress psicologico, la risposta ad alcuni farmaci, l’infezione da HIV e l’esposizione a immunotossine.

Il virus è molto infettivo, dunque può facilmente trasmettersi da una persona con la manifestazione
cutanea a un’altra persona che ne tocchi le vescicole e che non abbia l’immunità al virus. La persona
contagiata svilupperà però la varicella, e non lo Zoster. Il malato con il fuoco di Sant’Antonio, così come quello con la varicella, saranno contagiosi fino a quando le vescicole non si saranno trasformate in croste. Se le vesciche si devono ancora formare o se sono già passate, non si è contagiosi.


Sintomi

I sintomi precedenti l’eruzione cutanea sono molto vari e ambigui: mal di testa, febbre, malessere,
ipersensibilità, sensazione di bruciore. Alle volte può esserci dolore, anche se è raro nei bambini. Il rash cutaneo caratteristico si può presentare da 1 giorno fino a 3 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi.

Questa varietà di sintomi aspecifici crea grandi difficoltà alla diagnosi precoce. Di solito nel caso se ne intuisca il possibile arrivo, si procede con un esame del sangue che verifichi la presenza degli anticorpi Zoster IGM e IGG.
La presenza di questi anticorpi indica una risposta immunitaria attiva contro il virus.

Se appare l’eruzione cutanea, la sua forma è così particolare e tipica che un semplice controllo visivo di solito è sufficiente alla diagnosi.


Conseguenze

L’Herpes Zoster si risolve in circa 3-5 settimane. Tuttavia può avere delle complicanze.
Tra le più gravi, se lo Zoster attacca il nervo trigemino e colpisce il viso nella zona degli occhi, può
danneggiare la cornea e causare la cecità.

Se coinvolge l’orecchio (caso per fortuna raro), attaccando il nervo vestibolo-cocleare,
 si rischiano vertigini e la perdita dell’udito.

Altre volte può causare nevralgia posterpetica, un’alterazione dei nervi nel tradurre gli stimoli esterni. A seconda del caso non si sentirà più il dolore anche quando si dovrebbe, lo si sentirà anche quando non c’è, si proveranno prurito o formicolii e tutta la gamma di possibilità tra questi stati.
Infine, si registrano infezioni batteriche secondarie e problemi motori.

Chi colpisce

Ogni anno in Italia sono oltre 300mila le persone colpite dal fuoco di Sant’Antonio. La frequenza della malattia è di circa 3 malati ogni 1.000 individui, ma la frequenza sale tra il 4 e il 12 per mille se si considera una popolazione di ultra 65enni.
I tassi d’incidenza dello zoster sono simili in tutto il mondo.

Inoltre non si verificano epidemie e non vi è un legame con la stagione.
Di solito si manifesta una sola volta nella vita: uno studio statunitense del 1960 aveva analizzato un
gruppo d’individui di oltre 85 anni evidenziando che 1 su 2 aveva già avuto un attacco di fuoco si
Sant’Antonio, ma solo 1 su 100 ne aveva avuti almeno due.

Le persone di colore hanno un rischio minore di avere il fuoco di Sant’Antonio, mentre ci sono studi
discordanti che affermano che il rischio sia maggiore per le donne che per gli uomini. Infine, uno studio del 2008 e un successivo del 2010 hanno dimostrato non c’entrano né motivi genetici né una storia familiare della malattia.

Che cosa scateni la riattivazione del virus herpes-zoster non è ancora molto chiaro. Si pensa che
l’imputato numero uno sia un abbassamento del sistema immunitario,
per malattie o stress o la risposta ad alcuni farmaci.

Prevenzione

Gli adulti che hanno contratto il virus VZV, se vengono in contatto frequentemente con bambini con la varicella ricevono una spinta immunitaria che previene la comparsa dello Zoster.
Per chi non avesse questa possibilità, da gennaio 2017 rientra nel nuovo piano vaccinale italiano la
vaccinazione gratuita antizoster a partire dai 65 anni. Il vaccino agisce come profilassi, rafforza il
sistema immunitario contro questo virus, ne previene la riattivazione.

E’ stato dimostrato che nella popolazione vaccinata l’incidenza del fuoco di Sant’Antonio si riduce di quasi il 50%.Negli Stati Uniti, il vaccino è raccomandato agli over-60 dal 2007.

Rimedi

Il trattamento dello Zoster si limita a far passare il dolore e a accelerare la fine della malattia. Per
accelerare il decorso della malattia fino a bloccarla si usano farmaci antivirali. Questo trattamento riduce anche la gravità della malattia.
Nel mentre, ci si concentra nell’attenuare il dolore. Sono utili a questo scopo:
Impacchi freddi applicati sull’area colpita
Sotto prescrizione del medico, analgesici se il dolore è lieve, meglio se in formula fluida o cremosa da applicare localmente sulla zona colpita dall’eruzione.

Curiosità

Il nome Herpes Zoster deriva dalle parole greche serpente e cintura. In effetti queste due parole ben
descrivono la manifestazione tipica dell’Herpes Zoster e la sensazione associata: una cintura infuocata che striscia sulla pelle.
In passato era chiamato anche “Fiamme di Satana” perché molto doloroso e
perché crea un bruciore vivo a chi ne soffre.
Il suo nome più comune, fuoco di Sant’Antonio, deriva dall’usanza, nell’antichità, di invocare
Sant’Antonio Abate a intercedere per la guarigione dalla malattia. Il motivo di questa invocazione è che il santo è legato all’uso fuoco, che avrebbe usato per
scacciare gli invasori e salvare gli abitanti di una città.
La malattia è nota fin dal 1700 quando i dermatologi inglesi Willan Robert e Bateman Thomas la
descrivono e ne disegnano gli sfoghi sulla pelle. Le rappresentazioni della malattia si susseguono con
incisioni acquarellate nel corso del XIIX secolo e con le prime fotografie durante il XIX sec. all’interno degli atlanti dermatologici.
Fu però solo nel 1965 che si intuì il nesso tra l’herpes zoster e la varicella.

LEGGI ANCHE
SANTO E TRADIZIONE
http://cipiri2.blogspot.it/2018/01/santo-antonio-abate-e-la-tradizione.html


.
COSA TI PORTA IL 2018 ?



sabato 11 febbraio 2017

Tosse : Cause e Rimedi


La tosse può colpire saltuariamente anche i soggetti che hanno una salute di ferro e, in genere, 
va via da sola senza creare troppi problemi. Alcune persone, però, sono più predisposte delle altre 
all’insorgenza di questo disturbo, che può cronicizzarsi e diventare complicato
 da gestire nella vita di tutti i giorni.

Ma quali sono le cause che portano all’insorgenza della tosse? Si può fare qualcosa per farla 
guarire prima? Esistono dei rimedi davvero efficaci contro questo disturbo? 

Cos’è la tosse?

La tosse è una risposta automatica ed incontrollabile della gola alla presenza di corpi estranei o di 
sostanze irritanti e/o tossiche. Si tratta di un meccanismo in grado di proteggere la gola e liberarla 
tempestivamente dai corpi estranei o dalle sostanze che potrebbero attaccarla o farla infiammare.

E’ il cervello ad inviare l’impulso di “tossire” ai muscoli di addome e diaframma, dopo essere stato 
sollecitato dai nervi presenti nell’apparato respiratorio.

La tosse non è altro che dell’aria che viene spinta fuori dai polmoni a grande velocità, per “ripulire” il tratto interessato dell’apparato respiratorio ed espellere tutti i corpi estranei e/o le sostanze pericolose.

La tosse può essere secca o grassa, saltuaria o cronica, e può contenere tracce di muco o sangue a 
seconda delle problematiche e delle patologie che hanno colpito il soggetto interessato. In linea 
generale si parla di tosse cronica quando il problema supera le 3 settimane.

Sintomi correlati alla tosse secca

Nella maggior parte dei casi, la tosse secca non è un sintomo a se, ma è accompagnata da altri fastidi 
che variano in base alla causa scatenante. Poiché la tosse secca è quasi sempre presente durante gli 
stadi influenzali, è spesso accompagnata da febbre, malessere generale, mal di gola, voce rauca o 
assente, nausea, vomito e dolori articolati.
 Si aggiungono a questi sintomi, anche se meno di frequente, 
alitosi, diarrea, gengive sanguinanti e inappetenza. Anche nei bambini la tosse secca può essere 
accompagnata dagli stessi sintomi che si presentano nei soggetti adulti. 

Quali sono le cause scatenanti della tosse secca?

Le cause della tosse sono tantissime: da virus ai batteri, dal contatto con un allergene all’aspirazione di una sostanza tossica, dall’asma al raffreddore, dall’assunzione di alcuni farmaci alla presenza di 
patologie specifiche (cancro, bronchite, difterite, laringite, tubercoli, pertosse e così via).

Una tosse normale tende a risolversi autonomamente o con l’ausilio di farmaci comuni. Se sono 
trascorse più di 2-3 settimane e la tosse non passa, è arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi. Il 
primo passo è cercare di capire quali sono le cause scatenanti della tosse.

Se soffrite di tosse secca è molto probabile che il problema risieda
 al livello della laringe o della trachea. 
Nella maggior parte dei casi la causa è un’infiammazione, 
che invia continuamente al cervello il messaggio di tossire.

La tosse secca si presenta senza l’espulsione di muco o catarro, ma può essere comunque molto 
fastidiosa per chi ne soffre. La tosse secca persistente e cronica, oltre a rappresentare un rischio per la salute di tutto l’apparato respiratorio, può dare origine a lesioni ai polmoni e ai bronchi, può causare 
insonnia, spossatezza, stress e molto altro.

I rimedi naturali contro la tosse secca.

Prima di ricorrere ai farmaci, potete provare ad alleviare i sintomi della tosse secca con i classici “rimedi della nonna”. Uno dei più efficaci è il latte caldo con qualche cucchiaio di miele: un vero toccasana. Se siete amanti dei rimedi erboristici non esitate e procuratevi della Malva oppure della Propoli: entrambi hanno eccezionali virtù calmanti ed antinfiammatorie,
 l’ideale contro la tosse secca. 
In particolare:
La malva svolge azione protettiva a livello dell’epitelio e disinfiamma le mucose
L’altea essendo ricca di mucillagini addolcisce la mucosa della gola
Il tiglio, in particolare i suoi fiori, protegge la mucosa faringea 
e tracheobronchiale quando si presenta la tosse secca
Il miele e il propoli hanno un’azione calmante
I farmaci per combattere la tosse secca.

Oltre ai rimedi naturali, esistono molti farmaci in grado di curare questo disturbo. Se a soffrirne è un 
bambino, piuttosto che ricorrere a farmaci molto aggressivi, 
si può utilizzare un mucolitico da assumere via aerosol.

Per quanto riguarda i medicinali veri e propri, i più indicati sono quelli a base di Destrometorfano, di 
Butamirato oppure di Dropropizina, che possono presentarsi in diversi formati, come le compresse, le gocce e gli sciroppi.

In generale i farmaci utilizzati più comuni sono quelli sedativi, che vanno quindi ad esercitare un’azione calmante, senza però trattare la causa del problema.  Ovviamente è solo un palliativo. Se il medico lo ritiene necessario, bisogna curare la malattia alle origini. Nel caso in cui alla tosse secca si aggiungono come sintomi mal di testa, dolori articolari, febbre, brividi di freddo e malessere generale, si può ricorrere all’uso dei comuni analgesici, i Fans, 
quali il Naprossene, l’Ibuprofene ed il Paracetamolo.

Ovviamente in base al tipo di tosse, si segue un trattamento diverso e l’utilizzo di farmaci specifici. Ad esempio per la tosse derivante dall’asma, una patologia allergica, è trattata efficacemente con farmaci antistaminici o con i glucocorticoidi da assumere per via inalatoria. Se la causa scatenante è la bronchite, che ricordiamo comincia con una tosse secca per poi diventare produttiva (tosse grassa) 
durante il decorso della patologia, bisogna agire con antibiotici per eliminare l’infezione, e assumere 
farmaci antitussivi e broncodilatatori al fine di alleviare i sintomi.

La tosse secca causata da laringite virale o tracheite è trattata con farmaci antitussivi e prodotti 
demulcenti a base di glicerina, sciroppo d’acacia, liquirizia e miele, placando l’infiammazione. 

Ovviamente qualora fosse necessario, entrano in gioco gli antibiotici e gli antivirali specifici per il 
patogeno responsabile della malattia.  Quando la causa è la pertosse, si agisce combattendo il 
patogeno Bordetella Pertussis con antibiotici a base di Eritromicina e Claritromicina. La pertosse è 
facilmente riconoscibile dai sintomi. Si presenta con una respirazione rumorosa anticipata da una tosse molto forte. Dopo circa 5-6 colpi di tosse stizzosa,
 viene eliminato dell’espettorato mucoso e filante. 

Anche la polmonite infettiva provoca tosse secca. In tal caso si somministrano sciroppi antitussivi e 
sostanze demulcenti per attenuare il fastidio.

Quando invece, la causa della tosse secca è il fumo, l’unico e vero rimedio è di smettere di fumare. 
Durante il decorso di disintossicazione, si possono assumere sciroppi demulcenti, oppure si può 
ricorrere al classico rimedio della nonna, un bel bicchiere di latte caldo con il miele. A volte sono proprio gli stessi prodotti usati per smettere di fumare a provocare la tosse.

Ricorrere all’omeopatia per combattere la tosse secca.

Anche i rimedi omeopatici possono dare sollievo e curare chi soffre di tosse secca cronica e 
persistente. Alcuni dei più efficaci farmaci omeopatici sono l’Aconitum napellus, il Phosphorus, 
l’Hyoschiamus niger, il Lycopodium clavatum, la Belladonna e la Spongia.

Ricordatevi che il fai-da-te sia nella medicina omeopatica che in quella tradizionale è fortemente 
sconsigliato, perché, invece che risolvere il problema, potreste contribuire ad aggravarlo assumendo dei medicinali non adatti alla vostra sintomatologia oppure, addirittura, pericolosi. Se i rimedi naturali non funzionassero e se i sintomi continuassero a peggiorare, è il caso di rivolgersi tempestivamente ad un medico, in modo da valutare il percorso terapeutico da effettuare e le cause di un disturbo tanto persistente e durevole.



COSA TI PORTA IL 2017 ?



venerdì 17 luglio 2015

Alluce Valgo




Alluce valgo: sintomi, rimedi, prevenzione e operazione

L’alluce valgo, è un disturbo che colpisce soprattutto le donne in età matura o senile, che comporta una serie di fastidi spesso difficili da ignorare. Una vera e propria deformazione che interessa l’alluce e che ha riflessi, più o meno dolorosi, su tutto il resto del piede e non solo. A farne le spese, oltre alla qualità di vita delle persone colpite, anche la postura e l’andatura. Diventa difficile scegliere le calzature adatte, trovare le scarpe che consentano di camminare senza troppo dolore e ogni passo può risultare più difficile del previsto. Ecco l’identikit dell’alluce valgo, le sue caratteristiche principali, i sintomi, ma anche i rimedi, come l’operazione chirurgica e le norme di prevenzione.


Di cosa si tratta?
Con il termine alluce valgo si intende la deformazione dell’articolazione che sta alla base dell’alluce e che la spinge verso l’esterno, deviando l’asse del dito. Può succedere spesso che, con il primo dito, si sposta verso l’esterno anche tutto l’avampiede, causando la comparsa delle dita “a martello”.

Le cause
La causa dell’alluce valgo può essere congenita: la familiarità è la causa del 68% dei casi, secondo le statistiche ufficiali. Se non è un problema di famiglia, invece, la colpa può essere dei modelli di calzature inadeguati alla fisiologia del piede, come per esempio le scarpe con tacco alto o strette in punta, rivestono un ruolo fondamentale.
Le scarpe con il tacco eccessivamente alto costringono il piede a una posizione innaturale, accorciando il tendine di Achille. In questo modo tutto il peso, infatti, va a gravare su un’area più piccola rispetto alla pianta completa, il che fa assumere ai piedi una posizione ruotata verso l’interno.

I sintomi
Il sintomo più evidente è il dolore, associato alla sensazione di alluce rigido, che può non essere direttamente proporzionale all’entità della deviazione dell’alluce. Infatti, anche una piccola deviazione può provocare un dolore fortissimo. Più passa il tempo, più al dolore è facile che si aggiungano altri sintomi, come i fastidi e le difficoltà a camminare o a indossare le calzatura.

I rimedi e la prevenzione
Il primo consiglio per chi soffre di questa patologia è scegliere le scarpe adeguate, evitando i tacchi alti. Si tratta di calzature che riprendono e assecondano la forma naturale del piede, e che sono in grado di fornire sostegno all’arco plantare. Questo genere di scarpe presenta una tomaia morbida e priva di cuciture e una suola flessibile al di sotto della punta del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive.
Per le amanti del genere, che proprio non possono rinunciare al tacco, l’importante è che non superi i quattro/cinque centimetri.
Anche le infradito sono sconsigliate, in quanto troppo piatte, e non in grado di offrire sostegno e contenimento al piede, che rischia con più facilità urti o scivolate.
Per la prevenzione dell’alluce valgo, lo specialista può suggerire anche plantari o calzature ortopediche o consigliare interventi di fisioterapia.

L’operazione
Per risolvere il problema, l’unica vera soluzione è l’intervento chirurgico, che solitamente si esegue in regime di day hospital, in anestesia locale. Il chirurgo effettua l’osteotomia: attraverso piccolissime incisioni, si creano piccole fratture nelle ossa del dito per ridurre l’articolazione e riportarla alla forma normale. Lo specialista, poi, applicando alcune piccole viti alla base dell’alluce, fissa l’articolazione ricostruita.
I tempi di recupero post operazione sono incoraggianti. Infatti, si può cominciare a camminare già il giorno dopo, utilizzando scarpe apposite, ma senza stampelle. Per completare il recupero, è necessario un programma mirato di fisioterapia.



Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

 ANCHE

PER CELLULARE

DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
.

.

lunedì 6 aprile 2015

Herpes




Herpes

Circa l’80% delle persone, almeno una volta nella vita, incappa nel virus del cosiddetto Herpes labiale. Non tutti però ne conoscono le cause, né sanno esattamente come curarlo. Innanzitutto, è bene sapere che si tratta di un virus altamente contagioso, e se ne soffriamo dobbiamo assicurarci di prevenirne la diffusione, che solitamente avviene attraverso 
il contatto diretto o indiretto con la saliva.

Tanti di noi provano a curarlo con semplici rimedi popolari; il ghiaccio per esempio, che nonostante sia in grado di lenire il fastidio e il prurito, fornisce una soluzione esclusivamente temporanea. 
Allo stesso modo, l’acqua distillata di Hamamelis può alleviare il disturbo e disidratare l’herpes, senza però neutralizzare il virus.

Per coloro che cercano un rimedio in grado di offrire una soluzione permanente, è bene rassegnarsi: il virus può anche non lasciare mai il nostro organismo, ma semplicemente rimanere latente fino a quando altri fattori non lo «risvegliano».

Tra i più comuni non mancano gli sbalzi di temperatura, l’esposizione prolungata ai raggi solari senza protezione, la febbre e influenza, ma anche lo stress e una cattiva alimentazione. Per evitare di incappare in questo problema, dunque, meglio assicurarci di seguire uno stile di vita regolare e, nel caso si presenti un herpes labiale, lasciare che il virus faccia il suo corso,
 fino a ritrovare il suo stato latente.





Con il termine herpes o erpete si intende generalmente una categoria di infezioni causate da virus del genere Herpesviridae, che si manifestano con lesioni papulo-vescicolari cutanee, localizzate in varie parti del corpo.

Herpes labiale, malattia infettiva, causata da tipicamente HSV-1 le cui manifestazioni sono classicamente localizzate al labbro e alla cute circostante





Herpes genitale, malattia infettiva causata da tipicamente HSV-2, 
che si manifesta a livello dei genitali esterni

Herpes zoster, causato da VZV e noto anche come fuoco di Sant'Antonio, si localizza tipicamente al torace, al collo e alle spalle


Herpes zoster oticus, sempre causato da VZV, ma che si manifesta a livello dell'orecchio
Herpes oftalmico, causato da HSV-1, HSV-2 e VZV e localizzato all'occhio


Per similitudine con le manifestazioni cliniche dell'herpes
 virale si distinguono:

Herpes circinatus, altro nome con cui è conosciuta la tinea corporis
Herpes gestationis, malattia autoimmune del gruppo dei pemfigoidi, 
nota anche pemfigoide gravidico.


Rimedi naturali contro l'Herpes

L'Herpes simplex è un virus che provoca infezioni contagiose a livello della bocca (le labbra sono particolarmente coinvolte perché più sensibili), della faccia e dei genitali: in questo articolo esamineremo i possibili rimedi naturali per alleggerire l'infezione causata
 dall'Herpes simplex.

Nonostante sia dimostrato che il virus rimane nascosto all'interno del corpo per tutta la vita, e che nemmeno un trattamento farmacologico è in grado di debellarlo in maniera definitiva, alcuni rimedi naturali possono rappresentare un buon ausilio per diminuire i sintomi provocati dall'Herpes simplex, velocizzando la risoluzione, seppur momentanea, dell'infezione.

Cause dell'Herpes

In genere, le infezioni da Herpes simplex si manifestano quando il sistema immunitario si indebolisce: a tal proposito, i rimedi naturali dovranno svolgere la propria azione rafforzando innanzitutto le difese immunitarie. L'infezione può manifestarsi in seguito a trattamenti farmacologici, soprattutto con gli antibiotici, o rappresentare la conseguenza di una prolungata esposizione al sole: in entrambi i casi, il sistema immunitario è fragile, perché indebolito e sensibile. Ovviamente, anche i fattori genetici e le malattie autoimmuni possono scatenare le manifestazioni tipiche dell'Herpes simplex.

Stick per labbra

 Rappresenta un rimedio naturale per uso quotidiano, utile non solo per diminuire il disturbo provocato dall'Herpes simplex, ma anche nella prevenzione delle recidive. L'erborista potrà consigliare un'applicazione del prodotto, sulle labbra e sulle zone circostanti, per due o tre volte durante il corso della giornata; in caso di esposizione solare, è consigliabile applicare il preparato erboristico con maggiore frequenza.

Burro di karité (Butyrospermum parkii) e cera carnauba (ricavata da Copernicia cerifera): la scelta di questi rimedi naturali per la preparazione dello stick è utile per  rivestire il prodotto conferendogli proprietà emollienti e protettive. Inoltre, considerando che il preparato erboristico deve rimanere solido a temperatura ambiente (per essere applicato sulle labbra), l'utilizzo della cera carnauba è particolarmente indicato
 per conferire stabilità e strutturare lo stick.

Porphyra umbilicalis: è un'alga rossa, più nota come nori, ricca di mucillagini. Questo prodotto naturale si ritrova in una formulazione erboristica contro l'Herpes non tanto per le capacità di contrastare il virus, piuttosto per proteggere la cute lesa dalla desquamazione (sintomo che consegue l'attacco del virus); nella nori, si registrano abbondanti quantità di acido gamma-linolenico, indispensabile per rigenerare i fosfolipidi di membrana dei fibroblasti. L'applicazione di un prodotto a base di nori rende la pelle più morbida ed esercita una buona azione lenitiva. La porphyra si configura un ottimo rimedio naturale anche per gli eczemi.

Echinacea (Echinacea angustifolia): rimedio naturale d'altissima efficacia, grazie ai fenil propani che promuovono l'azione antinfettiva, antivirale ed immunostimolante. Purtroppo, però, i principi attivi della droga non registrano elevata lipofilia, il che significa che gli attivi dell'echinacea sono molto solubili in solvente idrofilo e poco negli oli: lo stick, dunque, non rappresenta il preparato erboristico ideale per veicolare le sostanze attive.

Camomilla (Chamomilla recutita): è un rimedio naturale efficace nel frenare la propagazione dell'Herpes simplex e placare l'infiammazione. Il bisabololo, in particolare, esercita una consistente attività antinfiammatoria ad azione locale: infatti il bisabololo risulta decisamente selettivo verso il virus.


Propoli: rimedio naturale apistico caratterizzato da un mix di bioflavonoidi (pinocembrina e galangina in particolare) che, agendo in sinergia con i fenil propani, concorrono all'azione antimicrobica e disinfettante. La propoli è un antibatterico naturale molto efficace. L'azione immunostimolante dell'echinacea è potenziata dalla propoli, per la presenza dei flavonoidi e della vitamina C. Nonostante la propoli sia un ottimo prodotto per il trattamento dell'Herpes simplex, è opportuno ricordare che occasionalmente potrebbe comportare una secchezza a livello delle labbra: per contro, considerando che la propoli è una sostanza attiva inserita in un prodotto a base lipofila (per la presenza del burro di karité e della cera carnauba, soprattutto), è pressoché improbabile che la propoli possa seccare la pelle attorno le labbra. L'unico fattore problematico associato alla propoli è il possibile effetto allergizzante nei soggetti sensibili.

Beta-sitosterolo: estratto dall'olio di soja (Glycine max L.), il beta-sitosterolo appartiene alla classe dei fitosteroli e si ritrova in tutti i vegetali; la soja ne è particolarmente ricca. Al beta-sitosterolo è associata una possibile attività immunostimolante, anche se non ancora del tutto dimostrata.

Compresse naturali contro l'herpes

Alcuni trattamenti naturali contro l'Herpes simplex sono utilizzati per combattere il virus dall'interno, agendo in modo sistemico. Le compresse naturali, in genere, sono usate come prevenzione nei disturbi stagionali, ma possono essere utilizzate in associazione a prodotti ad azione locale. L'erborista dovrebbe consigliare l'assunzione delle compresse con abbondante quantità di acqua, per stimolare la funzionalità renale. Non si dovrebbero mai superare le dosi consigliate, poiché potrebbero insorgere spiacevoli effetti indesiderati (anche se il rimedio è naturale), quali nausea, vomito, ipertensione.
Semi di pompelmo (Citrus x paradisi): ai semi di pompelmo sono attribuite molte proprietà terapeutiche, tra cui l'attività antisettica, antivirale ed antimicotica notevole, grazie a naringina, pinene, citrale, limonene, linalolo, vitamina C e vitamina B1.
Liquirizia  (Glycyrrhiza glabra): l'acido glicirretico, estratto dalla radice di liquirizia, è connotato da proprietà antifungine ed antivirali. Infatti, recenti studi hanno evidenziato la capacità dell'acido glicirrizico di contrastare lo sviluppo dell'Herpes simplex e la sua replicazione. Inoltre, la liquirizia vanta proprietà antiradicali, nonché antiossidanti: in condizioni di stress - che favoriscono l'attacco dell'Herpes - il sistema antiossidante endogeno è indebolito e la liquirizia potenzia l'effetto antiossidante.
Melissa (Melissa officinalis): non deve sembrare strano che un rimedio naturale come la melissa sia inserito in un prodotto per combattere l'Herpes simplex. Infatti, la melissa non esercita solamente attività ansiolitica e calmante (le attività maggiormente riconosciute alla droga): per la presenza dei fenil propani e dei fenoli, esplica anche potenti attività antivirali. È opportuno ricordare che tra le cause che scatenano l'Herpes spicca anche lo stress: a tal proposito, la melissa si configura un buon rimedio naturale non solo per le proprietà antivirali che intaccano direttamente l'Herpes, ma anche per la capacità di ridurre lo stress; di conseguenza, il virus viene danneggiato anche indirettamente, vale a dire internamente, proprio nella causa che lo scatena (stress).
Un altro buon rimedio naturale in sostituzione alla melissa è l'olmo, che allevia il bruciore e il prurito nella zona colpita dall'Herpes simplex.

LEGGI ANCHE

http://cipiri3.blogspot.it/2010/07/camminare-piedi-nudi.html



Nel parco, sul prato, sui ciottoli o sulla sabbia:
 toglietevi le scarpe
 e affondate i vostri piedi nudi su una di queste superfici. 

La sensazione fisica che si prova è unica ed è una pratica che fa bene alla postura,,,
.


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

http://www.mundimago.org/

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP


http://mundimago.org/le_imago.html



.

.

lunedì 10 marzo 2014

Cervicale: Vertigini, Cause e Rimedi


Cervicale: Vertigini, Cause e Rimedi

Soffrire di cervicale e degli inevitabili capogiri è, senza dubbio, una condizione tanto scomoda quanto paralizzante, infatti può ostacolare la nostra vita quotidiana impedendoci di lavorare o di occuparci delle nostre responsabilità abituali. Per questo motivo, vi illustriamo alcuni rimedi naturali per combattere le fastidiose vertigini da cervicale.

Formicolii, crampi, sensazione di freddo, rigidità della nuca, vertigini… sono i sintomi più comuni che, disgraziatamente, molto spesso diventano cronici.

Le vertebre che normalmente chiamiamo cervicali hanno la funzione di sostenere la nostra testa. La zona cervicale consta di sette vertebre dove comunemente si concentra la tensione: le posture scorrette, l’usura o l’ansia possono generare problemi in questa zona, tra i quali si annoverano inevitabilmente i temibili capogiri e le vertigini.

Cause delle vertigini cervicali

Compressione neurovascolare dovuta ad alterazioni degenerative delle vertebre che causa un’inevitabile rigidità. Conflitti tra l’informazione del movimento del collo e l’informazione dell’udito e della vista; questi conflitti generano uno scompenso per cui avvertiamo l’abituale instabilità, come se ci trovassimo all’improvviso in un vagone della metropolitana. Gli occhi notano il movimento, ma il liquido presente nell’orecchio e l’asse collo-corpo rimangono immobili, non lo percepiscono. Seguono, così, la mancanza di equilibrio e le vertigini. Tutto questo ci fa scoraggiare nel momento in cui dobbiamo fare molte attività della nostra vita quotidiana, avvertiamo una compressione e un’ipervigilanza, per timore evitiamo addirittura di muovere il collo quando stiamo un po’ meglio, cosa che, a sua volta, può scatenare nuove vertigini. Rimedi per le vertigini cervicali

Trattamenti consigliati

Terapia caldo/freddo: inizierete applicando un sacchetto di ghiaccio per tre o quattro minuti per poi sostituirlo con docce di acqua calda o borse dell’acqua calda. È sconsigliato per la pelle dormire con un termoforo durante la notte. Evitate il più possibile l’attività fisica intensa, dovete evitare che la zona delle cervicali si infiammi ancora di più. I bagni con acqua di rosmarino o acqua di lavanda portano molti benefici, fungono da antinfiammatori e sono molto utili per trattare contratture, mal di schiena, dolore cervicale.

Cerchate di seguire un modello di sonno regolare attraverso cui stabilizzare l’organismo, riducendo anche il livello di stress. Anche il trattamento da parte di un fisioterapista ha molti benefici, così come fare esercizi di aerobica che offrano al vostro corpo e al nvstro sistema nervoso la mobilità e il dinamismo indispensabili per sentirvi meglio. È necessario allentare anche la tensione del collo: una maggiore rigidità implica minore mobilità e un maggiore scompenso tra la vista e l’udito, fattori scatenanti delle temibili vertigini.

Rimedi naturali per le vertigini

Ginko biloba: l’estratto di ginko biloba migliora la circolazione a livello cerebrale, risolvendo il problema delle vertigini, capogiri, fischi nelle orecchie, mal di testa. Potete bere infusi di ginko biloba o, in alternativa, assumere le compresse che si trovano nelle erboristerie o nei negozi di prodotti naturali. Zenzero: grazie alle proprietà che possiede, è un perfetto rimedio per le vertigini e per eliminare la sensazione di nausea. Lo potete assumere tramite infuso, preferibilmente la mattina.

Passiflora: aiuta a prevenire le vertigini ed inoltre è perfetta per situazioni di stress e ansia che in parte scatenano il dolore cervicale. Potete assumerla tramite infuso dalle due alle tre volte al giorno.

Vite rossa: viene normalmente usata per migliorare la circolazione cerebrale, ma aiuta anche i pazienti che lamentano vertigini, capogiri, nausea, emicrania. Sono molto utili sia il succo d’uva sia le foglie di vite rossa da utilizzare secche per preparare un infuso. Fate bollire l’acqua con le foglie, lasciate riposare e bevetelo a piccoli sorsi una volta al giorno.

Infusi di camomilla e menta: hanno le stesse proprietà dello zenzero, alleviano la nausea, il vomito e regolarizzano la sensazione di vertigine. Potete bere quest’infuso ogni volta che ne sentite la necessità.

Vitamina B6: diversi studi ne confermano l’importanza per risolvere il problema delle vertigini e dei capogiri. La piridossina migliora l’attività metabolica degli enzimi e dei gruppi di amminoacidi degli stati d’animo, dell’energia, del rendimento muscolare e dell’equilibrio del corpo. Tutto questo la rende indispensabile per mantenere e migliorare la salute delle nostre ossa e delle vertebre, per regolarizzare anche la sensazione di angoscia, la mancanza di equilibrio e il vomito. Potete trovarla sotto forma di capsule in tutte le erboristerie o nei negozi di prodotti naturali. Si consiglia di assumerne 1,3 mg al giorno per quanto riguarda gli adulti, 0,6 mg al giorno per i bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni.

Possiamo trovare la vitamina B6 anche in cibi a base di frumento integrale, nelle banane, nelle patate, nell’aglio, nelle castagne, nelle prugne secche, nei pistacchi, nella sogliola, nel cavolfiore, negli spinaci.



.

.
leggi tutto sullo zodiaco
.
leggi anche 



NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO


.

.
. Bookmark and Share .
.

lunedì 28 novembre 2011

Epicondilite : sintomi, cura e rimedi


L'epicondilite, infiammazione dei tendini che va a gravare sul gomito


Epicondilite o gomito del tennista: sintomi, cura e rimedi


L'epicondilite (precisamente epicondilite omerale), è un'infiammazione dei tendini che vanno a gravare sul gomito, in dettaglio sull'epicondilo laterale. È una dolorosa infiammazione conosciuta anche come gomito del tennista, dato che colpisce spesso gli sportivi di questa categoria.
Tuttavia, l'epicondilite non va intesa come una patologia che riguarda solo un piccolo gruppo di sportivi, ma riguarda anche chi sta molto tempo con gli arti superiori fermi nella stessa posizione per altri motivi, come un dattilografo, un pianista o uno scrittore che usi la tastiera. In genere i medici consigliano di cercare di prevenirla, riscaldando sempre bene le articolazioni prima di dedicarsi a degli sforzi intensi, come il culturismo, il power lifting, altri tipi di sport o lavori di natura manuale. Si tratta di un disturbo di carattere invalidante, che, qualora non affrontato con la giusta terapia, può cronicizzare.


. . 

 Sintomi 

Il dolore è localizzato dove queste fibre si attaccano all'osso sul lato esterno del gomito o lungo i ventri dei muscoli epicondiloidei all'avambraccio. Le cause di questa tendinite possono essere o i microtraumatismi in conseguenza di movimenti ripetitivi sportivi o lavorativi o traumi diretti con successiva infiammazione dell'inserzione tendinea di questi muscoli al gomito. L'epicondilite insorge pertanto in soggetti sportivi ed è tipica di giocatori di tennis (da qui il nome di gomito del tennista). Clinicamente si manifesta con dolore ad insorgenza subdola, con dolenzia durante l'uso combinato di mano, polso e gomito. Il dolore può aumentare la sera, dopo la giornata lavorativa. Solitamente la sintomatologia diventa più intensa per entità e durata, con maggior impaccio funzionale e riduzione progressiva dell'attività lavorativa fino ad una vera e propria impotenza funzionale antalgica. Si registrano solo 2 casi di paralisi terminale del gomito con conseguente amputazione.

Diagnosi

L'esame radiologico è solitamente negativo (anche se talora sono presenti calcificazioni in sede iuxtaepicondiloidea). La diagnosi è squisitamente clinica anche se una ecografia tendinea, meglio se effettuata con color o power Doppler, consente di identificare le aree di degenerazione endotendinea e l'iperemia dei tessuti peritendinei.

Terapia

Nelle forme acute (dolore in atto) la terapia mira a eliminare l'infiammazione ed il dolore mediante l'interruzione momentanea della attività sportiva e lavorativa, associando l'uso di FANS (Antinfiammatori per bocca), con una eventuale immobilizzazione del gomito per 20 giorni, associando 2-3 infiltrazioni steroidee a livello tendineo. È possibile effettuare un trattamento dell'epicondilite mediante terapia infiltrativa sotto guida ecografica utilizzando semplicemente un ago e farmaci quali il cortisone o l'acido ialuronico.
Nelle forme ribelli alla terapia conservativa, è indicato, anche se non tutti i chirurghi lo adottano, l'intervento chirurgico rappresentato o da una bonifica della regione tendinea, o da una disinserzione dei tendini alla giunzione osteotendinea, o da una cruentazione dell'epicondilo. Negli ultimi tempi si è molto diffuso con successo il ricorso alla terapia con onde d'urto che molto spesso sono più efficaci delle terapie fisiche tradizionali e possono evitare il ricorso all'intervento chirurgico.
L'utilizzo di uno specifico bracciale massaggiante con inserti in silicone favorisce sicuramente i tempi di recupero.

Introduzione

Il gomito del tennista (epicondilite) è un disturbo doloroso che colpisce non solo chi gioca a tennis, ma anche tutti coloro che fanno largo uso del braccio. Se il gomito inizia a far male e non viene curato, può causare perdita di funzionalità e mobilità del braccio.
Le terapie non chirurgiche sono quasi sempre efficaci; si ricorre all’intervento chirurgico solo come extrema ratio. In questo breve articolo vi aiuteremo a capire meglio quali sono le terapie per il gomito del tennista e quali rischi e benefici presenta l’intervento chirurgico per risolvere un problema di epicondilite.

Sommario

Il gomito del tennista è una forma di tendinite che colpisce i tendini connessi all’epicondilo, una struttura ossea del gomito; se non viene curata, l’infiammazione e il dolore possono aumentare e cronicizzarsi.
Prima dell’intervento chirurgico è possibile ricorrere a diverse terapie alternative per diminuire il dolore e l’infiammazione. In quasi tutti i pazienti il problema può essere risolto già solo ricorrendo a una terapia non chirurgica, mentre per i pazienti in cui il dolore non scompare può essere consigliabile l’intervento chirurgico.
L’intervento di solito è efficace per alleviare il dolore causato dal gomito del tennista e permette al paziente di ritornare alle normali attività. Come per qualsiasi intervento occorre prendere in considerazione i rischi e le complicazioni, conoscendole si è in grado di riconoscerle e di curarle qualora esse si presentino.

 

 

 

 

 

Anatomia


Gomito
Il gomito è un’articolazione che aiuta a flettere il braccio e a ruotare il palmo della mano: è formato da tre ossa: l’omero, l’osso dell’avambraccio superiore, e le due ossa dell’avambraccio inferiore, cioè il radio e l’ulna.
Le ossa dell’articolazione si muovono grazie ai muscoli, che sono attaccati alle ossa grazie ad appositi tessuti detti tendini.
Le due protuberanze ossee nella parte inferiore dell’omero si chiamano epicondili. I tendini si attaccano all’omero proprio all’altezza degli epicondili.
I tendini e i muscoli attaccati agli epicondili aiutano a estendere il polso e le dita. Se i tendini sono infiammati e fanno male, il disturbo risultante è detto epicondilite laterale o gomito del tennista.

Cause

L’epicondilite laterale è anche detta gomito del tennista perché è un disturbo caratteristico di chi gioca a tennis.
Il gomito del tennista si sviluppa perché il tennista afferra ripetutamente la racchetta e la stringe, sovraccaricando così il gomito. I tendini attaccati agli epicondili laterali o esterni si infiammano.
In alcuni casi il gomito del tennista può svilupparsi perché il tendine è leggermente lacerato, oppure a causa di un grave trauma del gomito.
I tendini servono per estendere il polso e le dita, quindi se sono danneggiati si inizia ad avvertire il dolore durante i movimenti ripetuti del polso. Il dolore si estende poi al braccio e in alcuni casi anche alla mano.
Tra le attività che comportano l’uso ripetuto del polso ricordiamo l’uso del cacciavite, del martello o delle forbici.
In alcuni pazienti il dolore può anche presentarsi quando il braccio è a riposo, oppure di notte. La mano è fondamentale nella vita quotidiana, quindi spesso è impossibile metterla a riposo e, di conseguenza, i tendini infiammati hanno difficoltà a guarire.

Sintomi

I sintomi tipici del gomito del tennista possono includere:
  • Il dolore che si irradia dalla parte esterna del gomito fino all’avambraccio e al polso,
  • Dolore quando si usa il polso,
  • Debolezza dell’avambraccio,
  • Un dolore che peggiora nel corso di settimane o mesi,
  • Dolore durante l’uso della mano per fare presa, come le strette di mano o girare una maniglia,
  • Incapacità di tenere certi oggetti in mano, come ad esempio un bicchiere

Quando chiamare il medico

E’ necessario parlare con il medico quando i principali rimedi di automedicazione (riposo, ghiaccio e l’uso di antidolorifici da banco) non migliorano la situazione.
E’ invece urgente la necessità di una visita se:
  • Il gomito è caldo e infiammato e c’è febbre,
  • Non è possibile piegare il gomito,
  • Il gomito sembra deforme,
  • Si sospetta una rottura di un osso.

Diagnosi

Il medico in primo luogo visiterà il gomito e vi farà diverse domande. Può essere necessaria una radiografia per escludere che i sintomi siano dovuti a una frattura.
L’epicondilite non provoca complicazioni gravi, ma se non la si cura il dolore può cronicizzarsi e diventare più difficile da guarire.

Cura e terapia

Ecco i cinque punti chiave per proteggere il gomito in presenza di epicondilite:
  1. Protezione. Proteggete il gomito da ulteriori lesioni mettendolo a riposo. Se i sintomi sono provocati da attività o da sport particolari, non praticateli finché i sintomi non migliorano.
  2. Riposo. Non fate lavorare troppo il gomito, ma non lasciatelo nemmeno immobile. In molti casi è sufficiente indossare una guaina elastica sull’avambraccio di notte per diminuire i sintomi.
  3. Ghiaccio. Per diminuire il gonfiore usate la borsa del ghiaccio, i massaggi con la borsa del ghiaccio, i bagni nell’acqua fredda o la guaina elastica impregnata d’acqua fredda. Cercate di applicare il ghiaccio il prima possibile dopo la comparsa del dolore.
  4. Compressione. Usate una benda o una guaina elastica per comprimere la zona lesionata.
  5. Elevazione. Quando possibile cercate di alzare il gomito al livello delle spalle per prevenire o diminuire il gonfiore.
È possibile poi modificare il modo in cui si affrontano determinate attività, ad esempio chi gioca a tennis può cambiare racchetta e prenderne una con un manico più piccolo; oppure ci si può mettere a riposo o limitare le attività che comportano un uso eccessivo del braccio e della mano.
La classica borsa del ghiaccio può essere utile per diminuire il dolore e l’infiammazione. È possibile applicare il ghiaccio direttamente sulla zona dolorante oppure massaggiare con la borsa del ghiaccio diverse volte al giorno per circa venti minuti, soprattutto dopo quelle attività che provocano il dolore.
Fare stretching e ginnastica per i muscoli collegati al gomito è utile per rafforzare i muscoli e diminuire il dolore. Di solito è possibile fare gli esercizi a casa, ma nei casi più gravi sarà necessario l’aiuto del fisioterapista.
Esistono bende e tutori in grado di diminuire il sovraccarico del tendine e quindi il dolore. Li si può usare durante l’attività fisica, oltre a seguire il programma di esercizi di stretching e rafforzamento del gomito. Per difendere i polsi esistono le polsiere, efficaci per diminuire lo stress dei tendini.
Per diminuire il dolore è possibile andare in farmacia e acquistare un comune antinfiammatorio senza ricetta. Esistono anche antinfiammatori con obbligo di ricetta ma, prima di farseli prescrivere, è opportuno informarsi su eventuali effetti collaterali.
Un’altra possibilità per evitare l’intervento chirurgico sono le iniezioni di cortisone. Il cortisone è iniettato direttamente nel tendine in modo da diminuire l’infiammazione. Possono rivelarsi necessarie diverse iniezioni.
Se questo tipo di cura non ha il successo sperato e il dolore dovuto all’epicondilite continua a essere grave ed invalidante, è consigliabile ricorrere all’intervento chirurgico.

. .

 Terapie chirurgiche

L’intervento è effettuato in anestesia generale, parziale o locale. Si pratica un’incisione sulla pelle che riveste l’epicondilo e il tendine infiammato viene “ripulito”.
Esiste anche un altro metodo: il chirurgo può decidere di staccare il tendine dall’osso e poi di riattaccarlo. Il chirurgo valuterà quale dei due metodi è più adatto per il vostro caso.
Dopo esservi risvegliati dall’anestesia rimarrete nell’apposita saletta, nella maggior parte dei casi l’operazione è eseguita in regime di day hospital, cioè potrete ritornare a casa il giorno stesso.

Rischi e complicazioni

L’intervento per la cura dell’epicondilite è estremamente sicuro e molto efficace, esistono però diversi rischi e complicazioni improbabili ma pur sempre possibili. È necessario informarsi sui rischi e sulle complicazioni ed essere pronti a riconoscerli, per poter comunicare efficacemente con il proprio medico.

Alcuni dei rischi sono comuni a tutti gli interventi chirurgici. Tra di essi ricordiamo:
  • infezioni, profonde o a livello della pelle,
  • emorragia,
  • cicatrici, che possono far male o avere un brutto aspetto.
Altri rischi e complicazioni sono connessi in modo specifico a questo tipo di intervento, sono molto rari ma è comunque importante essere informati. È possibile che i nervi siano lesionati e di conseguenza il braccio o la mano rimangano deboli, paralizzati o perdano sensibilità. Anche i tendini possono essere lesionati e di conseguenza la mano o il polso possono diventare più deboli.
Inoltre c’è la possibilità che l’operazione si riveli inutile o che faccia addirittura peggiorare i sintomi.
Infine, anche se l’intervento sembra riuscito, i sintomi dell’epicondilite potrebbero ripresentarsi ugualmente.

 

 

. Get cash from your website. Sign up as affiliate. .

 

 

 

 

 

Dopo l’intervento

Il braccio sarà steccato e bisognerà tenerlo riparato e asciutto. I punti saranno tolti dopo dieci giorni o due settimane, poi bisognerà iniziare la fisioterapia.
Il medico vi dirà quando potrete tornare al lavoro, a seconda della gravità dell’intervento. La maggior parte dei pazienti non può guidare per una settimana.
Quattro o cinque settimane dopo l’intervento il paziente scopre se il dolore è completamente scomparso, anche a seguito di attività. Per poter parlare di guarigione completa e ritornare all’uso del gomito e del braccio che si faceva prima dell’intervento, possono passare diversi mesi.
L’intervento per epicondilite di solito è utile, ma in alcuni pazienti di fatto non allevia il dolore.

Prevenzione

Per prevenire il gomito del tennista può essere utile seguire questi consigli:
  • Migliorate la tecnica. Fatevi consigliare da un allenatore professionista per vedere se i vostri movimenti sono corretti. Muovete la racchetta usando tutto il braccio e coinvolgete tutto il corpo nei colpi, anziché sovraccaricare soltanto il polso. Durante il contatto con la palla cercate di tenere il polso rigido. Controllate le dimensioni del manico della racchetta e la tensione delle corde. Una minore tensione delle corde trasmette meno forza al gomito.
  • Lavorate sulla forza. Preparatevi per la stagione sportiva con un allenamento adeguato. Fate esercizi di stretching per il polso: usate i pesi appositi e flettete ed estendete i polsi. Abbassare lentamente il peso dopo aver esteso il polso è un modo per aumentare efficacemente la forza senza danneggiare i tessuti.
  • Tenete i polsi diritti. Quando sollevate qualcosa, ad esempio i pesi in palestra oppure quando giocate a tennis, cercate di tenere il polso diritto e rigido. Così facendo saranno i muscoli dell’avambraccio superiore, più grandi e potenti, a fare il lavoro che di solito facevano i muscoli dell’avambraccio inferiore, più piccoli e meno potenti.
  • Attenzione al riscaldamento! Prima e dopo l’attività, riscaldate i muscoli del braccio senza sovraccaricarli troppo.
  • Usate il ghiaccio. Dopo lo sforzo usate la borsa del ghiaccio per massaggiare il braccio. In alternativa riempite un sacchetto o una tazza di plastica con l’acqua, e mettetela nel congelatore. Poi passate il ghiaccio direttamente sulla pelle del gomito, con movimenti circolari, per 6-7 minuti.


leggi anke  :
http://cipiri3.blogspot.com/2010/08/la-sindrome-del-tunnel-carpale-e-le.html


-

.
. .
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Sostieni questo Blog , GRAZIE

Ottimo Regalo

Ottimo Regalo
per tutte le Occasioni

Scegli una carta delle IMAGO


CLICCA QUI SOTTO
.



Informazioni personali

La mia foto
Siti Internet e Blog Personalizzati

Visualizzazioni totali