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martedì 30 gennaio 2018

Allergia al Nichel: Sintomi e Cure


L’allergia al nichel risulta un disturbo piuttosto diffuso, colpendo circa il 10% della popolazione. In nichel è un metallo contenuto in differenti leghe metalliche, compreso l’oro per i gioielli. Si ritrova in moltissimi oggetti di uso quotidiano e accessori per il vestiario: posate, pentole per cucinare, bottoni dei pantaloni, orecchini, braccialetti, anelli, collane, fibbie delle cinture per i pantaloni, eccetera. Inoltre, il nichel risulta ampiamente presente anche in molti degli alimenti che quotidianamente consumiamo, in particolare ortaggi.

I soggetti che soffrono di un grado di allergia più severo potrebbero manifestarne i sintomi anche solo in seguito all’assunzione di cibi contenenti nichel. Un tale livello di allergia, comunque, riguarda solo una porzione minoritaria rispetto alla totalità dei soggetti a rischio. In generale, invece, l’allergia in questione si rivela essere la prima causa delle dermatiti da contatto. Ciò significa che le reazioni allergiche si scatenano principalmente in seguito all’entrata in contatto con il nichel stesso.

Allergia al nichel nei bambini
Come dicevamo, l’allergia al nichel si rivela la causa più diffusa della dermatite allergica da contatto. Essa produce lesioni cutanee che appaiono molto simili a quelle tipiche dell’eczema. In primo luogo la pelle diventa rossa e sulla sua superficie compaiono alcune bolle. A questi sintomi si accompagnano anche prurito e gonfiore. Le vescicole presenti sulla cute possono anche rompersi e dare origine a croste. Se l’esposizione al nichel risulta prolungata nel tempo, la cute reagisce aggravando i sintomi descritti.

La pelle, infatti, si ispessisce e si desquama, si screpola e il suo colore diventa più scuro. Le parti del corpo colpite dalla reazione descritta corrispondono, in linea di massima, a quelle esposte all’allergene. Proprio per tale ragione si parla di dermatite allergica da contatto. In una percentuale minoritaria di casi, invece, l’eruzione cutanea in questione potrebbe estendersi anche a ulteriori aree di pelle. A lungo termine, le manifestazioni dell’allergia al nichel possono rivelarsi, oltre che scomode, anche dolorose.

L’incidenza di tale allergia sul totale della popolazione appare piuttosto elevata (intorno al 10%). Tuttavia, questa fetta di popolazione comprende persone che presentano gradi più o meno severi in relazione all’allergia e alla reazioni ad essa legate. I tipi di allergia in questione sono due. Il primo consiste nell’allergia conclamata, che necessita della totale eliminazione del metallo. Il secondo corrisponde invece all’intolleranza alimentare e, come vedremo, la soluzione più efficace risulta la dieta di rotazione.

Sintomi nei bambini
L’allergia al nichel può presentarsi anche nei bambini, in modo molto simile a quella degli adulti. Spesso tale intolleranza viene scoperta in seguito alla comparsa di una serie di sintomi generici, come pruriti all’apparenza ingiustificati, dermatiti frequenti, mal di pancia indipendenti da altre patologie o da disturbi gastrointestinali, infiammazioni alla bocca. Questa allergia risulta relativamente frequente già in età infantile proprio perché il nichel è presenta in moltissime situazioni.

Basti pensare che esso è persino contenuto nell’acqua calcarea del rubinetto. Inoltre, risulta presente in moltissimi oggetti tipici della vita quotidiana e, come solfato, in una miriade di prodotti alimentari. Sebbene eliminare del tutto il contatto con il nichel si riveli pressoché impossibile, si consiglia di adottare una serie di accorgimenti quotidiani per limitare la propria esposizione, che vedremo nell’ultimo paragrafo del presente articolo. Ma come si manifesta l’allergia al nichel nei bambini? Il sintomo principale e specifico corrisponde ai disturbi della pelle. Prurito diffuso e dermatiti riguardano soprattutto mani, viso, braccia e gambe.

Questi sintomi sono spesso accompagnati dalla presenza di vescicole, desquamazione e orticaria. I sintomi generici consistono soprattutto in malessere diffuso, astenia, nausea, mal di testa e stanchezza. Inoltre, è possibile che il paziente mostri alcuni disturbi respiratori, come asma o difficoltà generiche a respirare. L’allergia potrebbe inoltre provocare infiammazioni della bocca, come fistole e afte. Infine, i sintomi potrebbero colpire l’apparato gastro-intestinale con gonfiore addominale, gastrite e colite.

Allergia al nichel cause
Ma come funziona l’allergia al nichel? Perché si manifesta? Il metallo in questione, ovvero il nichel, è presente in una molteplicità di oggetti e alimenti che riguardano da vicino la nostra quotidianità. Innanzitutto, facciamo riferimento agli alimenti che rientrano nel nostro regime quotidiano. Il nichel in essi contenuto non provoca problemi nella maggior parte delle persone allergiche, ma nei soggetti che presentano un grado di allergia più severo anche la normale dieta quotidiana
può scatenare terribili reazioni.

Purtroppo, è impossibile fornire una stima del contenuto di nichel negli alimenti. Il parametro in questione, infatti risulta fortemente condizionato da diverse variabili, come il tipo di terreno in cui i vegetali sono stati coltivati, gli antiparassitari utilizzati e attrezzature e sostanze scelte durante i diversi passaggi che compongono la filiera produttiva.

Il nichel è inoltre massicciamente presente in moltissimi oggetti e accessori di uso quotidiano. Nei soggetti non allergici, questo non provoca alcun problema, ma reazioni anche gravi possono scatenarsi in un 10% della popolazione. I principali oggetti di uso comune contenenti nichel sono posate, pentole e utensili da cucina, gioielli e accessori. Il nichel risulta comunemente presente in molti prodotti in metallo, comprese moltissime leghe e persino l’oro. Gli oggetti maggiormente interessati risultano quindi anelli, bracciali, orecchini, collane, cinturini, montature degli occhiali, piercing sul corpo e sul viso, fibbie, cacciaviti, monete, gancetti per il reggiseno,
chiavi e altro ancora.

Ma come avviene, in seguito all’esposizione all’allergene contenuto nei prodotti sopra indicati, la reazione allergica? Innanzitutto, occorre precisare che nella definizione dei soggetti sensibili o meno concorre in parte il fattore genetico. Infatti, è possibile constatare un certo grado di familiarità in relazione all’allergia al nichel. Negli individui allergici, il sistema immunitario reagisce all’esposizione scatenando una reazione che può assumere sfumature più o meno violente e gravi.

Il sistema immunitario identifica il metallo in questione come un corpo estraneo, come potrebbe esserlo un microrganismo patogeno oppure una scheggia, e viene attaccato come tale tramite una reazione infiammatoria. I mastociti, durante tale reazione, rilasciano massicce dosi di istamina. Questa sostanza, innanzitutto, causa un forte prurito a livello locale, il che spiega uno dei sintomi principali dell’allergia. Inoltre, la stessa istamina contribuisce a rendere maggiormente permeabili i piccoli vasi sanguigni dell’area interessata, favorendo l’accumulo di globuli bianchi, liquidi che si radunano in vescichette e altre sostanze, la cui funzione si riassume nel confinare
 e distruggere la sostanza lesiva.

Tra l’entrata in contatto del soggetto allergico con il metallo scatenante e la comparsa dell’eruzione cutanea trascorrono in genere tra le dodici e le quarantotto ore, dunque la manifestazione non risulta immediata. I tempi necessari per la completa guarigione e scomparsa dello sfogo possono rivelarsi anche molto lunghi, compresi infatti tra le due e la quattro settimane. Un fattore che predispone alla reazione e allo stesso tempo la aggrava risiede senza dubbio nella sudorazione. La situazione può dunque risultare più critica per gli sportivi o chi, soprattutto per motivi lavorativi, si espone per lungo tempo a situazioni di umidità e acqua. Quando l’allergia al nichel si manifesta nei bambini, è probabile -ma non certo- che essa interessi anche i genitori o alcuni familiari poiché, come detto, uno dei fattori predisponenti risiede proprio in quello genetico.

Come curare allergia
Come si cura l’allergia al nichel? Innanzitutto, essa deve essere confermata con certezza da uno specialista. Il primo indizio da tenere in considerazione è la natura e l’aspetto delle lesioni cutanee, insieme alla recente esposizione al nichel, in qualsiasi sua forma. Nei casi dubbi in genere si ricorre al patch test, ovvero una prova nella quale vengono somministrate piccole dosi di allergeni (tanto scarse da non risultare pericolose nemmeno per i soggetti più allergici) e, dopo quarantotto o settantadue ore, si valuta la reazione cutanea. La diagnosi all’allergia al nichel risulta positiva se il corrispondente cerotto lascia sotto di sé una piccola chiazza di pelle infiammata.

Come abbiamo detto, l’allergia in questione -come ogni allergia- consiste in una reazione del sistema immunitario. Come tale, essa non risulta curabile. Per evitarla, quindi, la mossa migliore che si possa intraprendere consiste nella prevenzione. Ciò implica, innanzitutto, evitare il contatto con tutti quegli oggetti in metallo che contengono nichel. Si tratta di un’impresa ardua poiché, come abbiamo spiegato, il nichel è presente in una vastissima quantità di oggetti, e spesso risulta impossibile evitare di maneggiare monete o chiavi. Tuttavia, occorre agire dove si può. Iniziate evitando tutti quei gioielli che contengono nichel, ovvero la gran parte. L’allergia è tanto diffusa che sono state create intere linee di gioielli nichel-free, anche per i bambini.

Inoltre, assicuratevi che i bottoni dei vestiti vostri o dei vostri figli, così come le fibbie della cintura, non contengano nichel. Questo è già un processo più complicato e infatti, spesso, sarà necessario far sostituire in sartoria queste specifiche componenti degli indumenti, così come molte cerniere lampo. Per quanto riguarda l’intolleranza alimentare al nichel, occorrerà rivolgersi nuovamente al medico, che vi guiderà in una dieta basata sull’eliminazione e la rotazione. Essa garantisce quasi sempre ottimi risultati. Gli alimenti più spesso rimossi con questo metodo sono aringhe e ostriche, spinaci, legumi, funghi, tè, cioccolato, margarine.



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mercoledì 17 gennaio 2018

Fuoco di Sant’Antonio



(HERPES ZOSTER): CAUSE, SINTOMI E RIMEDI

Che cos'è

Il Fuoco di Sant’Antonio, o nel suo nome scientifico Herpes Zoster, è una malattia infettiva molto
dolorosa dovuta al virus della varicella infantile (varicella-zoster virus o VZV),
 lo stesso che causa la varicella.
In effetti la malattia è una vera e propria riattivazione del virus della varicella. Chi non ne ha sofferto, non può avere il fuoco di Sant’Antonio.
La malattia si manifesta con un’eruzione cutanea ricca di vescicole, molto dolorosa, di solito a forma di fascia e limitata a un solo lato del corpo.

Come funziona

Quando si entra in contatto con il virus varicella-zoster (VZV), chi non è vaccinato si ammala di

Varicella. Questa malattia colpisce per lo più i bambini tra i 5 e i 10 anni tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, provocando un rash cutaneo tipico caratterizzato da vescicole pruriginose che presto si trasformano in croste per poi guarire.

Alla guarigione dalla varicella, il sistema immunitario elimina il virus dalla maggior parte del corpo.

Purtroppo il VZV si rifugia nelle cellule nervose, nel ganglio dorsale, adiacente al midollo spinale, o nel ganglio semilunare, alla base del cranio. Lì resta inattivo o latente, cioè in una fase di “letargo”.

L’Herpes Zoster è una riattivazione del virus VZV. Dopo anni o anche decenni di letargia, il virus può uscire dalle cellule nervose, correre lungo il nervo e provocare l’infezione nella zona di cute su cui quel nervo passa. Inoltre il virus può passare tramite i gangli nervosi su più nervi e colpire così una zona più estesa. Il sistema immunitario solitamente blocca l’avanzare sul nervo del VZV, ricacciandolo nei gangli, da dove non può fare danni. Tuttavia se il sistema immunitario non funziona a dovere il virus si può muovere più facilmente.

Arrivato alla pelle lo Zoster scatena un’infiammazione locale con bolle, dette vescicole, che si riempiono di linfa e sangue per poi rompersi e formare croste. Questa fase dura tra i 10 e i 15 giorni. Poi le croste cadono e la pelle guarisce.

Il forte dolore, che può comparire anche alcune settimane prima dell’eruzione cutanea e durare a lungo dopo che le croste sono passate, è dovuto all’infiammazione scatenata dal passaggio del virus sul nervo (non sulla pelle).

Di solito il fuoco di Sant’Antonio appare nella zona addominale o toracica,
su un solo lato. Più raramente sul viso.


Contagio

I motivi per cui il virus della varicella si riattivi diventando uno Zoster non sono ancora sicuri. Quello che è chiaro è che l’immunocompromissione ha un ruolo fondamentale. Se le difese immunitarie si
abbassano, è molto più facile che compaia la malattia.

Tra i fattori che possono diminuire le difese immunitarie, citiamo l’età avanzata, lo stress psicologico, la risposta ad alcuni farmaci, l’infezione da HIV e l’esposizione a immunotossine.

Il virus è molto infettivo, dunque può facilmente trasmettersi da una persona con la manifestazione
cutanea a un’altra persona che ne tocchi le vescicole e che non abbia l’immunità al virus. La persona
contagiata svilupperà però la varicella, e non lo Zoster. Il malato con il fuoco di Sant’Antonio, così come quello con la varicella, saranno contagiosi fino a quando le vescicole non si saranno trasformate in croste. Se le vesciche si devono ancora formare o se sono già passate, non si è contagiosi.


Sintomi

I sintomi precedenti l’eruzione cutanea sono molto vari e ambigui: mal di testa, febbre, malessere,
ipersensibilità, sensazione di bruciore. Alle volte può esserci dolore, anche se è raro nei bambini. Il rash cutaneo caratteristico si può presentare da 1 giorno fino a 3 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi.

Questa varietà di sintomi aspecifici crea grandi difficoltà alla diagnosi precoce. Di solito nel caso se ne intuisca il possibile arrivo, si procede con un esame del sangue che verifichi la presenza degli anticorpi Zoster IGM e IGG.
La presenza di questi anticorpi indica una risposta immunitaria attiva contro il virus.

Se appare l’eruzione cutanea, la sua forma è così particolare e tipica che un semplice controllo visivo di solito è sufficiente alla diagnosi.


Conseguenze

L’Herpes Zoster si risolve in circa 3-5 settimane. Tuttavia può avere delle complicanze.
Tra le più gravi, se lo Zoster attacca il nervo trigemino e colpisce il viso nella zona degli occhi, può
danneggiare la cornea e causare la cecità.

Se coinvolge l’orecchio (caso per fortuna raro), attaccando il nervo vestibolo-cocleare,
 si rischiano vertigini e la perdita dell’udito.

Altre volte può causare nevralgia posterpetica, un’alterazione dei nervi nel tradurre gli stimoli esterni. A seconda del caso non si sentirà più il dolore anche quando si dovrebbe, lo si sentirà anche quando non c’è, si proveranno prurito o formicolii e tutta la gamma di possibilità tra questi stati.
Infine, si registrano infezioni batteriche secondarie e problemi motori.

Chi colpisce

Ogni anno in Italia sono oltre 300mila le persone colpite dal fuoco di Sant’Antonio. La frequenza della malattia è di circa 3 malati ogni 1.000 individui, ma la frequenza sale tra il 4 e il 12 per mille se si considera una popolazione di ultra 65enni.
I tassi d’incidenza dello zoster sono simili in tutto il mondo.

Inoltre non si verificano epidemie e non vi è un legame con la stagione.
Di solito si manifesta una sola volta nella vita: uno studio statunitense del 1960 aveva analizzato un
gruppo d’individui di oltre 85 anni evidenziando che 1 su 2 aveva già avuto un attacco di fuoco si
Sant’Antonio, ma solo 1 su 100 ne aveva avuti almeno due.

Le persone di colore hanno un rischio minore di avere il fuoco di Sant’Antonio, mentre ci sono studi
discordanti che affermano che il rischio sia maggiore per le donne che per gli uomini. Infine, uno studio del 2008 e un successivo del 2010 hanno dimostrato non c’entrano né motivi genetici né una storia familiare della malattia.

Che cosa scateni la riattivazione del virus herpes-zoster non è ancora molto chiaro. Si pensa che
l’imputato numero uno sia un abbassamento del sistema immunitario,
per malattie o stress o la risposta ad alcuni farmaci.

Prevenzione

Gli adulti che hanno contratto il virus VZV, se vengono in contatto frequentemente con bambini con la varicella ricevono una spinta immunitaria che previene la comparsa dello Zoster.
Per chi non avesse questa possibilità, da gennaio 2017 rientra nel nuovo piano vaccinale italiano la
vaccinazione gratuita antizoster a partire dai 65 anni. Il vaccino agisce come profilassi, rafforza il
sistema immunitario contro questo virus, ne previene la riattivazione.

E’ stato dimostrato che nella popolazione vaccinata l’incidenza del fuoco di Sant’Antonio si riduce di quasi il 50%.Negli Stati Uniti, il vaccino è raccomandato agli over-60 dal 2007.

Rimedi

Il trattamento dello Zoster si limita a far passare il dolore e a accelerare la fine della malattia. Per
accelerare il decorso della malattia fino a bloccarla si usano farmaci antivirali. Questo trattamento riduce anche la gravità della malattia.
Nel mentre, ci si concentra nell’attenuare il dolore. Sono utili a questo scopo:
Impacchi freddi applicati sull’area colpita
Sotto prescrizione del medico, analgesici se il dolore è lieve, meglio se in formula fluida o cremosa da applicare localmente sulla zona colpita dall’eruzione.

Curiosità

Il nome Herpes Zoster deriva dalle parole greche serpente e cintura. In effetti queste due parole ben
descrivono la manifestazione tipica dell’Herpes Zoster e la sensazione associata: una cintura infuocata che striscia sulla pelle.
In passato era chiamato anche “Fiamme di Satana” perché molto doloroso e
perché crea un bruciore vivo a chi ne soffre.
Il suo nome più comune, fuoco di Sant’Antonio, deriva dall’usanza, nell’antichità, di invocare
Sant’Antonio Abate a intercedere per la guarigione dalla malattia. Il motivo di questa invocazione è che il santo è legato all’uso fuoco, che avrebbe usato per
scacciare gli invasori e salvare gli abitanti di una città.
La malattia è nota fin dal 1700 quando i dermatologi inglesi Willan Robert e Bateman Thomas la
descrivono e ne disegnano gli sfoghi sulla pelle. Le rappresentazioni della malattia si susseguono con
incisioni acquarellate nel corso del XIIX secolo e con le prime fotografie durante il XIX sec. all’interno degli atlanti dermatologici.
Fu però solo nel 1965 che si intuì il nesso tra l’herpes zoster e la varicella.

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SANTO E TRADIZIONE
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venerdì 17 luglio 2015

Alluce Valgo




Alluce valgo: sintomi, rimedi, prevenzione e operazione

L’alluce valgo, è un disturbo che colpisce soprattutto le donne in età matura o senile, che comporta una serie di fastidi spesso difficili da ignorare. Una vera e propria deformazione che interessa l’alluce e che ha riflessi, più o meno dolorosi, su tutto il resto del piede e non solo. A farne le spese, oltre alla qualità di vita delle persone colpite, anche la postura e l’andatura. Diventa difficile scegliere le calzature adatte, trovare le scarpe che consentano di camminare senza troppo dolore e ogni passo può risultare più difficile del previsto. Ecco l’identikit dell’alluce valgo, le sue caratteristiche principali, i sintomi, ma anche i rimedi, come l’operazione chirurgica e le norme di prevenzione.


Di cosa si tratta?
Con il termine alluce valgo si intende la deformazione dell’articolazione che sta alla base dell’alluce e che la spinge verso l’esterno, deviando l’asse del dito. Può succedere spesso che, con il primo dito, si sposta verso l’esterno anche tutto l’avampiede, causando la comparsa delle dita “a martello”.

Le cause
La causa dell’alluce valgo può essere congenita: la familiarità è la causa del 68% dei casi, secondo le statistiche ufficiali. Se non è un problema di famiglia, invece, la colpa può essere dei modelli di calzature inadeguati alla fisiologia del piede, come per esempio le scarpe con tacco alto o strette in punta, rivestono un ruolo fondamentale.
Le scarpe con il tacco eccessivamente alto costringono il piede a una posizione innaturale, accorciando il tendine di Achille. In questo modo tutto il peso, infatti, va a gravare su un’area più piccola rispetto alla pianta completa, il che fa assumere ai piedi una posizione ruotata verso l’interno.

I sintomi
Il sintomo più evidente è il dolore, associato alla sensazione di alluce rigido, che può non essere direttamente proporzionale all’entità della deviazione dell’alluce. Infatti, anche una piccola deviazione può provocare un dolore fortissimo. Più passa il tempo, più al dolore è facile che si aggiungano altri sintomi, come i fastidi e le difficoltà a camminare o a indossare le calzatura.

I rimedi e la prevenzione
Il primo consiglio per chi soffre di questa patologia è scegliere le scarpe adeguate, evitando i tacchi alti. Si tratta di calzature che riprendono e assecondano la forma naturale del piede, e che sono in grado di fornire sostegno all’arco plantare. Questo genere di scarpe presenta una tomaia morbida e priva di cuciture e una suola flessibile al di sotto della punta del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive.
Per le amanti del genere, che proprio non possono rinunciare al tacco, l’importante è che non superi i quattro/cinque centimetri.
Anche le infradito sono sconsigliate, in quanto troppo piatte, e non in grado di offrire sostegno e contenimento al piede, che rischia con più facilità urti o scivolate.
Per la prevenzione dell’alluce valgo, lo specialista può suggerire anche plantari o calzature ortopediche o consigliare interventi di fisioterapia.

L’operazione
Per risolvere il problema, l’unica vera soluzione è l’intervento chirurgico, che solitamente si esegue in regime di day hospital, in anestesia locale. Il chirurgo effettua l’osteotomia: attraverso piccolissime incisioni, si creano piccole fratture nelle ossa del dito per ridurre l’articolazione e riportarla alla forma normale. Lo specialista, poi, applicando alcune piccole viti alla base dell’alluce, fissa l’articolazione ricostruita.
I tempi di recupero post operazione sono incoraggianti. Infatti, si può cominciare a camminare già il giorno dopo, utilizzando scarpe apposite, ma senza stampelle. Per completare il recupero, è necessario un programma mirato di fisioterapia.



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giovedì 2 maggio 2013

SCIENZA: Il sangue rivelerà l’Alzheimer prima dei sintomi


Il sangue rivelerà l’Alzheimer prima dei sintomi



Un test del sangue rivelerà l’Alzheimer anni prima dei sintomi.

Una diagnosi tempestiva sarebbe utlie per ritardare di anni la sua insorgenza, o anche di modificarne il decorso.

leggi tutto qui sotto

SCIENZA: Il sangue rivelerà l’Alzheimer prima dei sintomi: Un test del sangue rivelerà l’Alzheimer anni prima dei sintomi. Una diagnosi tempestiva sarebbe utlie per ritardare di anni la sua ins...

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lunedì 28 novembre 2011

Epicondilite : sintomi, cura e rimedi


L'epicondilite, infiammazione dei tendini che va a gravare sul gomito


Epicondilite o gomito del tennista: sintomi, cura e rimedi


L'epicondilite (precisamente epicondilite omerale), è un'infiammazione dei tendini che vanno a gravare sul gomito, in dettaglio sull'epicondilo laterale. È una dolorosa infiammazione conosciuta anche come gomito del tennista, dato che colpisce spesso gli sportivi di questa categoria.
Tuttavia, l'epicondilite non va intesa come una patologia che riguarda solo un piccolo gruppo di sportivi, ma riguarda anche chi sta molto tempo con gli arti superiori fermi nella stessa posizione per altri motivi, come un dattilografo, un pianista o uno scrittore che usi la tastiera. In genere i medici consigliano di cercare di prevenirla, riscaldando sempre bene le articolazioni prima di dedicarsi a degli sforzi intensi, come il culturismo, il power lifting, altri tipi di sport o lavori di natura manuale. Si tratta di un disturbo di carattere invalidante, che, qualora non affrontato con la giusta terapia, può cronicizzare.


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 Sintomi 

Il dolore è localizzato dove queste fibre si attaccano all'osso sul lato esterno del gomito o lungo i ventri dei muscoli epicondiloidei all'avambraccio. Le cause di questa tendinite possono essere o i microtraumatismi in conseguenza di movimenti ripetitivi sportivi o lavorativi o traumi diretti con successiva infiammazione dell'inserzione tendinea di questi muscoli al gomito. L'epicondilite insorge pertanto in soggetti sportivi ed è tipica di giocatori di tennis (da qui il nome di gomito del tennista). Clinicamente si manifesta con dolore ad insorgenza subdola, con dolenzia durante l'uso combinato di mano, polso e gomito. Il dolore può aumentare la sera, dopo la giornata lavorativa. Solitamente la sintomatologia diventa più intensa per entità e durata, con maggior impaccio funzionale e riduzione progressiva dell'attività lavorativa fino ad una vera e propria impotenza funzionale antalgica. Si registrano solo 2 casi di paralisi terminale del gomito con conseguente amputazione.

Diagnosi

L'esame radiologico è solitamente negativo (anche se talora sono presenti calcificazioni in sede iuxtaepicondiloidea). La diagnosi è squisitamente clinica anche se una ecografia tendinea, meglio se effettuata con color o power Doppler, consente di identificare le aree di degenerazione endotendinea e l'iperemia dei tessuti peritendinei.

Terapia

Nelle forme acute (dolore in atto) la terapia mira a eliminare l'infiammazione ed il dolore mediante l'interruzione momentanea della attività sportiva e lavorativa, associando l'uso di FANS (Antinfiammatori per bocca), con una eventuale immobilizzazione del gomito per 20 giorni, associando 2-3 infiltrazioni steroidee a livello tendineo. È possibile effettuare un trattamento dell'epicondilite mediante terapia infiltrativa sotto guida ecografica utilizzando semplicemente un ago e farmaci quali il cortisone o l'acido ialuronico.
Nelle forme ribelli alla terapia conservativa, è indicato, anche se non tutti i chirurghi lo adottano, l'intervento chirurgico rappresentato o da una bonifica della regione tendinea, o da una disinserzione dei tendini alla giunzione osteotendinea, o da una cruentazione dell'epicondilo. Negli ultimi tempi si è molto diffuso con successo il ricorso alla terapia con onde d'urto che molto spesso sono più efficaci delle terapie fisiche tradizionali e possono evitare il ricorso all'intervento chirurgico.
L'utilizzo di uno specifico bracciale massaggiante con inserti in silicone favorisce sicuramente i tempi di recupero.

Introduzione

Il gomito del tennista (epicondilite) è un disturbo doloroso che colpisce non solo chi gioca a tennis, ma anche tutti coloro che fanno largo uso del braccio. Se il gomito inizia a far male e non viene curato, può causare perdita di funzionalità e mobilità del braccio.
Le terapie non chirurgiche sono quasi sempre efficaci; si ricorre all’intervento chirurgico solo come extrema ratio. In questo breve articolo vi aiuteremo a capire meglio quali sono le terapie per il gomito del tennista e quali rischi e benefici presenta l’intervento chirurgico per risolvere un problema di epicondilite.

Sommario

Il gomito del tennista è una forma di tendinite che colpisce i tendini connessi all’epicondilo, una struttura ossea del gomito; se non viene curata, l’infiammazione e il dolore possono aumentare e cronicizzarsi.
Prima dell’intervento chirurgico è possibile ricorrere a diverse terapie alternative per diminuire il dolore e l’infiammazione. In quasi tutti i pazienti il problema può essere risolto già solo ricorrendo a una terapia non chirurgica, mentre per i pazienti in cui il dolore non scompare può essere consigliabile l’intervento chirurgico.
L’intervento di solito è efficace per alleviare il dolore causato dal gomito del tennista e permette al paziente di ritornare alle normali attività. Come per qualsiasi intervento occorre prendere in considerazione i rischi e le complicazioni, conoscendole si è in grado di riconoscerle e di curarle qualora esse si presentino.

 

 

 

 

 

Anatomia


Gomito
Il gomito è un’articolazione che aiuta a flettere il braccio e a ruotare il palmo della mano: è formato da tre ossa: l’omero, l’osso dell’avambraccio superiore, e le due ossa dell’avambraccio inferiore, cioè il radio e l’ulna.
Le ossa dell’articolazione si muovono grazie ai muscoli, che sono attaccati alle ossa grazie ad appositi tessuti detti tendini.
Le due protuberanze ossee nella parte inferiore dell’omero si chiamano epicondili. I tendini si attaccano all’omero proprio all’altezza degli epicondili.
I tendini e i muscoli attaccati agli epicondili aiutano a estendere il polso e le dita. Se i tendini sono infiammati e fanno male, il disturbo risultante è detto epicondilite laterale o gomito del tennista.

Cause

L’epicondilite laterale è anche detta gomito del tennista perché è un disturbo caratteristico di chi gioca a tennis.
Il gomito del tennista si sviluppa perché il tennista afferra ripetutamente la racchetta e la stringe, sovraccaricando così il gomito. I tendini attaccati agli epicondili laterali o esterni si infiammano.
In alcuni casi il gomito del tennista può svilupparsi perché il tendine è leggermente lacerato, oppure a causa di un grave trauma del gomito.
I tendini servono per estendere il polso e le dita, quindi se sono danneggiati si inizia ad avvertire il dolore durante i movimenti ripetuti del polso. Il dolore si estende poi al braccio e in alcuni casi anche alla mano.
Tra le attività che comportano l’uso ripetuto del polso ricordiamo l’uso del cacciavite, del martello o delle forbici.
In alcuni pazienti il dolore può anche presentarsi quando il braccio è a riposo, oppure di notte. La mano è fondamentale nella vita quotidiana, quindi spesso è impossibile metterla a riposo e, di conseguenza, i tendini infiammati hanno difficoltà a guarire.

Sintomi

I sintomi tipici del gomito del tennista possono includere:
  • Il dolore che si irradia dalla parte esterna del gomito fino all’avambraccio e al polso,
  • Dolore quando si usa il polso,
  • Debolezza dell’avambraccio,
  • Un dolore che peggiora nel corso di settimane o mesi,
  • Dolore durante l’uso della mano per fare presa, come le strette di mano o girare una maniglia,
  • Incapacità di tenere certi oggetti in mano, come ad esempio un bicchiere

Quando chiamare il medico

E’ necessario parlare con il medico quando i principali rimedi di automedicazione (riposo, ghiaccio e l’uso di antidolorifici da banco) non migliorano la situazione.
E’ invece urgente la necessità di una visita se:
  • Il gomito è caldo e infiammato e c’è febbre,
  • Non è possibile piegare il gomito,
  • Il gomito sembra deforme,
  • Si sospetta una rottura di un osso.

Diagnosi

Il medico in primo luogo visiterà il gomito e vi farà diverse domande. Può essere necessaria una radiografia per escludere che i sintomi siano dovuti a una frattura.
L’epicondilite non provoca complicazioni gravi, ma se non la si cura il dolore può cronicizzarsi e diventare più difficile da guarire.

Cura e terapia

Ecco i cinque punti chiave per proteggere il gomito in presenza di epicondilite:
  1. Protezione. Proteggete il gomito da ulteriori lesioni mettendolo a riposo. Se i sintomi sono provocati da attività o da sport particolari, non praticateli finché i sintomi non migliorano.
  2. Riposo. Non fate lavorare troppo il gomito, ma non lasciatelo nemmeno immobile. In molti casi è sufficiente indossare una guaina elastica sull’avambraccio di notte per diminuire i sintomi.
  3. Ghiaccio. Per diminuire il gonfiore usate la borsa del ghiaccio, i massaggi con la borsa del ghiaccio, i bagni nell’acqua fredda o la guaina elastica impregnata d’acqua fredda. Cercate di applicare il ghiaccio il prima possibile dopo la comparsa del dolore.
  4. Compressione. Usate una benda o una guaina elastica per comprimere la zona lesionata.
  5. Elevazione. Quando possibile cercate di alzare il gomito al livello delle spalle per prevenire o diminuire il gonfiore.
È possibile poi modificare il modo in cui si affrontano determinate attività, ad esempio chi gioca a tennis può cambiare racchetta e prenderne una con un manico più piccolo; oppure ci si può mettere a riposo o limitare le attività che comportano un uso eccessivo del braccio e della mano.
La classica borsa del ghiaccio può essere utile per diminuire il dolore e l’infiammazione. È possibile applicare il ghiaccio direttamente sulla zona dolorante oppure massaggiare con la borsa del ghiaccio diverse volte al giorno per circa venti minuti, soprattutto dopo quelle attività che provocano il dolore.
Fare stretching e ginnastica per i muscoli collegati al gomito è utile per rafforzare i muscoli e diminuire il dolore. Di solito è possibile fare gli esercizi a casa, ma nei casi più gravi sarà necessario l’aiuto del fisioterapista.
Esistono bende e tutori in grado di diminuire il sovraccarico del tendine e quindi il dolore. Li si può usare durante l’attività fisica, oltre a seguire il programma di esercizi di stretching e rafforzamento del gomito. Per difendere i polsi esistono le polsiere, efficaci per diminuire lo stress dei tendini.
Per diminuire il dolore è possibile andare in farmacia e acquistare un comune antinfiammatorio senza ricetta. Esistono anche antinfiammatori con obbligo di ricetta ma, prima di farseli prescrivere, è opportuno informarsi su eventuali effetti collaterali.
Un’altra possibilità per evitare l’intervento chirurgico sono le iniezioni di cortisone. Il cortisone è iniettato direttamente nel tendine in modo da diminuire l’infiammazione. Possono rivelarsi necessarie diverse iniezioni.
Se questo tipo di cura non ha il successo sperato e il dolore dovuto all’epicondilite continua a essere grave ed invalidante, è consigliabile ricorrere all’intervento chirurgico.

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 Terapie chirurgiche

L’intervento è effettuato in anestesia generale, parziale o locale. Si pratica un’incisione sulla pelle che riveste l’epicondilo e il tendine infiammato viene “ripulito”.
Esiste anche un altro metodo: il chirurgo può decidere di staccare il tendine dall’osso e poi di riattaccarlo. Il chirurgo valuterà quale dei due metodi è più adatto per il vostro caso.
Dopo esservi risvegliati dall’anestesia rimarrete nell’apposita saletta, nella maggior parte dei casi l’operazione è eseguita in regime di day hospital, cioè potrete ritornare a casa il giorno stesso.

Rischi e complicazioni

L’intervento per la cura dell’epicondilite è estremamente sicuro e molto efficace, esistono però diversi rischi e complicazioni improbabili ma pur sempre possibili. È necessario informarsi sui rischi e sulle complicazioni ed essere pronti a riconoscerli, per poter comunicare efficacemente con il proprio medico.

Alcuni dei rischi sono comuni a tutti gli interventi chirurgici. Tra di essi ricordiamo:
  • infezioni, profonde o a livello della pelle,
  • emorragia,
  • cicatrici, che possono far male o avere un brutto aspetto.
Altri rischi e complicazioni sono connessi in modo specifico a questo tipo di intervento, sono molto rari ma è comunque importante essere informati. È possibile che i nervi siano lesionati e di conseguenza il braccio o la mano rimangano deboli, paralizzati o perdano sensibilità. Anche i tendini possono essere lesionati e di conseguenza la mano o il polso possono diventare più deboli.
Inoltre c’è la possibilità che l’operazione si riveli inutile o che faccia addirittura peggiorare i sintomi.
Infine, anche se l’intervento sembra riuscito, i sintomi dell’epicondilite potrebbero ripresentarsi ugualmente.

 

 

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Dopo l’intervento

Il braccio sarà steccato e bisognerà tenerlo riparato e asciutto. I punti saranno tolti dopo dieci giorni o due settimane, poi bisognerà iniziare la fisioterapia.
Il medico vi dirà quando potrete tornare al lavoro, a seconda della gravità dell’intervento. La maggior parte dei pazienti non può guidare per una settimana.
Quattro o cinque settimane dopo l’intervento il paziente scopre se il dolore è completamente scomparso, anche a seguito di attività. Per poter parlare di guarigione completa e ritornare all’uso del gomito e del braccio che si faceva prima dell’intervento, possono passare diversi mesi.
L’intervento per epicondilite di solito è utile, ma in alcuni pazienti di fatto non allevia il dolore.

Prevenzione

Per prevenire il gomito del tennista può essere utile seguire questi consigli:
  • Migliorate la tecnica. Fatevi consigliare da un allenatore professionista per vedere se i vostri movimenti sono corretti. Muovete la racchetta usando tutto il braccio e coinvolgete tutto il corpo nei colpi, anziché sovraccaricare soltanto il polso. Durante il contatto con la palla cercate di tenere il polso rigido. Controllate le dimensioni del manico della racchetta e la tensione delle corde. Una minore tensione delle corde trasmette meno forza al gomito.
  • Lavorate sulla forza. Preparatevi per la stagione sportiva con un allenamento adeguato. Fate esercizi di stretching per il polso: usate i pesi appositi e flettete ed estendete i polsi. Abbassare lentamente il peso dopo aver esteso il polso è un modo per aumentare efficacemente la forza senza danneggiare i tessuti.
  • Tenete i polsi diritti. Quando sollevate qualcosa, ad esempio i pesi in palestra oppure quando giocate a tennis, cercate di tenere il polso diritto e rigido. Così facendo saranno i muscoli dell’avambraccio superiore, più grandi e potenti, a fare il lavoro che di solito facevano i muscoli dell’avambraccio inferiore, più piccoli e meno potenti.
  • Attenzione al riscaldamento! Prima e dopo l’attività, riscaldate i muscoli del braccio senza sovraccaricarli troppo.
  • Usate il ghiaccio. Dopo lo sforzo usate la borsa del ghiaccio per massaggiare il braccio. In alternativa riempite un sacchetto o una tazza di plastica con l’acqua, e mettetela nel congelatore. Poi passate il ghiaccio direttamente sulla pelle del gomito, con movimenti circolari, per 6-7 minuti.


leggi anke  :
http://cipiri3.blogspot.com/2010/08/la-sindrome-del-tunnel-carpale-e-le.html


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