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martedì 30 gennaio 2018

Allergia al Nichel: Sintomi e Cure


L’allergia al nichel risulta un disturbo piuttosto diffuso, colpendo circa il 10% della popolazione. In nichel è un metallo contenuto in differenti leghe metalliche, compreso l’oro per i gioielli. Si ritrova in moltissimi oggetti di uso quotidiano e accessori per il vestiario: posate, pentole per cucinare, bottoni dei pantaloni, orecchini, braccialetti, anelli, collane, fibbie delle cinture per i pantaloni, eccetera. Inoltre, il nichel risulta ampiamente presente anche in molti degli alimenti che quotidianamente consumiamo, in particolare ortaggi.

I soggetti che soffrono di un grado di allergia più severo potrebbero manifestarne i sintomi anche solo in seguito all’assunzione di cibi contenenti nichel. Un tale livello di allergia, comunque, riguarda solo una porzione minoritaria rispetto alla totalità dei soggetti a rischio. In generale, invece, l’allergia in questione si rivela essere la prima causa delle dermatiti da contatto. Ciò significa che le reazioni allergiche si scatenano principalmente in seguito all’entrata in contatto con il nichel stesso.

Allergia al nichel nei bambini
Come dicevamo, l’allergia al nichel si rivela la causa più diffusa della dermatite allergica da contatto. Essa produce lesioni cutanee che appaiono molto simili a quelle tipiche dell’eczema. In primo luogo la pelle diventa rossa e sulla sua superficie compaiono alcune bolle. A questi sintomi si accompagnano anche prurito e gonfiore. Le vescicole presenti sulla cute possono anche rompersi e dare origine a croste. Se l’esposizione al nichel risulta prolungata nel tempo, la cute reagisce aggravando i sintomi descritti.

La pelle, infatti, si ispessisce e si desquama, si screpola e il suo colore diventa più scuro. Le parti del corpo colpite dalla reazione descritta corrispondono, in linea di massima, a quelle esposte all’allergene. Proprio per tale ragione si parla di dermatite allergica da contatto. In una percentuale minoritaria di casi, invece, l’eruzione cutanea in questione potrebbe estendersi anche a ulteriori aree di pelle. A lungo termine, le manifestazioni dell’allergia al nichel possono rivelarsi, oltre che scomode, anche dolorose.

L’incidenza di tale allergia sul totale della popolazione appare piuttosto elevata (intorno al 10%). Tuttavia, questa fetta di popolazione comprende persone che presentano gradi più o meno severi in relazione all’allergia e alla reazioni ad essa legate. I tipi di allergia in questione sono due. Il primo consiste nell’allergia conclamata, che necessita della totale eliminazione del metallo. Il secondo corrisponde invece all’intolleranza alimentare e, come vedremo, la soluzione più efficace risulta la dieta di rotazione.

Sintomi nei bambini
L’allergia al nichel può presentarsi anche nei bambini, in modo molto simile a quella degli adulti. Spesso tale intolleranza viene scoperta in seguito alla comparsa di una serie di sintomi generici, come pruriti all’apparenza ingiustificati, dermatiti frequenti, mal di pancia indipendenti da altre patologie o da disturbi gastrointestinali, infiammazioni alla bocca. Questa allergia risulta relativamente frequente già in età infantile proprio perché il nichel è presenta in moltissime situazioni.

Basti pensare che esso è persino contenuto nell’acqua calcarea del rubinetto. Inoltre, risulta presente in moltissimi oggetti tipici della vita quotidiana e, come solfato, in una miriade di prodotti alimentari. Sebbene eliminare del tutto il contatto con il nichel si riveli pressoché impossibile, si consiglia di adottare una serie di accorgimenti quotidiani per limitare la propria esposizione, che vedremo nell’ultimo paragrafo del presente articolo. Ma come si manifesta l’allergia al nichel nei bambini? Il sintomo principale e specifico corrisponde ai disturbi della pelle. Prurito diffuso e dermatiti riguardano soprattutto mani, viso, braccia e gambe.

Questi sintomi sono spesso accompagnati dalla presenza di vescicole, desquamazione e orticaria. I sintomi generici consistono soprattutto in malessere diffuso, astenia, nausea, mal di testa e stanchezza. Inoltre, è possibile che il paziente mostri alcuni disturbi respiratori, come asma o difficoltà generiche a respirare. L’allergia potrebbe inoltre provocare infiammazioni della bocca, come fistole e afte. Infine, i sintomi potrebbero colpire l’apparato gastro-intestinale con gonfiore addominale, gastrite e colite.

Allergia al nichel cause
Ma come funziona l’allergia al nichel? Perché si manifesta? Il metallo in questione, ovvero il nichel, è presente in una molteplicità di oggetti e alimenti che riguardano da vicino la nostra quotidianità. Innanzitutto, facciamo riferimento agli alimenti che rientrano nel nostro regime quotidiano. Il nichel in essi contenuto non provoca problemi nella maggior parte delle persone allergiche, ma nei soggetti che presentano un grado di allergia più severo anche la normale dieta quotidiana
può scatenare terribili reazioni.

Purtroppo, è impossibile fornire una stima del contenuto di nichel negli alimenti. Il parametro in questione, infatti risulta fortemente condizionato da diverse variabili, come il tipo di terreno in cui i vegetali sono stati coltivati, gli antiparassitari utilizzati e attrezzature e sostanze scelte durante i diversi passaggi che compongono la filiera produttiva.

Il nichel è inoltre massicciamente presente in moltissimi oggetti e accessori di uso quotidiano. Nei soggetti non allergici, questo non provoca alcun problema, ma reazioni anche gravi possono scatenarsi in un 10% della popolazione. I principali oggetti di uso comune contenenti nichel sono posate, pentole e utensili da cucina, gioielli e accessori. Il nichel risulta comunemente presente in molti prodotti in metallo, comprese moltissime leghe e persino l’oro. Gli oggetti maggiormente interessati risultano quindi anelli, bracciali, orecchini, collane, cinturini, montature degli occhiali, piercing sul corpo e sul viso, fibbie, cacciaviti, monete, gancetti per il reggiseno,
chiavi e altro ancora.

Ma come avviene, in seguito all’esposizione all’allergene contenuto nei prodotti sopra indicati, la reazione allergica? Innanzitutto, occorre precisare che nella definizione dei soggetti sensibili o meno concorre in parte il fattore genetico. Infatti, è possibile constatare un certo grado di familiarità in relazione all’allergia al nichel. Negli individui allergici, il sistema immunitario reagisce all’esposizione scatenando una reazione che può assumere sfumature più o meno violente e gravi.

Il sistema immunitario identifica il metallo in questione come un corpo estraneo, come potrebbe esserlo un microrganismo patogeno oppure una scheggia, e viene attaccato come tale tramite una reazione infiammatoria. I mastociti, durante tale reazione, rilasciano massicce dosi di istamina. Questa sostanza, innanzitutto, causa un forte prurito a livello locale, il che spiega uno dei sintomi principali dell’allergia. Inoltre, la stessa istamina contribuisce a rendere maggiormente permeabili i piccoli vasi sanguigni dell’area interessata, favorendo l’accumulo di globuli bianchi, liquidi che si radunano in vescichette e altre sostanze, la cui funzione si riassume nel confinare
 e distruggere la sostanza lesiva.

Tra l’entrata in contatto del soggetto allergico con il metallo scatenante e la comparsa dell’eruzione cutanea trascorrono in genere tra le dodici e le quarantotto ore, dunque la manifestazione non risulta immediata. I tempi necessari per la completa guarigione e scomparsa dello sfogo possono rivelarsi anche molto lunghi, compresi infatti tra le due e la quattro settimane. Un fattore che predispone alla reazione e allo stesso tempo la aggrava risiede senza dubbio nella sudorazione. La situazione può dunque risultare più critica per gli sportivi o chi, soprattutto per motivi lavorativi, si espone per lungo tempo a situazioni di umidità e acqua. Quando l’allergia al nichel si manifesta nei bambini, è probabile -ma non certo- che essa interessi anche i genitori o alcuni familiari poiché, come detto, uno dei fattori predisponenti risiede proprio in quello genetico.

Come curare allergia
Come si cura l’allergia al nichel? Innanzitutto, essa deve essere confermata con certezza da uno specialista. Il primo indizio da tenere in considerazione è la natura e l’aspetto delle lesioni cutanee, insieme alla recente esposizione al nichel, in qualsiasi sua forma. Nei casi dubbi in genere si ricorre al patch test, ovvero una prova nella quale vengono somministrate piccole dosi di allergeni (tanto scarse da non risultare pericolose nemmeno per i soggetti più allergici) e, dopo quarantotto o settantadue ore, si valuta la reazione cutanea. La diagnosi all’allergia al nichel risulta positiva se il corrispondente cerotto lascia sotto di sé una piccola chiazza di pelle infiammata.

Come abbiamo detto, l’allergia in questione -come ogni allergia- consiste in una reazione del sistema immunitario. Come tale, essa non risulta curabile. Per evitarla, quindi, la mossa migliore che si possa intraprendere consiste nella prevenzione. Ciò implica, innanzitutto, evitare il contatto con tutti quegli oggetti in metallo che contengono nichel. Si tratta di un’impresa ardua poiché, come abbiamo spiegato, il nichel è presente in una vastissima quantità di oggetti, e spesso risulta impossibile evitare di maneggiare monete o chiavi. Tuttavia, occorre agire dove si può. Iniziate evitando tutti quei gioielli che contengono nichel, ovvero la gran parte. L’allergia è tanto diffusa che sono state create intere linee di gioielli nichel-free, anche per i bambini.

Inoltre, assicuratevi che i bottoni dei vestiti vostri o dei vostri figli, così come le fibbie della cintura, non contengano nichel. Questo è già un processo più complicato e infatti, spesso, sarà necessario far sostituire in sartoria queste specifiche componenti degli indumenti, così come molte cerniere lampo. Per quanto riguarda l’intolleranza alimentare al nichel, occorrerà rivolgersi nuovamente al medico, che vi guiderà in una dieta basata sull’eliminazione e la rotazione. Essa garantisce quasi sempre ottimi risultati. Gli alimenti più spesso rimossi con questo metodo sono aringhe e ostriche, spinaci, legumi, funghi, tè, cioccolato, margarine.



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Disinfettare la Lingua


Non c’è niente di peggio, sia a livello estetico che salutare, 
di una lingua piena di batteri. 
Per questo motivo risulta fondamentale disinfettarla con cura e attenzione.
Fortunatamente questa pratica è estremamente facile e quindi risulta fattibile per tutte le persone.

Disinfettare la lingua
Una delle peggiori cose che può capitare ad una persona è avere l’alito cattivo. Questa problematica può dipendere da numerosi fattori: mancanza di pulizia, genetica, eccessivo stress, dieta squilibrata. Il risultato però è sempre lo stesso e questo può provocare numerosi problemi sia nella vita privata che in quella lavorativa. Spesso infatti l’alito cattivo o pesante può provocare vere e proprie rotture all’interno di un rapporto di coppia. Oppure ancora rischia di creare problemi nel rapporto personale con i colleghi. Quando si ha l’alito cattivo la prima cosa da fare è quello di guardare con attenzione la lingua. La crescita batterica sulla lingua può causare alito puzzolente cronico e portare a malattie. Un comune fraintendimento pin alito cattivo è non lavarsi i denti, ma la disinfezione della la lingua corretta può portare a alito fresco e una migliore igiene dentale. Con uno spazzolino da denti, un pulisci lingue e il collutorio, si può essere sulla strada giusta per una bocca pulita e disinfettata.

Come farlo
La prima cosa da fare per disinfettare la lingua in maniera accurata è applicare una piccola quantità di dentifricio su uno spazzolino da denti e delicatamente spazzolare la parte interessata. Sciacquare poi la bocca con acqua tiepida. A questo punto pulirla con uno strumento pulisci lingua per rimuovere eventuali residui in eccesso. Tenere lo spazzolino orizzontalmente sulle labbra e applicare una leggera pressione sulla lingua. Alcuni spazzolini da denti hanno i pulisci lingua attaccati alla parte posteriore della testa dello spazzolino da denti. Sciacquare infine la bocca per combattere i batteri con un collutorio per 1-2 minuti. La soluzione sarà uccidere tutti i germi microscopici lasciati sulla lingua dopo la spazzolatura.

Collutori naturali
Uno dei metodi migliori per combattere l’alito cattivo è quello di rivolgersi a collutori naturali. Questi possono essere fatti tranquillamente a casa in pochi e semplici preparazioni. Uno dei più efficaci è senza dubbio quello al prezzemolo e chiodi di garofano. Per prepararlo è sufficiente mettere a bollire il prezzemolo assieme ai chiodi di garofano all’interno di una tazza di acqua calda. Una volta che l’infuso si sarà raffreddato utilizzarlo per fare degli sciacqui continui
per almeno due volte al giorno.


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domenica 21 gennaio 2018

Trucchi in Cucina per Non Ingrassare



A chi di noi non è capitato di avere un amico o amica che mangia a volontà, senza mettere su nemmeno un etto, mentre noi rinunciamo da anni ai piaceri della tavola per paura della famigerata bilancia? Molto spesso stare a dieta genera frustrazione o comunque richiede disciplina e costanza, per cui sovente rinunciamo a magiare meno, mandando in frantumi tutto il lavoro svolto per perdere peso. Ebbene, prendete il taccuino e segnatevi questi dieci consigli che vi aiuteranno a dimagrire o, quantomeno, mantenere il peso sotto controllo, concedendovi magari quella fantastica parmigiana della zia, agognata da tempo immemore.

 Coserva quel dolcetto per le occasioni speciali
Concedersi di tanto in tanto una dose di dolcezza può soltanto far bene all'umore, ma ricordate di non cedere ad ogni occasione che vi si presenta: il compleanno di un'amica, i festeggiamenti per la promozione di un collega e quant'altro sono quasi all'ordine del giorno, ma cercate di limitarvi nell'assaporare quanto vi viene offerto.

Parlare durante i pasti
Quasi la totalità delle persone non sopportano quella piccola percentuale di coloro che parlano in continuazione durante i pasti. Ma se vi dicessimo che parlare quando si mangia può essere utile per mangiare meno? Ebbene sì, secondo uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of clinical endocrinology & metabolism coloro che gustano una pietanza in un periodo di tempo che va dai 10 ai 20 minuti hanno prodotto una maggior quantità dell'ormone che riduce l'appetito, sentendosi di conseguenza più sazi rispetto a quelli che hanno impiegato soltanto 5 minuti nel consumarlo.

Attenzione agli alimenti dietetici
Con questo titolo non vogliamo insinuare che dovreste invece consumare alimenti ad alto contenuto di grassi, ci mancherebbe! Tuttavia, quando la confezione di un alimento riporta la dicitura "a basso contenuto calorico" non significa che quell'alimento non possa comportare problemi di peso perché molto spesso le aziende, riducendo il contenuto di grassi, tendono ad aumentare il contenuto di carboidrati e sale, tutto a scapito dell'indice glicemico del sangue, che si alza, provocando quindi un aumento di peso.

Mangiare un po' di tutto
Quante volte avrete sentito dire che la cioccolata è uno dei nemici numero uno della silhuette mentre una torta di mele o una fetta biscottata con marmellata non lo sono: in teoria questa distinzione funziona in termini di dimagrimento, ma è sbagliato bollare un cibo come "cattivo" perché potrebbe scatenare una sorta di ossessione che conduce ad una maggiore assunzione. In altre parole, è opportuno avere un rapporto sano con il cibo, limitando gli alimenti al alto contenuto calorico, senza considerarli il male assoluto.

 Non punirti per uno sgarro
Avete appena ingurgitato un cheeseburger e una porzione di patatine e vi sentite in colpa? Smettete immediatamente di esserlo! Piuttosto, perdonate voi stesse e promettetevi di essere più attente le volte successive, prediligendo pasti poco calorici; un atteggiamento del genere infatti, ha un effetto positivo sulla psiche e sul vostro rapporto col cibo, non conflittuale ma decisamente sano, a tutto vantaggio del IMC (Indice di Massa Corporea).

Il riposo come trattamento di bellezza
Nella società odierna si sa, il riposo e il sonno occupano una posizione sempre più ridotta nelle nostre vite. Tuttavia, se si vuole perdere peso, non si deve assolutamente privare il fisico delle ore di sonno, la cui diminuzione va a incidere direttamente sugli ormoni che regolano l'appetito, portandoci a preferire cibi altamente calorici ( per sentirci "in forze") a scapito di quelli sani come frutta e verdura. Oltretutto, la riduzione del sonno ha effetti incisivi sull'invecchiamento della pelle.
 Insomma, il sonno vi fa belli!

Sperimentare
Come insegnano i grandi chef, la cucina è soprattutto sperimentazione. Lasciate spazio a erbe aromatiche, paprika e spezie varie per arricchire i vostri piatti: questi ingredienti sono veri e propri escamotage che vi permettono di limitare l'utilizzo di olii vegetali e grassi animali per insaporire i vostri piatti perché presentano lo stesso potere di soddisfazione fornito dai suddetti condimenti calorici. Potete rimpiazzare il burro con il peperoncino di Cayenna (un potente acceleratore metabolico) sui vostri broccoli stufati o erbe aromatiche come rosmarino, timo e aglio secco per il petto di pollo arrostito. Rimarrete stupefatti dalla bontà!

Zuccheri sì, ma con moderazione
Dieta non è sinonimo di mancanza di zuccheri. Il nostro corpo è in grado di gestire una quantità di zuccheri limitata, mentre se si è mangiato tanti dolci, la restante parte in eccesso viene accumulata dall'organismo sotto forma di adipe in quelle zone del corpo che variano da donna a donna. Ciò non significa che debbano essere tagliati fuori completamente, ma capire cosa ci fa bene e cosa no, in particolare dopo averne consumati tanti e sentirsi gonfia: in quel caso bisogna prendere consapevolezza di aver esagerato.

Evita tutto ciò che riporta "diet" o "light"
Il nono consiglio che vi diamo riguarda i dolcificanti artificiali, utilizzati sovente in luogo dello zucchero classico, e di quei cibi accompagnati dalla dicitura light et similia: secondo numerosi studi scientifici le bevante contenenti dolcificanti artificiali stimolerebbero il cervello ad assumere più calorie, direzionandolo nella scelta di un panino con bacon piuttosto che un'insalata nutriente.

Conta le calorie, ma non farla diventare un ossessione
Secondo numerosi nutrizionisti, si tratta di un'operazione decisamente sbagliata se il fine ultimo è il dimagrimento. Di fatti, contando le calorie assunte non ci rendiamo conto che stiamo eliminando sia i grassi cattivi che quelli sani: un pasto che prevede un pesce grasso ( salmone, aringa, anguilla) un frutto come l'avocado o quella secca, condito con olio d'oliva o di cocco, presenta un numero di calorie considerevoli, ma anche nutrienti indispensabili al nostro organismo, come minerali, vitamine A, E, D e omega 3. Questo per dire che 1000 calorie di cibo sano sono da preferire rispetto allo stesso quantitativo di cibo spazzatura, perché quest'ultimo ci fa ingrassare e non apporta alcunché al benessere del nostro organismo.

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mercoledì 17 gennaio 2018

Fuoco di Sant’Antonio



(HERPES ZOSTER): CAUSE, SINTOMI E RIMEDI

Che cos'è

Il Fuoco di Sant’Antonio, o nel suo nome scientifico Herpes Zoster, è una malattia infettiva molto
dolorosa dovuta al virus della varicella infantile (varicella-zoster virus o VZV),
 lo stesso che causa la varicella.
In effetti la malattia è una vera e propria riattivazione del virus della varicella. Chi non ne ha sofferto, non può avere il fuoco di Sant’Antonio.
La malattia si manifesta con un’eruzione cutanea ricca di vescicole, molto dolorosa, di solito a forma di fascia e limitata a un solo lato del corpo.

Come funziona

Quando si entra in contatto con il virus varicella-zoster (VZV), chi non è vaccinato si ammala di

Varicella. Questa malattia colpisce per lo più i bambini tra i 5 e i 10 anni tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, provocando un rash cutaneo tipico caratterizzato da vescicole pruriginose che presto si trasformano in croste per poi guarire.

Alla guarigione dalla varicella, il sistema immunitario elimina il virus dalla maggior parte del corpo.

Purtroppo il VZV si rifugia nelle cellule nervose, nel ganglio dorsale, adiacente al midollo spinale, o nel ganglio semilunare, alla base del cranio. Lì resta inattivo o latente, cioè in una fase di “letargo”.

L’Herpes Zoster è una riattivazione del virus VZV. Dopo anni o anche decenni di letargia, il virus può uscire dalle cellule nervose, correre lungo il nervo e provocare l’infezione nella zona di cute su cui quel nervo passa. Inoltre il virus può passare tramite i gangli nervosi su più nervi e colpire così una zona più estesa. Il sistema immunitario solitamente blocca l’avanzare sul nervo del VZV, ricacciandolo nei gangli, da dove non può fare danni. Tuttavia se il sistema immunitario non funziona a dovere il virus si può muovere più facilmente.

Arrivato alla pelle lo Zoster scatena un’infiammazione locale con bolle, dette vescicole, che si riempiono di linfa e sangue per poi rompersi e formare croste. Questa fase dura tra i 10 e i 15 giorni. Poi le croste cadono e la pelle guarisce.

Il forte dolore, che può comparire anche alcune settimane prima dell’eruzione cutanea e durare a lungo dopo che le croste sono passate, è dovuto all’infiammazione scatenata dal passaggio del virus sul nervo (non sulla pelle).

Di solito il fuoco di Sant’Antonio appare nella zona addominale o toracica,
su un solo lato. Più raramente sul viso.


Contagio

I motivi per cui il virus della varicella si riattivi diventando uno Zoster non sono ancora sicuri. Quello che è chiaro è che l’immunocompromissione ha un ruolo fondamentale. Se le difese immunitarie si
abbassano, è molto più facile che compaia la malattia.

Tra i fattori che possono diminuire le difese immunitarie, citiamo l’età avanzata, lo stress psicologico, la risposta ad alcuni farmaci, l’infezione da HIV e l’esposizione a immunotossine.

Il virus è molto infettivo, dunque può facilmente trasmettersi da una persona con la manifestazione
cutanea a un’altra persona che ne tocchi le vescicole e che non abbia l’immunità al virus. La persona
contagiata svilupperà però la varicella, e non lo Zoster. Il malato con il fuoco di Sant’Antonio, così come quello con la varicella, saranno contagiosi fino a quando le vescicole non si saranno trasformate in croste. Se le vesciche si devono ancora formare o se sono già passate, non si è contagiosi.


Sintomi

I sintomi precedenti l’eruzione cutanea sono molto vari e ambigui: mal di testa, febbre, malessere,
ipersensibilità, sensazione di bruciore. Alle volte può esserci dolore, anche se è raro nei bambini. Il rash cutaneo caratteristico si può presentare da 1 giorno fino a 3 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi.

Questa varietà di sintomi aspecifici crea grandi difficoltà alla diagnosi precoce. Di solito nel caso se ne intuisca il possibile arrivo, si procede con un esame del sangue che verifichi la presenza degli anticorpi Zoster IGM e IGG.
La presenza di questi anticorpi indica una risposta immunitaria attiva contro il virus.

Se appare l’eruzione cutanea, la sua forma è così particolare e tipica che un semplice controllo visivo di solito è sufficiente alla diagnosi.


Conseguenze

L’Herpes Zoster si risolve in circa 3-5 settimane. Tuttavia può avere delle complicanze.
Tra le più gravi, se lo Zoster attacca il nervo trigemino e colpisce il viso nella zona degli occhi, può
danneggiare la cornea e causare la cecità.

Se coinvolge l’orecchio (caso per fortuna raro), attaccando il nervo vestibolo-cocleare,
 si rischiano vertigini e la perdita dell’udito.

Altre volte può causare nevralgia posterpetica, un’alterazione dei nervi nel tradurre gli stimoli esterni. A seconda del caso non si sentirà più il dolore anche quando si dovrebbe, lo si sentirà anche quando non c’è, si proveranno prurito o formicolii e tutta la gamma di possibilità tra questi stati.
Infine, si registrano infezioni batteriche secondarie e problemi motori.

Chi colpisce

Ogni anno in Italia sono oltre 300mila le persone colpite dal fuoco di Sant’Antonio. La frequenza della malattia è di circa 3 malati ogni 1.000 individui, ma la frequenza sale tra il 4 e il 12 per mille se si considera una popolazione di ultra 65enni.
I tassi d’incidenza dello zoster sono simili in tutto il mondo.

Inoltre non si verificano epidemie e non vi è un legame con la stagione.
Di solito si manifesta una sola volta nella vita: uno studio statunitense del 1960 aveva analizzato un
gruppo d’individui di oltre 85 anni evidenziando che 1 su 2 aveva già avuto un attacco di fuoco si
Sant’Antonio, ma solo 1 su 100 ne aveva avuti almeno due.

Le persone di colore hanno un rischio minore di avere il fuoco di Sant’Antonio, mentre ci sono studi
discordanti che affermano che il rischio sia maggiore per le donne che per gli uomini. Infine, uno studio del 2008 e un successivo del 2010 hanno dimostrato non c’entrano né motivi genetici né una storia familiare della malattia.

Che cosa scateni la riattivazione del virus herpes-zoster non è ancora molto chiaro. Si pensa che
l’imputato numero uno sia un abbassamento del sistema immunitario,
per malattie o stress o la risposta ad alcuni farmaci.

Prevenzione

Gli adulti che hanno contratto il virus VZV, se vengono in contatto frequentemente con bambini con la varicella ricevono una spinta immunitaria che previene la comparsa dello Zoster.
Per chi non avesse questa possibilità, da gennaio 2017 rientra nel nuovo piano vaccinale italiano la
vaccinazione gratuita antizoster a partire dai 65 anni. Il vaccino agisce come profilassi, rafforza il
sistema immunitario contro questo virus, ne previene la riattivazione.

E’ stato dimostrato che nella popolazione vaccinata l’incidenza del fuoco di Sant’Antonio si riduce di quasi il 50%.Negli Stati Uniti, il vaccino è raccomandato agli over-60 dal 2007.

Rimedi

Il trattamento dello Zoster si limita a far passare il dolore e a accelerare la fine della malattia. Per
accelerare il decorso della malattia fino a bloccarla si usano farmaci antivirali. Questo trattamento riduce anche la gravità della malattia.
Nel mentre, ci si concentra nell’attenuare il dolore. Sono utili a questo scopo:
Impacchi freddi applicati sull’area colpita
Sotto prescrizione del medico, analgesici se il dolore è lieve, meglio se in formula fluida o cremosa da applicare localmente sulla zona colpita dall’eruzione.

Curiosità

Il nome Herpes Zoster deriva dalle parole greche serpente e cintura. In effetti queste due parole ben
descrivono la manifestazione tipica dell’Herpes Zoster e la sensazione associata: una cintura infuocata che striscia sulla pelle.
In passato era chiamato anche “Fiamme di Satana” perché molto doloroso e
perché crea un bruciore vivo a chi ne soffre.
Il suo nome più comune, fuoco di Sant’Antonio, deriva dall’usanza, nell’antichità, di invocare
Sant’Antonio Abate a intercedere per la guarigione dalla malattia. Il motivo di questa invocazione è che il santo è legato all’uso fuoco, che avrebbe usato per
scacciare gli invasori e salvare gli abitanti di una città.
La malattia è nota fin dal 1700 quando i dermatologi inglesi Willan Robert e Bateman Thomas la
descrivono e ne disegnano gli sfoghi sulla pelle. Le rappresentazioni della malattia si susseguono con
incisioni acquarellate nel corso del XIIX secolo e con le prime fotografie durante il XIX sec. all’interno degli atlanti dermatologici.
Fu però solo nel 1965 che si intuì il nesso tra l’herpes zoster e la varicella.

LEGGI ANCHE
SANTO E TRADIZIONE
http://cipiri2.blogspot.it/2018/01/santo-antonio-abate-e-la-tradizione.html


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