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giovedì 13 aprile 2017

Perché l'olio di palma fa male


Leggere tra gli ingredienti di un alimento confezionato il nome di un olio vegetale rassicura e lascia che l'assonanza vegetale-naturale-salutare faccia entrare nel carrello della spesa molti prodotti ad alto
impatto calorico e ingannevoli sotto l'aspetto salutistico.

Non sono soltanto i lipidi animali ad avere un alto contenuto percentuale di grassi saturi, anche gli oli di semi tropicali - che si ottengono per estrazione industriale con solvente chimico, allontanato per
successiva distillazione e rettificazione dell'olio - hanno una composizione di acidi grassi saturi variabile, che può arrivare al 50% nell'olio di palma e cocco e superare l'80% nell'olio di palmisti.
Alcuni oli, pur essendo vegetali, danno gli effetti metabolici dei grassi animali, che assunti in dosi non controllate, risultano aterogeni e cardiotossici.

Olio d'oliva vs grassi saturi vegetali
Evidenze scientifiche che correlano il comportamento alimentare e nutrizionale allo stato di salute,
riconoscono all'acido oleico monoinsaturo dell'olio extravergine d'oliva e all'alta percentuale di
antiossidanti in esso contenuti, un effetto protettivo sulle patologie cronico-degenerative,
cardiovascolari, neoplastiche e metaboliche, mentre i grassi saturi vegetali e animali sono correlati
all'aumento del rischio di infarto, ictus e tumori.

Attenzione alle etichette
Con l'adeguamento delle etichette italiane alle norme europee sulle informazioni alimentari al
consumatore (Reg. UE 1169/2011) abbiamo acquisito l'indicazione obbligatoria della tipologia di oli e grassi utilizzati, passando dalla definizione generalista “grassi vegetali” alla specifica dicitura in
etichetta della materia prima utilizzata: olio di palma, di cocco, di girasole…
Questa indicazione è utile nel guidarci attraverso le corrette scelte alimentari, dato l'utilizzo di oli tropicali nei generi di largo consumo e anche nei prodotti biologici.

L'olio di palma grezzo è ricco di vitamina E e carotenoidi
che si perdono con i processi di raffinazione.
L'olio di palma bifrazionato utilizzato nell'industria alimentare è privo della naturale componente
antiossidante e a causa della frequenza di consumo dei prodotti da forno industriali, delle creme
spalmabili e al suo impiego che trova utilizzo anche nella pasticceria, nelle fritture e nel latte artificiale per l'alimentazione della prima infanzia è facile superare nell'alimentazione quotidiana la quota raccomandata di acidi grassi saturi, che secondo l'INRAN, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, non dovrebbe superare il 7-10% delle calorie alimentari giornaliere.

In conclusione
Occorre prestare attenzione alla frequenza con cui si consumano alimenti che contengono olio di palma e alla loro quantità, tenendo in considerazione la facilità con cui questo alimento si ripropone nella composizione degli alimenti che consumiamo anche più volte al giorno.
Come qualsiasi altra fonte di grassi saturi - burro, strutto, insaccati, olio di cocco - va utilizzato con
moderazione, per evitare di esporci al rischio di obesità e patologie correlate.

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