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mercoledì 25 agosto 2010

Come curare i capelli dei bambini


Prendersi cura dei bambini non è sempre facile,

 ma anche lavare e tagliare i capelli

 per loro può diventare un gioco divertente.

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Lavare i capelli ai bambini può essere un momento piacevole, oppure una sorta di tortura medioevale, molto dipende dalla sensibilità e dalla pazienza del bambino: alcuni stanno buoni, sorridono e non si lamentano, altri invece gridano e si dibattono come piccoli cuccioli presi in qualche trappola diabolica. Ecco allora qualche consiglio su questo momento “catartico” che ogni giorno noi genitori ci troviamo ad affrontare più o meno serenamente. Senza pensare all’altro momento, quello dedicato al taglio, anche questo vissuto in due modi diversi, o piacevolmente oppure in modo assolutamente e decisamente stressante.
Bambini sotto l’anno di età
In questo caso il taglio è spesso superfluo, alcuni bimbi nascono senza neanche un capello, altri con così pochi che prima dell’anno non è necessario usare forbici e forbicine, mentre per certi già dalla nascita si presenta una piccola testa con una capigliatura diciamo importante. In quest’ultimo caso, prima dell’anno a volte può essere utile affrontare il taglio, magari anche solo del ciuffo, che svolazzante inizia a dare fastidio soprattutto durante l’ora della pappa. L’accorciamento si effettua solitamente sulla nuca, sulla fronte e sulle tempie. Se il bimbo ha pochi mesi è meglio farlo sdraiare sul fasciatoio a pancia in giù,usare un paio di forbicine a punta arrotondata, passare il pettino bagnato sui capelli e procedere con molta tranquillità e concentrazione al taglio. I capelli vanno tenuti tra l’indice e il medio, proprio come avrete visto fare centinaia di volte dalla vostra parrucchiera.
Se proprio l’impresa di tagliare i capelli risultasse difficile l’opzione di tagliarglieli “di nascosto” durante il sonnellino sarà da considerare; non avendo generato Sansone non correrete nessun rischio!
Lo shampoo a questa età è bene unirlo al bagnetto, cercate di far inclinare la testolina all’indietro per evitare che l’acqua possa entrargli nelle orecchie o negli occhi e innervosirlo. Usate prodotti delicati, con pochissima schiuma, antilacrime, diluiti nell’acqua e massaggiati delicatamente. Per eliminare gradualmente la crosta lattea usate shampoo molto oleosi.


Dai 12 mesi ai 5 anni di età
Il taglio di capelli è sempre da effettuare con la massima attenzione, cercando di inumidire il più possibile i capelli prima del taglio, o dopo averli lavati e asciugati molto bene. Partite, con in mano il pettine, dai lati della testa, per poi passare alla parte posteriore e per ultima la parte anteriore della testa, seguita dalla frangia, se c’è. Per distrarli dategli un libricino o fategli vedere un cartone, a volte anche la tv può essere utile.
Per lo shampoo è bene sapere che, crescendo, il bambino dovrà essere sempre più portato verso l’autonomia, che in questo caso può essere rappresentata dal dare nella mano del bambino qualche goccia di shampoo quando si trova nel bagnetto o sotto la doccia, per fargli massaggiare da solo la testa, complimentandosi e lodandolo per la perfetta riuscita. Non badate alla schiuma e agli schizzi d’acqua in giro per il bagno, l’importante è che si diverta e soprattutto si lavi il più possibile da solo.
Dai 5 anni in su
Il procedimento per il taglio è sempre il medesimo, la tecnica ovviamente non cambia, le bimbe ameranno sempre di più questo momento perché, se paragonato a ciò che la mamma fa dal parrucchiere, si sentiranno anche loro “piccole donne”. Per il taglio ricordarsi sempre di avere a portata di mano del borotalco o della cipria, utile per eliminare i capelli appiccicati.
La pazienza, da parte della mamma o del papà, dedicata a compiere queste azioni è sempre di importanza fondamentale: se siamo noi i primi a spazientirci, ad arrabbiarci, a non vedere l’ora che sia finita, sicuramente trasmetteremo queste sensazioni negative e una buona dose di tensione anche ai bambini, che come si sa già fin dalla nascita sono provvisti di speciali antenne e sanno leggere dentro il nostro animo più di quanto noi possiamo immaginare. Armatevi quindi di pazienza e di una buona dose di umorismo e di giocosità e anche questo momento, come gli altri della giornata, andranno bene. Parola di mamma di gemelli!

   
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domenica 22 agosto 2010

La Sindrome del Tunnel Carpale, E LE CONSEGUENZE



La Sindrome del Tunnel Carpale

CHE COS’E’: La Sindrome del Tunnel Carpale è una patologia della mano molto frequente che ne compromette la sua normale funzionalità. Colpisce soprattutto il sesso femminile, generalmente in età media o avanzata e si presenta, in circa l’80% dei casi, in forma bilaterale. Il Tunnel Carpale è uno spazio anatomico, situato nel polso, formato dalle ossa del carpo e da un legamento fibroso, il legamento trasverso del carpo che costituisce il tetto di questo canale, in questo spazio decorrono i tendini flessori delle dita, il nervo mediano.
La Sindrome del tunnel Carpale compare quando il nervo mediano, nel suo passaggio attraverso il polso, viene compresso tra il legamanto trasverso e le ossa del carpo.

CAUSE: Le cause possono essere diverse: infiammazione delle guaine che rivestono i tendini flessori (tenosinoviti, tendiniti), lussazioni o fratture del polso, artrosi ed artrite, attività lavorative che richiedono dei movimenti ripetitivi delle mani, fattori ormonali, insufficienza renale, diabete, amiloioidosi, fattori idiopatici; gran parte di queste cause portano ad un ispessimento del legamento trasverso con conseguente compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.

Lo scopo dell’intervento è quello di liberare il nervo mediano dalla compressione.

SINTOMI: Senso di addormentamento, riduzione della sensibilità, gonfiore, parestesie dolorose tipo “formicolii e scosse”, diminuzione della forza possono insorgere in ogni momento della giornata ma più frequentemente sono presenti la notte e la mattina al risveglio (il paziente riferisce il bisogno di alzarsi dal letto e di scuotere e massaggiare la mano per farla “risvegliare”). Sono colpite principalmente le prime tre dita della mano con irradiazione anche all’avambraccio ed al braccio.
I deficit di forza sono limitati all’opposizione ed all’abduzione del pollice e nei casi più avanzati è presente ipotrofia od atrofia dell’eminenza tenar (appiattimento della base del pollice).

DIAGNOSI: Il quadro clinico caratterizzato da parestesie dolorose, ridotta sensibilità, senso di addormentamento notturno alle prime tre dita delle mani che già da solo potrebbe essere sufficiente a diagnosticare la Sindrome del tunnel Carpale va comunque sempre accompagnato da esami strumentali.
L’elettromiografia (EMG) e l’elettroneurografia (ENG) sono gli esami che di prassi vengono effettuati per confermare la diagnosi e la gravità della compressione del nervo mediano che viene evidenziata da un rallentamento della conduzione dell’impulso nervoso che il nervo subisce nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.
TERAPIA CONSERVATIVA La terapia conservativa va tentata nelle forme iniziali, quando i sintomi non sono gravi ed all’esame elettroneurografico od elettromiografico vi sono solo lievi alterazioni della conduzione nervosa. Terapie come ultrasuoni, laser, infiltrazioni locali con farmaci cortisonici, l’uso di tutori per la mano, possono alleviare i sintomi ma hanno solo un effetto temporaneo.

TERAPIA CHIRURGICA: La terapia d’elezione nelle forme avanzate di Sindrome del Tunnel Carpale è l’intervento chirurgico.
Il ricovero avviene usualmente in regime ambulatoriale o in day hospital. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e consiste nel sezionare il legamento trasverso del carpo mediante una piccola incisione palmare di circa 2 centimetri. Con questa tecnica chirurgica la durata totale dell’intervento è di circa 6 minuti. Al termine il polso viene immobilizzato con una fasciatura per circa una settimana.
Con questa operazione la funzionalità della mano viene riacquistata subito con la scomparsa dei dolori notturni e del senso di addormentamento.

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Il Dito a Martello
E’ questo l’esito di un trauma accidentale che colpisce la punta di un dito. La causa più frequente, e soprattutto quella che meglio spiega la modalità dell’evento, è la “pallonata” giocando a pallavolo.
Avrete notato come i giocatori mettono dei cerotti a nastro in corrispondenza soprattutto delle ultime falangi. Questo perché, quando un trauma veloce nel tempo, quello che in gergo si chiama un “colpo secco” colpisce un dito in punta, determina il distacco del tendine estensore, ovverosia del tendine deputato ad estendere il dito. A seguito appunto del trauma, il tendine si distacca dall’osso subito dietro l’unghia. Ne consegue che il tendine flessore, quello che permette di piegare il dito, non trova più la resistenza del tendine estensore e il dito si flette a “L” con la falange dell’unghia (cosiddetta falange ungueale) che rimane flessa anche quando il dito è completamente esteso. Ma questa patologia non avviene soltanto in situazioni analoghe a quelle che vi ho descritto. Una delle manovre che porta la massaia ad avere un dito a martello si realizza il più delle volte quando si rimboccano le lenzuola o le coperte sotto il materasso, specie se lo si fa con forza.
Cosa si può fare quando ci troviamo di fronte ad un simile evento? Per primissima cosa dobbiamo far esaminare la mano da un “chirurgo della mano” per poter essere certi della diagnosi e prendere i provvedimenti del caso.
La terapia di norma può essere chirurgica o non. I primi presidi che debbono essere attuati il prima possibile nel caso la lesione non sia completa è la applicazione del cosiddetto TUTORE DI STAX. Questo tutore è una specie di ditale in plastica forata che ricopre le ultime due falangi del dito in oggetto, tenendo la falange ungueale estesa ed impedendone la flessione per un periodo di almeno 2 settimane. Ma attenzione! Questa terapia dovrebbe essere indicata soltanto in caso di lesione parziale del tendine. Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un distacco totale la terapia, a mio giudizio, deve essere chirurgica ed eseguita il prima possibile. Soltanto un buon tempismo può evitare gli atteggiamenti del dito in flessione, che può trasformarsi poi in una situazione definitiva, nel caso si sia aspettato troppo tempo e le aderenze del tendine siano ormai radicate.
L’intervento è eseguito in regime di Day Hospital in anestesia locale e consiste nel “riagganciare”il tendine alla sua sede di pertinenza con una incisione a forma di “H” subito dietro l’unghia. La sutura convenzionale del tendine non è possibile perché questo è strappato e non c’è sufficiente tessuto per la sutura. Perciò viene attuata una curiosa ma efficacissima tecnica che si chiama “pull-out”.
Questa consiste nel passare un filo di sutura di nylon che fuoriesce dalla punta del dito e fissato ad un bottone (sì, proprio come un bottone della camicia) e mantenuto in sede per 15-20 giorni. Al termine di tale periodo, il filo è sfilato, nulla rimane all’interno e il tendine fissato nella sua sede. La genialità della tecnica consiste nell’agganciare il tendine al bottone, due strutture resistenti, e non a frammenti di tendine strappato che non può dare alcuna garanzia di tenuta. Così facendo il dito può essere usato subito, ovviamente con debite precauzioni, evitando sequele da immobilizzazione prolungate.

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IL MORBO DI DUPUYTREN: Concetti generali
E’ questa una patologia che colpisce il palmo della mano, con predilezione dell’uomo rispetto alla donna in misura considerevole, di solito bilaterale, anche se la insorgenza può non essere contemporanea.
La eziopatogenesi (cioè la causa che procura la malattia) è sconosciuta, anche se sta prendendo sempre più piede il ruolo del cosiddetto SGF, scar groin factor, ovverosia il fattore che sviluppa la cicatrizzazione interna, specie a seguito di traumi ripetuti nel tempo.
Questi traumi possono essere di varia natura: dal suonatore di pianoforte, a chi lavora con il martello pneumatico, al giocatore di tennis. Questi traumi determinano l’ispessimento della cosiddetta aponeurosi palmare e la formazione della “corda tendinea di Dupuytren”.
La aponeurosi palmare è un foglietto di fascia che è situata subito al di sotto della pelle del palmo della mano ed è quella che serve alle scimmie per mantenere la mano chiusa quando penzolano dal ramo, mentre nell’uomo ha perso la sua funzione. Quando questa si ispessisce, si retrae e causa la progressiva chiusura delle dita con la formazione di un cordone che assomiglia ad un tendine e ne impedisce la estensione.
Le dita si chiudono sempre più, sino a toccare il palmo della mano: in questa fase la prognosi è severa, e raramente le dita potranno estendersi di nuovo.
Le dita che più vengono colpite sono il mignolo e l’anulare e poi via via le altre. Sembrerebbe appunto che la benedizione impartita da San Pietro con le ultime due dita piegate fosse causata appunto da questa malattia.
I fattori che accelerano il processo sono malattie metaboliche associate, come il diabete mellito, ma soprattutto i farmaci antiepilettici, che sembrano giocare un ruolo importantissimo nella insorgenza e nella velocità del processo.
La patologia diventa chirurgica quando appoggiando la mano contro una superficie dura, come un tavolo, non si riesce ad appoggiare tutto il palmo della mano a contatto con la superficie, ma il dito malato risulta non aderente.
C’è inoltre da sapere che lo SGF determina anche altre patologie, che potrebbero essere associate al morbo di Dupuytren: la sindrome del tunnel carpale , il morbo di Le Peronie, o “induratio penis plastica” costituita da noduli fibrotici che causano l’incurvamento del membro maschile; il morbo di Ledderose, che è praticamente la malattia di Dupuytren, però della pianta dei piedi.

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mercoledì 18 agosto 2010

Capelli secchi e sfibrati dal sole? Ecco qualche rimedio naturale


Alzi la mano chi al ritorno dalle vacanze non si trova capelli stopposi e doppie punte.

 Durante le vacanze li abbiamo legati, lavati di continuo, bruciati e salati con l'acqua del mare. 

Adesso è bene prendersi cura di loro anche con qualche rimedio naturale.

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Ogni anno quando torniamo dalle vacanze si presenta puntuale il problema dei capelli stopposi. Questo succede sia nel caso in cui abbiamo trascorso le nostre vacanze al mare tra nuotate in acqua salata, sabbia e sole sia che le abbiamo trascorse in montagna passeggiando sotto il sole.
L'effetto è lo stesso: i nostri capelli risultano inariditi, spenti e con il tipico e odioso effetto paglia.
Questi sono tipici segnali dei capelli sfibrati che hanno subito aggressioni esterne di sole, salsedine, cloro. Come rimediare?

Prevenzione innanzitutto!
Innanzitutto si dovrebbe agire come sempre di prevenzione utilizzando prodotti con filtri solari studiati appositamente per mantenere idratati i capelli e proteggerli da sole, sabbia e salsedine.
Da non sottovalutare la dieta anche nel caso della salute dei nostri capelli: le regole principali valgono sempre, frutta e verdura di stagione a volontà, bere almeno 2 litri di acqua al giorno per favorire l'idratazione del cuoio capelluto.
Altro consiglio è quello di integrare nella nostra dieta cereali, frutta secca, formaggi e pesce (per la presenza di Omega 3) in modo da donare lucentezza e forza ai nostri capelli.

Capelli sfibrati dopo le vacanze
Rimedi fai da te per capelli sfibrati
Un modo semplice ed economico per rigenerare la nostra chioma è quello di applicare degli impacchi preparati con oli naturali e prodotti di erboristeria. Ecco qualche esempio:
  • Mescolare 3 cucchiai di olio di oliva con 5 cucchiai di miele, distribuire in modo omogeneo sui capelli (non sulla cute) e tenere in posa per 30 minuti.
  • Mescolare 1 cucchiaino di germe di grano, 1 cucchiaio di olio di mandorle dolci, 2 cucchiaini di aceto di mele, 1 tuorlo, 1 cucchiaino di miele. Distribuire questo composto con un pennello per colorare i capelli e tenere in posa 20 minuti.
  • Mescolare 1 vasetto di yogurt bianco con 1 cucchiaio di miele, distribuire su tutta la lunghezza dei capelli, avvolgerli con la pellicola trasparente per alimenti e tenere in posa per un'ora. Procedere poi con il consueto lavaggio.
  • Metodo più veloce: fare un impacco con una noce di burro di kareté
Rimedi naturali capelli sfibrati
Ultimo consiglio: Per il lavaggio usare uno shampoo delicato per lavaggi frequenti e asciugarli nel modo più delicato possibile evitando phon e piastre per capelli con temperature troppo alte. Dopo l'asciugatura vaporizzare uno spray protettivo per i capelli che ne favorisce la pettinabilità e crea una barriera contro le sostanze aggressive esterne.

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Lavorare a maglia: un potente antistress



Negli ultimi tempi è tornato di moda l’hobby

 di sferruzzare e lavorare a maglia

un’attività antica dal potere creativo

 che rilassa e distende.

Sociologi e psicologi di tutto il mondo concordano che dietro al fenomeno dei passatempi manuali c’è molto di più che un modo di far trascorrere il tempo libero, ma si nasconde la voglia di socializzare e rallentare i ritmi di vita troppo frenetici e stressanti. Dedicarsi ai lavoretti fai da te fa bene da molti punti di vista. Al portafoglio, perché in tempo di crisi economica possiamo realizzare piccoli pensieri per le amiche e i parenti, o qualche capo di abbigliamento senza spendere troppo. Ma anche alla mente, allo spirito e all’animo. Non è un caso, quindi, che anche le star internazionali abbiano incominciato a sferruzzare e abbiano diffuso questa tendenza.


Antichi valori
Dedicarsi a passatempi manuali permette di prendere le distanze da paure e inquietudini del mondo moderno, tornando ad una dimensione di valori e certezze forti. Si pensa a questo hobby come tipicamente femminile, ma negli ultimi tempi si sta diffondendo anche tra gli uomini che hanno una maggiore necessità di smaltire tensioni e preoccupazioni, e anche di allargare il loro giro di conoscenze femminili.

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Un potente anti stress
A livello psicologico sono davvero tanti i benefici che si possono trarre dal dedicarsi a un passatempo manuale come l’uncinetto o la maglia. La mente si libera, la fantasia vola e si impara ad attendere. Il tricotage ha il potere di rilassare anche grazie al movimento e alla necessità di dover seguire un ritmo, quasi automatico, che è come recitare un mantra o pregare. Questa ritmicità crea un rilassamento sul fisico con diminuzione del battito cardiaco, della pressione e della tensione muscolare e conseguentemente lo stress. Si tratta di un’attività che consente di staccare la spina dalla frenesia quotidiana e ritagliarsi uno spazio per allontanare pensieri e problemi.
A livello neurologico il gesto continuo e ripetuto abbassa il livello di cortisolo e di alte sostanze che normalmente causano lo stress. Insomma lavorare a maglia è un passatempo benefico come lo yoga: fa bene alla mente ma anche all’apparato cardiovascolare. In più dedicandosi a questo hobby ci si estranea dalla realtà, e si superano i piccoli contrattempi di ogni giorno, non pensando per un po’ alle preoccupazioni.
Il knitting, infine, tiene ancorata la mente nel qui e ora. Creare dal nulla dà una soddisfazione impagabile e migliora l’autostima: raggiungendo l’obiettivo prefissato e portare a termine un lavoro aumenta la considerazione di sé.

Terapia di gruppo
Al parco, sul treno, in una sala d’aspetto: per chi è appassionato del tricotage ogni posto è buono per sferruzzare. Negli ultimi tempi, soprattutto all’estero, ma anche nelle grandi città italiane stanno spuntando i knit-cafè, bar dove ci si ritrova per lavorare a maglia in compagnia. In questo modo si crea una sorta di terapia di gruppo perché si socializza, si fanno nuove conoscenze, si vince la timidezza, favorendo il dialogo e la complicità, lasciandosi andare a chiacchiere e confidenze.

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giovedì 12 agosto 2010

COSA SI MANGIA DOMANI ?: Tutti a tavola meno la tv




COSA SI MANGIA DOMANI ?: Tutti a tavola meno la tv: "Riscopriamo il dialogo e il contatto con i nostri familiari: a cena solo buon cibo e bei discorsi, niente tv che interferisce. . Qu..."

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giovedì 5 agosto 2010

Obesità per problemi ormonali



In certi casi problemi ormonali 

possono portare come conseguenza l’obesità. 

Come arrivare ad una corretta diagnosi

 e ad individuare la cura.



Anche se non frequentissimi, i problemi ormonali possono essere causa di obesità. Spesso si tratta di malattie a carico dell’apparato endocrino, responsabile delle reazioni chimiche fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo. Un problema causato dal malfunzionamento degli ormoni può essere proprio l’obesità secondaria.
Obesità secondaria
La forma di obesità più diffusa è quella detta essenziale, o primaria, legata a un disordine del metabolismo dovuto ad uno scorretto stile di vita, cattiva alimentazione e eccessiva sedentarietà. Quella secondaria, invece interessa circa il 3% delle persone obese, ed è conseguente ad altri disturbi, che tra i sintomi comprendono anche il peso. Per questo motivo il problema non è risolvibile con le diete dimagranti, ma l’unica soluzione è correggere la disfunzione ormonale con trattamenti adeguati. Non è semplice distinguere la forma di obesità secondaria, per questo è fondamentale un’indagine e una diagnosi accurata fatta da uno specialista endocrinologo.


La tiroide che lavora poco
Una carenza di ormoni T3 e T4 prodotti dalla tiroide possono influire molto sul peso. L’ipotiroidismo causa un aumento di grasso corporeo distribuito su tutto il corpo con un aumento notevole di peso nella persona che, oltre ad ingrassare, prova una continua sensazione di freddo, stitichezza ostinata, sonnolenza e apatia. Questi disturbi compaiono in modo subdolo e a complicare le cose c’è anche un accumulo di sostanze mucidi tra le cellule del corpo, che causano ritenzione idrica.
Pancreas e insulina in eccesso
Tra le cause di obesità secondaria ci può essere un’eccessiva secrezione di insulina, l’ormone prodotto dal pancreas, spesso dovuta alla presenza di un tumore benigno. L’insulina ha il compito di regolare i livelli di zucchero nel sangue, facilitando il trasporto e l’immagazzinamento in tutto il corpo. Quando il pancreas produce troppa insulina si ha una riduzione notevole di livelli di zucchero nel sangue, che porta un aumento dell’appetito e spinge le persone a mangiare più del fabbisogno necessario. In questo modo si arriva all’obesità.
Le ovaie che causano cisti
La sindrome dell’ovaio policistico è abbastanza frequente e spesso può causare obesità associata a mancanza di mestruazioni, acne ed eccessiva peluria sul corpo. Si ha un aumento degli ormoni maschili da parte delle ovaie che danno alla donna caratteristiche virili, e si ha una ridotta resistenza all’insulina.
Troppo cortisolo
L’obesità secondaria può dipendere anche da un eccessiva produzione di ormoni da parte delle surreni, le ghiandole che si trovano sopra i reni. Si ha un’alterazione della reazioni chimiche organiche a causa di uno degli ormoni prodotti in eccesso, il cortisolo. Nelle persone con un eccesso di ormoni surrenalici si formano i cuscinetti di grasso in zone ben precise del corpo, viso, torace, addome, mentre gambe e braccia rimangono sottili. Questa forma di obesità comporta anche smagliature, irsutismo, acne, aumento della pressione.

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