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giovedì 3 maggio 2012

Uso terapeutico : cannabis sì, cannabis no





 Comunità scientifica favorevole in linea di principio alla cannabis per uso terapeutico, ma solo su basi serie

Cannabis sì, cannabis no. Nel dibattito in aula che ha preceduto l’approvazione delle legge toscana, alcuni esponenti dell’opposizione hanno ribadito la loro contrarietà al provvedimento sulla base di “presunti” effetti collaterali dei derivati della marjiuana e della non univocità dei pareri circa la loro efficacia nell’ambito medico-scientifico. A questo proposito, occorre ribadire che la letteratura (soprattutto straniera) sull’argomento è ampia.

A FAVORE - A favore dell’utilizzo dei derivati della marijuana, inoltre, si sono schierati da tempo istituti come l’Accademia Nazionale delle Scienze americana e la British Medical Association o il Comitato per la scienza e la tecnologia della Camera dei Lord inglese. In Italia, nonostante i diversi provvedimenti legislativi emanati , l’accesso alle terapie con derivati della cannabis continua ad essere molto difficoltoso. L’Associazione italiana sclerosi multipla ha preparato un dossier completo sull’argomento e sull’utilizzo della marijuana a scopo terapeutico. I primi commenti di chi si occupa di cure palliative sono, in generale, favorevoli alla legge regionale toscana. Tuttavia, insistono gli esperti, occorre approfondire maggiormente l’argomento sulla base di studi scientifici seri. «Ogni farmaco utile al controllo del dolore e al sollievo dagli altri sintomi dei malati in fase avanzata e avanzatissima di malattia è da noi ben accolto - premettono Adriana Turriziani e Danila Valenti, rispettivamente presidente e vicepresidente della Società italiana di cure palliative -. La legge 38 del 2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore, che ha tolto dalle tabelle ministeriali i farmaci oppiacei facilitando la loro prescrizione per garantire ai nostri malati una vita senza dolore, rappresenta una vittoria di civiltà e ha dimostrato che di fronte al dolore possono e devono essere superati quei pregiudizi che per anni hanno ritardato l'uso di oppiacei per il dolore da cancro. È stata combattuta e vinta una difficile battaglia culturale» . La necessità di superare le barriere culturali sull’uso di determinate sostanze ai fini della terapia del dolore in Italia è sottolineata anche da Luca Moroni, presidente della Federazione cure palliative. «Sui cannabinoidi non posso esprimermi – dice - , però sull’uso degli oppioidi ribadiamo che l’Italia è in forte ritardo rispetto al resto d’Europa e nonostante si stia recuperando non riusciremo a metterci in pari in breve tempo. Rispetto all’uso di oppioidi e quindi alla terapia del dolore, le risposte in Italia sono decisamente insoddisfacenti quindi questo vuole dire che esiste una barriera culturale decisamente forte. Noi stiamo cercando di colmarla, attraverso un’attività di informazione dei cittadini rispetto al superamento di alcuni pregiudizio a partire da quello della morfina. La nostre esperienza come Federazione cure palliative è che i cittadini sono molto ricettivi rispetto a questo tipo di stimolo, perché una volta informati le barriere di tipo culturale sono molto facilmente superabili . Lo sono meno nella nostra esperienza, da parte dei professionisti».

LA COMUNITA' SCIENTIFICA - Il tema dei cannabinoidi è comunque sotto osservazione da parte della comunità scientifica italiana: «Anche se ancora non dirimenti come superiorità rispetto ad altri farmaci di provata efficacia - sottolineano Adriana Turriziani e Danila Valenti - sono in crescita le prove a supporto dell'uso di cannabinoidi nel dolore da cancro, nella spasticità da sclerosi multipla, nella nausea indotta da chemioterapia e in altri sintomi da malattie non neoplastiche». Lo sanno molto bene le persone che soffrono di queste malattie, spesso costrette a rivolgersi all’estero oppure ai soliti canali più o meno legali per approvvigionarsi dei derivati della marijuana. «Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di spostare l’attenzione sulla cannabis non dal punto di vista dell’uso delinquenziale, ma di quello terapeutico – è il commento di Paolo Notaro, presidente dell’associazione NoPain (nata per promuovere in Italia la cultura della terapia del dolore) e responsabile della Struttura di Terapia del dolore dell’ azienda ospedaliera Milano Niguarda - . Questo purtroppo è un argomento che si presta ai soliti schieramenti da guelfi e ghibellini. In realtà, con le droghe non c’entra nulla. La gente si informa, va su Internet, e finisce magari per andare a comprare il farmaco derivato dai cannabinoidi di cui ha bisogno, in Svizzera. Sono farmaci, vanno usati sotto controllo di medici competenti e visto che in Italia, a torto o a ragione c’è questa problematica sull’uso per altri fini, ben venga un controllo maggiore, a garanzia di tutti: dei professionisti che magari la prescrivono ma anche dei pazienti che sono controllati». Insomma lo stato dell’arte è che esistono già molecole sintetiche dei cannabinoidi . «Perciò vorrei rassicurare che sono prodotti farmacologici – aggiunge Notaro- e che vengono utilizzati a scopo terapeutico e non delinquenziale. La loro azione è abbastanza conosciuta e descritta. Come principio attivo, in base alla normativa europea, si può già recuperare il prodotto galenico, contenuto in tabella II B delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Si chiama infiorescenza di cannabis essiccata e si prescrive sotto responsabilità del medico. Si può dare per aerosol o diluita come tisana. Solo che è a carico del paziente, che deve spendere 400-500 euro al mese e quindi non tutti possono permettersela».

CAUTELA - Occorre però una certa cautela : «È nostro dovere, di medici e palliativisti , essere guidati nella scelta dei farmaci da evidenze scientifiche che garantiscano l'efficacia e la sicurezza del trattamento, a tutela dei nostri malati, oncologici e non oncologici», aggiungono Adriana Turriziani e Danila Valenti , a nome della Società italiana di cure palliative. Ben venga dunque un provvedimento come quello approvato oggi dal Consiglio regionale toscano, se funzionerà da “detonatore” per la ricerca. «Come Società scientifica auspichiamo che i dati promettenti a sostegno dell’uso dei cannabinoidi possano costituire uno stimolo all'avvio, nel prossimo futuro, di studi clinici controllati randomizzati a doppio cieco (ovvero studi dove né il paziente né il medico conoscono la natura del farmaco effettivamente somministrato, per evitare che i risultati della ricerca vengano influenzati a priori non solo dal condizionamento del paziente ma da quello dello stesso medico che sta effettuando la ricerca, ndr). – dicono -, che possano valutare l'effettiva efficacia dei cannabinoidi nel confronto con gli altri oppiacei usati, e sperimentati, da decenni. La garanzia di efficacia dimostrata e di sicurezza del farmaco è alla base delle nostre scelte terapeutiche: ciò permette a chi è impegnato in cure palliative di prendersi carico dei malati e delle loro famiglie nella malattia inguaribile, avendo come obiettivo prioritario la qualità di vita, il controllo del dolore e degli gli altri sintomi legati alla malattia , affrontando globalmente gli aspetti psicologici , sociali e spirituali del dolore totale».

Ruggiero Corcella


CANAPA e i farmaci cannabinoidi





  farmaci cannabinoidi

leggi anke
http://cipiri2.blogspot.it/2012/03/canapa-e-i-farmaci-cannabinoidi.html

http://cipiri2.blogspot.it/2012/03/canapa-una-risorsa-pulita-per.html


http://cipiri2.blogspot.it/2012/03/ford-hemp-car-lauto-ecologica-esisteva.html

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Canapa: dalla carrozzeria per auto ai mattoni


I mille usi della canapa








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