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domenica 15 dicembre 2019

Eroina: Aumenta il Consumo ma in Italia si Combatte la Cannabis Light


Eroina: Aumenta il Consumo ma in Italia si Combatte la Cannabis Light



Sono 80, hanno un’età media di 39 anni e sono perlopiù uomini. 58 di loro erano in compagnia, 12 da soli e dei restanti 10 non si sa come siano morti. Sono le persone decedute per overdose da eroina dal primo gennaio 2019 a oggi, in appena sei mesi. Ce ne sono poi altri 21, morti per colpa di una sostanza non identificata, ma che è probabile che in molti casi fosse la stessa. 
Altre 68 sono le morti sospette.

IN 2 ANNI L’EROINA È AUMENTATA DEL 103% E LE MORTI DEL 10%. 
MA L’ITALIA COMBATTE LA CANNABIS

I decessi per overdose di eroina rappresentano oggi in Italia circa il 60% del totale dei morti per droga e l’anno scorso sono stati 161, in crescita per il secondo anno consecutivo. Sono diversi mesi infatti che sui giornali si parla del “ritorno dell’eroina”, una sostanza che si pensava appartenesse ormai al secolo scorso, relegata in libri cult come Noi i ragazzi dello zoo di Berlino e alle pubblicità progresso degli anni Novanta. Immagini come quella diffusa a inizio anno, dei due giovani che fumano eroina su un vagone della metropolitana di Milano, sembrano davvero riportarci a un immaginario vecchio di decenni, di ragazzi che
 muoiono d’overdose nei bagni della stazione. Ma è una visione naïf.



Sono in molti, infatti, gli esperti che sostengono che ci stiamo raccontando una grande favola collettiva e che, in realtà, l’eroina non se n’è mai andata. Come spiega a Tutta la città ne parla il dottor Salvatore Giancane, tossicologo e specialista nel trattamento delle tossicodipendenze, per un certo periodo di tempo questa sostanza è passata in secondo piano, sostituita da una diversa, più adatta ai tempi e soprattutto molto redditizia per le organizzazioni criminali: la cocaina. Oggi le cose stanno cambiando per due motivi. Prima di tutto, sono cambiate le esigenze dei consumatori: quella che negli anni Ottanta e Novanta era voglia di aumentare la propria concentrazione, resistenza o performance in generale, oggi si è trasformata in una necessità di evasione dalla realtà. In secondo luogo, gli ultimi sviluppi sul piano geopolitico hanno fatto sì che in Afghanistan, il Paese da cui proviene la maggior parte dell’eroina spacciata in Italia, aumentasse l’offerta e diminuissero i prezzi. Oggi infatti procurarsi una dose è molto economico, specialmente nei “supermercati della droga” come Rogoredo a Milano o Tor Bella Monaca a Roma, dove può costare anche meno di un pacchetto di sigarette – 2, 4, 5 euro. Così, nel nostro Paese, i sequestri di eroina sono aumentati negli ultimi 2 anni di oltre il 103%.


Proprio la diminuzione del prezzo dell’eroina sul mercato è uno dei fattori che potrebbe aver fatto sì che questa droga si diffondesse sempre di più tra i giovani. Secondo quanto ricostruito in uno studio del Cnr già nel 2014, l’età media in cui i ragazzi provano questa sostanza per la prima volta si è abbassata a 14 anni, e un’inchiesta de L’Espresso ha mostrato come, negli ultimi 5 anni, la presa in carico ai servizi sociali di minori tossicodipendenti sia quasi raddoppiata. Questo avviene anche perché, spesso, sulle piazze di spaccio questa droga viene venduta per essere consumata insieme alle altre, quelle leggere, o per limitare gli effetti della cocaina. Il fatto che non sia più necessario commettere crimini, come furti o rapine, per procurarsela – proprio per via del costo irrisorio – ha abbassato poi notevolmente le possibilità che i consumatori vengano “scoperti”, da parenti o amici o dalle forze dell’ordine, e quindi anche accompagnati in un percorso di riabilitazione.



Secondo un’analisi dell’Economist, l’eroina è la sostanza che crea la dipendenza più dannosa per sé e per gli altri (gli è stato assegnato un punteggio di 55 su una scala ipotetica di 100) – dopo l’alcool (più di 70 su 100). Seguono il crack, le metanfetamine, la cocaina, il tabacco. La cannabis ha un effetto negativo calcolato con un valore di 20 su 100. In Italia, però, specialmente in seguito alla legge 49 del 21 febbraio 2006, nota come Fini-Giovanardi, si è fatta un po’ di confusione sui reali effetti delle varie sostanze stupefacenti, equiparando le controindicazioni di droghe leggere e pesanti. Questo, secondo il dottor Giancane, ha creato un problema enorme. “Dire ai ragazzi per tanto tempo che le droghe sono tutte uguali non è servito ad alzare il livello di attenzione, ma ha banalizzato le altre droghe. Il messaggio ‘le droghe sono tutte uguali’ è un messaggio devastante,” ha dichiarato a Radio tre. Diciamo ai ragazzi che la cannabis è il preludio della tossicodipendenza e del fallimento nella vita, ma poi loro non riscontrano questo dato nell’esperienza quotidiana, personale e di amici, e quindi sono propensi a credere che gli allarmismi lanciati sulle altre droghe siano altrettanto esagerati. Questo non riguarda solo l’eroina: un altro grosso problema dell’attuale consumo di stupefacenti tra i giovani, infatti, è che essi tendono a consumare anche farmaci legali usati per curare patologie gravi, acquistati sul mercato nero. Questi, mischiati con altre sostanze o con l’alcool, possono dare una “botta” simile a quella dell’eroina. Il problema, però, è che i ragazzi ne sottovalutano gli effetti proprio perché pensano di assumere sostanze controllate e si illudono di poterne gestire le conseguenze perché sono loro a “crearsi” la propria dose.

Questo abbassamento generale della guardia ha poi fatto sì che dal 2005 i fondi nazionali per i progetti di supporto alle tossicodipendenze si interrompessero. Oggi, ad esempio, non ci sono più soldi per svolgere le lezioni che gli operatori delle aziende sanitarie tenevano nelle scuole, per sensibilizzare i giovani al consumo consapevole delle sostanze stupefacenti. A livello regionale le situazioni sono diverse, ma la tendenza è la stessa. In Lombardia, sede come detto di una delle più grosse piazze di spaccio europee, in circa 7 anni i finanziamenti sono diminuiti dell’80%.



Tutti questi motivi costituiscono la ragione per cui, come ricostruisce Dataroom, il numero di decessi per eroina – che è stato in calo per 16 anni, dal 2000 al 2016 – nel 2017 è ricominciato a salire, determinando un aumento di quasi il 10% in un solo anno. Nonostante l’evidenza, l’approccio dell’attuale governo sembra però avere lo stesso impianto ideologico di quello che, solo 5 anni fa, è stato dichiarato incostituzionale. Addirittura, il ministro dell’Interno Matteo Salvini pone nello stesso calderone droghe leggere, pesanti e sostanze che con la droga non hanno nulla a che vedere, come la cannabis light. “Domani stesso darò indicazione a tutti i responsabili della pubblica sicurezza e delle forze dell’ordine in Italia di andare a controllare, uno per uno – per quanto mi riguarda con l’obiettivo di chiuderli – tutti i presunti negozi turistici di cannabis che vanno sigillati dal primo all’ultimo perché sono un incentivo all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti.”

Quello di cui parla Salvini, in realtà, non trova riscontro nei dati. Secondo il primo studio pubblicato in merito, realizzato dalla European Economic Review che ha incrociato i dati della polizia sui sequestri di cannabis con quelli della presenza dei famosi “negozi turistici”, esiste addirittura un circolo virtuoso che determina una diminuzione del giro d’affari illegale: nelle 106 province prese in analisi si è registrata una diminuzione dell’11-12% dei sequestri per ogni punto vendita e dell’8% nella disponibilità di hashish. Lo studio suggerisce inoltre che le organizzazioni criminali – che vedono nello spaccio la loro principale fonte di guadagno – 
  dall’introduzione dei cannabis light shop abbiano perso circa 200 milioni l’anno

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I soldi che l'ex ministro stava dedicando alla lotta contro i mulini a vento potrebbero essere stanziati per combattere il reale problema delle tossicodipendenze. Per esempio attraverso seri corsi nelle scuole, il contrasto alla criminalità organizzata italiana e straniera che importa questo genere di sostanze, ma anche approcci definiti di “riduzione del danno”, ovvero una serie di strategie atte a contenere le conseguenze negative del consumo di stupefacenti, come la trasmissione di malattie e le morti per overdose. Il primo Paese che ha utilizzato questo approccio è l’Olanda, nel 1984, che ha implementato un programma di distribuzione di siringhe sterilizzate, seguita poi dalla Svizzera, che nell’86 ha aperto la prima “stanza del consumo” a Berna. Centri di questo genere non puntano a convincere i consumatori a smettere, ma a fornire loro le condizioni più sicure per fare uso delle sostanze stupefacenti, limitando i danni e sensibilizzandoli a un consumo consapevole.

Il Drop In di Collegno, vicino Torino, è un esperimento di questo genere. Si trova in un parco pubblico e fornisce ai consumatori siringhe e aghi sterilizzati, acqua e il Narcan, un farmaco utile a fermare l’overdose. Fanno anche test sulle sostanze stupefacenti, comunicando ai consumatori l’effettiva percentuale di droga e quella di “taglio” presente nella dose. Come questo ce ne sono altri 152 in tutto lo stivale, così come rilevato da una ricerca curata da Arcigay, Cica e Gruppo Abele nel 2017. Secondo i dati da loro raccolti sono 33mila le persone che hanno avuto accesso a questi servizi e circa la metà hanno meno di 25 anni. Come racconta Riccardo Facci, presidente del Cnca, la cara vecchia “guerra alla droga” si è rivelata un fallimento a tutte le latitudini, spesso trasformata in una lotta contro i consumatori più che contro le organizzazioni criminali e i grandi spacciatori. Forse sarebbe ora di cambiare impronta, prima che sia troppo tardi.

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LEGGI ANCHE
Introdotto nella legge di Bilancio un testo che legalizza il mercato
di cannabis light sino allo 0,5% di THC...

https://cipiri3.blogspot.com/2019/12/cannabis-light-la-fine-della-farsa.html




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domenica 29 aprile 2018

Vicenda di Alfie Evans: Cronistoria


Tutte le tappe 

Una battaglia legale, e di opinione pubblica, durata quasi sei mesi
Tutte le tappe della vicenda di Alfie Evans
MAGGIO 2016

Alfie nasce all'ospedale di Liverpool
da Thomas Evans, elettricista 20enne, e Kate James, estetista 19enne.


DICEMBRE 2016

A 7 mesi Alfie Evans viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool: è affetto da una patologia neurologica degenerativa non ancora conosciuta.


DICEMBRE 2017

L'equipe medica stabilisce che la ventilazione artificiale che tiene in vita Alfie Evans deve essere sospesa perché il bambino non ha alcuna possibilità di guarire. L'ospedale Alder Hey inoltre dichiara di aver esaurito tutte le opzioni possibili per Alfie e si oppone al desiderio dei genitori di trasferire il piccolo all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per tentare nuove cure sperimentali.



FEBBRAIO 2018

Kate e Tom Evans non si arrendono alla possibilità che venga staccata la spina dei macchinari e si oppongono (siamo tra la fine del 2017 e gli inizi del 2018) da subito alla richiesta: non essendoci accordo tra medici e famiglia, le legge inglese prevede che intervenga un giudice. Il caso, quindi approda all’Alta Corte inglese e il 20 febbraio 2018 il giudice Anthony Hayden decide in favore dei medici dell’Alder Hey, valutando che la sospensione della ventilazione sia nel migliore interesse del piccolo. E seguirà una battaglia a colpi di ricorsi da parte della famiglia Evans.


15 APRILE 2018

Papa Francesco lancia un nuovo appello in favore di Alfie Evans, e pochi giorni dopo riceve in Vaticano il padre di Alfie, Tom Evans. L'ospedale Bambino Gesù di Roma ribadisce la propria disponibilità ad accogliere e assistere il piccolo.

20 APRILE 2018

La Corte suprema britannica, a cui spetta l'ultima parola, rifiuta di riaprire il caso dopo che l’Alta Corte di giustizia, la Corte d’appello e la Corte suprema si erano già pronunciate a favore della scelta dell’ospedale di staccare i supporti vitali al piccolo Alfie.


23 APRILE 2018

I genitori di Alfie Evans ricorrono alla Corte europea dei diritti umani, mentre il governo italiano concede la cittadinanza al bimbo inglese, sperando in un suo trasferimento in Italia.

24 APRILE 2018

Intorno alle 22.30 (ora locale) vengono staccate le macchine per la respirazione. Dopo il distacco del ventilatore, i medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool, visto che il piccolo continuava a vivere, sono stati costretti dopo alcune ore a idratarlo nuovamente. Lo stesso giorno la Corte europea dei diritti umani rifiuta il ricorso dei genitori.

25 APRILE 2018

La Corte d’appello di Londra rigetta la richiesta dei genitori di trasportare il bambino in Italia.



26 APRILE 2018

Il padre di Alfie, Tom Evans incontra i medici con l'intento di chiedere di poter portare a casa il piccolo.



27 APRILE 2018

L'Italia prega per Alfie in piazza a Roma, Milano e Torino. Il portavoce della Commissione europea, Christian Wigand: non c'è nessuna legge dell’Ue che possa essere invocata per consentire il trasferimento di Alfie in Italia

28 APRILE 2018

Alle 2.30 la morte di Alfie Evans. "Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per tutto il vostro sostegno”: con questo post su facebook, la madre di Alfie, Kate James ha annunciato la morte di suo figlio, il piccolo Alfie Evans. Non è arrivato a due anni: li avrebbe compiuti il 9 maggio.


Proprio non resistete a scrivere post su Alfie vero? Tutti a celebrare la Vita o a puntare il dito su chiunque purché le vostre credenze catto talebane siano soddisfatte. Catto talebane è una citazione di Alessandro Godi e tengo a precisarlo perché non è legale il plagio.

Lo affermo da madre e dopo profonde riflessioni: Sono contraria all’accanimento terapeutico. Sono favorevole all’eutanasia anche quella pediatrica. Il teatrino messo in scena dal governo italiano in combutta con il Vaticano Spa è stato immondo. Vergognoso.
Rivoltante in tutta la sua magnificente ipocrisia.

La vita non appartiene a dio.
La Vita appartiene in primis al malato.
La vicenda di Alfie non è poi così diversa da quella di Eluana Englaro.
Anche in quella circostanza l’Italia ha vomitato tutto l’odio e l’intolleranza possibile.

In Italia non avevamo la cura così come in Inghilterra.
Pertanto la pagliacciata della cittadinanza per Alfie serviva solo per spostare la spina.

Ergo in Italia 🇮🇹 siamo rimasti fermi al basso Medio Evo e la Chiesa esplica tuttora il suo potere temporale, ingerendo in questioni politiche, con la complicità del finto Stato Laico.

In Inghilterra 🇬🇧 no perché i due poteri sono separati.
Pensate una Monarchia Costituzionale che ci dimostra ancora una volta la civiltà.
I giudici e i medici hanno posto fine alle atroci
sofferenze dovute alle cure palliative e paradossalmente,
a mio personalissimo avviso, hanno ridonato la dignità della Vita ad Alfie.


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COSA TI PORTA IL 2018 ?



lunedì 1 febbraio 2016

MDD : Movimento per i Diritti dei Disoccupati



MDD : AIUTATECI a Diffondere Questo Gruppo , grazie 
Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una 

Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in altre Regioni ed in
TUTTA ITALIA



Iscrivetevi al Gruppo e Commentate sul BLOG 





sabato 8 agosto 2015

TSO: Trattamento Sanitario Obbligatorio



 TSO: Trattamento Sanitario Obbligatorio
Come funziona il TSO e cosa si può fare per difendersi?
Compendio di informazioni utili a comprendere meglio come funziona il Trattamento Sanitario Obbligatorio in Italia, quali sono i diritti di una persona che subisce un TSO e come farli valere .

TSO e camicia di forza Le leggi sul ricovero forzato sono state utilizzate in tutto il mondo per giustificare vari tipi di soprusi: finanziario, sessuale, politico, per profitto commerciale, eredità e addirittura per la sicurezza del governo. Come CCDU credamo che esse siano una privazione dei Diritti Umani e Costituzionali.

Nota: Da segnalare che, nel giugno 2012, il Tribunale Federale tedesco ha vietato il Trattamento Sanitario Obbligatorio in psichiatria.

Cos'è il TSO?
TSO significa Trattamento Sanitario Obbligatorio , ovvero quando una persona viene sottoposta a cure mediche contro la sua volontà (legge del 23 dicembre 1978, articolo 34).

In pratica, tranne alcune rarissime eccezioni, si verifica solo in abito psichiatrico, attraverso il ricovero (forzato) presso i reparti di psichiatria degli ospedali pubblici ( SPDC – Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura ).

Le motivazioni del Trattamento Sanitario Obbligatorio
La legge stabilisce che si può attuare il TSO a sole due condizioni:

La persona necessita di cure (secondo i sanitari che l’hanno visitata) e
le rifiuta.
Di fatto il TSO viene messo in atto quando la persona appare pericolosa per sé o per gli altri, in soggetti che manifestano minaccia di suicidio, minaccia o compimento di lesione a cose e persone, rifiuto di comunicare con conseguente isolamento, rifiuto di terapia, rifiuto di acqua e cibo.

Può accadere anche che una persona disturbata psichicamente, un tossicodipendente in crisi di astinenza, un alcoldipendente… assumano dei comportamenti imprevedibili o violenti.

In queste situazioni spesso i familiari conviventi o i vicini di casa, qualora la persona sia in terapia presso uno psichiatra, chiedono aiuto allo psichiatra del servizio, oppure nel caso la persona non lo fosse, chiamano direttamente l’ambulanza e/o i vigili o i carabinieri.

La legge stabilisce anche un'esatta procedura che deve essere seguita al fine di mettere in atto il TSO.

Chi dispone il tso
Il  Trattamento Sanitario Obbligatorio è disposto con provvedimento del Sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente.

Egli emana l’ordinanza di TSO solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che:

la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici;
gli interventi proposti vengono rifiutati;
non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.
Tutte e tre le condizioni devono essere presenti contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico, che può essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi altro medico e convalidate da un secondo medico che deve appartenere alla struttura pubblica (generalmente uno psichiatra della ASL).



La legge non prevede che i due medici debbano essere psichiatri.

Le certificazioni oltre a contenere l’attestazione delle condizioni suddette che giustificano la proposta di TSO, devono motivare la situazione concreta: non devono limitarsi a enunciare le tre condizioni né si devono usare prestampati; in pratica la proposta di TSO deve essere (anche se in breve) motivata.

Ricevute le certificazioni mediche, il Sindaco ha 48 ore per disporre, tramite un’ordinanza, il TSO facendo accompagnare la persona dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura.

In un primo momento la persona viene invitata a seguire vigili e sanitari nel reparto ospedaliero, se si rifiuta viene prelevata con la forza, messa in ambulanza e trasferita al reparto ospedaliero. In teoria la legge fornisce il diritto alla persona di scegliere il reparto dove essere ricoverato.

Nessuno può essere trattenuto contro la sua volontà presso strutture sanitarie o nei reparti psichiatrici di diagnosi e cura a meno che non sia soggetto ad un  provvedimento di TSO.

Il Sindaco ha poi l’obbligo di inviare l’ordinanza di TSO al Giudice Tutelare (entro 48 ore successive al ricovero) per la convalida e il Giudice convalida il provvedimento entro le 48 ore successive (legge 180, art. 3 comma secondo).

Qualora manchi la convalida il TSO decade automaticamente. Il Giudice Tutelare può però anche non convalidare il provvedimento annullandolo.

Quasi mai l’ordinanza del TSO risulta firmata dal sindaco; di solito vi è un Ufficio preposto allo svolgimento della procedura del TSO e un assessore delegato (l’assessore alla sanità; in sua assenza uno qualunque gli altri assessori), che si limita a firmare l’ordinanza.

Il TSO ha per legge la durata di 7 giorni.

Al termine dei 7 giorni, qualora non sia stata presentata dallo psichiatra del servizio una richiesta di prolungamento, il trattamento termina e lo psichiatra, non per forza lo stesso che ha proposto e convalidato il TSO, è tenuto a comunicare al Sindaco la cessazione delle condizioni richieste per l’internamento.

Il Sindaco a sua volta lo comunica al Giudice Tutelare.

Qualora il trattamento venga prolungato, prima della scadenza dei 7 giorni deve essere comunicata al Sindaco una richiesta motivata di prolungamento. Entro 48 ore dal ricevimento della richiesta verrà firmata a nome del sindaco o del suo delegato l’ordinanza di prolungamento, provvedendo a notificarla al Giudice Tutelare nelle 48 ore successive. Il Giudice a questo punto convaliderà o meno il provvedimento e lo comunicherà al sindaco. Nel caso di proroga il paziente deve richiedere la notifica (= comunicazione) per evitare di rimanere chiuso in reparto, risultando ora un ricovero volontario.

Una volta venuto meno il TSO per scadenza dei termini la persona può chiedere di essere dimesso in ogni momento e tale richiesta deve essere esaudita.

Cosa avviene comunemente durante il ricovero: comuni violazioni della procedura
Durante il ricovero l’unica possibilità che ha la persona di sottrarsi al Trattamento Sanitario Obbligatorio è quella di accettare la terapia.

Capita però il provvedimento di ricovero forzato venga mantenuto, nonostante il paziente accetti la terapia.

Anche se la legge impone il ricovero forzato solo in casi eccezionali, come già esposto sopra, la realtà però è diversa:

Con una certa frequenza i ricoveri coatti (=forzati) vengono fatti senza rispettare pienamente le normative, approfittando del fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle leggi e dei diritti della persona ricoverata. Sovente il paziente viene lasciato all’oscuro del fatto che, allo scadere dei 7 giorni, può lasciare il reparto e così inconsapevolmente viene trattenuto in regime di TSV (= T rattamento S anitario Volontario).
Ci sono poi pazienti che, quando si recano in reparto sotto TSV, vengono poi trattenuti in TSO nel momento in cui fanno la richiesta di uscire ed andarsene.
Durante la settimana di TSO si assiste ad un terribile stato di debolezza, confusione, spersonalizzazione ed alienazione da parte del paziente che, oltre a subire un grande trauma, viene sottoposto a pesanti terapie psico-farmacologiche, che non fanno altro che annientarlo come individuo, renderlo “innocuo e docile” agli occhi degli operatori.
Per il paziente che venga ritenuto “ribelle” si ricorre sia alla contenzione fisica che all’isolamento.
Poiché alcuni contestano che questi episodi avvengano o altrimenti affermano che si tratti di rarissimi episodi, in internet potete trovare molte storie che illustrano queste violazioni.

Diritti della persona durante il tso: come farli valere
Quando la persona viene ricoverata in Trattamento Sanitario Obbligatorio presso il servizio psichiatrico, i suoi diritti (primo tra tutti quello alla libertà di movimento e di scelta) vengono limitati ed è obbligata a subire passivamente i trattamenti a lei somministrati.

Ma una serie di diritti inalienabili vengono mantenuti:

La persona può fare ricorso al Sindaco contro il TSO. Anche gli amici, i familiari, chiunque abbia a cuore la persona ha questa possibilità. La legge infatti dice espressamente che CHIUNQUE può fare ricorso. Ovviamente si può anche far intervenire un avvocato. Il Sindaco ha l’obbligo di rispondere entro 10 giorni (art. 33 legge 833/78). Se viene presentato il ricorso entro le 48 ore successive al ricovero, conviene farne pervenire una copia al Giudice Tutelare. Se la risposta è negativa, il paziente può presentare la richiesta di revoca direttamente al Tribunale (art. 35 legge 833/78), chiedendo contemporaneamente la sospensione immediata del TSO e delegando, per rappresentarlo in giudizio davanti al Tribunale, una sua persona di fiducia.
Benché la persona non possa rifiutare le cure, questa ha il diritto di essere informata sulle terapie a cui viene sottoposta e di scegliere anche tra una serie di proposte alternative. Comunque, nel caso le terapie somministrate siano particolarmente invasive, sarebbe opportuno presentare al responsabile del reparto una dichiarazione di diffida ai sanitari nei confronti delle terapie che dalla persona vengono considerate lesive e può chiedere ed ottenere di inserire tale comunicazione all’interno della cartella clinica.
Il TSO non giustifica necessariamente la contenzione; mai comunque la violenza fisica. Qualora venga usata la contenzione fisica, questa dovrebbe essere applicata solo in via eccezionale e per un periodo di tempo non superiore alla somministrazione della terapia. L’art 1 della legge 833 del 23 Dic 78 afferma che “la tutela fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e libertà della persona”. L’utilizzo punitivo della contenzione, eventuali violenze verbali e fisiche degli operatori, fatti questi non ammissibili legalmente, sono reati perseguibili penalmente. In tal caso si può presentare una denuncia alla magistratura.
Durante il TSO il paziente ha il sacrosanto diritto di comunicare con chi vuole, anche attraverso telefonate e non è ammissibile, da parte degli infermieri, selezionare le persone che loro ritengono autorizzate ad entrare nel reparto (art.33 legge 833/78)
Terminato il periodo di TSO, non sono necessari né una firma per uscire dal reparto, né la presenza di qualcuno che venga a prendere il paziente, assumendosene la responsabilità, in quanto la persona che viene ricoverata in un reparto psichiatrico non è né incapace né interdetta e conserva tutti i diritti e doveri di chiunque altro. Quindi può chiedere di essere dimessa in qualsiasi momento (legge 180, legge Basaglia del 1978) e questa richiesta deve essere immediatamente esaudita, altrimenti ci si trova di fronte al reato di sequestro di persona. Il TSO decade anche nel caso in cui i medici o il Sindaco o il Giudice Tutelare non abbiano specificato nel provvedimento le motivazioni che hanno reso attuabile il Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Il paziente ha il diritto di comunicare nella sua cartella clinica tutte le informazioni concernenti il suo stato di salute e i trattamenti a cui viene sottoposto.
Il paziente ha inoltre il diritto di sapere i nominativi e le qualifiche di chi opera nel reparto. Ogni infermiere deve avere sul camice un cartellino di riconoscimento.



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sabato 25 luglio 2015

Sesso : Rischio per Adolescenti Italiani


Sesso, 2 adolescenti italiani su 3 sono a rischio. 

I pericoli maggiori sono le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate...







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domenica 17 novembre 2013

salutepiu: Droga e Afghanistan soldati-trafficanti

Droga e Afghanistan soldati-trafficanti


Droga e Afghanistan soldati-trafficanti. 

La storia dimenticata della paracadutista italiana Alessandra Gabrieli

Secondo l'Onu per l'oppio è stato un anno di produzione record, anche nella zona di Kabul, sotto il controllo delle truppe Nato. In Italia è finita in nulla l'inchiesta militare partita dal caso di Alessandra Gabrieli, militare della Folgore diventata tossicodipendente e spacciatrice dopo la missione. Indagini simili sono state insabbiate in Canada e Regno Unito...
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

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venerdì 8 novembre 2013

BLOG DI CIPIRI: La " Maria " diventa business di Stato

La " Maria " diventa business di Stato



Il proibizionismo ha fallito.

 Dal Sudamerica agli Usa.

 E ora si cambia linea con le “canne di Stato”. 

Che portano tasse e colpiscono il crimine. 

Così anche in Italia si riapre il dibattito


In Uruguay la “canna di Stato” è ormai realtà, e tra pochi mesi chi vorrà fumarsi uno spinello potrà scegliere tra quattro qualità diverse di erba, vendute direttamente sui banconi della farmacia...
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mercoledì 6 novembre 2013

Terra dei Fuochi : TUMORI AUMENTATI DEL 40%




NELLE NOSTRE CITTÀ I TUMORI SONO AUMENTATI DEL 40% IN 4 ANNI

Ha raggiunto le 619 condivisioni lo schema postato dai medici per l’ambiente che evidenzia l’aumento delle richieste di esenzione ticket per le malattie neoplastiche maligne
 nella ASL Napoli 2 Nord.

Non essendo a disposizione ancora un registro per la mortalità e la morbilità gli unici dati certi e riscontrabili sono quelli proprio dei ticket. Solo a Giugliano dal 2009 al 2012 c’è stato un aumento di più del 60% e si è passati da 1236 a 2025 richieste.
 Forti aumenti anche a Marano, Mugnano e Qualiano.

Certo è che questi dati vanno anche bilanciati con altri fattori ma senza dubbio rappresentano uno strumento per valutare l’aumento delle malattie.
 Ad Acerra l’aumento più alto con l’81%.

Una indagine che gli stessi medici definiscono non scientifica ma al tempo stesso chiedono di integrarli con quelli che stanno catalogando i medici di famiglia e che proprio a Giugliano attraverso la Comef del dott. Aniello Cecere stanno valutando da anni. 
I medici per l’ambiente concludono dicendo che dovrebbero essere fatte non solo bonifiche ambientali ma anche antropiche trattando i velini presenti nel sangue dei cittadini contaminati.



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martedì 27 novembre 2012

SCIENZA: il mais OGM provoca il cancro

OGM provoca il cancro


Studio choc, il mais OGM provoca il cancro

Uno studio evidenzia la cancerogenicità del Mais della Monsanto.

La Russia ne sospende l’import

La notizia di uno studio dal quale emerge la cancerogenicità del mais OGM commercializzato dalla Monsanto era stata pubblicata il 20 settembre con un articolo del Corriere della Sera che titolava “Gli ogm possono causare tumori?

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venerdì 19 ottobre 2012

moratoria di tutte le discariche di amianto

 le malattie provocate dalle fibre di amianto
 le parti del nostro corpo in cui si annidano le fibre di amianto


ULTIME NOTIZIE
EVVIVA! SOTTO SEQUESTRO OGGI LA DISCARICA DI AMIANTO DI SAN POLO A BRESCIA e ora VOGLIAMO la moratoria dell'altra discarica di amianto in funzione a Montichiari, e il respingimento di TUTTE le discariche in corso di approvazione in Lombardia!!! (a Montichiari dove Faustini vorrebbe fare la seconda discarica di amianto, bel coraggio!) a TREVIGLIO, CAVA MANARA, FERRERA ERBOGNONE, GAMBOLO. Ricordiamo quanto scritto quasi un anno fa "Da intercettazioni telefoniche ed ambientali degli inquirenti risulta che Nicoli Cristiani, accompagnato da Mauro Papa che è amministratore della Ecoeternit di Montichiari, si sia incontrato con Locatelli e il suo amico Bracci al ristorante Lorenzaccio di Brescia . Nicoli parla anche di Faustini. Quando Nicoli e Papa se ne vanno, Locatelli continua a parlare di Nicoli “lui non è più assessore eh...lì ha tutti sotto li ha fatti crescere tutti lui...” E Bracci risponde: “sì, ma questo … allora parte tra poco diciamo (riferito alla discarica di Papa)”. La Ecoeternit è intestataria di autorizzazione per una discarica di rifiuti con tre lotti dedicati ai rifiuti di amianto a Montichiari (Brescia)... una pratica che si è sbloccata da poco, dopo che per anni l'area è stata sotto sequestro perché si smaltivano illecitamente rifiuti inerti prima di avere l'autorizzazione. Il gruppo Faustini è intestatario tramite la Profacta spa dell'autorizzazione di discarica di amianto a Brescia (oggi sotto sequestro), e tramite Padana Green srl ( il suo amministratore Gabriele Baruzzi è procuratore speciale sia del gruppo Faustini che della Profacta) ha avanzato richiesta di discarica di rifiuti di amianto pericolosi a Montichiari.
Ricordiamo anche che per la discarica di amianto di Cappella Cantone é indagato l'assessore all'ambiente Raimondi, primo degli eletti a Bergamo, di area Comunione e Liberazione, il presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo, Breno, che si é dimesso, e il suo ex vice presidente Luigi Brambilla nonché consulente aziendale della Locatelli che già si era dimesso dopo gli arresti di Locatelli, Nicoli Cristiani e Rotondaro...

Comunicato stampa
Cremona, 18 ottobre 2012
Oggetto: E ora vogliamo la moratoria di tutte le discariche di amianto approvate o in corso di approvazione in Lombardia
 Gli ultimi risvolti delle indagini sulla discarica di amianto di Cappella Cantone (le accuse ai vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo e il riferimento alla famosa delibera della giunta lombarda del 20 aprile 2011 su proposta dello stesso Formigoni) non ci colgono di sorpresa  perché abbiamo sempre e da subito denunciato l’intreccio tra malaffare e politica nella nostra battaglia contro la discarica in questi cinque anni, lo abbiamo sostenuto nell’esposto che abbiamo presentato alla Procura di Cremona nel 2009, lo abbiamo ribadito agli inquirenti con cui abbiamo collaborato.
La lotta contro il malaffare e l’intreccio politica-n’drangheta per noi non è affatto conclusa e continuerà finché non avremo ottenuto la moratoria degli iter autorizzativi di tutte le discariche di amianto e l’annullamento delle autorizzazioni già concesse. Noi vogliamo che lo smaltimento dell’amianto sia pianificato e programmato insieme ai cittadini delle aree interessate... continua a leggere http://cittadinicontroamianto.blogspot.it/


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mercoledì 6 maggio 2009

Benessere mamme e bimbi : Save the Children




Benessere mamme e bimbi , Italia solo 16esima per Save the Children
Ma sui bimbi in particolare Italia seconda solo alla Svezia



- L'Italia è al sedicesimo posto nel mondo nella classifica del benessere di madri e bambini, guadagnando tre posizioni rispetto all'anno scorso. E' quanto emerge dal decimo rapporto sullo stato delle madri nel mondo, presentato questa mattina dall'organizzazione Save the Children. Secondo il dossier, è la Svezia, seguita da Norvegia e Australia, il Paese dove si registrano i migliori parametri relativi alla salute, l'educazione e alla condizione economica delle madri e dei bambini. All'estremo opposto il Niger, ultimo in graduatoria. Un'accresciuta presenza delle donne nel governo nazionale, passate dal 17% del 2008 al 21% nel 2009, e il raggiungimento del 100% del tasso di iscrizione alla scuola secondaria, sono alcuni dei parametri, spiega l'organizzazione, responsabili del migliore posizionamento del nostro Paese.

Per quanto riguarda il solo benessere dei bambini (vale a dire considerando i soli parametri relativi ai bambini, come il tasso di mortalità infantile, il tasso di iscrizione alla scuola per l'infanzia e alla scuola secondaria) il nostro Paese si attesta al secondo posto, dopo la Svezia. E in buona posizione l'Italia finisce anche per il supporto allo sviluppo della prima infanzia, attestandosi nella zona A (quella più alta) della classifica, rispettando 4 dei 10 parametri considerati. "Negli ultimi anni - spiega Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia - l'Italia si è sempre collocata a metà del gruppo dei paesi più sviluppati, registrando livelli di eccellenza, rispetto agli indicatori della salute dei bambini".

Analizzando invece i soli indicatori relativi al benessere delle madri, quali il ricorso alla contraccezione, i benefici alla maternità, il rapporto fra i salari degli uomini e quelli delle donne, l'Italia scende al 24esimo posto della graduatoria. "Sebbene questi dati riportino un quadro sostanzialmente positivo, la condizione di salute delle mamme appare più incerta di quella dei bambini in Italia", spiega Neri. "Inoltre - sottolinea - le statistiche non sempre riescono a rappresentare a pieno alcune situazioni meno visibili e specifici gruppi sociali più svantaggiati e in difficoltà".

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