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lunedì 7 aprile 2014

Effetti e Danni relativi al Consumo di Cocaina


Il video sui effetti ed i danni relativi al consumo di cocaina.

DIPARTIMENTO POLITICHE ANTIDROGA

Presidenza del Consiglio dei Ministri

L'utilizzo della cocaina è trasversale, per età e per classe sociale, ma oggi modalità di consumo e costi l'hanno resa particolarmente accessibile anche ai più giovani. Vi mostreremo lesioni gravissime, che possono comparire anche dopo poco tempo
 che il soggetto ha iniziato a fare uso di cocaina.

La cocaina è una sostanza stupefacente che agisce sul sistema nervoso e, in linea generale, si sa che può causare danni a vari organi. Quello che ancora non si è noto è che la cocaina può causare lesioni devastanti estetiche e funzionali capaci di distruggere e corrodere le strutture esterne e interne di un volto. Un soggetto inizia a sniffare cocaina. Dopo circa 10-20 minuti la mucosa è alterata dalla vasocostrizione, dal danno dei cristalli della cocaina ed è anestetizzata. Dopo circa 1 ora è attiva l'apoptosi, un meccanismo di"morte cellulare programmata", che in condizioni normali garantisce il ricambio delle cellule all'interno dell'organismo: in condizioni alterate però vengono interessate da questo meccanismo anche le cellule sane. Di conseguenza il processo di guarigione delle ferite nel naso si blocca. Contemporaneamente l'effetto della cocaina svanisce e il paziente ricomincia con una nuova assunzione.

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Effetti e danni relativi al consumo di cocaina: quando una sostanza 
può causare danni mostruosi al viso e agli organi

L’utilizzo della cocaina è trasversale per età e per classe sociale, ma oggi modalità di consumo e costi l’hanno resa particolarmente accessibile anche ai più giovani. In questo video vi mostreremo delle lesioni gravissime che tale sostanza può causare anche in un breve periodo di assunzione (questo filmato è molto crudo). Questa sostanza oltre a danneggiare gravemente gli organi provoca anche danni enormi a livello estetico, riuscendo a corrodere e distruggere le strutture interne ed esterne di un volto.

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lunedì 20 gennaio 2014

Paracetamolo sviluppa asma e allergie (Tachipirina, Efferalgan, ecc.)



Paracetamolo sviluppa asma e allergie (Tachipirina, Efferalgan, ecc.)

 Proseguono le ricerche sugli effetti pericolosi del farmaco.

L'assunzione di paracetamolo - sostanza che si trova in molti antidolorifici in genere somministrati per tosse, raffreddore e febbre - può essere associata nei bambini allo sviluppo di asma e allergie
I I casi di 'avvelenamento da paracetamolo sono in aumento secondo il quotidiano svedese Svenska Dagbladet che ha pubblicato i dati riguardannti i pazienti trattati in ospedale con farmaci a base di paracetamolo.

L'MPA (Medical Products Agency), l'autorità svedese responsabile della sorveglianza sui farmaci, sta esaminando la situazione che richiede "un'informazione sociale più attiva" sottolinea il dottor Mark Personne, primario presso il centro antiveleni a Stoccolma, e, prosegue:" Abbiamo bisogno di misure diverse per risolvere determinati problemi di salute. Crediamo che le nostre conoscenze sul dosaggio e le relative conseguenze del paracetamolo siano insufficienti". I pazienti con avvelenamento da farmaci contenenti paracetamolo sono aumentati notevolmente negli ultimi anni.

La ricerca svedese ha messo in luce che in cinque anni la cifra è quasi raddoppiata da 621 nel 2009, ai 992 del 2012, fino ai 1161 dello scorso anno. Spostando l'indice dell '87% rispetto ai dati precedenti. Dice il dottor Personne: "Questo problema sta proseguendo da tempo ed è veramente troppo. Purtroppo " ha proseguito "nei pazienti che soffrono di dolori cronici il paracetamolo viene considerato fra i mezzi più utili per alleviarli". Un recente studio della European Medicine Agency (EMA) ha evidenziato una serie di rischi neurologici per il feto che sinora erano sconosciuti.

Il rischio maggiore del farmaco riguarda i danni al fegato che, nei casi più gravi possono determinare la necessità di trapianto o portare alla morte.


“Farmaci con paracetamolo: rischio asma e allergie per i bambini. La scoperta principale - ha spiegato Julian Crane, lo scienziato che ha coordinato lo studio - è che i bambini che hanno utilizzato il paracetamolo prima di aver compiuto 15 mesi (il 90 per cento) hanno il triplo di probabilità in più di diventare sensibili agli allergeni e il doppio di probabilità in più di sviluppare i sintomi come l'asma a sei anni rispetto ai bambini che non hanno utilizzato il paracetamolo”.
LA TACHIPIRINA CHE FA DANNI: IL PARACETAMOLO E I RISCHI DI AUTISMO
COMMENTO DEL DR. ROBERTO GAVA: In realtà, la notizia è tutt’altro che nuova e non solo per il recentissimo studio del The New Zealand Asthma and Allergy Cohort Study Group pubblicato da Wickens e Colleghi lo scorso settembre 2010 nella rivista Clinical & Experimental Allergy e neppure per lo studio del prof. Beasley e Colleghi del Medical Research Institute (sempre Nuova Zelanda) pubblicato nel settembre 2008 dalla prestigiosa rivista The Lancet. Infatti, gli effetti tossici del paracetamolo (che comunque non è un antinfiammatorio, ma solo un antipiretico-analgesico) sono ampiamente noti da decenni.

In un libro di farmacologia (“L’Annuario dei Farmaci”) che ho pubblicato quasi 20 anni fa con la Casa Editrice Piccin Nuova Libraria (un libro di più di 2000 pagine che raccoglie gli effetti farmacologici di tutti i principi attivi in commercio nel nostro Paese), scrivevo: “Alle dosi terapeutiche, i più comuni effetti del paracetamolo sono: alterazioni ematologiche, vertigini, sonnolenza, difficoltà di accomodazione, secchezza orale, nausea, vomito, … fenomeni allergici (glossite, orticaria, prurito, arrossamento cutaneo, porpora trombocitopenica, broncospasmo) … Il paracetamolo possiede anche un’elevata tossicità acuta dose-dipendente.

I danni sono principalmente epatici … con ittero ed emorragie, ma si può avere anche la progressione verso l’encefalopatia, il coma e la morte. … Ci possono essere pure insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, aritmie cardiache, agranulocitosi, anemia emolitica, pancitopenia, …”. Quello che è più importante, però, è un altro punto. Poco più avanti, in quello stesso libro ho infatti scritto:

“L’effetto epatotossico è esplicato da un metabolita del paracetamolo (l’N-acetil-p-benzochinone) che viene neutralizzato da un sistema epatico glutatione-dipendente. Dopo che le scorte intraepatotocitarie di glutatione si sono esaurite, il metabolita si lega con le proteine del citosol epatocitario (circa 10 ore dopo l’assunzione del farmaco) e svolge la sua azione epatotossica”.

La terapia consta della somministrazione (entro le 10 ore) di acetilcisteina endovena, metionina per bocca o, meglio, glutatione per via parenterale (im o ev).

Qual è il problema? Il problema è che il paracetamolo è un potente farmaco ossidante e consuma le scorte del nostro più importante antiossidante: IL GLUTATIONE! E per di più, quando il glutatione scarseggia, il paracetamolo svolge la sua potente azione epatossica … ma non solo questa.

Ebbene, pensate che: - Il paracetamolo viene consigliato anche ai bambini piccoli e ai neonati, pur sapendo che i bambini (e i neonati in particolare) sono poveri di sostanze antiossidanti (come il glutatione).

- Sappiamo che la cisteina (aminoacido essenziale per permettere la produzione di glutatione da parte del fegato e del cervello) viene sintetizzata per azione dell’enzima metionina-sintetasi e sappiamo che il mercurio contenuto nei vaccini blocca l’attivazione di questo enzima con la conseguenza che è più facile che si alteri lo sviluppo cerebrale e si incrementi l’incidenza di autismo e del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), due patologie che oggi stanno diventando molto comuni. - È dimostrato che i bambini autistici hanno il 20% di livelli più bassi di cisteina e il 54% di livelli più bassi di glutatione e questo compromette la loro capacità di detossificarsi e di espellere i metalli come il mercurio (sia alimentare che quello somministrato con i vaccini pediatrici). Questi bambini non dovrebbero mai assumere il paracetamolo, almeno nei primi anni di vita … ma chi sa individuare questi bambini senza eseguire esami adeguati?

- Sappiamo che il mercurio vaccinale non viene facilmente escreto dai bambini sotto i sei mesi di vita (perché viene escreto per via biliare e il fegato del neonato è ancora immaturo).

- È dimostrato che il mercurio entra molto facilmente (e si accumula) nei tessuti cerebrali del bambino, dato che la barriera ematoencefalica è più recettiva. Inoltre, i composti mercuriali alterano, e a dosi elevate bloccano, la mitosi cellulare (danno molto grave specie per il cervello e in età pediatrica, quando il cervello dovrebbe avere un grande sviluppo).

- Se uno si aggiorna, sa che studi scientifici pubblicati nel 2008 e nel 2009 hanno dimostrato che l’assunzione di paracetamolo aumenta la probabilità dei bambini piccoli di ammalarsi di autismo.

Eppure, il paracetamolo viene consigliato tutt’oggi dai Servizi di Igiene Pubblica subito dopo ogni vaccinazione dei neonati, addirittura prima che possano sviluppare la febbre o qualche malessere …

Forse si vogliono tranquillizzare le madri che così si accorgono meno dei danni da vaccini, perché questo farmaco blocca molte reazioni iniziali? Ma agendo in questo modo si impoverisce l’organismo di glutatione e si facilitano ancor di più i danni da vaccini nei soggetti che, a nostra insaputa, ne sono particolarmente predisposti!

Cosa si deve allora fare?

1) IL PRIMO CONSIGLIO è quello di non somministrare paracetamolo (almeno abitualmente o come prima scelta) a bambini piccoli, specie se nati immaturi, se hanno assunto farmaci in modo prolungato e se sono stati vaccinati da meno di un mese (ho seguito personalmente il caso di un bambino di pochi mesi, morto nel sonno 26 giorni dopo la vaccinazione, che aveva assunto Tachipirina per una febbre improvvisa solo 3 ore prima del decesso).

2) IL SECONDO CONSIGLIO è di non vaccinare bambini sotto i 2 anni di età e in ogni caso di non accettare più di uno (massimo due) vaccini per volta. QUI scontato un testo del dr Gava utile per i genitori a tema vaccinazioni

3) IL TERZO CONSIGLIO è che, se proprio si vogliono fare le vaccinazioni pediatriche del primo anno di vita (perché non si è stati capaci di gestire la paura che la propaganda pro-vaccini inculca tanto magistralmente quanto falsamente), si eseguano al bambino, prima della vaccinazione, degli esami ematochimici per capire quant’è la sua capacità antiossidante, quanto è maturo il suo sistema immunitario e quanto funziona la capacità disintossicante del suo fegato.

4) IL QUARTO CONSIGLIO è di cercare un Medico aperto a queste “nuove” conoscenze, dotato di molta Sapienza e Buon Senso, meglio ancora se pratico di Medicina Naturale e di Omeopatia in particolare, che sappia aiutare i genitori ad aumentare le difese aspecifiche di loro figlio e che sappia eventualmente gestire le patologie dei primi anni di vita prima di tutto con trattamenti naturali, tra i quali l’Omeopatia è sicuramente la regina, e poi, se proprio serve, con dosi ben ponderate e personalizzate di farmaci chimici.

5) COME QUINTO CONSIGLIO raccomando ai genitori di approfondire le loro conoscenze di Igiene di Vita e in particolare di Igiene Alimentare: non potete immaginare quante patologie e quanti problemi infantili e adolescenziali si risolverebbero se i nostri bambini mangiassero e vivessero meglio!

Conclusione:

Se l’Industria Farmaceutica guadagna sempre di più è anche a causa della nostra ignoranza. Le conoscenze le abbiamo, ma non possiamo più attendere che siano lo Stato o la Medicina Ufficiale a comunicarcele: oggi ognuno deve darsi da fare e cercare di proteggere la salute propria e quella dei suoi cari.

Spesso, nelle relazioni che tengo a qualche convegno sono solito proiettare alla fine questa frase:“La salute è un prezioso patrimonio, nostro e dei nostri figli: non possiamo metterla nelle mani dell’Industria Farmaceutica o degli attuali Enti Governativi … molto probabilmente, chi lo farà la perderà!”.

DR. ROBERTO GAVA

DA : http://www.informasalus.it/it/articoli/paracetamolo-bambini-asma-allergie.php

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giovedì 3 ottobre 2013

Effetti genetici del cibo


Una serie crescente di studi sta aprendo un campo di ricerca che, fino a qualche tempo fa, poteva apparire come una bestemmia scientifica: il rapporto tra cibo e genetica. Due entità immaginate come non commensurabili.

Nell’immaginario comune, infatti, il cibo è un contenitore di energia, che si consuma rapidamente e può essere variato. La genetica, invece, è qualcosa di fisso, immutabile, indipendente da noi. Non a caso si parla di patrimonio genetico che, al pari di un bene materiale, viene ricevuto in eredità e come tale conservato per tutta la vita.

Ma più si approfondisce lo studio della genetica umana e più risultano evidenti l’enorme, ancora in larga parte misteriosa e bizzarra, complessità dell’organizzazione dei geni [genoma] e la sua forte dipendenza dagli stimoli. L’informazione contenuta nei geni, infatti, può essere sollecitata a esprimersi o, al contrario, a reprimersi dai diversi segnali che giungono al nucleo della cellula: segnali che provengono dall’interno, ma anche dall’ambiente esterno.

Il cibo è uno dei più importanti, quotidiani e intimi, contatti tra il nostro DNA e l’ambiente esterno. Molto studiato è il rapporto tra il contenuto di acido folico e di folati nella dieta, caratteristiche genetiche e rischio di cancro, aterosclerosi, depressione e altre malattie.

Sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti [Proceedings of National Academy of Sciences], un gruppo di ricerca italo-americano, guidato da Simonetta Friso, dell’Università di Verona, ha condotto uno studio su quasi 300 persone del Nord Italia.

Prelievi sanguigni hanno consentito di studiare sia i livelli di folati, vitamina B12, Vitamina B6, omocisteina, sia di ricercare una particolare mutazione a carico di un gene che dà istruzioni per la sintesi di un enzima dal nome terribile: MTHFR [metilene-tetra-idro-folato-reduttasi].

La mutazione, stando sia ai dati di questo studio sia a quelli di altri, sembrerebbe molto diffusa nella popolazione. I possessori di questo gene, lievemente differente dall’originario, producono una versione meno efficiente dell’enzima MTHFR. A che cosa serve l’enzima? Entra in una catena di eventi biochimici che porta, tra l’altro, alla sintesi dei costituenti di base del DNA [purine].

E’ ormai chiaro che, come si dice, la metilazione del DNA o, meglio, di alcune sue regioni, gioca un ruolo, forse cruciale, nella genesi del cancro. Tornando allo studio veronese, i ricercatori hanno potuto dimostrare che le persone con gene mutato, ma con alti livelli di folati nel sangue [e che quindi seguono una dieta ricca di verdura], hanno le stesse capacità di metilazione di quelle con il gene “giusto”.

Se, invece, il livello di folati è più basso, i possessori del gene mutato hanno una capacità di metilazione ridotta del 50%, pur avendo uguali [medio-bassi] livelli di folato nel sangue rispetto agli altri.

Anche per prevenire l’Autismo è diventato improvvisamente di moda l’acido folico in gravidanza, se non fosse che l’acido folico è già consigliato di default per prevenire la spina bifida. Pertanto, per quanto riguarda l’Autismo, siamo di fronte alla solita eccezione che sconfessa la regola.

Questo significa che le caratteristiche della dieta, inclusa la dieta senza glutine e senza caseina, possono correggere, entro limiti da scoprire, gli effetti delle caratteristiche genetiche.

Queste scoperte aprono la strada agli studi su possibili interventi nutrizionali in numerose patologie, tra le quali l’Autismo, per cui è dimostrato o ipotizzabile un deficit di metilazione.

Vorremmo fare nostre le parole di Jack LaLanne, deceduto nel 2011 alla veneranda età di 96 anni, primo bodybuilder che insegnò all’America fitness e dieta sana a base di pesce e verdura. Jack non si ammalava mai, ebbe una salute di ferro anche in tarda età, a conferma di quanto sia importante tenersi in forma e attenersi a una dieta equilibrata. Del cibo diceva: “Se l’ha fatto l’uomo, non mangiatelo“. Questo è il punto fondamentale. Quello che si mette in bocca dovrebbe essere quanto più possibile un prodotto spontaneo della natura. Se è un prodotto dell’uomo, meglio non mangiarlo. A questo punto, se aveste in mano una mela, pensereste: “Questa è una mela, non l’ha fatta l’uomo, quindi posso mangiarla“. Purtroppo non è così. Oggi è praticamente tutta la frutta e gli ortaggi sono manipolati dall’uomo.

La frutta e la verdura sono quasi sempre geneticamente modificate perché possano resistere più a lungo. L’industria alimentare funziona come l’industria farmaceutica: ciò che conta sono i soldi.

Condizioni simili si ritrovano anche nell’industria della carne, dove si ricorre agli ormoni per accelerare la crescita degli animali [contribuendo all'obesità e alla precoce pubertà dei nostri bambini]; agli antibiotici per mantenere sani animali allevati in condizioni insalubri, per quanto economicamente vantaggiose [ciò spiega il fallimento degli antibiotici - i miracolosi farmaci del XX secolo - sugli esseri umani]; a mangimi di produzione industriale, che non solo gonfiano gli animali di sostanze chimiche, ma ne scompensano gli equilibri al punto da farli ammalare e trasformarli in veicoli di malattia per chi ne mangia le carni. Molte carni inoltre vengono frollate. Ciò significa farle imputridire, permettendo che in esse si sviluppino batteri mortali. Ricordate, se non sono prodotti biologici, se li ha prodotti l’uomo, non mangiateli.

Lo stesso vale per i latticini. Grazie all’uso di farmaci, ormoni e tecniche di pastorizzazione e omogeneizzazione, i latticini oggi sono un grande rischio per la salute, a meno che non siano di produzione biologica, non pastorizzati né omogeneizzati. Con la pastorizzazione il latte viene portato ad alta temperatura allo scopo di uccidere i batteri, ma così facendo si distruggono anche gli enzimi e il latte diventa più difficile da digerire e perde completamente le proprie caratteristiche naturali. Ma ancor più importante e più nociva è l’omogeneizzazione.

Perché esisteva la figura del lattaio? L’uomo che passava di casa in casa a consegnare il latte? Il motivo è che il latte si deteriora molto facilmente. Così l’industria alimentare ha ideato una soluzione incredibile, chiamata omogeneizzazione. Forse ricorderete che nelle bottiglie del lattaio si vedeva il latte separarsi dalla panna. Prima di bere, bisognava ricostituire il contenuto agitando la bottiglia. L’omogeneizzazione centrifuga il latte e rompe gli aggregati molecolari, frantumando i globuli di grasso per evitarne l’affioramento spontaneo. Per questo il latte dura più a lungo.

Adesso che l’industria alimentare può distribuirlo nei negozi e nei supermercati e lasciarlo sugli scaffali in attesa del compratore, non c’è più bisogno del lattaio. Il problema è che entrambi i processi, la pastorizzazione e l’omogeneizzazione, non sono naturali. Gli aggregati molecolari diventano così minuti che, ingeriti, producono microlesioni alle pareti arteriose. Si ammassano nell’apparato digerente, ostacolando la digestione, e sono causa di reflusso, obesità, allergie e stipsi. La cicatrizzazione delle arterie permette al colesterolo LDL di fissarsi sulle pareti, e questa è una delle maggiori cause di arteriosclerosi e cardiopatie. Il punto fondamentale è che i latticini pastorizzati e omogeneizzati sono alimenti alterati; i latticini sono naturali solo se non vengono raffinati o lavorati dall’uomo.

Nemmeno con il pesce c’è da stare allegri al giorno d’oggi. Molto pesce è d’allevamento e pertanto viene alimentato con mangimi contenenti sostanze chimiche altamente tossiche, perché cresca nel minor tempo possibile. Prima di finire sui banchi di vendita viene sottoposto ad alcuni trattamenti chimici intossicanti. Quando lo mangiamo, assorbiamo anche le tossine e i veleni utilizzati per crescerlo e commercializzarlo con profitto. Il pesce pescato in acque aperte è di gran lunga il migliore anche se, a causa del massiccio inquinamento ambientale, spesso rivela un tasso abnorme di sostanze tossiche. In ogni caso, quando si consumano cibi prodotti e commercializzati da grandi aziende di distribuzione, si è sempre certi di ingerire anche sostanze chimiche di lavorazione altamente tossiche e veleni di produzione umana.

Siamo consapevoli del fatto che tutto ciò suona terribile. Immaginiamo vi starete chiedendo “cosa dare da mangiare ai nostri bambini autistici?“. La buona notizia è che esistono soluzioni semplici e pratiche, tra le quali eliminare accumuli di tossine e soprattutto smettere di introdurre tossine.

Ciò che però ci interessava sottolineare è che i bambini autistici sono totalmente avvelenati, e il rischio di fare costantemente il pieno di tossine [vaccini inclusi] li pone in una situazione di debolezza in cui il loro corpo si arrende a virus e batteri e soccombe cronicamente alla malattia.
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