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giovedì 12 aprile 2018

Allergie come cause dell'Asma


Gran parte dei casi di asma è causata dalla presenza di un'allergia. L'allergia è generalmente definita come una risposta del sistema immunitario a sostanze altrimenti innocue, che possono essere introdotte nell’organismo con la respirazione o con l’ingestione, le quali innescano un processo biologico responsabile della comparsa dei sintomi respiratori tipici dell’asma, come il respiro sibilante, il senso di costrizione toracica e la difficoltà respiratoria. L’asma allergica d deve essere quindi trattata in primo luogo come qualsiasi altra forma di allergia, ossia cercando di evitare il contatto diretto con l'allergene al quale si è sensibilizzati.

L'asma allergica è soprattutto dovuta ad allergeni inalanti.

Allergeni stagionali:                                                
Graminacee                                                
Urticacee (parietaria)                                
Composite (artemisia, iva, solidago)               
Cupressacee (cipresso)                                
Altre piante ad alto fusto (betulla, nocciolo)           
Graminacee  
Ambrosia

Allergeni perenni:
Dermatophagoides pteronyssinus e farinae
Alternaria tenuis
Derivati epidermici di animali domestici
 Micofiti
Cladosporium

URTICACEAE
Le Urticaceae sono una famiglia di piante che conta circa 50 generi
e 1300 specie e sono diffuse in tutto il mondo.
La famiglia prende nome dall'ortica (genere Urtica).


MICOFITI - MUFFE
I micofiti o muffe sono ubiquitari in natura e crescono in condizioni caratterizzate da una temperatura compresa tra 18 e 32-40 °C e da un’umidità relativa superiore al 65%. I micofiti si distinguono in:
- atmosferici, presenti sul terreno, in particolare in zone agricole, tra questi quelli che hanno maggiore rilevanza allergologica sono l’Alternaria ed il Cladosporium.
- domestici, sono presenti tutto l'anno e soprattutto in ambienti poco ventilati. Bisogna tener presente che tra le fonti di attecchimento e di proliferazione fungina possono anche esserci gli alimenti mal conservati, le carte umide e da parati.
In generale i micofiti si possono trovare negli angoli umidi della casa, sulla carta da parati, in ambienti con scarso grado di igiene come i frigoriferi e i bagni poco puliti.
Tra i micofiti, quello che riveste maggiore rilevanza dal punto
di vista clinico è rappresentato dall’Aspergillus.

GRAMINACEE
Le graminacee sono una famiglia di piante che comprende al suo interno diverse specie tra cui le principali sono: l’erba canina o gramigna, l’erba codolina e l’erba fienarola. Sono piante infestanti, molto diffuse e alcune di esse sono perenni. Si trovano comunemente nei prati su tutto il territorio italiano e il loro periodo di fioritura varia tra giugno e settembre.


DERMATOPHAGOIDES
Si tratta di animali di piccole dimensioni, comunemente noti con il nome di acari, che rappresentano una sottoclasse di aracnidi (ragni).
Gli Acari presentano una notevole varietà morfologica, hanno una sopravvivenza di circa 3 mesi e, se in condizioni favorevoli, si riproducono molto facilmente. Il loro nutrimento deriva dalle desquamazioni umane e animali, in particolare dalla forfora,
dai resti di cute, dai capelli e dalle unghie.
Gli acari proliferano preferibilmente negli ambienti interni e bisogna considerare che sono presenti in ogni abitazione, anche in quella più pulita; infatti la presenza umana e/o animale favorisce il loro sviluppo. Gli ambienti domestici nei quali è più frequente un’alta concentrazione di acari sono: le camere da letto - soprattutto nei materassi, nei cuscini, nelle coperte, nelle lenzuola, sulle tende, sui tappeti, nei divani e nelle poltrone- le stanze provviste di moquette e gli ambienti iperiscaldati.


DERIVATI EPIDERMICI DI ANIMALI DOMESTICI
I derivati epidermici di animali domestici che originano prevalentemente dalla saliva, dalla forfora e dall’urina di cani e gatti sono considerati allergeni. Dopo essersi essiccati e frammentati, rimangono sospesi in aria nella polvere. Una delle principali fonti di tali allergeni è rappresentata dal gatto.  A differenza di quanto accade per gli acari, gli allergeni derivanti dal gatto sono associati a particelle molto piccole e questo rende ragione della loro leggerezza che ne favorisce la permanenza nell'aria in quantità molto elevata e per lungo tempo. Quando poi, questi allergeni precipitano, si accumulano negli imbottiti, nei tendoni e nei tappeti e sulle tappezzerie, ove permangono a lungo anche dopo l’allontanamento dell’animale. Negli ambienti in cui sono vissuti gli animali, occorrono almeno sei mesi dal loro allontanamento per riportare la concentrazione degli allergeni ai livelli ambientali in cui tali animali non erano presenti. Gli allergeni possono essere trasportati attraverso i vestiti e possono ritrovarsi anche in ambienti dove gli animali non sono mai stati presenti.

CUPRESSACEAE - CIPRESSO
La famiglia delle Cupressaceae, il cui genere più rappresentativo è il cipresso, comprende piante con chioma molto ramificata, le cui foglie sono persistenti, molto addensate e possono essere squamiformi o aghiformi. Queste piante sono molto diffuse e spesso coltivate anche per scopi ornamentali. Il polline delle Cupressaceae è generalmente presente da gennaio a maggio e le allergie in particolare al cipresso, sono ritenute una manifestazione allergica (pollinosi) emergente. Nonostante il cipresso sia sempre stato molto diffuso nel bacino mediterraneo, l’allergia a questa pianta è andata progressivamente aumentando solo negli ultimi 15-20 anni.


ARTEMISIA
E’ una pianta che si trova principalmente nei terreni incolti e lungo i bordi delle strade; può raggiungere un’altezza anche di oltre il metro. L’artemisia è riconoscibile per le tipiche foglie verdi con una infiorescenza a forma di spiga, che assume una colorazione rossiccia quando giunge a maturità. Può essere confusa con l’ambrosia, che invece ha un’infiorescenza di colore giallo/verde. La fioritura dell’Artemisia si verifica verso la fine dell’estate e non in primavera, raggiungendo la sua massima concentrazione pollinica tra agosto e settembre.


AMBROSIA
L’ambrosia è simile all’artemisia, con la quale facilmente viene confusa e si presenta come una pianta di altezza variabile da 1 a 2 metri con foglie verdi a forma di piuma o palmate. L’ambrosia costituisce una delle  piante maggiormente allergizzanti presenti sul suolo italiano. La storia di questa pianta è particolare e va ricordato che non esisteva in Italia prima della seconda guerra mondiale; è stata infatti importata involontariamente dai soldati americani e dai reattori degli aerei che provenivano da quelle zone. L’ambrosia è particolarmente presente nel nord Italia, lungo le strade e sulle terre incolte. Impollina soprattutto dalla fine di agosto fino anche alla prima metà di ottobre. Il periodo in cui può dare maggiori sintomi di solito corrisponde alla prima metà di Settembre.

BETULLA
La betulla è una pianta che può raggiungere fino a 30 metri di altezza, presenta un tronco molto ramificato alla base caratterizzato dalla corteccia di colore bianco. e le foglie sono caduche e di forma triangolare. La betulla è una pianta molto diffusa che cresce tra i 400 e i 2000 metri dall’Italia settentrionale fino alla dorsale appenninica ed è spesso presente, oltre che come pianta ornamentale, anche come pianta spontanea.
Va segnalato che la fioritura di questa pianta avviene prima della fogliazione.
Il polline è normalmente presente nel periodo primaverile ed esattamente da marzo a maggio.

Tuttavia la natura perenne e ubiquitaria di alcuni allergeni rende quasi impossibile evitare il contatto con tali sostanze, e ciò richiede il trattamento sintomatico con l'uso di farmaci specificamente rivolti al controllo del broncospasmo e dell'iperreattività delle vie respiratorie, e alla riduzione dell'infiammazione bronchiale.
È stata anche avanzata l'ipotesi che allergeni alimentari, introdotti con l'alimentazione, possano essere responsabili dell'insorgere delle crisi asmatiche, anche se per far ciò sembra necessaria una preesistente condizione patologica, ossia una predisposizione di base, che è quasi sempre un'infiammazione cronica delle vie respiratorie.
La presenza di rinite allergica è considerata un importante fattore di rischio dell'asma. Infatti, molti asmatici soffrono anche di rinite allergica. È  quindi importante valutare l’eventuale presenza di asma in tutti i soggetti che soffrono di rinite allergica e, d'altro canto, trattare efficacemente la rinite nei soggetti asmatici, poich&ecute; è stato osservato che il trattamento efficace della rinite allergica in un soggetto asmatico migliora anche i sintomi dell'asma bronchiale.

LEGGI ANCHE 
ASMA E ALLERGIE
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lunedì 12 marzo 2018

Serotonina: come stimolare l'ormone del buonumore


La serotonina è un neurotrasmettitore presente soprattutto nel sistema nervoso centrale e nel tratto gastro-intestinale. Nell'apparato digerente, la serotonina regola la digestione, mentre a livello del sistema nervoso centrale, questo neurotrasmettitore è fondamentale per regolare l'umore, il sonno, l'appetito, l'apprendimento e la memoria.

A livello del sistema gastro-intestinale, la serotonina è responsabile anche della formazione delle ossa. La serotonina è comunemente nota come ormone del buonumore. Buoni livelli di serotonina nel sangue sono compresi tra 101 e 283 ng/ml. Li potrete controllare grazie alle analisi del sangue. La carenza di serotonina può causare depressione, attacchi di panico, emicrania, ipertensione e insonnia. Come fare per stimolare la serotonina e per incrementarne i livelli presenti nel nostro organismo, se dovessero risultare troppo bassi?



1) Cibi ricchi di triptofano
Il nostro organismo produce la serotonina a partire dal triptofano, una sostanza che possiamo assumere attraverso l'alimentazione. Tra gli alimenti di origine animale che contengono triptofano troviamo uova, latte e latticini, carne e salmone. Per quanto riguarda i cibi vegetali, il triptofano è presente in alga spirulina disidratata, semi di soia, semi di sesamo e di girasole, cacao, cioccolato fondente, patate, banane, riso, cereali integrali, verdure a foglia verde, noci e mandorle.


2) Cibi ricchi di serotonina
Vi sono poi alcuni alimenti che rappresentano delle vere e proprie fonti di serotonina. Tra di essi i più famosi sono il cacao e il cioccolato fondente, ma dobbiamo ricordare anche noci, kiwi, ananas, ciliegie visciole, pomodori, banane e prugne.


3) Integratori di serotonina
Gli integratori di serotonina sono sicuri? Come per qualsiasi tipo di farmaco o integratore, anche la
serotonina andrebbe sempre assunta sotto controllo medico. Meglio non affidarsi mai al fai-da-te,
poiché all'assunzione di integratori di serotonina possono essere legati alcuni effetti collaterali da non sottovalutare, dall'eccessiva sonnolenza fino ad una vera e propria
sindrome da serotonina, con ansia, febbre e irrequietezza.


4) Griffonia
La griffonia è una leguminosa che viene utilizzate a livello erboristico come aiuto completamente
naturale per incoraggiare l'incremento dei livelli di serotonina. Si tratta di un vero e proprio rimedio
naturale contro il malumore. I preparati erboristici a base di griffonia possono contenere anche
passiflora e melissa. La griffonia contiene una sostanza specifica:
 il 5-idrossitriptofano, un precursore della serotonina.

5) Evitare la caffeina
La caffeina è considerata un vero e proprio soppressore della serotonina. La sensazione di benessere
che una tazzina di caffè è in grado di regalare, sarebbe dunque soltanto temporanea. Se i livelli di
serotonina risultano bassi, potrebbe essere utile evitare di bere caffè
e bevande energetiche ricche di caffeina.

6) Evitare i carboidrati semplici
Ai carboidrati semplici, come pane bianco, riso bianco, dolci e snack da forno industriali, è bene
preferire i carboidrati complessi, cioè quei cibi composti da cereali integrali, come pane, pasta e riso
integrali. L'assunzione di carboidrati complessi, con particolare riferimento ai cereali integrali, sarebbe in grado di incrementare i livelli di serotonina.

7) Omega 3
Gli omega 3, secondo un'ipotesi avanzata dal mondo scientifico, potrebbero influire sulla funzionalità della serotonina nel cervello. In alcune persone i bassi livelli di serotonina potrebbero essere
accompagnati da bassi livelli di omega 3 e dei loro precursori. Tra le fonti di omega 3 non troviamo
soltanto il pesce, ma anche noci, semi di lino e olio di lino.


8) Sport
L'attività fisica regolare e lo sport sano vanno sempre di pari passo con la buona salute. La si dovrà
eseguire senza sforzi eccessivi, in modo che possa regalare al corpo una vera sensazione di
benessere. Il nostro organismo rilascerà serotonina
e ci permetterà di svolgere i nostri allenamenti nel completo comfort.

9) Lunghe camminate
Chi non si sente portato per lo sport, non deve rinunciare all'attività fisica. Per sentirsi meglio sono
sufficienti 30 minuti di camminata al giorno, magari all'aria aperta, in un parco, per incrementare la
sensazione di benessere e di relax. Le camminate e l'esercizio fisico aiutano ad incrementare i livelli di triptofano e quindi di serotonina.

10) Yoga e meditazione
Lo stress può influire sui livelli di serotonina. Quali sono i migliori antidoti allo stress? Oltre ai massaggi rilassanti e alle lunghe passeggiate nel verde, troviamo lo yoga e la meditazione, pratiche molto antiche che ancora oggi assicurano di mantenere a lungo uno stato di benessere. Anche la scienza lo ha confermato: lo yoga e la meditazione sono davvero efficaci contro ansia, stress e depressione, e ci aiutano a ritrovare il buonumore.

Inoltre, non sottovalutate mai il potere di un abbraccio o di un semplice sorriso.

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SEROTONINA DOVE è E DOVE SI TROVA
http://cipiri3.blogspot.it/2018/03/serotonina-cose-e-dove-si-trova.html



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sabato 19 dicembre 2015

Salute 2016


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martedì 28 luglio 2015

Come Far Lievitare il Punto G



Altro che Viagra per donne, il segreto del piacere femminile è una questione di mitico punto G. Lo sanno bene le francesi che utilizzano iniezioni di acido ialuronico non solo per le rughe, ma anche per gonfiare un punto poco sopra la leggendaria zona del piacere e intensificare le sensazioni durante il rapporto sessuale. A riportare la notizia è il C... Magazine. Pioniere della pratica Oltralpe sarebbe la ginecologa Marie Claude B. che definisce l'operazione breve e indolore. I prezzi?




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mercoledì 2 aprile 2014

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domenica 10 novembre 2013

Come fare il detersivo casalingo


Ecco la mia ricetta per fare il detersivo casalingo che nulla ha da invidiare a quelli comperati al supermercato. Anzi, semmai il contrario…vista la differenza di prezzo!

Vi serve un bel pentolone grande, all’interno del quale dovrete riscaldare 4 lt di acqua, quasi fino all’ ebollizione. Dopo aver spento il gas si aggiunge un sapone di marsiglia di qualsiasi marca vogliate (anche quello che costa poco va benissimo e ne basta uno sui 300 gr – se avete quello da 250 g va bene lo stesso, ma mette un mezzo litro d’acqua in meno per essere sicure, che ad aggiungere si fa sempre in tempo!).

Un’alternativa semplice al detersivo commerciale in polvere per lavatrice che è altamente inquinante non solo per l’ambiente ma anche per la nostra pelle è davvero facile ed economica.

Esistono anche quelli biologici oppure più eco o green, ma devo ammettere che non costano pochissimo, quindi dopo vari esperimenti sono approdata a questa ottima soluzione:

- 300 gr di sapone di marsiglia , il panetto in commercio, meglio quello ecobio a questo punto, visto che dobbiamo metterci energia umana e impegno, facciamolo bene! Io utilizzo il sapone che faccio in casa.

- 150 gr di percarborato di sodio, che si trova anche questo nei negozi specializzati bio, costicchia non poco anche questo, la soluzione economica ma meno etica è utilizzare la soda solvay, che si trova nei supermercati a basso costo, da non confondere con la soda caustica;

- 150 gr di bicarbonato di sodio

Grattugiare con la grattugia del grana il panetto di sapone e aggiungere gli altri due ingredienti, mescolare per bene e utilizzarne 2-3 cucchiai da tavola direttamente nell’oblò della lavatrice a temperatura desiderata.

Ottimo anche per bianchi e colorati!

Il consiglio che mi sento di darvi è di fare queste operazioni la sera, così da lasciare riposare il tutto la notte intera (con il coperchio sopra). La mattina poi frullate con un quasliasi mixer e otterrete un detersivo liquido in tutto e per tutto. Io normalmente lo imbottiglio nei bidoncini da 5 lt dell’acqua che utilizzo per il ferro da stiro.

Come lo utilizzo?

Di solito ne metto due cucchiai dentro la vaschetta dosatrice della lavatrice. Non solo pulisce che è una meraviglia ma inquina meno e non dà allergie alla pelle. Inoltre, se avete i bianchi (solo bianchi) provate a lasciarli in ammollo tutta la notte…la mattina continuate il lavaggio e vedrete! Vi usciranno bianchi come la carta. E per ammorbidente? Semplice, utilizzo solo l’aceto. Per farvi capire, io con una bottiglia di aceto da nemmeno 1 euro vado avanti una ventina di giorni. Va bene sia per la biancheria bianca che colorata a qualsiasi temperatura. Ma uso l’aceto anche per il pavimento e per le superfici della cucina perchè è un antibatterico naturale!

Tornando al detersivo, tenete presente che il composto ottenuto diventa poi una poltiglia densa; quindi, quando lo mettete nella vaschetta del detersivo spingetelo dolcemente dentro altrimenti rimane intero e rischia di non scendere giù nel cestello.

Per chi invece vuole metterlo direttamente nell’oblò oppure ha la vaschetta dosatrice al suo interno, consiglio di mettere i soliti due cucchiai di detersivo dentro un bicchiere e diluirlo lì con dell’acqua tiepida; a questo punto, una volta mischiato il tutto, potrete versarlo nella vaschetta o direttamente nell’oblò.

Se vorrete usare anche l’aceto come ammorbidente naturale riempite normalmente fino al segnetto la vaschetta dell’ammorbidente e se volete un pò di profumo .

DAL WEB , GRAZIE MARINA
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giovedì 7 novembre 2013

salutepiu: Come Proteggersi dalla Negatività

Come Proteggersi dalla Negatività


Quando si parla di negatività, occorre avere una mappa chiara, semplice e il più concisa possibile in modo che tu sappia esattamente come comportarti con le persone negative e la negatività presente intorno a te (e a volte anche dentro di te).

La prima considerazione da fare è sicuramente scontata ma è giusto dirla:

“più stai alla larga dalle persone negative e meglio è” ma questo qua ovviamente lo sapevamo già... leggi tutto   ...

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lunedì 17 giugno 2013

COME GUADAGNARE VISITANDO SITI


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martedì 16 aprile 2013

Ludopatia come la tossicodipendenza

Ludopatia come la tossicodipendenza

L'altra domenica ho guardato il calcio in tv assieme ai miei figli e ai loro amici. A un certo punto, durante la partita (della Roma), alcuni di loro hanno sfilato dalle tasche certi bigliettini (tipo scontrini del supermercato), e si sono confrontati febbrilmente su chi avesse azzeccato i pronostici e chi no.
Ho registrato sbadatamente l'episodio, assimilandolo al rito delle fatidiche schedine che compilavo assieme ai miei amici nei pomeriggi del sabato, tanti anni fa, quando ricopiavamo cifre con la penna biro sulle tre colonne, fantasticando su vincite strepitose che non si sono mai verificate.
A mente lucida, finita la partita, ci ho riflettuto meglio. Ho realizzato che qualcosa non funzionava, in quella storia dei biglietti. La maggior parte degli amici dei miei figli sono minorenni, e nonostante questo avevano fatto chissà come regolari scommesse in alcune ricevitorie ufficiali. Com'era potuto accadere? Ho pensato, allora, che qualcosa di grave sta accadendo, riguardo alle scommesse, ed è così. In realtà il fenomeno delle scommesse è diventata una cosa talmente seria che il Ministro della Sanità ha inserito la ludopatia, ovvero dipendenza da gioco d'azzardo, tra i livelli essenziali di assistenza (Lea).
I Lea sono servizi e prestazioni garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale su tutto il territorio nazionale con DPCM del 29/11/2001, in base ad un accordo tra Stato e Regioni, consultabile sul sito del Ministero della Salute. L'elenco dei Lea viene aggiornato man mano che si evidenziano nuove patologie, quando queste ultime vengono formalmente riconosciute come tali, e possono perciò usufruire delle cure gratuite da parte del Ssn. Qualche mese fa, la ludopatia è stata inserita assieme a 110 malattie rare nei Lea, assieme alle broncopatie croniche ostruttive medie e gravi (patologia tipica dei fumatori), alle patologie renali croniche, e ad altre patologie.
L' art 5 del DDL 13/9/2012 n°158 inserisce la prevenzione, la cura e la riabilitazione dalla ludopatia nell'ambito dell'attività riabilitativa sanitaria e sociosanitaria alle "persone affette da dipendenze patologiche o comportamenti di abuso di sostanze", fin qui previste solo per la dipendenza da droga e alcool. Le prestazioni a beneficio dei malati da gioco d'azzardo verranno rese nei Sert (Servizi per le Tossicodipendenze), Centri Diurni ecc, gli stessi che accudiscono i tossicodipendenti e gli alcoolisti. La dipendenza e i danni, infatti, non sono meno gravi.
La trappola è a portata di mano, al bar, in tabaccheria e adesso anche sul cellulare dice lo psicologo Cesare Guerreschi fondatore della Società Italiana interventi sulle patologie compulsive e autore del libro "Non è un gioco. Conoscere e sconfiggere la dipendenza da gioco d'azzardo" (San Poalo Editore). Spesso la persona predisposta al gioco compulsivo vive un malessere, tende alla depressione e, nel gioco, trova una gratificazione. Inoltre, continua Guerreschi, premesso che il problema si innesca in un lungo arco di tempo non se ne esce da soli, bisogna chiedere aiuto. I trattamenti consistono in trattamenti di gruppo, individuali e qualche volta con l'aiuto di farmaci. Sempre sotto la guida di specialisti ovviamente!
Quanti "ludopatici" si contano oggi in Italia? Sempre secondo il Ministero della Salute, i malati di gioco d'azzardo, in Italia sono 700.000, di cui 300.000 patologici. Nel 2011, secondo i dati della Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, sono stati in trattamento per gioco d'azzardo patologico 4687 soggetti, per un costo sul SSN pari a quasi 1 milione di euro.
Rapportando questa cifra a tutti i ludopatici patologici il costo per il trattamento oscillerebbe tra i 60 e i 140 milioni di euro, farmaci esclusi. Stiamo parlando solo del gioco legale, ovvero una percentuale minima di quello complessivo. Per controbilanciare queste spese, lo Stato, secondo la Ragioneria Generale dello Stato, ha incassato dal Lotto e affini 12,345 milioni di euro nel 2011, e prevede di incrementare le entrate, al netto da vincite e spese, a 14,504 milioni entro il 2013. Esiste poi un mercato parallelo, ancorché legale. Quello on line. Se digitate su Google "Giochi d'azzardo on line", troverete 825.000 siti; "Casinò on line" ne troverete 206.000.000, e per "scommesse on line" 1.620.000.
Il gioco d'azzardo on line, come spiega il sociologo Maurizio Fiasco in un'intervista al settimanale Famiglia Cristiana (n°51 16/12/2012 a pg 36), prolifera anche grazie al fatto che lo Stato, pur di incrementare il business, ha abbassato il prelievo fiscale allo 0,53% sul poker on line e allo 0,61% sul casinò on line. A fine 2012, gli italiani hanno speso nel gioco circa 100 milioni di euro, di cui il 25% solo con i giochi on line, di cui lo Stato incasserà solamente 375mila euro.
Eppure giocare on line è dannatamente pericoloso: porta rapidamente a dipendenza, dato che è possibile farlo anche tramite un cellulare, in qualsiasi momento della giornata, in qualunque posto e situazione. Anche se tutti i siti suggeriscono per obbligo legale di giocare "con moderazione", gli ammonimenti e gli sbarramenti sembrano fittizi. A cosa serve avvertire del fatto che per scommettere bisogna avere 18 anni, se poi nessuno effettuerà una verifica reale sull'età del giocatore? A un minorenne basta rubare il numero della carta di credito di un suo genitore, e calcolare on line il suo codice fiscale e il "gioco" è fatto, in senso metaforico e reale.
Eppure nessuno approfondisce le conseguenze micidiali della strategia di comunicazione adottata da quei siti. Alcuni sono addirittura sponsor di squadre di calcio di serie A, hanno come testimonial campioni di fama, "idoli" dei nostri figli, producono magliette ed altri gadgets. Sono le solite contraddizioni e ambivalenze di uno Stato che, se da un lato spende danaro per protegge i cittadini dai danni del gioco, dall'altro lucra sulle scommesse, ed elabora strategie sempre più invoglianti per diffondere il vizio.
Esattamente come se da un lato guadagna sul consumo di tabacco, dall'altro spende danaro per curare i malati di broncopatia cronica ostruttiva. Una lucida follia? Che senso ha? Come uscirne? Prendendo atto innanzi tutto, come genitori, contribuenti e cittadini, che quello d'azzardo è un gioco nel quale si perde sempre e tutti, e nel quale, salvo chi ci specula, non vince mai nessuno. Sicuramente non lo Stato, e tantomeno i nostri di figli, anche quando azzeccano i risultati.
Sarebbe bello se, business o no, la pubblica amministrazione, nell'interesse collettivo, in quello della salute pubblica e dei bilanci della sanità, invece di investire danaro in trattamenti lunghi e costosi e spesso destinati al fallimento, trovasse il coraggio di sostituire le pubblicità del gioco d'azzardo con efficaci campagne di prevenzione, così com'è avvenuto, con ottimi risultati, per il fumo. Le campagne sugli stili di vita e la tutela della salute, a mio avviso, dovrebbero attrezzarsi per sedurre lo stesso target di consumatori manipolati dai venditori di tabacco, fumo e alcool: i nostri figli, che sono il bersaglio più facile e più redditizio preso di mira dai produttori. Trovare il linguaggio giusto per colpirli e aiutarli a difendersi, per prevenire, credo funzionerebbe meglio di certe soluzioni che suonano come sparate. Come quella di allontanare i videopoker di almeno 500 metri dalle scuole, quasi non esistessero mezzi di trasporto o mappe per raggiungere i luoghi della trasgressione.
Personalmente, come padre e cittadino, dinnanzi all'inerzia amministrativa che ha permesso il dilagare patologico del gioco, non posso che sperare nelle donne. Se davvero vedranno aumentare la loro rappresentanza nella prossima Legislatura, se porteranno il valore aggiunto del buon senso nella politica e nell'amministrazione, anche in questo campo io credo che le generazioni più giovani saranno finalmente più tutelate. Spero sinceramente che se ne prenderanno cura. Contiamo su di loro e sulla loro sensibilità per questi temi. Sicuramente tutti quelli che hanno "lavorato" fino ad ora hanno fallito!

 DI Carlo Eugenio Vitelli per http://www.huffingtonpost.it/

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2013/05/no-slot-ludopatia-una-trappola-per-tutti.html


No slot : Ludopatia una trappola per tutti

Ludopatia come la tossicodipendenza

Ludopatia come la tossicodipendenza



Le macchinette vlt, le cosiddette “video lottery”, evoluzione delle slot-machine presenti nelle sale giochi e sempre più numerose nelle nostre città, pagano al fisco circa il 3 per cento in termini di tassazione fiscale. Sul pane si paga una tassazione del 4 per cento pieno.... continua a leggere QUI




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mercoledì 25 agosto 2010

Come curare i capelli dei bambini


Prendersi cura dei bambini non è sempre facile,

 ma anche lavare e tagliare i capelli

 per loro può diventare un gioco divertente.

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Lavare i capelli ai bambini può essere un momento piacevole, oppure una sorta di tortura medioevale, molto dipende dalla sensibilità e dalla pazienza del bambino: alcuni stanno buoni, sorridono e non si lamentano, altri invece gridano e si dibattono come piccoli cuccioli presi in qualche trappola diabolica. Ecco allora qualche consiglio su questo momento “catartico” che ogni giorno noi genitori ci troviamo ad affrontare più o meno serenamente. Senza pensare all’altro momento, quello dedicato al taglio, anche questo vissuto in due modi diversi, o piacevolmente oppure in modo assolutamente e decisamente stressante.
Bambini sotto l’anno di età
In questo caso il taglio è spesso superfluo, alcuni bimbi nascono senza neanche un capello, altri con così pochi che prima dell’anno non è necessario usare forbici e forbicine, mentre per certi già dalla nascita si presenta una piccola testa con una capigliatura diciamo importante. In quest’ultimo caso, prima dell’anno a volte può essere utile affrontare il taglio, magari anche solo del ciuffo, che svolazzante inizia a dare fastidio soprattutto durante l’ora della pappa. L’accorciamento si effettua solitamente sulla nuca, sulla fronte e sulle tempie. Se il bimbo ha pochi mesi è meglio farlo sdraiare sul fasciatoio a pancia in giù,usare un paio di forbicine a punta arrotondata, passare il pettino bagnato sui capelli e procedere con molta tranquillità e concentrazione al taglio. I capelli vanno tenuti tra l’indice e il medio, proprio come avrete visto fare centinaia di volte dalla vostra parrucchiera.
Se proprio l’impresa di tagliare i capelli risultasse difficile l’opzione di tagliarglieli “di nascosto” durante il sonnellino sarà da considerare; non avendo generato Sansone non correrete nessun rischio!
Lo shampoo a questa età è bene unirlo al bagnetto, cercate di far inclinare la testolina all’indietro per evitare che l’acqua possa entrargli nelle orecchie o negli occhi e innervosirlo. Usate prodotti delicati, con pochissima schiuma, antilacrime, diluiti nell’acqua e massaggiati delicatamente. Per eliminare gradualmente la crosta lattea usate shampoo molto oleosi.


Dai 12 mesi ai 5 anni di età
Il taglio di capelli è sempre da effettuare con la massima attenzione, cercando di inumidire il più possibile i capelli prima del taglio, o dopo averli lavati e asciugati molto bene. Partite, con in mano il pettine, dai lati della testa, per poi passare alla parte posteriore e per ultima la parte anteriore della testa, seguita dalla frangia, se c’è. Per distrarli dategli un libricino o fategli vedere un cartone, a volte anche la tv può essere utile.
Per lo shampoo è bene sapere che, crescendo, il bambino dovrà essere sempre più portato verso l’autonomia, che in questo caso può essere rappresentata dal dare nella mano del bambino qualche goccia di shampoo quando si trova nel bagnetto o sotto la doccia, per fargli massaggiare da solo la testa, complimentandosi e lodandolo per la perfetta riuscita. Non badate alla schiuma e agli schizzi d’acqua in giro per il bagno, l’importante è che si diverta e soprattutto si lavi il più possibile da solo.
Dai 5 anni in su
Il procedimento per il taglio è sempre il medesimo, la tecnica ovviamente non cambia, le bimbe ameranno sempre di più questo momento perché, se paragonato a ciò che la mamma fa dal parrucchiere, si sentiranno anche loro “piccole donne”. Per il taglio ricordarsi sempre di avere a portata di mano del borotalco o della cipria, utile per eliminare i capelli appiccicati.
La pazienza, da parte della mamma o del papà, dedicata a compiere queste azioni è sempre di importanza fondamentale: se siamo noi i primi a spazientirci, ad arrabbiarci, a non vedere l’ora che sia finita, sicuramente trasmetteremo queste sensazioni negative e una buona dose di tensione anche ai bambini, che come si sa già fin dalla nascita sono provvisti di speciali antenne e sanno leggere dentro il nostro animo più di quanto noi possiamo immaginare. Armatevi quindi di pazienza e di una buona dose di umorismo e di giocosità e anche questo momento, come gli altri della giornata, andranno bene. Parola di mamma di gemelli!

   
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