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lunedì 26 novembre 2012

fumare fa male al cervello


 Composizione di una sigaretta:
1. Uscita del fumo principale
2. Materiale filtrante (carbone attivo ed altri)
3. Adesivo
4. Fori di ventilazione (non sempre presenti)
5. Inchiostro
6. Adesivo
7. Uscita del fumo secondaria
8. Filtro
9. Carta del filtro
10. Tabacco e additivi
11. Carta
12. Punto di combustione e ceneri

La rivista - Age and Ageing, journal che pubblica studi commissionati sulla tematica delle cause esterne che possono portare all’invecchiamento cognitivo, ha pubblicato uno studio condotto da Alex Dregan del King’s College di Londra su quali siano i fattori di rischio cardiovascolare sul cervello, (come per esempio la pressione alta, l’obesità ed il fumo).
Lo studio - Studiando i vari fattori e la loro incidenza sulla salute del cervello, è emerso che vi è un consistente legame tra fumo e declino cognitivo. Dopo aver studiato le abitudini di 8.800 persone con più di 50 anni per oltre 8 anni, sono riusciti a dimostrare che fumare fa marcire il cervello, danneggia le capacità di apprendimento, ragionamento e la capacità di immagazzinare informazioni (dunque anche la memoria).
Il confronto - Misurando le funzioni cognitive di ciascuna persona nel corso del tempo con test specifici e dati incrociati è stato confermato questo legame che già in un recente studio di Severine Sabia della University College di Londra secondo il quale il legame era solo per soggetti di sesso maschile. Secondo la ricerca condotta da Sabia il cervello dei maschi fumatori invecchia molto più rapidamente di quello dei loro coetanei che non fumano. Facendo una media il cervello di un uomo fumatore è circa 10 anni più vecchio rispetto a quello di una persona di pari età anagrafica non fumatrice.
I consigli - Vedendo anche i risultati raggiunti da questo studio, Alex Dregan ha dimostrato che il fumo accellera il declino cognitivo più dell’ipertensione. Lo stesso Dregan consiglia un cambiamento allo stile di vita: “Abbiamo bisogno di rendere le persone consapevoli della necessità di apportare alcuni cambiamenti allo stile di vita per evitare la perdita delle capacità mentali”.

Scritto da  Mathew Myladoor

Fumare troppe sigarette 

raddoppia il rischio di emorragia cerebrale


Non sapete resistere al fascino della ‘bionda’ e vi ritrovate a fumare più di 20 sigarette al giorno? Ebbene, attenzione! Così, raddoppiate le probabilità di incorrere nell’emorragia cerebrale in seguito alla rottura di un aneurisma.

Ad arrivare a questa importante conclusione è stata la Seoul National University Hospital, attraverso uno studio pubblicato sul ‘Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry’.

Sono stati presi come ‘campione’ un gruppo di 426 pazienti con sanguinamenti al cervello, e sono stati posti a paragone con un gruppo di 426 individui sani.
Quelli che fumavano più di 20 sigarette al giorno avevano più del doppio delle probabilità di incorrere in rottura di un aneurisma cerebrale, rispetto a quelli che non avevano mai fumato. Il rischio di aneurisma, in chi decide di smettere di fumare, scompare solamente dopo 10-15 anni.
Ecco quanto riportato da 'La Stampa':
"Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori coreani e ha preso in esame 426 casi di emorragie cerebrali, o emorragia subaracnoidea, registrati negli ospedali coreani. Insieme a questi, sono stati presi in esame altrettanti dati riguardanti 426 persone che non erano stati vittima di emorragia e che facevano in questo caso da gruppo di controllo.
I partecipanti allo studio avevano un’età media di 50 anni. Di questi, i ricercatori hanno analizzato lo stile di vita, l’eventuale abitudine al fumo e la storia medica. Le informazioni dettagliate ottenute hanno subito permesso agli autori di constatare che tra chi aveva subito un’emorragia cerebrale vi era un numero maggiore di fumatori. Allo stesso modo erano in numero significativo coloro che avevano alle spalle una familiarità di ipertensione o ictus.
Tra le vittime della rottura di aneurisma, quasi il 38% erano fumatori; tra chi apparteneva al gruppo di controllo vi erano stati in seguito casi di emorragia in circa il 24%.
I dati, scremati dei fattori confondenti come per esempio la storia familiare, il peso corporeo, lo stress, l’orario di lavoro e l’assunzione di sale, sono risultati comunque a sfavore dei fumatori che continuavano ad avere tre volte più probabilità di subire un’emorragia cerebrale, rispetto ai non fumatori.
Vi sono comunque speranze e buone notizie per chi invece ha smesso o intende smettere di fumare: in questo caso, secondo lo studio, il rischio di rottura dell’aneurisma scende del 59% dopo cinque o più anni dalla cessazione, allineandosi a quello di chi non fuma.
Tuttavia, avvertono i ricercatori, il fumo può provocare danni permanenti alla struttura delle arterie che rimangono a rischio rottura aneurisma anche dopo aver smesso di fumare, per cui la soluzione migliore resta sempre quella di non fumare proprio".
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