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mercoledì 16 ottobre 2019

Psichiatri Usa contro Trump


Psichiatri Usa contro Trump


Sta mettendo a rischio
 la sicurezza nel mondo

Non lo dicono più solo i suoi avversari politici, i membri del Partito Democratico statunitense e i ragazzi delle strade nordamericane che manifestano contro la sua politica pro-suprematisti. Il presidente Donald Trump «è un chiaro e reale pericolo per il mondo, e non ci vuole più uno psichiatra per riconoscere gli allarmanti modelli di comportamento impulsivo, 
sconsiderato e narcisistico che assume».

Questa è una delle frasi chiave di una lettera spedita da un gruppo di medici e psichiatri al Congresso americano, per spiegare, e forse anche per svegliare, i suoi rappresentanti: Donald Trump è alarming, allarmante, reckless, sconsiderato e ha un narcissistic behaviour, un comportamento narcisistico. La lettera è stata spedita ad entrambi i rappresentati dei partiti, sia quello Democratico che quello Repubblicano. Secondo il parere degli psichiatri e dei medici, Donald Trump è instabile, soffre di disturbo narcisistico, non è capace di alcuna empatia. 
In una sola parola – scrivono gli scienziati – è un «pericolo».

Questo responso via lettera arriva nel momento in cui i titoli d’apertura dei maggiori quotidiani americani riguardano «le preoccupazioni bipartitiche e il dibattito acceso sulla salute mentale del presidente», scrive Usa Today. Ma, specialmente dopo la richiesta dei democratici, che hanno promosso la creazione di una «cross-party Oversight Commission on Presidential Capacity», una commissione bipartitica per la sorveglianza della capacità presidenziale, ovvero un team medico che diventerebbe responsabile della salute mentale e fisica del presidente
 dello Stato con l’arsenale più letale del mondo.

La prima voce ad alzarsi è stata quella di Jamie Raskin, un membro del Congresso del Maryland, e sono sempre più quelli che lo appoggiano. Raskin ha promosso la creazione del team medico e il giudizio della commissione potrebbe forzare Trump a lasciare la Casa Bianca se “unfit”, inadatto al ruolo. La creazione della commissione medica che determinerà lo stato della capacità fisica e mentale del presidente è prevista dal venticinquesimo emendamento della Costituzione statunitense, ratificata 50 anni fa, ma fino ad ora nessuno vi ha mai fatto ricorso.

Questo dibattito che sta scuotendo la società americana si è intensificato negli ultimi giorni, mentre Trump visitava i suoi elettori in Arizona, a Phoenix. Da quel palco, commentando la proposta del suo Congresso, Trump non ha detto niente di nuovo: è tutta roba fatta dai media disonesti, dai maledetti media disonesti, damned dishonest media.

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venerdì 18 maggio 2018

Staminali sono il Viagra contro Impotenza



 Gli scienziati del Centro danese per la medicina rigenerativa ritengono di aver messo a punto un nuovo trattamento contro la disfunzione erettile a base di queste cellule: un'iniezione alla base del pene sembra in grado di rinvigorire i nervi e i vasi sanguigni dell'organo sessuale, rendendolo anche più grande, risultato che i farmaci non hanno mai raggiunto finora.

La stampa britannica riporta che la ricerca, di cui si saprà di più in occasione del congresso della Società europea per la riproduzione umana e l'embriologia (Eshre) a Barcellona nel mese di luglio, è stata finora indirizzata solo a uomini che hanno avuto la rimozione della ghiandola prostatica a causa del cancro. Una condizione che può causare la degenerazione dei nervi e dei vasi sanguigni nel pene, facendolo restringere e perdere la sua funzione sessuale.

Soren Sheikh, direttore della struttura scandinava, ha detto che i pazienti hanno riconquistato le capacità di erezione per più di un anno, ma saranno necessari studi più ampi per garantire la sicurezza e l'efficacia anche più a lungo termine del nuovo trattamento.

leggi anche

Fake News su Sesso e Fertilità
Il ciclismo non causa problemi di erezione e infiammazione alla prostata",
sentenziano gli esperti. "La buona notizia per gli amanti delle due ruote ...
http://cipiri8.blogspot.it/2018/05/sesso-fertilita-e-fake-news.html




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martedì 8 luglio 2014

Contro le Zanzare ecco 5 Piante per Allontanarle



Contro le zanzara ecco 5 piante per allontanarle

Le zanzare in estate popolano le nostre nottate? Teniamole lontane in modo naturale con le piante.
Alcune di queste sono anche utili per calmare il prurito da puntura.

Oltre al caldo torrido, l'estate porta con se un'altro "effetto collaterale" che tutti ben conosciamo: le zanzare. E se di giorno la nostra battaglia è contro le odiose zanzare tigre, di notte siamo tormentati dalla specie più comune e fastidiosa, che ci pungola con il suo ronzio e con le sue pizzicate pruriginose.
 Come fare quindi a tenerle lontane, o quantomeno a non patire il prurito post puntura?
Grazie a 5 piante miracolose, nemiche delle nostre sgradite ospiti.

Citronella - Diciamo che questo è un vero classico, tanto che normalmente l'essenza di questa pianta viene usata per spray e candele che tengono lontane zanzare e pappataci. Tuttavia, chi ha un bel giardino, può piantarla senza problemi contando anche sulla sua estetica adattabile a qualsiasi stile, fatta di cascate verdi di foglie dal profumo inconfondibile.

Calendula - Una bella pianticella di Calendula vale la pena tenerla sul balcone vicino alla finestra per allontanare le fastidiose zanze. Questa pianta contiene infatti una sostanza chiamata piretro, che è un anti-insetto naturale. In più l'essenza di Calendula è l'ingrediente principale delle creme lenitive, quindi è nostra alleata anche per attenuare rossori, irritazioni e pruriti.

Geranio - Oltre ad essere uno dei fiori più apprezzati per adornare giardini e balconi, il Geranio possiede anche proprietà repellenti indiscusse. Puntate sulle varietà più profumate, come il Pelargonium odoratissimum o il Pelargonium grandiflorum, che con il loro odore aiutano a non farci molestare dalla zanzara comune e anche dalla più feroce zanzara tigre.

Erba Gatta - Vi stupiamo con effetti speciali. Eh si, perché anche l'erba gatta ha proprietà anti-zanzara. Lo studio sugli effetti repellenti è relativamente recente: nel 2001 i ricercatori dell'Università dell'Iowa hanno visto che per cause ancora sconosciute, le zanzare non gradivano appoggiarsi su materiali trattati con un componente attivo di quest'erba. E in effetti in America molti la strofinano sulla pelle per avere una protezione anti-insetto e la cosa pare funzionare egregiamente.

Incenso - Anche la pianta dell'incenso è da annoverare fra quelle più sgradite alle zanzare fameliche. Si può tenere in vaso e quindi può essere posizionata ovunque in casa. Il suo odore ha il potere di stordire e allontanare i fastidiosi insettini a caccia di sangue, lasciandoci più tranquilli quando siamo seduti in veranda o schiacciamo un sonnellino a letto.

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SITO INTERNET
CHE SI PROPONE DI 
ESPANDERE
IL 
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IMAGO
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LA 
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lunedì 3 marzo 2014

Video shock contro il fumo


Video shock contro il fumo

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Un semplice esperimento per mostrare l'effetto che fa un pacchetto di sigarette al giorno per 20 giorni. E il risultato è sorprendente

Il video, prodotto dal giapponese Samimy, sta girando sui siti di mezzo mondo.

Grazie a un aspiratore viene prelevata e trasformata in liquido la quantita di condensato, o catrame, presente nelle sigarette. Una volta fatto bollire il miscuglio ed evaporata l'acqua, ecco cosa rimane...
IO HO SMESSO DI FUMARE
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martedì 8 maggio 2012

Dalle api, un'arma contro i tumori



Dalle api, un'arma contro i tumori

la propoli,

ha un principio attivo 

in grado di fermare la crescita del tumore.



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 Lo studio

La propoli è una sostanza resinosa elaborata dalle api che serve per isolare e proteggere l’alveare. Ha proprietà sfruttate da secoli in medicina popolare contro i malanni della stagione fredda come raffreddori, mal di gola, o allergie e altri disturbi.

Oggi, però, la propoli è stata oggetto di uno studio che la eleva al rango di rimedio antitumorale. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Cancer Prevention Research e riportano gli effetti dell’estratto di propoli a base di estere feniletilico dell’acido caffeico (o CAPE) sul cancro della prostata in modelli animali.
I ricercatori, guidati da Richard B. Jones, assistente professore al Ben May Department for Cancer Research e l’Institute for Genomics and Systems Biology, hanno così scoperto che trattando i topi con il CAPE, il tumore alla prostata si riduce.
«Se si alimentano giornalmente i topi con il CAPE, i loro tumori smetteranno di crescere. Dopo parecchie settimane, se si interrompe il trattamento, il tumore inizia a crescere di nuovo al suo ritmo originale – spiega Jones – Così non si uccide il cancro, ma fondamentalmente si potrà bloccare a tempo indeterminato la proliferazione del cancro alla prostata».

Il test è durato 6 settimane, e ha mostrato che nei topi con cancro della prostata umano vedevano ridurre il tasso di crescita del volume del tumore della metà. Tuttavia, come accennato, quando il trattamento con il CAPE è stato interrotto la crescita del tumore è ripresa alla velocità iniziale.
In questo, i ricercatori vedono un’attività in grado di bloccare la divisione cellulare, piuttosto che un’azione atta a uccidere le cellule cancerose. Da qui, la possibilità di tenere a bada la crescita del tumore in modo da poterlo trattare con le cure tradizionali e avere maggiori probabilità di successo.

«Pare che il CAPE interrompa sostanzialmente la capacità delle cellule tumorali di avvertire che c’è del possibile nutrimento [per loro] – fa notare Jones – Si fermano tutte le segnature molecolari che suggerirebbero che questo nutrimento c’è, così le cellule non hanno più una risposta proliferativa alla nutrizione». In sostanza le cellule non crescono perché ritengono manchi a esse il nutrimento necessario.
Ecco dunque un altro rimedio naturale che potrebbe trovare il suo spazio nell’essere di complemento, molto utile, nella cura dei tumori.


La composizione della Propoli e le sue proprietà terapeutiche. 
La propoli è costituita essenzialmente da una miscela di composti di natura aromatica e fenolica arricchita da numerose sostanze molto eterogenee tra loro (acidi grassi, terpeni, aminoacidi, vitamine, sali minerali ecc.) la cui distribuzione percentuale è molto variabile in funzione delle stagioni, del tipo di vegetazione.
Questa notevole diversità della composizione della propoli rappresenta una delle maggiori difficoltà dal punto di vista applicativo poiché‚ rende difficoltosa ogni seria sperimentazione che ovviamente necessita di un prodotto di base il più omogeneo possibile. Per questo motivo i primi ricercatori che analizzarono la propoli si preoccuparono di dividere i principali costituenti della propoli in base alla loro solubilità in alcool etilico ed etere di petrolio impiegati a temperature e concentrazioni differenti.
Secondo questa più schematica analisi la propoli risulterebbe costituita essenzialmente da resine, balsami e cere.
 

LA COMPOSIZIONE DELLA PROPOLI.

- 50-55% di resine e balsami (terpeni, polisaccaridi, acidi uronici,
acidi aromatici, aldeidi aromatiche, acidi ed esteri caffeici, ferulici
cumarici).
- 25-35% di cera (acidi grassi, ossiacidi, lattoni).
- 5-10% di sostanze volatili, di cui lo 0,5% di olii essenziali.
- 5% di polline, presente per cause accidentali.
- 5% circa di materiali organici vari tra cui i più importanti sono i flavonoidi (acido benzoico, ac. caffeico, ac. ferulico, alcool cinnamico, crisina,dimetossifiavoni galangina, isovanilina, isalpina, pinocembrina, pinobanksina, pronostrobina, vanillina, kemferide, etc ... ), minerali (alluminio, calcio, cromo, rame, ferro, manganese, piombo, silice, etc ... ), vitamine dei gruppo B (Bl, B2, B6, PP),
vitamina C ed E.

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L'estrema variabilità della composizione chimica della propoli si traduce nella pratica comune in una profonda diversità delle sue caratteristiche fisiche: colore, aroma e sapore.
A seconda delle fonti di raccolta il colore della propoli varia dal giallo-verde (prevalenza di pini) a rossastro (prevalenza di pioppi) fino a nero (prevalenza di betulle) con tutte le sfumature possibili tra i diversi colori. Cos'i anche l'odore intensamente aromatico muta in dipendenza delle sostanze resinose presenti. Lo stesso vale per il suo sapore che dal tipico acre-amaro arriva fino quasi a dolce.
La consistenza della propoli dipende invece dalla temperatura ambiente, dura e friabile a freddo la propoli diventa duttile appena la si manipola, e la sua malleabilità aumenta man mano che la temperatura si avvicina ai 30 C. A temperature superiori diventa appiccicosa e viscosa, a 65-70 C fonde.
Riscaldata a bagnomaria la propoli si separa in due fasi, in superficie emerge la fase liquido-cerosa mentre sul fondo precipita la fase viscoso-resinosa. La propoli risulta poco solubile in acqua; più efficace (ma siamo ancora lontani dal 1 00%) è la sua solubilità in alcool etilico, propilenglicole e polietiienglicole. Solventi più efficaci sono l'etere, l'acetone, il benzene e la trielina che però a causa della loro tossicità possono essere impiegati unicamente per la determinazione della qualità dei differenti tipi di propoli.
Tra i numerosi componenti della propoli il gruppo dei polifenoli o fiavonoidi (flavoni, fiavonoidi e fiavononi) è sicuramente la frazione più interessante e studiata per le sue proprietà.
I flavonoidi sono pigmenti vegetali, simili alle antocianine, la cui funzione nelle piante è ancora poco nota ma che con molta probabilità svolgono una duplice azione di protezione e di stimolo di fondamentali funzioni metaboliche come per esempio la respirazione. Di certo i flavoni si trovano in grande quantità sulle gemme delle piante dove esplicano un'efficace azione protettiva contro le avversità parassitarie e i rigori dell'inverno, azione protettiva che è ulteriormente accentuata dal rivestimento resinoso-ceroso delle stesse gemme.
 

La peculiarità della propoli, la cui principale fonte come sappiamo è costituita da materiali resinosi raccolti dalle api sulle gemme, risiede proprio nella grande ricchezza di flavonoidi che assicurano
alla propoli gran parte delle loro proprietà antimicrobiche. Secondo alcuni studiosi sovietici circa un terzo della frazione di propoli solubile in alcool etilico è costituito da composti di natura flavonoide, tra questi è stata identificata la galangina e la pinocembrina dotate di azione batteriostatica e la sakuranetina che presenta attività antifungina.
Oltre ai flavonoidi nella propoli si ritrovano altre sostanze di natura aromatica (fenoli, fenolacidi, alcoli e aldeidi con nucleo aromatico, ecc.) che presentano spiccate proprietà antimicrobiche come per esempio l'acido benzoico, e l'acido ferulico che con molta probabilità contribuiscono aviazione batteriostatica e battericida della propoli. Altri composti individuati nella propoli sono alcuni esteri dell'acido caffeico e lo xanterolo, tutti dotati di attività antifungina.
In passato la spiccata azione antibatterica e antifungina veniva assegnata a quel 0,5% di oli essenziali presenti nella propoli, ma oggi è stato provato come sono proprio i flavonoidi e in particolare
la galangina (di cui è ricca la propoli raccolta nei boschi di latifoglie) e la pinocembrina (presente soprattutto nella propoli proveniente dalle conifere) ad assicurare alla propoli le sue preziose proprietà antimicrobiche.


Le proprietà terapeutiche

Purtroppo non tutti i flavonoidi presenti nella propoli esplicano un'attività batterica evidente. Mentre la galangina e la pinocembrina inibiscono anche a basse concentrazioni la crescita di numerosi microorganismi altri flavonoidi risultano essere biologicamente meno attivi.
In conclusione si può affermare che i preparati a base di propoli se impiegati alle giuste concentrazioni presentano le seguenti proprietà.

Proprietà batteriostatiche e battericide

Numerose sperimentazioni  hanno dimostrato sia in vivo che in vitro la capacità della propoli in soluzione alcoolica alla concentrazione dal 10 al 20% di inibire lo sviluppo di vari ceppi batterici Gram positivi (Escherichia coli, Proteus vulgaris, Mycocter¡um tubercolosis, Bacillus alvei, B. alvei, B. larvae, B. subtilis e numerose salmonelle ). Tali proprietà possono essere più o meno evidenti a seconda della presenza nella propoli di acido benzoico, acido ferulico, galangina e pinocembrina le cui proprietà antibatteriche anche a basse concentrazioni sono da tempo note

Proprietà fungicide

I preparati a base di propoli sono risultati particolarmente attivi contro infezioni da Candida, saccaromiceti, tricofili, e microspori in grado di provocare numerose affezioni parassitarie (micosi) sull'uomo e gli animali. Tale azione sarebbe dovuta  alla presenza di acido caffeico, pinocembrina, pinobaucsina e benzii-p-cumarolo.
La propoli svolge azione fungicida anche nei riguardi di alcuni funghi che attaccano il mondo vegetale.

Proprietà antivirali

La Propoli svolge un'azione di inibizione nei confronti di alcuni tipi di herpers, il corona virus e circa 10 tipi di infezioni virali.
Tale proprietà sarebbe dovuta essenzialmente alla frazione idrosolubile della Propoli.
Proprietà cicatrizzanti
Da sempre la propoli è stata impiegata sottoforma di unguento come cicatrizzante grazie alla notevole capacità di stimolo della rigenerazione dei tessuti in caso di ferite e piaghe. 
Proprietà immunostimolanti 
L'impigo della propoli potenzierebbe l'azione dei vaccini (come quelli contro il tifo e paratifo) come evidenziato da numerosi studi effettuati sui vitelli.

Proprietà vasoprotettiva
Sempre grazie aviazione dei flavonoidi che costituiscono il cosiddetto 'fattore P' la propoli svolgerebbe un'azione di prevenzione della permeabilità e fragilità capiliare.

Proprietà antiossidanti e antiirrancidenti 
La presenza di fenoli consentirebbe l'impiego della propoli anche nella conservazione dei grassi e degli alimenti in genere in sostituzione degli additivi chimici.
Oltre a queste proprietà la propoli assunta per via interna migliorerebbe la secrezione dei succhi gastrici, è diuretica, favorisce l'assimilazione della vitamina C, funge da antisenile per l'effetto antiossidante e attivante dei complessi enzimatici.
Attualmente il maggior impiego della propoli rimane comunque quello esterno come disinfettante, cicatrizzante e lenitivo, attraverso soluzioni, unguenti e pomate. L'uso interno è ancora limitato al livello sperimentale anche a causa delle maggiori implicazioni e della difficoltà di utilizzare preparati titolati.


Controindicazioni
Fino ad oggi non è stata registrata nessuna significativa controindicazione nell'uso della propoli ad eccezione di alcuni casi di Ipersensibilità e di sensibilizzazione manifestatesi in soggetti tendenzialmente allergici, manifestazioni messe in relazione all'abbondante presenta di allergeni nelle resine delle piante da cui le api traggono la propoli. 


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domenica 6 maggio 2012

Cibi Contro l’invecchiamento Dieta vegana

Cibi Contro l’invecchiamento


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No ad una dieta a base di cibiacidi”, che fa invecchiare prima e predispone più facilmente alle malattie, sì invece ad un’alimentazione a base di cibi “alcalini”, dalla frutta al pesce. È la ricetta del microbiologo e naturopata statunitense Robert Young. Noto per i suoi studi sulla alcalinità e sull’equilibrio del Ph nel sangue, sarà in Italia per un incontro su “donne e cibo” che si terrà a Roma il 6 maggio.
«I cibi più diffusi - afferma Young - sono acidificanti. Dalle carni ai formaggi alle bevande, soprattutto quelle gassate e dolcificate. Sono però alimenti che “sporcanoil sangue di una persona, producendo un invecchiamento precoce ma soprattutto predisponendola a malattie come obesità, diabete, tumori, patologie reumatiche e cardiopatie». Il segreto per «evitare di ammalarsi - sostiene l’esperto - sta dunque nella dieta alcalina, ovvero a base di cibi miti e basici». Il consiglio è quindi quello di consumare almeno l’80% di cibi alcalini - come verdure crude, frutta a basso contenuto di zuccheri, legumi, cereali, tuberi e alcuni semi, mandorle e noci in primis, pesce come spigola, trota, salmone e tonno - riducendo al 20% il consumo di alimenti “acidi”.


Dieta vegana (i vegani) I vegani (vegetaliani) sono coloro che non si cibano di alimenti di origine animale, quindi non solo abolizione della carne e del pesce, ma anche delle uova, del latte e dei latticini.

 Esistono due tipi di vegani:

vegani assoluti - Sono coloro che per patosensibilità estrema ritengono che il diritto degli animali alla vita e alla non sofferenza sia inviolabile.

Vegani salutisti - Sono coloro che per salutismo non si cibano di alimenti di origine animale.

Spesso il salutismo è usato come mascheramento o giustificazione di un veganesimo assoluto ("io odio la sofferenza inflitta agli animali, tanto più che è inutile perché mangiarli fa male alla salute!").
 Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).

Vegani e vita

Per loro valgono le stesse considerazioni fatte per i vegetariani. Vegani e qualità della vita Valgono le stesse considerazioni fatte per i vegetariani con l'aggravante che lo spettro dei cibi possibili è molto limitato. Curioso notare come i vegani non salutisti (cioè quelli che abbiamo definito assoluti) non prendano nemmeno in considerazione l'idea di cibarsi di alimenti derivati dagli animali (uova, latte, formaggi, miele) prodotti da animali non tenuti in cattività penalizzante (per esempio l'uovo della gallina allevata in cortile come cento anni fa!).

 Alimentazione vegana e salute alimentazione vegana

L'errore di base -

Nelle righe che seguiranno troverete molte difficoltà tipiche della dieta vegana; le ricerche (come quelle alla base del libro The China Study) che promuovono la dieta vegana sono affette da un errore di correlazione (si scambia una correlazione per una causa) in quanto tutte confrontano i risultati per i vegani con "tutta" la popolazione e quindi stabiliscono che vegano è meglio (allo stesso modo si può stabilire per esempio che chi si lava i denti tre volte al giorno vive di più: qualunque persona ragionevole capisce che chi si lava i denti tre volte al giorno è molto più attento alla salute della media della popolazione e che quindi è questa attenzione che fa vivere di più, non certo i tre soli lavaggi!). Peccato che avere un buon stile di vita e mangiare di tutto sia ancora meglio!

 L'errore di correlazione diventa evidente quando si sostiene che "i vegani vivono più a lungo". È la sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali. In altri termini, l'insieme dei vegani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione).
 Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto. Per esperienza personale ho seguito una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue... Non è una statistica, ma è un dato personale che mi fa riflettere.

Il secondo errore - Le ricerche sembrano ignorare (e lo fanno anche uomini di scienza vegani!) che non esistono i grassi o le proteine animali, ma solo quelli di "origine animale". Infatti gli stessi acidi grassi contenuti nella carne si trovano anche nel cioccolato e in altri grassi vegetali, così per gli aminoacidi. Quello che fa male è l'eccesso. Ovvio che se elimino moltissimi cibi diventa più difficile eccedere, anche perché gli alimenti vegetali sono meno appetibili di quelli animali e quindi si mangia di meno (per esempio l'olio è molto meno appetibile della panna!). Le diete completamente prive di proteine di origine animale non rispettano né il vincolo dei macronutrienti né quello di una facile autogestione.

 Vediamo i punti che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali possa ritenersi "ideale".

1) Lo spettro aminoacidico - La demonizzazione della carne e dei cibi di origine animale si è tradotta nella demonizzazione di uno dei macronutrienti principali, le proteine. In una dieta non vegana solo il 30% delle proteine deriva dai vegetali. I vegani sostengono che è possibile sopperire al bisogno proteico giornaliero con cereali, leguminose ecc. Purtroppo la cosa non è così semplice (ecco dove cade l'autogestione) perché, a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. Per esempio, nei cereali c'è una percentuale trascurabile di lisina, mentre nelle leguminose non c'è la metionina. Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un'alimentazione proteicamente corretta. In sostanza ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.

 2) I fitati - Inoltre se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s'introducono nell'organismo sostanze (fitati) che possono inibire l'assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.

3) Gli acidi grassi essenziali - Nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA (acido docosaesaenoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche (provenienti anche da ambienti vegetariani) sollevano dubbi sulla capacità di convertire l'alfa-linolenico in EPA e DHA e la conversione è ancora più dubbia nei bambini. Su questo punto i vegetariani dovrebbero riflettere: se non ne erano a conoscenza, forse prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare è meglio documentarsi.

 4) La demonizzazione delle proteine di origine animale porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all'80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta ecc.), cosa che non risolve affatto il problema dell'obesità, poiché un'abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.

La ricerca di Walsh

 Anni fa, i movimenti vegetariani e vegani ebbero un incremento numerico nella popolazione anche grazie alla frangia di fobici ossessionati dall'idea che il cancro avesse sicuramente una causa alimentare e, in particolare, fosse collegato al consumo di carne. Se permane la scelta etica, ora anche fonti vegetariane e vegane devono ammettere che un tale tipo di alimentazione per la salute non è il massimo. Onore al merito. Uno studio di Walsh presentato nel 2002 al 35-esimo congresso vegetariano è diventato una pietra miliare per capire il rapporto fra alimentazione e cibi animali. Qui ci limitiamo a segnalare le cose più interessanti: la vitamina B12, assieme ai folati, è necessaria per convertire l'omocisteina in metionina. Se questa reazione metabolica è bloccata, allora i livelli di omocisteina aumentano, causando l'elevazione dei livelli di SAH (S-adenosilomocisteina) e bloccando reazioni di metilazione vitali.

 I processi di metilazione sono necessari per stabilizzare DNA, RNA, proteine, produrre neurotrasmettitori e altre sostanze (coenzima Q10) e disintossicare l'organismo. Una carenza di folati favorisce l'anemia megaloblastica. In carenza di vitamina B12 le reazioni di metilazione sono compromesse e i folati vengono in parte intrappolati ("trappola del metile"), provocando ancora anemia megaloblastica. La carenza di vitamina B12, a fronte di elevate assunzioni di folati, provoca danni al sistema nervoso, piuttosto che anemia.

L'omocisteina ha effetti favorenti l'ossidazione (pro-ossidanti) ed è coinvolta nel rischio cardiovascolare. I livelli medi di omocisteina nei vegani sono circa 14 mmol/l. Sulla base dei risultati sopra riportati, questi elevati livelli elevati della sostanza possono essere associati con un aumento in mortalità del 40%, riconducibile soprattutto a malattie cardiovascolari e altre cause. I bassi livelli di colesterolo dei vegani permettono di prevedere una mortalità per cardiopatia pari al 50% di quella dei carnivori, cosicché il risultato totale atteso dovrebbe portare alla riduzione di circa il 30% della mortalità attesa per cardiopatia, ma si riscontra anche un aumento del 40% di mortalità per altre cause, con poca differenza quindi nella mortalità totale. .
. In altri termini, un'alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta l'omocisteina. Morale: non cambia nulla. Tant'è che lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.

Alimentazione vegana e cancro dieta vegana

Da anni ormai si sono diffuse le credenze che un'alimentazione vegana (cioè vegetariana in senso stretto, senza l'uso di proteine di origine animale) preservi dal cancro, che la carne rossa faccia venire i tumori ecc. Cosa c'è di vero alla luce delle attuali conoscenze mediche?

 1) È parzialmente vero che l'alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto. Chi consuma carne rossa o altri cibi animali grassi (formaggi grassi) è quindi più a rischio (a causa dei grassi contenuti in essa; il rischio diminuisce se si scelgono carni rosse magre e se si utilizzano metodi di cottura non traumatici, evitando per esempio la griglia) per questi DUE tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro ABUSO: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato.

 2) È falso affermare che l'alimentazione vegana protegge da tutti i tumori. Per esempio, una ricerca condotta su 350.000 donne per un periodo di 6-15 anni da ricercatori della Harvard School of Public Health di Cambridge, nel Massachusetts, ha dimostrato che non c'è nessuna prova convincente di una significativa diminuzione del rischio di tumore del seno nelle donne che consumano frutta e verdura in abbondanza. La ricerca ha peraltro dimostrato come nelle donne obese il rischio di tumore al seno sia più alto. Perché questa ricerca è importante? Perché dimostra che il presunto ruolo anticancro di frutta e verdura è decisamente ridotto se si considerano individui "magri". In sostanza si deve modificare la precedente posizione secondo cui esisterebbero alimenti (come i grassi di origine animale) che favorirebbero i tumori in quella secondo cui alcuni alimenti sarebbero tanto più a rischio quanto più il soggetto è sovrappeso. Anche se preserva solo in parte dai tumori all'apparato digerente (anche i vegani muoiono di cancro), potrebbe essere un aiuto per tutti coloro che sono esposti a fattori di rischio o sono geneticamente predisposti a questo tipo di tumori. Se però si traduce in numeri il punto 1) (su 100 morti si considerano quelle per tumore; su queste si considerano quelle per tumori all'apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto) si scopre che un'alimentazione vegana non ha un'incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale. La genetica ha ormai dimostrato che la frase "siamo ciò che mangiamo" è solo parzialmente vera perché è anche vero che "siamo ciò che nasciamo".

3) È falso che basta un'alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all'apparato digerente. Infatti uno studio del dipartimento dell'Agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente. I nutrizionisti americani alla luce di queste scoperta pensano di realizzare ibridi ricchi di glucorafanina, addirittura con l'impiego della genetica. Ciò forse non piacerà ai vegani più naturalisti, ma il mondo va avanti. Infatti le varietà attuali più ricche di glucorafanina sono quelle più amare, meno appetibili (la glucorafanina è legata a un'altra sostanza dal sapore nettamente amarognolo) e quindi probabilmente non basteranno le tecniche tradizionali per ottenere ibridi che possano essere accolti favorevolmente dai consumatori. Lo stesso procedimento si pensa di attuarlo anche per i pomodori, aumentando il contenuto di licopene, un antiossidante che attacca i radicali liberi. Attualmente la quantità di licopene è proporzionale alla temperatura del luogo di coltivazione: i pomodori coltivati a Napoli contengono più licopene di quelli coltivati in Lombardia.

 4) Veramente al sicuro? -

 Da ultimo la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney (la moglie del celeberrimo Paul), vegana convinta, mise in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia.
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giovedì 22 settembre 2011

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MANCANO 70 MILA FIRME PER IL 
REFERENDUM CONTRO IL PORCELLUM

REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE

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.Corsi.

mercoledì 9 giugno 2010

Pomodoro contro lo stress



Pomodoro contro lo stress

Da recenti studi è emerso che il pomodoro sarebbe un ottimo antistress. Vediamo come abbinarlo nel modo corretto nella nostra alimentazione.

Il nervosismo, la stanchezza e lo stress giocano dei brutti scherzi alla nostra salute, come ad esempio provocare insonnia, dermatiti varie, e difficoltà digestive.
Il male alla pancia spesso è dunque legato a fattori psichici, oltre che a mali di stagione quali ad esempio influenze.
Lo stress ad esempio induce in molti di noi difficoltà a digerire anche piatti semplici e poco conditi, fenomeni di stipsi alternati a diarrea e fastidiosi gonfiori.
Allora è arrivato il momento di combattere lo stress direttamente a tavola, con semplici astuzie e facili mosse strategiche, dove troviamo un importante alleato: il pomodoro!

Pranzo
A pranzo ecco in aiuto i sopra citati pomodori, associati a cereali integrali come pasta o riso, ricchi di magnesio che è un vero e proprio antistress naturale.
I pomodori contrastano poi il gonfiore , che spesso ci infastidisce, perfetti con la combinazione insieme alle carote e della fresca insalata di stagione, come ad esempio la valerianella, che ha anche proprietà calmanti. In questa saporita insalata multi color potete aggiungere dello zenzero; esso infatti ha proprietà digestive ormai note e inoltre combatte anche l’emicrania. Anche quest’ultima è “figlia” dello stress.
Una bella e ricca macedonia sarà l’ideale per terminare questo pranzo, dopo aver consumato un leggero secondo a base di pesce al cartoccio , steso su un letto di patate o pomodorini pachino.

Cena
Alla sera restate leggeri, un secondo magari a base di bresaola, accompagnato da scaglie di parmigiano ricco succo di limone e un piatto di pomodorini freschi con basilico e timo, soprattutto quest’ultimo favorisce non solo la digestione ma anche il rilassamento in generale.

Ricerche fatte sui pomodori
Da alcune ultime ricerche condotte su pomodori OGM, sono rimasta colpita dal leggere che quest’ultimi, a differenza degli altri no-ogm, avrebbero una percentuale maggiore di antocianine, sostanze importanti dal punto di vista dell’attività antiossidante e nella lotta contro il cancro.

Che dire poi dell’ultimo ritrovato dell’agronomia, il pomodoro Sun Black, figlio di un progetto italiano finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, non è un OGM, ma di un incrocio tra diversi tipi di specie diverse, in cui gli antociani si concentrano non nella polpa ma nella buccia. Poi abbiamo il Nero di Crimea, che come dice la stessa parola è nero!

Insomma è proprio il caso che ne vedremo di tutti i colori, ma nei nostri piatti!


.  . Meglio in salute . . Bookmark and Share .

venerdì 1 maggio 2009

TAMIFLU E FEBBRE SUINA 'STRANA COINCIDENZA'




TAMIFLU CONTRO LA FEBBRE SUINA.STRANA COINCIDENZA
Virus febbre suina: risponde al Tamiflu, come mai?


"Un bel colpo di fortuna per la farmaceutica svizzera Roche che ha uno stock di centinaia di milioni di dosi di Tamiflu che aveva prodotto per l'aviaria H5N1"

"I casi di influenza suina (swine flu H1N1) registrati nelle ultime ore hanno dato esito positivo al Tamiflu. Si proprio il Tamiflu, quello che era diventato inefficace con l'aviaria H5N1, quello che il governo U.S.A. aveva comprato in grosse quantita' (60 milioni di dosi) e di scadenza a breve (Q3 2009). Tanto che sono state subito messe a disposizione 14 milioni di dosi per gli stati USA piu' a rischio. Un bel colpo di fortuna per la farmaceutica svizzera Roche che ha uno stock di centinaia di milioni di dosi di Tamiflu che aveva prodotto per l'aviaria H5N1, che poi invece ha sviluppato immunita' verso il farmaco e adesso invece sembra funzioni per la suina... Strane coincidenze... domani quando riapriranno le borse sicuramente vedremmo il titolo della Roche schizzare in alto...".

"Attualmente le azioni Roche sono quotate 139.60 Sfr ed ultimamente sono state acquistate in modo massiccio, anche queste strane ma strane coincidenze....".

Lo denuncia Pasquale Di Raimo, dalla Svizzera.....

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