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lunedì 27 luglio 2015

Pene Curvo : Rischio Eiaculazione Precoce e Impotenza



Pene curvo per il 10% dei maschi, 

rischio eiaculazione precoce e impotenza

L'induratio penis plastica o malattia di La Peyronie colpisce intorno al 10% della popolazione maschile ma è ancora molto sottovalutata, soprattutto dai giovani che tendono a non rivolgersi allo specialista.

Il problema principale che questa patologia può provocare è l'incurvamento del pene, con impotenza ed eiaculazione precoce. "Una lieve dolenza peniena, sia in erezione sia a riposo, dovrebbe essere un chiaro campanello d’allarme", spiega Giovanni Alei, direttore del Centro di chirurgia genitale maschile del Policlinico Umberto I di Roma.

"Nonostante ciò, la maggior parte dei pazienti si rivolge al medico solo quando la malattia è giunta alla seconda fase, ovvero quando la placca è conclamata ed è necessario l’intervento chirurgico per correggere l’incurvamento, che è una delle complicanze della malattia insieme all’accorciamento e alla disfunzione erettile". Questa mattina è stato inaugurato il master di Chirurgia genitale maschile, istituito dalla Società di chirurgia genitale maschile (Sicgem) e diretto da Alei. Il corso ha una durata annuale ed è rivolto a specialisti in urologia e in chirurgia.

Secondo un'indagine approfondita, condotta anche in Italia da centri specialistici andrologici su 2169 maschi, la prevalenza della malattia risulta pari al 35% nella popolazione fra i 50 e 59 anni. Notevolmente più bassa invece, intorno allo 0,6%, è l’incidenza fra i 10 e i 19 anni. "La fascia più colpita - ricorda Piero Letizia, urologo e andrologo del Centro specialistico dell’Umberto I - è quella tra i 40 e i 60 anni, con prevalenza nei diabetici, visto che per loro il rischio è pari al rapporto di 9 a 1 rispetto alla popolazione sana. Vediamo inoltre moltissimi casi fra i ragazzi".

Se la malattia viene diagnosticata al primo manifestarsi dei sintomi, si può intervenire con ottimi risultati mediante cicli ripetuti di laser associato a ionoforesi. Assolutamente da escludere, invece, le iniezioni di qualsiasi farmaco nella placca. "Il laser - illustra Letizia - aumenterebbe la capacità dei tessuti di assorbire i farmaci, veicolati nella struttura peniena tramite ionoforesi, la quale a sua volta fa migrare i medicinali attraverso la cute per mezzo di una corrente a bassissima intensità. Con questo approccio, abbiamo visto molte risoluzioni della patologia e la scomparsa delle placche giovani".

Nella seconda fase, quando la placca è stabilizzata, le terapie mediche o fisiche si rivelano inutili. È quindi necessario l’intervento chirurgico per risolvere le problematiche causate dalle placche: incurvamento, accorciamento penieno e impotenza.

Nell’ambulatorio specialistico del Policlinico Umberto I, negli ultimi due decenni sono state impiegate metodiche innovative sia sul piano dell’abbattimento delle recidive sia su quello dei vantaggi per il paziente. In particolare, per la correzione della curvatura del pene, Alei ha ideato nel 1995 una tecnica chirurgica mininvasiva che permette di conservare la capacità erettile e la sensibilità.

Dal 2012, grazie a una successiva evoluzione apportata alla metodica, è possibile effettuare l’intervento in 'day-hospital' o in regime ambulatoriale con anestesia locale, in virtù dell'utilizzo di nuove suture. Ciò ha permesso di abbassare i costi del Sistema sanitario nazionale e di ridurre moltissimo i disagi per il paziente che deve trascorrere solo una giornata in ospedale. Le nuove tecniche consentono di correggere l’incurvamento senza incidere la placca. Con la metodica tradizionale, nella maggior parte dei casi è stata riscontrata la disfunzione erettile, mentre con questo approccio innovativo l'erezione migliora.


Priapo è un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Romani era nato dall’amore illegittimo tra Afrodite e Zeus (per i Greci il padre era invece Dioniso) e fu trasformato in un personaggio osceno da Era, moglie gelosa del re dell’Olimpo. Priapo era simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini...continua a leggere
salutepiu: Priapo e il Priapismo: Priapo è un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Roma...






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martedì 26 giugno 2012

rischio tumori : Lettini e lampade abbronzanti




Lettini e lampade abbronzanti aumentano il rischio di tumori meglio il sole




Lettini solari al bando, o quasi. Sono cancerogeni. E' questo l'allarme lanciato dall'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). E' caduto quindi, per lampade abbronzanti  quel "probabilmente cancerogeni" della classificazione risalente al 1992.

"L'uso di lettini solari è cancerogeno e causa melanomi alla pelle e agli occhi", ha riferito Vincent Cogliano, il ricercatore che ha condotto gli studi. Il rischio di melanoma, il cancro della pelle, aumenta fino al 75 per cento quando l'uso di lampade abbronzanti inizia prima dei 30 anni, secondo lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista "The Lancet". In Italia, ad esempio, si registrano ogni anno circa 7.000 morti a causa del melanoma e i nuovi casi sono cresciuti del 15% rispetto a 10 anni fa, quando il melanoma era un tumore raro.
Da sottolineare che, tra i ragazzi, si sta diffondendo una pratica nociva che può provocare dannose conseguenze: la Tanoressia. Con questo termine si indica la vera e propria ossessione per le lampade e le docce solari che garantiscono tutto l'anno un'abbronzatura invidiabile.
Per i ricercatori l'esposizione ai raggi ultra-violetti sarebbe paragonabile agli effetti di fumo, arsenico e amianto. Tanto che Vincenzo Cogliano puntualizza: "Se sentiamo il bisogno di abbronzarci completamente il mio consiglio non è ricorrere alle lampade, ma farlo all'esterno". Il sole rimane il riferimento migliore per l'abbronzatura, con tutte le precauzioni che conosciamo.
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Nonostante si tratti di una patologia che colpisce 3 italiani su 10 e ben il 20% degli adolescenti, di Tanoressia si sente parlare poco.

La Tanoressia è una vera e propria malattia psichica che, alla stregua dell’Anoressia, non permette a chi ne è affetto di vedersi come realmente è quando si guarda allo specchio. Se nel caso dell'Anoressia il problema è che non ci si vede mai abbastanza magri, nel caso della Tanoressia non ci si vede mai abbastanza "scuri" e abbronzati.

Il termine, coniato dall’Università del Texas, deriva infatti da "tan" –tanning- abbronzatura.

Chi soffre di questo problema generalmente evita accuratamente le zone d’ombra, non adopera protezioni per il sole e, in inverno, è un cliente affezionato dei solarium.

Le persone sofferenti di tanoressia sono generalmente molto giovani, di età compresa tra i 16 e 40 anni, adolescenti, magri/e e residenti nel Nord Italia: questi i risultati di una ricerca che ha coinvolto 4.000 persone.

L’anoressico "DOP" non si preoccupa di eventuali problemi dermatologici dovuti all’intensa esposizione al sole, ma si preoccupa molto di più, al tal punto di sviluppare una vera e propria forma di ansia, se non ha la possibilità di stare al sole anche solo per un giorno.

Secondo il dermatologo di Ravenna, Matteo Cagnone, il disturbo è «una dispercezione corporea. Come l'anoressico non si vede mai abbastanza magro, il tanoressico ritiene di non essere mai sufficientemente abbronzato, un eccesso che porta alla dipendenza da abbronzatura».

A suo avviso, sono implicati anche altri fattori come la luce che influisce sul tono dell’umore attraverso l’ormone serotonina «Il tanoressico non è mai soddisfatto del proprio aspetto e l'esposizione continua alla luce diminuisce l'ansia, migliorandone il tono dell'umore» continua Cagnone.

Chi ritiene di soffrire di tale malattia dovrebbe consultare il proprio medico curante ed eventualmente rivolgersi a uno psicologo.


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giovedì 26 febbraio 2009

SALUTE : PER CHI LAVORA PIU' DI 55 ORE/SETTIMANA



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SALUTE : RISCHIO DEMENZA PER CHI LAVORA PIU' DI 55ORE/SETTIMANA

 - Lavorare troppo fa male, ormai e' scientificamente provato. Secondo uno studio finlandese, con il passare degli anni, chi lavora piu' di 55 ore a settimana e' a rischio di declino mentale che puo' portare anche alla demenza. La ricerca, guidata da Marianna Virtanen dell'Istituto finlandese di Medicina Occupazionle di Helsinki, Finlandia, e' stata pubblicata sulla rivista American Journal of Epidemiology. I ricercatori hanno preso in considerazione 2214 funzionari inglesi di mezza eta' che sono stati sottoposti a cinque diversi test per valutare le loro funzioni mentali. Il primo test, per avere un livello di partenza, e' stato fatto tra il 1997 e il 1999, il secondo test e' stato fatto a distanza di cinque anni. Gli uomini inglesi che lavoravano piu' di 55 ore a settimana hanno avuto un punteggio peggiore in due dei cinque test, quello sul ragionamento e quello sul vocabolario. L'effetto, inoltre, e' risultato cumulativo, per cui piu' era lunga la settimana lavorativa e peggiore era il risultato del test. Secondo Mika Kivimaki, uno dei collaboratori dello studio, ''sara' ora importante esaminare se gli effetti osservati durano a lungo e se possono portare a declino mentale piu' serio come la demenza''. (ANSA).
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