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domenica 29 aprile 2012

Usa : class action contro la Nutella



"Non è vero che la Nutella è sana"

 Una mamma americana piega Ferrero Il colosso alimentare si accorda con i consumatori Usa che hanno aderito alla class action innescata da una donna californiana: verranno rivisti gli spot che descrivono le qualità nutrizionali della crema. Il gruppo precisa: "L'accordo riguarda solo gli Usa"

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 WASHINGTON - Che la crema spalmabile italiana più conosciuta al mondo non sia proprio un alimento amico della linea, lo sanno tutti. Ma questa volta la Nutella ha dovuto fare i conti con l'ira di una mamma californiana che è arrivata fino ai tribunali per contestare gli slogan pubblicitari sull'alimentazione "sana e nutriente", innescando una class action che si annunciava molto pericolosa. E così la Ferrero Usa si è vista costretta a modificare gli spot e a pagare un risarcimento a un numero imprecisato di ricorrenti.

Tutto è nato dalla denuncia presentata nel febbraio scorso da Athena Hohenberg, madre di un bambino di San Diego, che ha accusato la Ferrero di promuovere la Nutella come "un esempio di colazione equilibrata, gustosa e sana". Al contrario, ha affermato la donna "la Nutella non è né sana, né nutriente, ed è simile a tanti altri dolci e contiene livelli pericolosi di grassi saturi". Secondo la donna gli spot pubblicitari della Nutella diffusi negli Usa non mettevano in rilievo tutti gli elementi nutrizionali della crema spalmabile, in particolare i grassi.

La Ferrero Usa, che ha raggiunto un accordo con i consumatori, si è impegnata a "modificare alcuni spot  pubblicitari sulla Nutella" e a rendere più esplicita la tabella nutrizionale sulla confezione. In un primo momento si era parlato di una multa di 4 dollari per ogni singola confezione di Nutella venduta negli Usa tra il 2008 e il 2012. Secondo alcune stime, ciò avrebbe significato un salasso da 3,05 milioni di dollari. Successivamente, Ferrero ha precisato che il risarcimento riguarda in realtà soltanto i singoli consumatori che hanno aderito alla class action.

Ferrero: "Contenzioso è problema solo americano". "L'accordo transattivo raggiunto da Ferrero negli Stati Uniti è relativo al solo contenzioso nato dalla pubblicità trasmessa negli Stati Uniti e alla conformità di quest'ultima alle esigenze della legislazione americana". Così la Ferrero chiarisce la vicenda. Il gruppo di Alba (Cuneo) sottolinea che "non vi è nessun tipo di necessità di correggere da parte dell'azienda i suoi comportamenti commerciali e pubblicitari negli altri paesi, né intervenendo sulla confezione del prodotto, né sul posizionamento di marketing". L'azienda, poi, ha spiegato che le spese legali di un prolungamento di un contenzioso di questo genere negli Stati Uniti sono generalmente molto più elevate dell'impatto economico di un accordo tra le parti. La Ferrero ha, inoltre, evidenziato che "la cifra globale della quale si è fatta menzione sui media in relazione all'accordo transattivo è ancora aleatoria, perché il rimborso è di pochi dollari per consumatore ricorrente" e "il totale dei consumatori in questione non è ancora definito". "L'utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite - conclude la Ferrero - rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa, che come dice la pubblicità, fa più buona la vita".

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In seguito a una class action portata avanti da un’arrabbiata mamma californiana, Ferrero ha siglato un accordo da 3 milioni di dollari con i consumatori americani per via di una pubblicità che definiva «sana e nutriente» la colazione con Nutella. Non solo: a entrare nei confini Usa con un ovetto Kinder in borsa si rischiano multe salatissime, per via di una legge che risale al 1938. Tempi duri per il gruppo di Alba.


Che mondo sarebbe senza Nutella? Probabilmente senza l’America. Per i prodotti di punta della Ferrero, infatti, il mercato statunitense sta diventando sempre più complicato. È di poche ore fa la notizia dell’accordo extragiudiziale da 3 milioni di dollari siglato dalla controllata Usa dell’azienda di Alba nell’ambito di una class action promossa da alcuni consumatori californiani contro una campagna pubblicitaria che definiva “salutare” la Nutella. Tutto è partito da un esposto presentato lo scorso febbraio dalla signora Athena Hohenberg, residente a San Diego e madre di una bimba di quattro anni, che ha denunciato gli spot secondo cui Nutella sarebbe sinonimo di una colazione «equilibrata, gustosa e sana».
La Hohenberg si è detta «scioccata nell’apprendere che la Nutella era, di fatto non “cibo sano e nutriente” ma la cosa più vicina a una barretta di cioccolato, e contiene quantità elevate e dannose di grassi saturi». La presa di posizione della mamma di San Diego ha suscitato più di qualche ilarità, tanto che la rivista L.A. Weekly si è permessa di suggerire alla diretta interessata di leggere sul retro della confezione la lista degli ingredienti: zucchero, olio di palma, nocciole, cacao, latte scremato, siero di latte, come lecitina di soia, vanillina, etc. e di giudicare da sé se fossero meglio o peggio di altri prodotti con cui nutre normalmente la sua pargoletta. Della serie: non ci voleva molto per capire che di Nutella, come peraltro ben sanno per esperienza i bimbi di mezzo mondo, non è bene abusarne.

Nel dettaglio, l’accordo prevede che Ferrero Usa sborserà 4 euro per ogni barattolo di Nutella acquistato tra il 2009 e il gennaio 2012 in California, e nel resto degli Usa dal 2008 al febbraio 2012. Per aderire c’è tempo fino al 5 luglio prossimo, per un massimo di cinque barattoli. Ferrero Usa, inoltre, si è impegnata a rivedere le proprie politiche di marketing, evitando pubblicità a rischio di interpretazioni equivoche.
Non c’è solo la Nutella: di recente sono finiti nel mirino, stavolta della polizia Usa, anche gli ovetti Kinder. I quali possono essere consumati sul posto, ma non essere portati con sé come merenda. A dirlo una legge che risale al 1938, che vieta di porre materiali non commestibili all’interno di dolciumi confezionati: troppi rischi d’ingestione da parte dei più piccini. Così, chi entra in territorio statunitense con degli ovetti in valigia, rischia multe per centinaia di migliaia di dollari. Sembrerà incredibile, ma il pericolo non è da sottovalutare, come dimostrano i 66mila ovetti sequestrati dalle dogane statunitensi nel corso del 2010. Anche in questo caso, molte associazioni dei consumatori si sono mosse per chiedere l’annullamento della legge, ma senza ottenere alcun risultato. In realtà, più che per timore che a qualche pargoletto vada di traverso la sorpresina dell’ovetto, la battaglia sembra più orientata a prevenire il traffico di sostanze illegali all’interno degli involucri di plastica in questione.
Negli ultimi anni le autorità federali statunitensi hanno preso così sul serio la loro lotta contro gli ovetti Kinder che, in occasione della Pasqua 2008, un comunicato diramato dal Department of Homeland Security, equiparabile grosso modo al nostro ministero dell’Interno, si vantava di esser riuscito ad evitare che «questi giochi potenzialmente pericolosi finissero nei cestini pasquali dei bambini», rinnovando il solenne impegno a «Vigilare affinché prodotti dannosi non entrino all’interno dei confini degli Stati Uniti».
Nonostante veti e i divieti, Ferrero si può consolare con i numeri del bilancio 2011 – chiuso il 31 agosto scorso e approvato a fine febbraio – che evidenzia un fatturato in crescita del 9,1% sul 2010, a 7,2 miliardi di euro, seppure con un utile ante imposte in calo del 4,1% a quota 856 milioni di euro. Il tutto grazie a risultati «particolarmente brillanti», almeno a quanto si dice nel sito del gruppo (che, non essendo quotato, non ha l’obbligo di pubblicare i conti nel dettaglio) «in Russia, Stati Uniti d’America e Brasile». Insomma, gli americani continuano a mangiare pane e Nutella a colazione. Tranne, forse, la figlia della signora Hohenberg.

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