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domenica 29 aprile 2012

studi che giudicano dannoso l’aspartame






Lo Sapevate Che: Dolcificante (anzichè zucchero)

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare cerca di far chiarezza sugli studi che giudicano dannoso l’aspartame. In attesa di un responso ufficiale, dobbiamo smettere di usarlo?
Gli effetti cancerogeni multipotenti dell’aspartame
Dottor Morando Soffritti* – tratto da “L’Ecologist italiano” nr.4 

L’aspartame è un dolcificante artificiale consumato nel mondo da oltre 200 milioni di persone. E’ utilizzato in oltre 6000 prodotti, fra i quali bevande light, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci, in particolare sciroppi e antibiotici per bambini. E’ stato calcolato che la quantità media di aspartame assunta giornalmente da coloro che ne fanno uso è di circa 2-3 mg/Kg di peso corporeo e, per quanto riguarda bambini e donne in età di gravidanza, fino a 4-5 mg/Kg. La quantità giornaliera di assunzione di aspartame permessa dalle normative vigenti è di 40 e 50 mg/Kg di peso corporeo, rispettivamente in Europa e negli USA.
Negli anni '70, prima dell'inizio della commercializzazione dell'aspartame, furono condotti dalle industrie produttrici studi sperimentali di cancerogenicità su ratti e topi. I risultati di questi studi complessivamente non evidenziarono la cancerogenicità dell'aspartame, anche se qualche dubbio fu sollevato da alcuni componenti della comunità scientifica in relazione alla qualità della conduzione degli esperimenti ed al fatto che erano stati rilevati alcuni casi di tumore al cervello tra gli animali trattati con aspartame, e nessuno fra gli animali di controllo.
 
Per i limiti di questi studi, e soprattutto per la grande espansione che ha avuto nel corso degli anni l'uso dell'aspartame, alla fine degli anni '90 la Fondazione Europea di.Oncologia e Scienze Ambientali "B. Ramazzini" (FER) (Bologna, Italia) decise di programmare un esperimento che, per numero complessivo di animali, numero di livelli di dose studiati e conduzione dell'esperimento secondo le buone pratiche di laboratorio correntemente in uso, consentisse una valutazione adeguata sui potenziali effetti cancerogeni del composto.

Lo studio, finanziato interamente dalla FER, è stato programmato su 1800 ratti (900 maschi e 900 femmine) della colonia usata da oltre 30 anni nei laboratori della Fondazione. Al fine di simulare un'assunzione giornaliera della popolazione umana pari a 5000, 2500, 500, 100, 20, 4, oppure 0 mg/Kg di peso corporeo, l'aspartame è stato aggiunto alla dieta standard nelle quantità dovute. Il trattamento degli animali è iniziato all'età di otto settimane ed è durato fino alla loro morte naturale. Di ogni animale deceduto è stata fatta un'autopsia completa ed effettuata una valutazione istopatologica di tutti gli organi e tessuti prelevati, per un totale di oltre 30.000 preparati esaminati al microscopio.

I risultati dello studio hanno evidenziato che: 
1) l'aspartame induce un aumento dose-correlato, statisticamente significativo, dell'incidenza di linfomi e leucemie maligni del rene nei ratti femmine e tumori maligni dei nervi periferici nei ratti maschi. Tale aumento statisticamente significativo è stato osservato anche alla dose di 20 mg/Kg di peso corporeo, una dose inferiore a quella ammessa per l'uomo dalla normativa vigente (50-40 mg/Kg di peso corporeo); 
2) l'aggiunta di aspartame al cibo induce una diminuzione dell'assunzione di cibo correlata con la dose del composto, senza però determinare una differenza del peso corporeo tra gli animali trattati e non trattati.

Sulla base di questi risultati viene dimostrato per la prima volta che, sperimentalmente, l'aspartame è un agente cancerogeno, in grado di indurre tumori maligni nei ratti, anche a dosi ammesse per l'alimentazione umana. I dati inoltre dimostrano che l'integrazione della dieta con aspartame non induce alcuna modificazione dell'andamento del peso corporeo degli animali trattati rispetto ai non trattati.
I risultati dell'esperimento sono stati comunicati nel corso del 2005 alle autorità di sanità pubblica, nello specifico al Ministero della Salute e all'Istituto Superiore di Sanità in aprile, in giugno all'Agenzia Europea per la Sicurezza degli Alimenti di Parma. Sempre in giugno i dati sono stati comunicati e discussi all'Università Columbia a New York, all'Istituto Nazionale del Cancro a Washington, ed al National Toxicology Program in Nord Carolina, USA.
I primi risultati sono stati pubblicati sul Giornale Europeo di Oncologia nel giugno u.s. e successivamente, i risultati finali sono stati presentati alla conferenza internazionale promossa dal Collegium Ramazzini su “Progettare il Futuro alla Luce del Passato: Vivere nel Mondo della Chimica" in Settembre 2005, i cui atti saranno pubblicati sugli Annali dell'Accademia delle Scienze di New York. Questi risultati finali sono attualmente in corso di pubblicazione su Environmental Health Perspectives (marzo 2006), una rivista pubblicata dal National Institute of Environmcntal Health Sciences del governo USA e che è classificata tra le prime due riviste scientifiche nel settore delle scienze ambientali e fra le prime cinque di sanità pubblica.
Considerando che i risultati dei saggi sperimentali condotti sui roditori sono altamente predittivi dei rischi cancerogeni per l'uomo, come riconosciuto dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) dell'Organizzazione mondiale della Sanità, i risultati di questo studio impongono, da parte degli organi preposti, un urgente riesame dei livelli di assunzione permissibili dell'aspartame. E importante inoltre sottolineare che per un agente cancerogeno, non esiste una soglia al di sotto della quale tale agente può essere considerato sicuro per l'uomo. Non bisogna inoltre dimenticare che l'obbiettivo di garantire la qualità degli alimenti è sempre stato perseguito con particolare attenzione dai legislatori. Negli Stati Uniti per esempio, dal 1958 è in vigore una norma, conosciuta come emendamento Delaney, la quale stabilisce che "non può essere ammesso nessun additivo per l'alimentazione umana in qualsivoglia quantitativo per il quale appropriati test abbiano dimostrato che causa l'insorgenza del cancro se somministrato a esseri umani o animali". Mentre tale norma nel 1996 è stata rivista nella sua applicazione per quanto riguardo i pesticidi, rimane in vigore per gli additivi alimentari, compreso quindi l'aspartame.

Il problema della sicurezza dei dolcificanti artificiali è da tempo noto e la necessità di poter avere conoscenze scientifiche adeguate è urgente, soprattutto per la diffusione che sempre di più stanno avendo i beni di consumi ipocalorici. Basti pensare che, secondo un servizio apparso sul New York Times il 15 maggio 2005, solo negli Stati Uniti sono stati introdotti nell'ultimo anno 2.225 nuovi beni di consumo senza zucchero, una cifra che rappresenta l’11 % di tutti i nuovi prodotti alimentari immessi nel mercato statunitense. Per questo motivo la FER ha da tempo in atto un programma di ricerche per valutare i potenziali rischi cancerogeni dei dolcificanti artificiali più diffusi. I dati pubblicati recentemente sull'aspartame sono solamente i primi.

* Morando Soffritti è direttore scientifico della Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”


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Questo documentario parla dell'aspartame e del glutammato mono sodico e mostra come questi possono essere velenosi, l'aspartame non lo si trova solo in bustine ma anche di tutte quelle bibite e alimenti dietetici e a basso contenuto di calorie in cui non ne è specificata l'assenza. L'aspartame è presente in oltre 6000 prodotti sparsi per tutto il mondo.
La metà della popolazione occidentale è di età superiore ai 40 anni. Ciò significa che la metà di noi ricorda come era quando la maggior parte bambini erano sani, pieni di energia e non avevano problemi a stare in classe. Questo significa anche che circa la metà di noi sono cresciuti in un mondo dove è sempre più comune per i bambini soffrire di problemi di salute cronici, sviluppare difficoltà di apprendimento e adottare modelli di comportamento antisociale.
Una cosa è certa, la metà di noi non ha mai ricevuto nemmeno un microgrammo di aspartame prima dei 18 anni mentre i bambini di oggi ne assumono un sacco e non solo i bambini, ogni giorno milioni di persone ingeriscono aspartame che praticamente è alcol e estere di metanolo.
Il metanolo è un veleno proprio come cianuro, arsenico, belladonna, PUNTO
Usate il buonsenso. Infine il documentario consiglia un dolcificante, che è una pianta la STEVIA, coltivata in Paraguay, di cui riporto un estratto preso da Controinformazione.com, ma comunque una ricerca su detta pianta vi mostrerà molti risultati.
STEVIA
La Stevia Rebaudiana, una pianta particolare, con proprietà dolcificanti significative e che ormai da più di dieci anni uso. Purtroppo la sua reperibilità diventa ogni giorno sempre più difficile, in Europa infatti, è vietata la vendita ed ora anche in Svizzera è difficile trovarla.
La Stevia Rebaudiana:
è una piantina che raggiunge l'altezza di 60-100 cm, è resistente e non selvatica. Originaria del Sud America e precisamente del Paraguay, veniva già utilizzata nelle civiltà precolombiane ed era conosciuta come "erba dolce".La Stevioside, la sostanza estratta dalla pianta,ha un potere dolcificante 300 volte più del comune zucchero o saccarosio e non ha alcun apporto di calorie. Le sole foglie essiccate, ed utilizzate come dolcificante, hanno un potere di 40 volte superiore allo zucchero.
Viene coltivata e commercializzata nel sud America e in Giappone e, sta riscuotendo successo anche: in Cina, in Malesia e in Corea del Sud.

In Europa questa pianta è considerata fuori legge e di conseguenza non può essere messa in commercio. Nel vecchio continente non si sono voluti fare studi approfonditi sulla Stevia e il divieto, non si basa su una presunta tossicità della pianta ma, sulla mancanza di dati scientifici certi e disponibili. Che ci sia dietro lo zampino delle potenti aziende produttrici di zucchero e di quelle che producono i dolcificanti di sintesi ??
La Stevia ha un potere dolcificante 300 volte in più dello zucchero e non ha calorie e pare che non presenti alcun rischio per la salute. Invece sono accertati possibili effetti cancerogeni dai dolcificanti di sintesi.
Nel paese del sol levante sono stati intrapresi studi sulle sostanze della Stevia i quali, hanno determinato l`innocuità dei principi che determinano il potere dolcificante. In questo paese la Stevia è presente nel 50% circa dei prodotti dolcificanti. In Europa invece, non viene venduta per cause non ben chiare ma che a mio avviso credo siano ben evidenti. La legislazione è in questo senso chiara, non può essere venduta come alimento, o ingrediente alimentare o come dolcificante ma, nulla vieta ai mercati di vendere la Stevia come pianta ornamentale.
Sul mercato Svizzero, fino all`anno scorso, nelle drogherie si vendeva la Stevia sia in foglie, sia in estratto da diluire, quest`ultima soluzione la trovavo molto pratica, ora la sua ricerca diventa difficile e a quanto pare non sarà facile anche trovare la pianta. Troverei molto interessante farmi una coltivazione personale e sarebbe veramente carino; staremo a vedere!




Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto di ricerca Ramazzini.

“Abbiamo condotto ben tre studi, su ratti e su topi, trattati con aspartame a varie dosi. I risultati hanno sempre mostrato un significativo aumento dell’incidenza di casi di tumore, specie di leucemia, nelle femmine”.
Anche l’ultima ricerca dell’Istituto Ramazzini, pubblicata sulla rivista scientifica American Medical Journal of Industrial Medicine, conferma un aumento dei casi di tumore al fegato e ai polmoni, questa volta nei topi maschi. E una recente ricerca danese condotta su circa 60mila donne dimostra che l’aspartame aumenta i rischi di parto prematuro. Ma allora,come mai le autorità competenti non hanno modificato il loro parere sulla sicurezza del dolcificante? “Gli interessi economici delle aziende produttrici sono molto forti” spiega Soffritti, “e i nostri studi hanno sempre suscitato reazioni polemiche”. Qual è la posizione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare? “L’Efsa ha chiesto di ricevere tutti i dati delle sperimentazioni, ma per il momento ha concluso che non è possibile stabilire con certezza un nesso di causa-effetto tra cancro e assunzione di aspartame”. Però, qualche segnale di incertezza c’è. “Allertata dai risultati di numerosi studi, tra cui i nostri, la Commissione europea ha chiesto all’Efsa di anticipare alla fine del 2012 la revisione scientifica sulla sicurezza dell’aspartame prevista per il 2020: qualche dubbio comincia a diffondersi e gli esperti vogliono vederci chiaro”. In attesa che si arrivi a conclusioni ufficiali, come regolarsi? “Visto che, anche involontariamente, assumiamo dolcificanti contenuti in bibite zuccherate, merendine e caramelle, sarebbe meglio evitare di consumarne anche in sostituzione dello zucchero, soprattutto se diventa un alibi per mangiare di più”.

No


Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy

“I dolcificanti non calorici (fino a 100 volte più potenti dello zucchero e con pochissime calorie) sono utilizzati in circa 6mila prodotti di largo consumo, come merendine, bibite e medicinali per bambini. Dunque, tutti nel corso della vita assumono una certa quantità di aspartame o altri edulcoranti. Ciò dimostra che sono sicuri, anche perché ampiamente studiati e approvati dalle autorità di regolamentazione preposte. Di recente, anche l?Autorità europea per la sicurezza alimentare ha valutato come sicuri i dolcificanti non calorici, perfino per soggetti diabetici e donne in gravidanza” (mentre contemporaneamente ha deciso di anticipare la data della revisione scientifica, ndr). Ma i consumatori non ci credono: da una recente analisi della Nutrition Foundation of Italy condotta su motori di ricerca e blog, emerge che i dolcificanti in 8 casi su 10 sono considerati tossici. Come mai? “Perché negli ultimi anni sono state diffuse informazioni contraddittorie riguardo presunti rischi per la salute dovuti al consumo di dolcificanti non calorici, in particolare dell’aspartame”. Il riferimento è alle conclusioni di alcuni studi scientifici: che ne mettono in dubbio la sicurezza sono generalmente basate su studi realizzati con protocolli e modalità non conformi a quelli comunemente in uso, e che quindi non possono essere considerate accettabili da un punto di vista scientifico”. Per la tutela del consumatore è stata definita poi la Dose Giornaliera Accettabile (ADI) per ogni dolcificante. “Un limite di sicurezza che fornisce la quantità di prodotto utilizzabile ogni giorno per chilo di peso corporeo senza rischi”.
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