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mercoledì 3 novembre 2010

Al voto sulla marijuana in California




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La California era stata il primo stato americano a legalizzare la marijuana per uso terapeutico nel 1996. La comunità scientifica è divisa sulle conseguenze prodotte dall'assunzione della droga



Oggi in California – oltre al voto per le elezioni di metà mandato e a quello per la scelta del governatore che sostituirà Arnold Schwarzenegger – i cittadini dovranno esprimersi anche sulla controversa Proposition 19, il referendum che propone la legalizzazione della marijuana. Se approvata, la Proposition 19 autorizzerà il possesso di marijuana (fino a 28,5 grammi) per le persone sopra ai ventuno anni e consentirà anche di coltivarla nella propria casa in uno spazio di massimo venticinque mq.
La California era stata il primo stato americano a legalizzare la marijuana per uso terapeutico nel 1996. Da allora circa duecentomila pazienti hanno fatto uso della sostanza per alleviare dolori legati soprattutto a patologie croniche e neoplastiche. L’introduzione di quella legge (la Proposition 215) ha permesso l’apertura in oltre cento città della California di centri autorizzati di produzione di cannabis, centri specifici di trattamento e strutture parafarmaceutiche di distribuzione.
Il referendum di oggi sposta ancora più in alto la posta in gioca della legalizzazione e ha riaperto il solito dibattito tra favorevoli e contrari. La questione è molto controversa perché la stessa comunità scientifica non ha mai espresso un parere univoco sulle conseguenze prodotte dalla droga. «I risultati della ricerca sulla marijuana non sono bianchi o neri», ha detto a CNN il professore di psichiatria della University of Arkansas Alan Budney. Gli scienziati a favore della legalizzazione fanno notare che la marijuana stimola la creatività ed è molto meno dannosa di altre sostanze già ampiamente legalizzate come l’alcool. Quelli contrari sottolineano invece i rischi di dipendenza e alcune disfunzioni cognitive associate all’uso prolungato della sostanza.
«Ha mai sentito di una rissa in un bar perché qualcuno aveva fumato marijuana?», ha chiesto lo psichiatra Lester Grinspoon – ex ricercatore della Harvard Medical School - alla giornalista Madison Park della CNN «probabilmente no e probabilmente non le capiterà mai perché è l’alcool che innesca l’aggressività non la marijuana, la marijuana fa l’esatto contrario: le persone non vogliono picchiare nessuno, vogliono solo essere lasciate in pace. Per questo può essere considerata una droga più sicura».
Ma le motivazioni contrarie sono altrettanto forti: «La marijuana può aumentare il rischio di episodi psicotici e danneggiare la memoria a breve termine, il coordinamento motorio e la capacità di prendere decisioni», ha spiegato la direttrice del National Institute on Drug Abuse, Nora Volkow, «In più le persone basano la loro opinione soltanto sulla loro esperienza personale, che però non è un dato scientifico rilevante. È possibile fumare fino a cento anni senza avere alcun problema di salute, ma questo non vuol dire che il fumo non faccia male. Se sei vulnerabile agli effetti delle sostanze tossiche assunte attraverso il fumo della marijuana dipende soprattutto dalle tue caratteristiche genetiche e la maggior parte delle persone non sa di quali geni sia portatrice: è come giocare alla roulette».
La marijuana contiene circa quattrocento diversi elementi chimici e il suo principale agente è il tetraidrocannabinolo (THC), che interagisce con le cellule nervose delle aeree cerebrali che presiedono il coordinamento motorio, il piacere, la memoria, il pensiero, la percezione sensoriale, l’appetito e il dolore. Gli scienziati non sono d’accordo neanche sul fatto che la cannabis sia meno dannosa di altre droghe. «Ci sono molte malattie associate all’alcool, per esempio la cirrosi epatica», continua il professor Grinspoon «mentre non ci sono danni per gli organi nel caso della marijuana». Ma la dottoressa Volkow sostiene che l’impressione che la marijuana non faccia male sia del tutto sbagliata, perché insieme agli effetti negativi prodotti a livello cerebrale, i fumatori cronici di marijuana tenderebbero anche a sviluppare con più facilità malattie legate al funzionamento dei polmoni. «Non c’è nessuna evidenza scientifica che la marijuana faccia bene, al contrario molti studi dimostrano i suoi effetti negativi», ha detto «primo fra tutti il fatto che il dieci percento delle persone che ne fanno uso diventa dipendente. Anche se l’opinione comune dice il contrario, l’evidenza c’è».
Secondo l’Office of National Drug Control Policy, la marijuana è la droga leggera più diffusa negli Stati Uniti. Nella cultura popolare è spesso rappresentata come una droga innocua. In una recente trasmissione a favore della Proposition 19, l’attore americano Zach Galifianakis si è acceso una canna in diretta sul programma Real Time di HBO. I sostenitori della proposta sostengono che l’approvazione della Proposition 19 avrebbe anche valide motivazioni fiscali e di sicurezza: non si tratterebbe semplicemente di un’idea per facilitare l’assunzione di droga ma di un’iniziativa che potrebbe portare nelle casse dello stato 1.4 miliardi di dollari – grazie alla tassazione di chi la produce – diminuendo allo stesso tempo i costi delle forze dell’ordine e liberando le carceri, iperaffollate di persone che hanno commesso crimini minori collegati al possesso di marijuana. In ogni caso, secondo gli ultimi sondaggi, la Proposition 19 dovrebbe essere respinta: solo il 39 percento dei cittadini sarebbero favorevoli, mentre il 51 percento sarebbe contrario.

http://www.ilpost.it/2010/11/02/il-voto-sulla-marijuana-in-california/


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