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mercoledì 20 febbraio 2019

ANTIBIOTICI, 11 REGOLE PER CAPIRE COME NON USARLI

ANTIBIOTICI, 11 REGOLE PER CAPIRE COME NON USARLI


ANTIBIOTICI, 11 REGOLE PER CAPIRE COME NON USARLI


1 Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus, 
come quelli che provocano il raffreddore o l’influenza.

2 L’uso inappropriato degli antibiotici fa sì che i batteri ridiventino resistenti agli antibiotici verso i quali un tempo erano sensibili, riducendo le possibilità terapeutiche e di cura.

3 Quando un medico ci prescrive una terapia antibiotica seguire esattamente le sue indicazioni per durata, dosaggio e modalità riduce al minimo il rischio di sviluppare batteri resistenti.

4 Qualora i sintomi clinici non scompaiano al termine del periodo indicato sulla prescrizione, chiedere consiglio al proprio medico. Sarà lui a valutare eventuali modifiche.

5 Durante una cura antibiotica è importante rispettare le indicazioni del medico perché la concentrazione di antibiotico nel sangue si deve mantenere costante per poter uccidere i batteri causa della malattia e permettere la guarigione.

6 Anche abbreviando la durata della terapia o assumendo una dose inferiore a quella indicata, i batteri possono diventare resistenti, cioè non sensibili all’antibiotico utilizzato.

7 L’acquisizione di resistenza agli antibiotici da parte dei batteri avviene attraverso le modifiche del Dna dei batteri stessi. Pertanto, il super-batterio potrà infettare chiunque, anche persone che non hanno mai assunto antibiotici.

8 Non assumere antibiotici avanzati da una terapia di un familiare anche se i sintomi possono sembrare gli stessi. Un antibiotico va assunto solo in seguito a prescrizione.

9 L’antibiotico-resistenza è un problema che ci riguarda tutti. Non avere più a disposizione antibiotici efficaci nel contrastare le infezioni batteriche è un fenomeno preoccupante e ci potrebbe portare indietro nel tempo, quando le malattie infettive causavano la morte di migliaia di persone.

10 L’uso improprio degli antibiotici determina anche in ambito veterinario lo sviluppo del fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Alcuni batteri sono in grado di infettare sia l’uomo che gli animali rendendo possibile la trasmissione all’uomo (e viceversa) di infezioni dovute a batteri resistenti.

11 Anche nel caso di antibiotici in ambito veterinario, occorre seguire alla lettera la prescrizione dello specialista per evitare la diffusione della resistenza antibiotica anche negli animali da compagnia.





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domenica 8 aprile 2018

Scoperta una Pianta che Blocca l’HIV


come fa ad impedire al virus di replicarsi  ?


Nelle foglie di una pianta che cresce solo in Sardegna sono state scoperte sostanze in grado di bloccare due enzimi alla base della replicazione del virus dell’HIV, responsabile dell’AIDS.



Una pianta endemica della Sardegna contiene sostanze in grado di bloccare la replicazione del virus dell'HIV, che è responsabile dell'AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). Lo ha scoperto un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente presso l'Università di Cagliari, dopo aver condotto alcuni specifici test di laboratorio.

La pianta virtuosa è la Hypericum scruglii, scoperta e classificata di recente. Il suo nome è un omaggio al botanico Antonio Scrugli, fatto dal direttore dell’Orto botanico
dell’ateneo cagliaritano Gianluigi Bacchetta.

 L'Hypericum scruglii non si trova ovunque nell'affascinante isola italiana, ma soltanto in alcuni territori centro-orientali, più precisamente ai Tacchi dell’Ogliastra e nel territorio di Laconi.

Ma come riesce a bloccare la replicazione del virus dell'HIV? Gli studiosi, guidati dalla virologa Francesca Esposito e dalla botanica Cinzia Sanna, hanno estratto dalle sue foglie alcuni metaboliti appartenenti alla classe dei floroglucinoli prenilati, che testati su saggi biochimici si sono dimostrati efficaci inibitori di due enzimi chiave alla base della replicazione del virus dell'HIV,
come l'HIV-1 integrasi (IN).

Alcuni dei metaboliti estratti dalla Hypericum scruglii hanno
dimostrato un'efficacia maggiore di altri.

L'idea degli studiosi cagliaritani, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università dell'Insubria, dell'Università della Campania e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania), è quella di produrre farmaci antivirali innovativi, in grado di ridurre il numero di medicinali che i pazienti sieropositivi sono costretti ad assumere. Ciò potrebbe essere reso possibile proprio grazie alle qualità dei composti estratti dalla pianta sarda, perfettamente integrati nell'approccio "multitarget" promosso dai ricercatori.

Come ha sottolineato la dottoressa Esposito, non si tratta di una pianta tossica; una specie appartenente allo stesso genere viene già utilizzata come rimedio naturale da alcune comunità sarde per lenire il dolore provocato dalle ustioni.



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COSA TI PORTA IL 2018 ?



lunedì 6 aprile 2015

Herpes




Herpes

Circa l’80% delle persone, almeno una volta nella vita, incappa nel virus del cosiddetto Herpes labiale. Non tutti però ne conoscono le cause, né sanno esattamente come curarlo. Innanzitutto, è bene sapere che si tratta di un virus altamente contagioso, e se ne soffriamo dobbiamo assicurarci di prevenirne la diffusione, che solitamente avviene attraverso 
il contatto diretto o indiretto con la saliva.

Tanti di noi provano a curarlo con semplici rimedi popolari; il ghiaccio per esempio, che nonostante sia in grado di lenire il fastidio e il prurito, fornisce una soluzione esclusivamente temporanea. 
Allo stesso modo, l’acqua distillata di Hamamelis può alleviare il disturbo e disidratare l’herpes, senza però neutralizzare il virus.

Per coloro che cercano un rimedio in grado di offrire una soluzione permanente, è bene rassegnarsi: il virus può anche non lasciare mai il nostro organismo, ma semplicemente rimanere latente fino a quando altri fattori non lo «risvegliano».

Tra i più comuni non mancano gli sbalzi di temperatura, l’esposizione prolungata ai raggi solari senza protezione, la febbre e influenza, ma anche lo stress e una cattiva alimentazione. Per evitare di incappare in questo problema, dunque, meglio assicurarci di seguire uno stile di vita regolare e, nel caso si presenti un herpes labiale, lasciare che il virus faccia il suo corso,
 fino a ritrovare il suo stato latente.





Con il termine herpes o erpete si intende generalmente una categoria di infezioni causate da virus del genere Herpesviridae, che si manifestano con lesioni papulo-vescicolari cutanee, localizzate in varie parti del corpo.

Herpes labiale, malattia infettiva, causata da tipicamente HSV-1 le cui manifestazioni sono classicamente localizzate al labbro e alla cute circostante





Herpes genitale, malattia infettiva causata da tipicamente HSV-2, 
che si manifesta a livello dei genitali esterni

Herpes zoster, causato da VZV e noto anche come fuoco di Sant'Antonio, si localizza tipicamente al torace, al collo e alle spalle


Herpes zoster oticus, sempre causato da VZV, ma che si manifesta a livello dell'orecchio
Herpes oftalmico, causato da HSV-1, HSV-2 e VZV e localizzato all'occhio


Per similitudine con le manifestazioni cliniche dell'herpes
 virale si distinguono:

Herpes circinatus, altro nome con cui è conosciuta la tinea corporis
Herpes gestationis, malattia autoimmune del gruppo dei pemfigoidi, 
nota anche pemfigoide gravidico.


Rimedi naturali contro l'Herpes

L'Herpes simplex è un virus che provoca infezioni contagiose a livello della bocca (le labbra sono particolarmente coinvolte perché più sensibili), della faccia e dei genitali: in questo articolo esamineremo i possibili rimedi naturali per alleggerire l'infezione causata
 dall'Herpes simplex.

Nonostante sia dimostrato che il virus rimane nascosto all'interno del corpo per tutta la vita, e che nemmeno un trattamento farmacologico è in grado di debellarlo in maniera definitiva, alcuni rimedi naturali possono rappresentare un buon ausilio per diminuire i sintomi provocati dall'Herpes simplex, velocizzando la risoluzione, seppur momentanea, dell'infezione.

Cause dell'Herpes

In genere, le infezioni da Herpes simplex si manifestano quando il sistema immunitario si indebolisce: a tal proposito, i rimedi naturali dovranno svolgere la propria azione rafforzando innanzitutto le difese immunitarie. L'infezione può manifestarsi in seguito a trattamenti farmacologici, soprattutto con gli antibiotici, o rappresentare la conseguenza di una prolungata esposizione al sole: in entrambi i casi, il sistema immunitario è fragile, perché indebolito e sensibile. Ovviamente, anche i fattori genetici e le malattie autoimmuni possono scatenare le manifestazioni tipiche dell'Herpes simplex.

Stick per labbra

 Rappresenta un rimedio naturale per uso quotidiano, utile non solo per diminuire il disturbo provocato dall'Herpes simplex, ma anche nella prevenzione delle recidive. L'erborista potrà consigliare un'applicazione del prodotto, sulle labbra e sulle zone circostanti, per due o tre volte durante il corso della giornata; in caso di esposizione solare, è consigliabile applicare il preparato erboristico con maggiore frequenza.

Burro di karité (Butyrospermum parkii) e cera carnauba (ricavata da Copernicia cerifera): la scelta di questi rimedi naturali per la preparazione dello stick è utile per  rivestire il prodotto conferendogli proprietà emollienti e protettive. Inoltre, considerando che il preparato erboristico deve rimanere solido a temperatura ambiente (per essere applicato sulle labbra), l'utilizzo della cera carnauba è particolarmente indicato
 per conferire stabilità e strutturare lo stick.

Porphyra umbilicalis: è un'alga rossa, più nota come nori, ricca di mucillagini. Questo prodotto naturale si ritrova in una formulazione erboristica contro l'Herpes non tanto per le capacità di contrastare il virus, piuttosto per proteggere la cute lesa dalla desquamazione (sintomo che consegue l'attacco del virus); nella nori, si registrano abbondanti quantità di acido gamma-linolenico, indispensabile per rigenerare i fosfolipidi di membrana dei fibroblasti. L'applicazione di un prodotto a base di nori rende la pelle più morbida ed esercita una buona azione lenitiva. La porphyra si configura un ottimo rimedio naturale anche per gli eczemi.

Echinacea (Echinacea angustifolia): rimedio naturale d'altissima efficacia, grazie ai fenil propani che promuovono l'azione antinfettiva, antivirale ed immunostimolante. Purtroppo, però, i principi attivi della droga non registrano elevata lipofilia, il che significa che gli attivi dell'echinacea sono molto solubili in solvente idrofilo e poco negli oli: lo stick, dunque, non rappresenta il preparato erboristico ideale per veicolare le sostanze attive.

Camomilla (Chamomilla recutita): è un rimedio naturale efficace nel frenare la propagazione dell'Herpes simplex e placare l'infiammazione. Il bisabololo, in particolare, esercita una consistente attività antinfiammatoria ad azione locale: infatti il bisabololo risulta decisamente selettivo verso il virus.


Propoli: rimedio naturale apistico caratterizzato da un mix di bioflavonoidi (pinocembrina e galangina in particolare) che, agendo in sinergia con i fenil propani, concorrono all'azione antimicrobica e disinfettante. La propoli è un antibatterico naturale molto efficace. L'azione immunostimolante dell'echinacea è potenziata dalla propoli, per la presenza dei flavonoidi e della vitamina C. Nonostante la propoli sia un ottimo prodotto per il trattamento dell'Herpes simplex, è opportuno ricordare che occasionalmente potrebbe comportare una secchezza a livello delle labbra: per contro, considerando che la propoli è una sostanza attiva inserita in un prodotto a base lipofila (per la presenza del burro di karité e della cera carnauba, soprattutto), è pressoché improbabile che la propoli possa seccare la pelle attorno le labbra. L'unico fattore problematico associato alla propoli è il possibile effetto allergizzante nei soggetti sensibili.

Beta-sitosterolo: estratto dall'olio di soja (Glycine max L.), il beta-sitosterolo appartiene alla classe dei fitosteroli e si ritrova in tutti i vegetali; la soja ne è particolarmente ricca. Al beta-sitosterolo è associata una possibile attività immunostimolante, anche se non ancora del tutto dimostrata.

Compresse naturali contro l'herpes

Alcuni trattamenti naturali contro l'Herpes simplex sono utilizzati per combattere il virus dall'interno, agendo in modo sistemico. Le compresse naturali, in genere, sono usate come prevenzione nei disturbi stagionali, ma possono essere utilizzate in associazione a prodotti ad azione locale. L'erborista dovrebbe consigliare l'assunzione delle compresse con abbondante quantità di acqua, per stimolare la funzionalità renale. Non si dovrebbero mai superare le dosi consigliate, poiché potrebbero insorgere spiacevoli effetti indesiderati (anche se il rimedio è naturale), quali nausea, vomito, ipertensione.
Semi di pompelmo (Citrus x paradisi): ai semi di pompelmo sono attribuite molte proprietà terapeutiche, tra cui l'attività antisettica, antivirale ed antimicotica notevole, grazie a naringina, pinene, citrale, limonene, linalolo, vitamina C e vitamina B1.
Liquirizia  (Glycyrrhiza glabra): l'acido glicirretico, estratto dalla radice di liquirizia, è connotato da proprietà antifungine ed antivirali. Infatti, recenti studi hanno evidenziato la capacità dell'acido glicirrizico di contrastare lo sviluppo dell'Herpes simplex e la sua replicazione. Inoltre, la liquirizia vanta proprietà antiradicali, nonché antiossidanti: in condizioni di stress - che favoriscono l'attacco dell'Herpes - il sistema antiossidante endogeno è indebolito e la liquirizia potenzia l'effetto antiossidante.
Melissa (Melissa officinalis): non deve sembrare strano che un rimedio naturale come la melissa sia inserito in un prodotto per combattere l'Herpes simplex. Infatti, la melissa non esercita solamente attività ansiolitica e calmante (le attività maggiormente riconosciute alla droga): per la presenza dei fenil propani e dei fenoli, esplica anche potenti attività antivirali. È opportuno ricordare che tra le cause che scatenano l'Herpes spicca anche lo stress: a tal proposito, la melissa si configura un buon rimedio naturale non solo per le proprietà antivirali che intaccano direttamente l'Herpes, ma anche per la capacità di ridurre lo stress; di conseguenza, il virus viene danneggiato anche indirettamente, vale a dire internamente, proprio nella causa che lo scatena (stress).
Un altro buon rimedio naturale in sostituzione alla melissa è l'olmo, che allevia il bruciore e il prurito nella zona colpita dall'Herpes simplex.

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domenica 9 novembre 2014

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COS'È IL VIRUS EBOLA E QUALI SONO I SINTOMI?

È un virus è estremamente aggressivo, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, come il virus Marburg, che causa problemi simili. Ebola provoca una serie complessa e rapidissima di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale.

Nello specifico i sintomi di Ebola sono:  febbre, forte mal di testa, dolore muscolare, diarrea, vomito, dolori addominali ed emorragie inspiegabili.

Il periodo di incubazione (dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni. La morte è fulminante e sopraggiunge nello stesso periodo (2-21 giorni).

Il materiale genetico è RNA, che va incontro a mutazioni non particolarmente rapide e contiene solo sette geni. Sono stati isolati finora cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l'uomo. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo e Sud Sudan. Di solito il virus è molto infettivo e virulento, e quindi se colpisce una o due persone di un villaggio si diffonde con estrema rapidità e "consuma" tutte le persone che colpisce.

. DA DOVE PROVIENE EBOLA?

Il cosiddetto serbatoio naturale del virus sono molto probabilmente le volpi volanti, grossi chirotteri che mangiano frutta e abitano le foreste tropicali; si pensa che il virus "viva" all'interno di questi animali da moltissimo tempo perché non causa in essi nessuna sintomo.


Per arrivare all'uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, e infine all'uomo attraverso il fenomeno del bush-meat, cioè la carne ricavata da animali selvatici come antilopi o scimpanzé. Il fenomeno si è aggravato da quando compagnie occidentali e cinesi sono penetrate nella giungla per il disboscamento e la ricerca di fonti di minerali. Mangiando la carne di questi animali gli uomini possono essere rapidamente contagiati.

COME SI TRASMETTE EBOLA?

La trasmissione del virus è molto rapida, attraverso i fluidi corporei, come muco o sangue, ma anche attraverso le lacrime o la saliva, il vomito o le feci e il contatto con aghi o coltelli usati dall'ammalato.
Anche se di solito questi virus non si trasmettono attraverso l'aria, è stata dimostrata nelle scimmie la trasmissione in goccioline contenenti il virus. È probabile che la trasmissione possa avvenire anche attraverso i rapporti sessuali. Nei villaggi o nelle zone più remote i contatti frequenti tra gli ammalati e i parenti aiuta la trasmissione del virus.

Esempi di come si può contrarre il virus Ebola:
Baciare una persona malata;
Toccare qualcosa su cui è caduto del fluido corporeo di una persona malata, per esempio un cellulare, la maniglia di una porta o la tastiera di un bancomat.
Come può accadere una cosa simile? Il virus Ebola sopravvive alcune ore all’esterno di un organismo; se si tocca la superficie infetta e poco dopo ci si toccano gli occhi o si mettono le dita in bocca potrebbe avvenire il contagio.
Mangiare il cibo di un malato. Per la stessa ragione di sui sopra, può essere entrato in contatto con la saliva infetta.
Essere punti dall'ago di una siringa usata per curare un paziente con Ebola.
Pulire il cadavere di una persona morta a causa di Ebola. È una delle principali vie di diffusione del virus nei Paesi africani, dove si seguono particolari rituali durante i funerali.
Fare sesso con un malato o con una persona guarita da Ebola. Sembra infatti che il virus rimanga attivo nello sperma anche a distanza di 3 mesi dalla guarigione.

Esempi di come NON si può contrarre il virus Ebola:
Entrare in contatto con persone senza sintomi (ma che poi sviluppano la febbre emorragica). Ebola si può prendere solo da persone che hanno già i sintomi della malattia: prima il virus non è presente nei fluidi perché non ha ancora colonizzato con alte concentrazioni l’organismo.
Viaggiare in aereo con una persona che poi ha sviluppato i sintomi.
Attraverso la puntura di una zanzara. Ebola si diffonde solo tra mammiferi e non non ci sono prove dirette che venga trasportato dagli insetti come avviene per esempio per la malaria con le zanzare.
 Al momento solo uomini, scimmie, primati e pipistrelli possono venire contagiati (e trasmettere) il virus.


 È IL PIÙ PERICOLOSO VIRUS CONOSCIUTO?

Ebola ha una percentuale di fatalità del 68% tra le persone colpite (vedi tabella a fondo pagina). Pur essendo mortale non è riuscito a diffondersi al di fuori dei villaggi in cui è scoppiata l'epidemia, fermato solo dalla fatto che colpiva regioni e agglomerati remoti e isolati. Qui spesso uccideva la maggior parte della popolazione e l'isolamento e la mancanza di strade rendeva facile iniziare una quarantena. Per questo l'arrivo in una città popolosa e con rapidi collegamenti con l'esterno potrebbe essere molto preoccupante. Le condizioni di una grande città sono ideali per la trasmissione di un virus così aggressivo.

 PERCHÉ COLPISCE SOLO ADESSO?

La scoperta del virus è relativamente recente probabilmente perché è aumentata anche la penetrazione nelle foreste da parte delle grandi compagnie del legname o minerarie, che hanno spinto gli abitanti dei singoli villaggi a nutrirsi del bush-meat (vedi sopra).

 PERCHÉ LA PREOCCUPAZIONE PER LA DIFFUSIONE IN UNA CITTÀ?

Poiché l'infezione è estremamente veloce e la virulenza molto alta, se un virus di questo tipo "conquista" una città potrebbe colpire la popolazione molto rapidamente, prima che le autorità siano in grado di fermarlo.

 C'È UNA CURA O UN VACCINO?

Non esistono cure o vaccini, anche se ci sono stati tentativi con la trasfusione di individui colpiti ma sopravvissuti. Sono alla studio metodi estremamente avanzati, come la cosiddetta tecnologia antisenso o il farmaco sperimentale Zmapp, ma non si hanno ancora risultati clinici.
A oggi - quando le vittime vengono immediatamente idratate, nutrite e curate con appositi farmaci antipiretici - c'è comunque una probabilità di sopravvivenza, come è successo a due medici a cui è stato somministrato in via eccezionale il farmaco xxx ma soprattutto curati negli Stati Uniti con farmaci antipiretici e reidratati .

 È VERO CHE EBOLA POTREBBE MUTARE E DIFFONDERSI ANCHE PER VIA AEREA?

Come spieghiamo in modo più dettagliato in questo approfondimento, l'ipotesi del cambiamento nelle modalità di trasmissione del virus Ebola non ha per ora nessun fondamento, e trova poche evidenze anche nella storia delle epidemie virali. È vero che Ebola - come tutti i virus - è soggetto a modificazioni genetiche, ma queste non sono mai tali da determinare un cambiamento delle caratteristiche di trasmissione.
Per diventare trasmissibile per via aerea, Ebola dovrebbe iniziare a replicarsi nelle cellule delle vie respiratorie dell'ospite. Ma il virus per sua natura non è interessato a questa parte del corpo: colpisce i vasi sanguigni e il fegato.

. È VERO CHE DOPO MOLTO TEMPO I PATOGENI PERDONO LA LORO VIRULENZA?

È una specie di leggenda urbana, perché si pensava che un virus o un batterio si evolvesse in modo da essere sempre meno virulento più a lungo dura il suo rapporto con l'ospite. Ma il danno che un virus o un batterio infliggono all'ospite dipendono da molti fattori, in particolare la facilità di trasmissione. La cosiddetta "ipotesi del compromesso" suggerisce che il patogeno debba stare in equilibrio tra il tempo in cui è in grado di stare in un ospite e la velocità di trasmissione. In breve, il danno che si crea all'ospite e la trasmissione debbono esser bilanciate per massimizzare la diffusione. Un patogeno che si trasmette attraverso l'aria (sia autonomamente sia attraverso vettori come gli insetti) è molto facile che non divenga affatto più "buono" col tempo, ma rimanga estremamente dannoso; questo perché può spostarsi da un ospite all'altro anche se il colpito è fermo a letto, malato. Le specie che si trasmettono per fluidi corporei o in generale attraverso il contatto diretto hanno bisogno che l'ospite si muova e incontri altri "contagiabili" e quindi non devono creare troppi danni agli ospiti stessi. È stato dimostrato che aumentare la difficoltà di trasmissione diminuisce anche la virulenza di un virus.

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Sostieni EMERGENCY  per il Centro pediatrico di Goderich in Sierra Leone. 

Dal 1994 Emergency fornisce assistenza medico-chirurgica specializzata e gratuita alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà, costruendo e gestendo ospedali, cliniche e centri di riabilitazione nelle zone più colpite.

Nel 2001 Emergency ha avviato a Goderich, un villaggio alla periferia di Freetown, un Centro chirurgico destinato alle vittime di guerra e nel 2002, accanto all’ospedale è stato costruito un Centro pediatrico presso cui vengono curati circa 1.300 bambini ogni mese. Le principali patologie riscontrate sono malaria, anemia, infezioni respiratorie e intestinali, tifo: in pratica tutte le malattie della povertà.
Presso il centro si tiene anche un programma nutrizionale per insegnare alle mamme principi alimentari e igienici; si distribuisce inoltre un alimento proteico ideato insieme all’università di Parma a partire da risorse facilmente reperibili nel paese – arachidi e olio di palma – facile da realizzare anche in casa. 
Ebola in Sierra Leone.
Nel Paese, Emergency ha aperto lo scorso settembre un centro per la cura dei malati di Ebola da 22 posti letto e sta lavorando per aprire al più presto un ospedale da 100 posti letto in collaborazione con il governo sierraleonese e DFID, il Dipartimento per lo sviluppo internazionale del governo inglese.



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lunedì 7 aprile 2014

Big Pharma: la Vera Storia del Vaccino Virus ah1n1



Big Pharma: La vera storia del vaccino virus ah1n1, 
con partenza dal Messico 
e arrivo nelle stanze della massoneria italiana. 

La leggenda della “suina” parte da una storiella messicana. Il virus sarebbe partito dal Messico: il paziente zero era un bambino di 5 anni, Edgar Hernandez, originario di La Gloria (Veracruz). L’assunto, inizialmente smentito, viene confermato dal Governatore di quella città, Fidel Herrera, solo il 26 aprile 2009, diverse settimane dopo la morte del primo niño e le segnalazioni di 400 persone contagiate, tutte a La Gloria.

Perché proprio in quel luogo apparentemente fuori dal mondo? I media messicani e la popolazione locale non hanno dubbi: la colpa sarebbe da attribuire agli scempi ambientali perpetrati dalla multinazionale americana Smithfield Company, la maggior produttrice statunitense di carne suina, presente in Messico con la controllata Granjas Carrol, che dispone di circa quaranta stabilimenti produttivi, tutti compresi nella Valle del Perote, zona a confine tra lo stato di Veracruz e quello di Puebla, dove si trova appunto La Gloria.

Secondo fonti non governative, e secondo gli attivisti messicani che da quattordici anni si battono per proteggere se stessi e la loro terra, la causa dell’influenza A sarebbe da ricercare nell’inquinamento acquifero prodotto dagli scarichi industriali di Granjas e in quello atmosferico dovuto alle carcasse di maiali abbandonate en plein air.

In pista scende subito Big Pharma e i vaccini sono tre: il Celvapan, prodotto dall’americana Baxter; il Pandemrix della britannica GlaxoSmithKline; il Focetria, della svizzera Novartis. Il via libera arriva dall’Agenzia Europea del Farmaco, l’Emea, tramite una sottocommissione, la Chmp, che si occupa dei prodotti medicinali per uso umano. Organismi non del tutto imparziale.

Ralph Edwards, responsabile del l’Uppsala Monitoring Centre svedese ed esperto di farmacologia, afferma che «le Agenzie regolatorie hanno molti più rapporti con le aziende farmaceutiche che con i cittadini». «Questo è un grosso problema anche dell’Emea», conferma Mauro Venegoni, componente dell’organismo consultivo di farmacovigilanza del Chmp e direttore dell’ufficio farmacovigilanza dell’Aifa, la corrispondente italiana dell’Emea.

Può risultare allora interessante puntare l’attenzione su alcuni illustri connazionali che operano tra l’Emea e il Chmp e sulle strutture in cui svolgono nel nostro paese la loro attività.

INSUBRIA DOCET

Partiamo dall’Università dell’Insubria, con sedi fra Como e Varese, bersaglio, recentemente, di vibrate proteste da parte degli animalisti. Dice Francesco Caci, responsabile della Lega Antivivisezione di Busto Arsizio: «Quello che noi disapproviamo è l’utilizzo degli animali per studi su cannabinoidi, oppioidi, tumori e malattie neurogenerative. Abbiamo contestato gli esperimenti dal punto di vista sia etico che scientifico, perché sono finalizzati solo ad aumentare il numero di pubblicazioni dei ricercatori. Tra l’altro, i locali messi a disposizione dall’amministrazione di Busto sono edifici che hanno avuto bisogno di una ristrutturazione costata 15 milioni di euro, per metà finanziati dal comune e per metà con fondi europei; in realtà dovevano essere destinati ad opere di industrializzazione».

Il direttore dell’ufficio legale dell’Emea insegna in questa università. E’ Vincenzo Salvatore, giurista varesino, ordinario di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria. Rettore dell’Insubria è Renzo Dionigi, già componente del Consiglio Superiore di Sanità nominato dall’ex ministro Girolamo Sirchia per il triennio 2003-2005. Consulente di Roberto Formigoni per i rapporti Sanità-Università e responsabile della Chirurgia generale 1 dell’ospedale Circolo di Varese, Renzo Dionigi è un massone, presente nella famosa lista Cordova del 1992.

Capofila della lobby pubblico-privata che sponsorizzò la nascita dell’Insubria è l’avvocato Ferruccio Zuccaro, proboviro dell’Ateneo varesino, ex balilla, ex vice presidente della Provincia, componente del Lions Club Varese Host e massone presente negli elenchi del ‘92. Forse è un caso, ma lo studio dell’avvocato Zuccaro è a Varese, in via Speroni 14, proprio nello stesso stabile in cui anche l’avvocato Vincenzo Salvatore svolge la sua attività.

L’Insubria è legata ad alcune tra le più importanti multinazionali del farmaco come la GlaxoSmithKline, produttrice del vaccino Pandemrix, con cui ha una “Convenzione quadro per attività di collaborazione didattico-scientifica” (vedi la delibera del Senato Accademico datata 22 aprile 2008); o come la Novartis, da cui si fa sponsorizzare per permettere ai docenti delle sezioni del Dipartimento di Scienze chirurgiche di partecipare allo studio internazionale Sustain come centro di arruolamento e trattamento (durata 2006-2008). La Novartis non solo produce il vaccino Focetria, ma è anche cliente della Huntingdon Life Sciences (HLS), la più grande società europea che esegue sperimentazioni animali. Per chiudere il cerchio, anche Glaxo è cliente della HLS: quindi sia Novartis che Glaxo fanno affari con l’Insubria e con HLS.

UN PONTE PER CARLO MAGNO

Altro personaggio interessante è Giuseppe Nisticò, membro del Chmp dal 2004 e anche lui scelto direttamente dal ministro dell’epoca, quel Girolamo Sirchia condannato nel 2008 in primo grado a tre anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per tangenti.

Nisticò è di forza italia, ex presidente della Commissione Ricerca UE ed ex presidente della Regione Calabria, noto soprattutto perché voleva intitolare il Ponte sullo Stretto a Carlo Magno. E’ massone anche lui, nella lista Cordova del ’92.

In caso di assenza alle sedute del Chmp, Nisticò veniva sostituito da un membro supplente, Pasqualino Rossi, capo dell’unità operativa di farmacovigilanza dell’Aifa, che il 23 maggio 2008 viene arrestato con l’accusa di attentato alla salute pubblica. Numero due all’Aifa, secondo il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello Rossi avrebbe ricevuto compensi per chiudere un occhio sull’Aulin, l’antiinfiammatorio che può avere effetti collaterali sul fegato. Interrogato dagli inquirenti, Rossi ha confermato di aver ricevuto dei regali ma «pensavo fossero delle banalità, non ho mai fatto cose contrarie ai doveri d’ufficio. Non mi sono mai ritenuto un corrotto».

Fino al 2004 Giuseppe Nisticò faceva parte anche dell’European Parliament Osteoporosis Interest Group, una sorta di lobby che opera per il “call to action”: promuovere misure nazionali che rendano i pazienti più consapevoli dei problemi derivanti all’osteoporosi, aiutare i medici a riconoscerne i sintomi e spingere il sistema sanitario a pagare per trattamenti appropriati. Tra le compagnie che si occupano di finanziare le attività dell’International Osteoporosis Foundation, di cui l’Interest Group fa parte, spuntano ancora una volta Novartis, Glaxo (tramite la Amgen, con cui Glaxo ha una partnership europea) e Baxter (che ha accordi commerciali con Nycomed e Teva Pharmaceutical). Va detto che Nisticò ha lasciato il gruppo nel momento in cui è divenuto membro Chmp.

NEL SEGNO DI VANGUARD

Esiste un gruppo di potere che lega la Smithfield Foods - la compagnia americana dalla quale siamo partiti, e che avrebbe provocato l’influenza suina – alle tre multinazionali del farmaco produttrici del vaccino, Novartis, GlaxoSmith- Kline e Baxter. Tutto è racchiuso in una parolina magica: Vanguard, la avanguardia finanziaria mondiale. The Vanguard Group è una compagnia americana di investimenti che gestisce un patrimonio approssimativo di 1 trilione di dollari. Il Vanguard possiede azioni della Smithfield (tramite, ad esempio, il Vanguard Group Inc), azioni della Glaxo (Vanguard Primecap Fund, Vanguard Health Care Fund ed altri), azioni della Novartis (Vanguard Primecap Fund, Vanguard Capital Opportunity Fund, etc.) e azioni della Baxter (Vanguard Group, Inc., Vanguard 500 Index Fund, e così via).

Ma chi detiene le azioni del Vanguard Group? Sono colossi come ExxonMobilCorporation, Microsoft Corporation, General Electric Company, J.P. Morgan Chase & Co., Procter & Gamble Company, Apple, Inc., Coca-Cola Company, Google, Inc., Hewlett-Packard Company, Philip Morris International Inc, Goldman Sachs Group, Inc., PepsiCo…

Insomma, le multinazionali più potenti, che possono permettersi il lusso di lanciare, allo stesso tempo, il malanno e la cura, la pandemia e il vaccino.

da : http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/big-pharma-e-la-massoneria-dietro-il-vaccino-virus-ah1n1

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venerdì 1 maggio 2009

TAMIFLU E FEBBRE SUINA 'STRANA COINCIDENZA'




TAMIFLU CONTRO LA FEBBRE SUINA.STRANA COINCIDENZA
Virus febbre suina: risponde al Tamiflu, come mai?


"Un bel colpo di fortuna per la farmaceutica svizzera Roche che ha uno stock di centinaia di milioni di dosi di Tamiflu che aveva prodotto per l'aviaria H5N1"

"I casi di influenza suina (swine flu H1N1) registrati nelle ultime ore hanno dato esito positivo al Tamiflu. Si proprio il Tamiflu, quello che era diventato inefficace con l'aviaria H5N1, quello che il governo U.S.A. aveva comprato in grosse quantita' (60 milioni di dosi) e di scadenza a breve (Q3 2009). Tanto che sono state subito messe a disposizione 14 milioni di dosi per gli stati USA piu' a rischio. Un bel colpo di fortuna per la farmaceutica svizzera Roche che ha uno stock di centinaia di milioni di dosi di Tamiflu che aveva prodotto per l'aviaria H5N1, che poi invece ha sviluppato immunita' verso il farmaco e adesso invece sembra funzioni per la suina... Strane coincidenze... domani quando riapriranno le borse sicuramente vedremmo il titolo della Roche schizzare in alto...".

"Attualmente le azioni Roche sono quotate 139.60 Sfr ed ultimamente sono state acquistate in modo massiccio, anche queste strane ma strane coincidenze....".

Lo denuncia Pasquale Di Raimo, dalla Svizzera.....

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