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giovedì 12 aprile 2018

Allergie come cause dell'Asma


Gran parte dei casi di asma è causata dalla presenza di un'allergia. L'allergia è generalmente definita come una risposta del sistema immunitario a sostanze altrimenti innocue, che possono essere introdotte nell’organismo con la respirazione o con l’ingestione, le quali innescano un processo biologico responsabile della comparsa dei sintomi respiratori tipici dell’asma, come il respiro sibilante, il senso di costrizione toracica e la difficoltà respiratoria. L’asma allergica d deve essere quindi trattata in primo luogo come qualsiasi altra forma di allergia, ossia cercando di evitare il contatto diretto con l'allergene al quale si è sensibilizzati.

L'asma allergica è soprattutto dovuta ad allergeni inalanti.

Allergeni stagionali:                                                
Graminacee                                                
Urticacee (parietaria)                                
Composite (artemisia, iva, solidago)               
Cupressacee (cipresso)                                
Altre piante ad alto fusto (betulla, nocciolo)           
Graminacee  
Ambrosia

Allergeni perenni:
Dermatophagoides pteronyssinus e farinae
Alternaria tenuis
Derivati epidermici di animali domestici
 Micofiti
Cladosporium

URTICACEAE
Le Urticaceae sono una famiglia di piante che conta circa 50 generi
e 1300 specie e sono diffuse in tutto il mondo.
La famiglia prende nome dall'ortica (genere Urtica).


MICOFITI - MUFFE
I micofiti o muffe sono ubiquitari in natura e crescono in condizioni caratterizzate da una temperatura compresa tra 18 e 32-40 °C e da un’umidità relativa superiore al 65%. I micofiti si distinguono in:
- atmosferici, presenti sul terreno, in particolare in zone agricole, tra questi quelli che hanno maggiore rilevanza allergologica sono l’Alternaria ed il Cladosporium.
- domestici, sono presenti tutto l'anno e soprattutto in ambienti poco ventilati. Bisogna tener presente che tra le fonti di attecchimento e di proliferazione fungina possono anche esserci gli alimenti mal conservati, le carte umide e da parati.
In generale i micofiti si possono trovare negli angoli umidi della casa, sulla carta da parati, in ambienti con scarso grado di igiene come i frigoriferi e i bagni poco puliti.
Tra i micofiti, quello che riveste maggiore rilevanza dal punto
di vista clinico è rappresentato dall’Aspergillus.

GRAMINACEE
Le graminacee sono una famiglia di piante che comprende al suo interno diverse specie tra cui le principali sono: l’erba canina o gramigna, l’erba codolina e l’erba fienarola. Sono piante infestanti, molto diffuse e alcune di esse sono perenni. Si trovano comunemente nei prati su tutto il territorio italiano e il loro periodo di fioritura varia tra giugno e settembre.


DERMATOPHAGOIDES
Si tratta di animali di piccole dimensioni, comunemente noti con il nome di acari, che rappresentano una sottoclasse di aracnidi (ragni).
Gli Acari presentano una notevole varietà morfologica, hanno una sopravvivenza di circa 3 mesi e, se in condizioni favorevoli, si riproducono molto facilmente. Il loro nutrimento deriva dalle desquamazioni umane e animali, in particolare dalla forfora,
dai resti di cute, dai capelli e dalle unghie.
Gli acari proliferano preferibilmente negli ambienti interni e bisogna considerare che sono presenti in ogni abitazione, anche in quella più pulita; infatti la presenza umana e/o animale favorisce il loro sviluppo. Gli ambienti domestici nei quali è più frequente un’alta concentrazione di acari sono: le camere da letto - soprattutto nei materassi, nei cuscini, nelle coperte, nelle lenzuola, sulle tende, sui tappeti, nei divani e nelle poltrone- le stanze provviste di moquette e gli ambienti iperiscaldati.


DERIVATI EPIDERMICI DI ANIMALI DOMESTICI
I derivati epidermici di animali domestici che originano prevalentemente dalla saliva, dalla forfora e dall’urina di cani e gatti sono considerati allergeni. Dopo essersi essiccati e frammentati, rimangono sospesi in aria nella polvere. Una delle principali fonti di tali allergeni è rappresentata dal gatto.  A differenza di quanto accade per gli acari, gli allergeni derivanti dal gatto sono associati a particelle molto piccole e questo rende ragione della loro leggerezza che ne favorisce la permanenza nell'aria in quantità molto elevata e per lungo tempo. Quando poi, questi allergeni precipitano, si accumulano negli imbottiti, nei tendoni e nei tappeti e sulle tappezzerie, ove permangono a lungo anche dopo l’allontanamento dell’animale. Negli ambienti in cui sono vissuti gli animali, occorrono almeno sei mesi dal loro allontanamento per riportare la concentrazione degli allergeni ai livelli ambientali in cui tali animali non erano presenti. Gli allergeni possono essere trasportati attraverso i vestiti e possono ritrovarsi anche in ambienti dove gli animali non sono mai stati presenti.

CUPRESSACEAE - CIPRESSO
La famiglia delle Cupressaceae, il cui genere più rappresentativo è il cipresso, comprende piante con chioma molto ramificata, le cui foglie sono persistenti, molto addensate e possono essere squamiformi o aghiformi. Queste piante sono molto diffuse e spesso coltivate anche per scopi ornamentali. Il polline delle Cupressaceae è generalmente presente da gennaio a maggio e le allergie in particolare al cipresso, sono ritenute una manifestazione allergica (pollinosi) emergente. Nonostante il cipresso sia sempre stato molto diffuso nel bacino mediterraneo, l’allergia a questa pianta è andata progressivamente aumentando solo negli ultimi 15-20 anni.


ARTEMISIA
E’ una pianta che si trova principalmente nei terreni incolti e lungo i bordi delle strade; può raggiungere un’altezza anche di oltre il metro. L’artemisia è riconoscibile per le tipiche foglie verdi con una infiorescenza a forma di spiga, che assume una colorazione rossiccia quando giunge a maturità. Può essere confusa con l’ambrosia, che invece ha un’infiorescenza di colore giallo/verde. La fioritura dell’Artemisia si verifica verso la fine dell’estate e non in primavera, raggiungendo la sua massima concentrazione pollinica tra agosto e settembre.


AMBROSIA
L’ambrosia è simile all’artemisia, con la quale facilmente viene confusa e si presenta come una pianta di altezza variabile da 1 a 2 metri con foglie verdi a forma di piuma o palmate. L’ambrosia costituisce una delle  piante maggiormente allergizzanti presenti sul suolo italiano. La storia di questa pianta è particolare e va ricordato che non esisteva in Italia prima della seconda guerra mondiale; è stata infatti importata involontariamente dai soldati americani e dai reattori degli aerei che provenivano da quelle zone. L’ambrosia è particolarmente presente nel nord Italia, lungo le strade e sulle terre incolte. Impollina soprattutto dalla fine di agosto fino anche alla prima metà di ottobre. Il periodo in cui può dare maggiori sintomi di solito corrisponde alla prima metà di Settembre.

BETULLA
La betulla è una pianta che può raggiungere fino a 30 metri di altezza, presenta un tronco molto ramificato alla base caratterizzato dalla corteccia di colore bianco. e le foglie sono caduche e di forma triangolare. La betulla è una pianta molto diffusa che cresce tra i 400 e i 2000 metri dall’Italia settentrionale fino alla dorsale appenninica ed è spesso presente, oltre che come pianta ornamentale, anche come pianta spontanea.
Va segnalato che la fioritura di questa pianta avviene prima della fogliazione.
Il polline è normalmente presente nel periodo primaverile ed esattamente da marzo a maggio.

Tuttavia la natura perenne e ubiquitaria di alcuni allergeni rende quasi impossibile evitare il contatto con tali sostanze, e ciò richiede il trattamento sintomatico con l'uso di farmaci specificamente rivolti al controllo del broncospasmo e dell'iperreattività delle vie respiratorie, e alla riduzione dell'infiammazione bronchiale.
È stata anche avanzata l'ipotesi che allergeni alimentari, introdotti con l'alimentazione, possano essere responsabili dell'insorgere delle crisi asmatiche, anche se per far ciò sembra necessaria una preesistente condizione patologica, ossia una predisposizione di base, che è quasi sempre un'infiammazione cronica delle vie respiratorie.
La presenza di rinite allergica è considerata un importante fattore di rischio dell'asma. Infatti, molti asmatici soffrono anche di rinite allergica. È  quindi importante valutare l’eventuale presenza di asma in tutti i soggetti che soffrono di rinite allergica e, d'altro canto, trattare efficacemente la rinite nei soggetti asmatici, poich&ecute; è stato osservato che il trattamento efficace della rinite allergica in un soggetto asmatico migliora anche i sintomi dell'asma bronchiale.

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ASMA E ALLERGIE
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mercoledì 17 gennaio 2018

Fuoco di Sant’Antonio



(HERPES ZOSTER): CAUSE, SINTOMI E RIMEDI

Che cos'è

Il Fuoco di Sant’Antonio, o nel suo nome scientifico Herpes Zoster, è una malattia infettiva molto
dolorosa dovuta al virus della varicella infantile (varicella-zoster virus o VZV),
 lo stesso che causa la varicella.
In effetti la malattia è una vera e propria riattivazione del virus della varicella. Chi non ne ha sofferto, non può avere il fuoco di Sant’Antonio.
La malattia si manifesta con un’eruzione cutanea ricca di vescicole, molto dolorosa, di solito a forma di fascia e limitata a un solo lato del corpo.

Come funziona

Quando si entra in contatto con il virus varicella-zoster (VZV), chi non è vaccinato si ammala di

Varicella. Questa malattia colpisce per lo più i bambini tra i 5 e i 10 anni tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, provocando un rash cutaneo tipico caratterizzato da vescicole pruriginose che presto si trasformano in croste per poi guarire.

Alla guarigione dalla varicella, il sistema immunitario elimina il virus dalla maggior parte del corpo.

Purtroppo il VZV si rifugia nelle cellule nervose, nel ganglio dorsale, adiacente al midollo spinale, o nel ganglio semilunare, alla base del cranio. Lì resta inattivo o latente, cioè in una fase di “letargo”.

L’Herpes Zoster è una riattivazione del virus VZV. Dopo anni o anche decenni di letargia, il virus può uscire dalle cellule nervose, correre lungo il nervo e provocare l’infezione nella zona di cute su cui quel nervo passa. Inoltre il virus può passare tramite i gangli nervosi su più nervi e colpire così una zona più estesa. Il sistema immunitario solitamente blocca l’avanzare sul nervo del VZV, ricacciandolo nei gangli, da dove non può fare danni. Tuttavia se il sistema immunitario non funziona a dovere il virus si può muovere più facilmente.

Arrivato alla pelle lo Zoster scatena un’infiammazione locale con bolle, dette vescicole, che si riempiono di linfa e sangue per poi rompersi e formare croste. Questa fase dura tra i 10 e i 15 giorni. Poi le croste cadono e la pelle guarisce.

Il forte dolore, che può comparire anche alcune settimane prima dell’eruzione cutanea e durare a lungo dopo che le croste sono passate, è dovuto all’infiammazione scatenata dal passaggio del virus sul nervo (non sulla pelle).

Di solito il fuoco di Sant’Antonio appare nella zona addominale o toracica,
su un solo lato. Più raramente sul viso.


Contagio

I motivi per cui il virus della varicella si riattivi diventando uno Zoster non sono ancora sicuri. Quello che è chiaro è che l’immunocompromissione ha un ruolo fondamentale. Se le difese immunitarie si
abbassano, è molto più facile che compaia la malattia.

Tra i fattori che possono diminuire le difese immunitarie, citiamo l’età avanzata, lo stress psicologico, la risposta ad alcuni farmaci, l’infezione da HIV e l’esposizione a immunotossine.

Il virus è molto infettivo, dunque può facilmente trasmettersi da una persona con la manifestazione
cutanea a un’altra persona che ne tocchi le vescicole e che non abbia l’immunità al virus. La persona
contagiata svilupperà però la varicella, e non lo Zoster. Il malato con il fuoco di Sant’Antonio, così come quello con la varicella, saranno contagiosi fino a quando le vescicole non si saranno trasformate in croste. Se le vesciche si devono ancora formare o se sono già passate, non si è contagiosi.


Sintomi

I sintomi precedenti l’eruzione cutanea sono molto vari e ambigui: mal di testa, febbre, malessere,
ipersensibilità, sensazione di bruciore. Alle volte può esserci dolore, anche se è raro nei bambini. Il rash cutaneo caratteristico si può presentare da 1 giorno fino a 3 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi.

Questa varietà di sintomi aspecifici crea grandi difficoltà alla diagnosi precoce. Di solito nel caso se ne intuisca il possibile arrivo, si procede con un esame del sangue che verifichi la presenza degli anticorpi Zoster IGM e IGG.
La presenza di questi anticorpi indica una risposta immunitaria attiva contro il virus.

Se appare l’eruzione cutanea, la sua forma è così particolare e tipica che un semplice controllo visivo di solito è sufficiente alla diagnosi.


Conseguenze

L’Herpes Zoster si risolve in circa 3-5 settimane. Tuttavia può avere delle complicanze.
Tra le più gravi, se lo Zoster attacca il nervo trigemino e colpisce il viso nella zona degli occhi, può
danneggiare la cornea e causare la cecità.

Se coinvolge l’orecchio (caso per fortuna raro), attaccando il nervo vestibolo-cocleare,
 si rischiano vertigini e la perdita dell’udito.

Altre volte può causare nevralgia posterpetica, un’alterazione dei nervi nel tradurre gli stimoli esterni. A seconda del caso non si sentirà più il dolore anche quando si dovrebbe, lo si sentirà anche quando non c’è, si proveranno prurito o formicolii e tutta la gamma di possibilità tra questi stati.
Infine, si registrano infezioni batteriche secondarie e problemi motori.

Chi colpisce

Ogni anno in Italia sono oltre 300mila le persone colpite dal fuoco di Sant’Antonio. La frequenza della malattia è di circa 3 malati ogni 1.000 individui, ma la frequenza sale tra il 4 e il 12 per mille se si considera una popolazione di ultra 65enni.
I tassi d’incidenza dello zoster sono simili in tutto il mondo.

Inoltre non si verificano epidemie e non vi è un legame con la stagione.
Di solito si manifesta una sola volta nella vita: uno studio statunitense del 1960 aveva analizzato un
gruppo d’individui di oltre 85 anni evidenziando che 1 su 2 aveva già avuto un attacco di fuoco si
Sant’Antonio, ma solo 1 su 100 ne aveva avuti almeno due.

Le persone di colore hanno un rischio minore di avere il fuoco di Sant’Antonio, mentre ci sono studi
discordanti che affermano che il rischio sia maggiore per le donne che per gli uomini. Infine, uno studio del 2008 e un successivo del 2010 hanno dimostrato non c’entrano né motivi genetici né una storia familiare della malattia.

Che cosa scateni la riattivazione del virus herpes-zoster non è ancora molto chiaro. Si pensa che
l’imputato numero uno sia un abbassamento del sistema immunitario,
per malattie o stress o la risposta ad alcuni farmaci.

Prevenzione

Gli adulti che hanno contratto il virus VZV, se vengono in contatto frequentemente con bambini con la varicella ricevono una spinta immunitaria che previene la comparsa dello Zoster.
Per chi non avesse questa possibilità, da gennaio 2017 rientra nel nuovo piano vaccinale italiano la
vaccinazione gratuita antizoster a partire dai 65 anni. Il vaccino agisce come profilassi, rafforza il
sistema immunitario contro questo virus, ne previene la riattivazione.

E’ stato dimostrato che nella popolazione vaccinata l’incidenza del fuoco di Sant’Antonio si riduce di quasi il 50%.Negli Stati Uniti, il vaccino è raccomandato agli over-60 dal 2007.

Rimedi

Il trattamento dello Zoster si limita a far passare il dolore e a accelerare la fine della malattia. Per
accelerare il decorso della malattia fino a bloccarla si usano farmaci antivirali. Questo trattamento riduce anche la gravità della malattia.
Nel mentre, ci si concentra nell’attenuare il dolore. Sono utili a questo scopo:
Impacchi freddi applicati sull’area colpita
Sotto prescrizione del medico, analgesici se il dolore è lieve, meglio se in formula fluida o cremosa da applicare localmente sulla zona colpita dall’eruzione.

Curiosità

Il nome Herpes Zoster deriva dalle parole greche serpente e cintura. In effetti queste due parole ben
descrivono la manifestazione tipica dell’Herpes Zoster e la sensazione associata: una cintura infuocata che striscia sulla pelle.
In passato era chiamato anche “Fiamme di Satana” perché molto doloroso e
perché crea un bruciore vivo a chi ne soffre.
Il suo nome più comune, fuoco di Sant’Antonio, deriva dall’usanza, nell’antichità, di invocare
Sant’Antonio Abate a intercedere per la guarigione dalla malattia. Il motivo di questa invocazione è che il santo è legato all’uso fuoco, che avrebbe usato per
scacciare gli invasori e salvare gli abitanti di una città.
La malattia è nota fin dal 1700 quando i dermatologi inglesi Willan Robert e Bateman Thomas la
descrivono e ne disegnano gli sfoghi sulla pelle. Le rappresentazioni della malattia si susseguono con
incisioni acquarellate nel corso del XIIX secolo e con le prime fotografie durante il XIX sec. all’interno degli atlanti dermatologici.
Fu però solo nel 1965 che si intuì il nesso tra l’herpes zoster e la varicella.

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sabato 11 febbraio 2017

Tosse : Cause e Rimedi


La tosse può colpire saltuariamente anche i soggetti che hanno una salute di ferro e, in genere, 
va via da sola senza creare troppi problemi. Alcune persone, però, sono più predisposte delle altre 
all’insorgenza di questo disturbo, che può cronicizzarsi e diventare complicato
 da gestire nella vita di tutti i giorni.

Ma quali sono le cause che portano all’insorgenza della tosse? Si può fare qualcosa per farla 
guarire prima? Esistono dei rimedi davvero efficaci contro questo disturbo? 

Cos’è la tosse?

La tosse è una risposta automatica ed incontrollabile della gola alla presenza di corpi estranei o di 
sostanze irritanti e/o tossiche. Si tratta di un meccanismo in grado di proteggere la gola e liberarla 
tempestivamente dai corpi estranei o dalle sostanze che potrebbero attaccarla o farla infiammare.

E’ il cervello ad inviare l’impulso di “tossire” ai muscoli di addome e diaframma, dopo essere stato 
sollecitato dai nervi presenti nell’apparato respiratorio.

La tosse non è altro che dell’aria che viene spinta fuori dai polmoni a grande velocità, per “ripulire” il tratto interessato dell’apparato respiratorio ed espellere tutti i corpi estranei e/o le sostanze pericolose.

La tosse può essere secca o grassa, saltuaria o cronica, e può contenere tracce di muco o sangue a 
seconda delle problematiche e delle patologie che hanno colpito il soggetto interessato. In linea 
generale si parla di tosse cronica quando il problema supera le 3 settimane.

Sintomi correlati alla tosse secca

Nella maggior parte dei casi, la tosse secca non è un sintomo a se, ma è accompagnata da altri fastidi 
che variano in base alla causa scatenante. Poiché la tosse secca è quasi sempre presente durante gli 
stadi influenzali, è spesso accompagnata da febbre, malessere generale, mal di gola, voce rauca o 
assente, nausea, vomito e dolori articolati.
 Si aggiungono a questi sintomi, anche se meno di frequente, 
alitosi, diarrea, gengive sanguinanti e inappetenza. Anche nei bambini la tosse secca può essere 
accompagnata dagli stessi sintomi che si presentano nei soggetti adulti. 

Quali sono le cause scatenanti della tosse secca?

Le cause della tosse sono tantissime: da virus ai batteri, dal contatto con un allergene all’aspirazione di una sostanza tossica, dall’asma al raffreddore, dall’assunzione di alcuni farmaci alla presenza di 
patologie specifiche (cancro, bronchite, difterite, laringite, tubercoli, pertosse e così via).

Una tosse normale tende a risolversi autonomamente o con l’ausilio di farmaci comuni. Se sono 
trascorse più di 2-3 settimane e la tosse non passa, è arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi. Il 
primo passo è cercare di capire quali sono le cause scatenanti della tosse.

Se soffrite di tosse secca è molto probabile che il problema risieda
 al livello della laringe o della trachea. 
Nella maggior parte dei casi la causa è un’infiammazione, 
che invia continuamente al cervello il messaggio di tossire.

La tosse secca si presenta senza l’espulsione di muco o catarro, ma può essere comunque molto 
fastidiosa per chi ne soffre. La tosse secca persistente e cronica, oltre a rappresentare un rischio per la salute di tutto l’apparato respiratorio, può dare origine a lesioni ai polmoni e ai bronchi, può causare 
insonnia, spossatezza, stress e molto altro.

I rimedi naturali contro la tosse secca.

Prima di ricorrere ai farmaci, potete provare ad alleviare i sintomi della tosse secca con i classici “rimedi della nonna”. Uno dei più efficaci è il latte caldo con qualche cucchiaio di miele: un vero toccasana. Se siete amanti dei rimedi erboristici non esitate e procuratevi della Malva oppure della Propoli: entrambi hanno eccezionali virtù calmanti ed antinfiammatorie,
 l’ideale contro la tosse secca. 
In particolare:
La malva svolge azione protettiva a livello dell’epitelio e disinfiamma le mucose
L’altea essendo ricca di mucillagini addolcisce la mucosa della gola
Il tiglio, in particolare i suoi fiori, protegge la mucosa faringea 
e tracheobronchiale quando si presenta la tosse secca
Il miele e il propoli hanno un’azione calmante
I farmaci per combattere la tosse secca.

Oltre ai rimedi naturali, esistono molti farmaci in grado di curare questo disturbo. Se a soffrirne è un 
bambino, piuttosto che ricorrere a farmaci molto aggressivi, 
si può utilizzare un mucolitico da assumere via aerosol.

Per quanto riguarda i medicinali veri e propri, i più indicati sono quelli a base di Destrometorfano, di 
Butamirato oppure di Dropropizina, che possono presentarsi in diversi formati, come le compresse, le gocce e gli sciroppi.

In generale i farmaci utilizzati più comuni sono quelli sedativi, che vanno quindi ad esercitare un’azione calmante, senza però trattare la causa del problema.  Ovviamente è solo un palliativo. Se il medico lo ritiene necessario, bisogna curare la malattia alle origini. Nel caso in cui alla tosse secca si aggiungono come sintomi mal di testa, dolori articolari, febbre, brividi di freddo e malessere generale, si può ricorrere all’uso dei comuni analgesici, i Fans, 
quali il Naprossene, l’Ibuprofene ed il Paracetamolo.

Ovviamente in base al tipo di tosse, si segue un trattamento diverso e l’utilizzo di farmaci specifici. Ad esempio per la tosse derivante dall’asma, una patologia allergica, è trattata efficacemente con farmaci antistaminici o con i glucocorticoidi da assumere per via inalatoria. Se la causa scatenante è la bronchite, che ricordiamo comincia con una tosse secca per poi diventare produttiva (tosse grassa) 
durante il decorso della patologia, bisogna agire con antibiotici per eliminare l’infezione, e assumere 
farmaci antitussivi e broncodilatatori al fine di alleviare i sintomi.

La tosse secca causata da laringite virale o tracheite è trattata con farmaci antitussivi e prodotti 
demulcenti a base di glicerina, sciroppo d’acacia, liquirizia e miele, placando l’infiammazione. 

Ovviamente qualora fosse necessario, entrano in gioco gli antibiotici e gli antivirali specifici per il 
patogeno responsabile della malattia.  Quando la causa è la pertosse, si agisce combattendo il 
patogeno Bordetella Pertussis con antibiotici a base di Eritromicina e Claritromicina. La pertosse è 
facilmente riconoscibile dai sintomi. Si presenta con una respirazione rumorosa anticipata da una tosse molto forte. Dopo circa 5-6 colpi di tosse stizzosa,
 viene eliminato dell’espettorato mucoso e filante. 

Anche la polmonite infettiva provoca tosse secca. In tal caso si somministrano sciroppi antitussivi e 
sostanze demulcenti per attenuare il fastidio.

Quando invece, la causa della tosse secca è il fumo, l’unico e vero rimedio è di smettere di fumare. 
Durante il decorso di disintossicazione, si possono assumere sciroppi demulcenti, oppure si può 
ricorrere al classico rimedio della nonna, un bel bicchiere di latte caldo con il miele. A volte sono proprio gli stessi prodotti usati per smettere di fumare a provocare la tosse.

Ricorrere all’omeopatia per combattere la tosse secca.

Anche i rimedi omeopatici possono dare sollievo e curare chi soffre di tosse secca cronica e 
persistente. Alcuni dei più efficaci farmaci omeopatici sono l’Aconitum napellus, il Phosphorus, 
l’Hyoschiamus niger, il Lycopodium clavatum, la Belladonna e la Spongia.

Ricordatevi che il fai-da-te sia nella medicina omeopatica che in quella tradizionale è fortemente 
sconsigliato, perché, invece che risolvere il problema, potreste contribuire ad aggravarlo assumendo dei medicinali non adatti alla vostra sintomatologia oppure, addirittura, pericolosi. Se i rimedi naturali non funzionassero e se i sintomi continuassero a peggiorare, è il caso di rivolgersi tempestivamente ad un medico, in modo da valutare il percorso terapeutico da effettuare e le cause di un disturbo tanto persistente e durevole.



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lunedì 10 marzo 2014

Cervicale: Vertigini, Cause e Rimedi


Cervicale: Vertigini, Cause e Rimedi

Soffrire di cervicale e degli inevitabili capogiri è, senza dubbio, una condizione tanto scomoda quanto paralizzante, infatti può ostacolare la nostra vita quotidiana impedendoci di lavorare o di occuparci delle nostre responsabilità abituali. Per questo motivo, vi illustriamo alcuni rimedi naturali per combattere le fastidiose vertigini da cervicale.

Formicolii, crampi, sensazione di freddo, rigidità della nuca, vertigini… sono i sintomi più comuni che, disgraziatamente, molto spesso diventano cronici.

Le vertebre che normalmente chiamiamo cervicali hanno la funzione di sostenere la nostra testa. La zona cervicale consta di sette vertebre dove comunemente si concentra la tensione: le posture scorrette, l’usura o l’ansia possono generare problemi in questa zona, tra i quali si annoverano inevitabilmente i temibili capogiri e le vertigini.

Cause delle vertigini cervicali

Compressione neurovascolare dovuta ad alterazioni degenerative delle vertebre che causa un’inevitabile rigidità. Conflitti tra l’informazione del movimento del collo e l’informazione dell’udito e della vista; questi conflitti generano uno scompenso per cui avvertiamo l’abituale instabilità, come se ci trovassimo all’improvviso in un vagone della metropolitana. Gli occhi notano il movimento, ma il liquido presente nell’orecchio e l’asse collo-corpo rimangono immobili, non lo percepiscono. Seguono, così, la mancanza di equilibrio e le vertigini. Tutto questo ci fa scoraggiare nel momento in cui dobbiamo fare molte attività della nostra vita quotidiana, avvertiamo una compressione e un’ipervigilanza, per timore evitiamo addirittura di muovere il collo quando stiamo un po’ meglio, cosa che, a sua volta, può scatenare nuove vertigini. Rimedi per le vertigini cervicali

Trattamenti consigliati

Terapia caldo/freddo: inizierete applicando un sacchetto di ghiaccio per tre o quattro minuti per poi sostituirlo con docce di acqua calda o borse dell’acqua calda. È sconsigliato per la pelle dormire con un termoforo durante la notte. Evitate il più possibile l’attività fisica intensa, dovete evitare che la zona delle cervicali si infiammi ancora di più. I bagni con acqua di rosmarino o acqua di lavanda portano molti benefici, fungono da antinfiammatori e sono molto utili per trattare contratture, mal di schiena, dolore cervicale.

Cerchate di seguire un modello di sonno regolare attraverso cui stabilizzare l’organismo, riducendo anche il livello di stress. Anche il trattamento da parte di un fisioterapista ha molti benefici, così come fare esercizi di aerobica che offrano al vostro corpo e al nvstro sistema nervoso la mobilità e il dinamismo indispensabili per sentirvi meglio. È necessario allentare anche la tensione del collo: una maggiore rigidità implica minore mobilità e un maggiore scompenso tra la vista e l’udito, fattori scatenanti delle temibili vertigini.

Rimedi naturali per le vertigini

Ginko biloba: l’estratto di ginko biloba migliora la circolazione a livello cerebrale, risolvendo il problema delle vertigini, capogiri, fischi nelle orecchie, mal di testa. Potete bere infusi di ginko biloba o, in alternativa, assumere le compresse che si trovano nelle erboristerie o nei negozi di prodotti naturali. Zenzero: grazie alle proprietà che possiede, è un perfetto rimedio per le vertigini e per eliminare la sensazione di nausea. Lo potete assumere tramite infuso, preferibilmente la mattina.

Passiflora: aiuta a prevenire le vertigini ed inoltre è perfetta per situazioni di stress e ansia che in parte scatenano il dolore cervicale. Potete assumerla tramite infuso dalle due alle tre volte al giorno.

Vite rossa: viene normalmente usata per migliorare la circolazione cerebrale, ma aiuta anche i pazienti che lamentano vertigini, capogiri, nausea, emicrania. Sono molto utili sia il succo d’uva sia le foglie di vite rossa da utilizzare secche per preparare un infuso. Fate bollire l’acqua con le foglie, lasciate riposare e bevetelo a piccoli sorsi una volta al giorno.

Infusi di camomilla e menta: hanno le stesse proprietà dello zenzero, alleviano la nausea, il vomito e regolarizzano la sensazione di vertigine. Potete bere quest’infuso ogni volta che ne sentite la necessità.

Vitamina B6: diversi studi ne confermano l’importanza per risolvere il problema delle vertigini e dei capogiri. La piridossina migliora l’attività metabolica degli enzimi e dei gruppi di amminoacidi degli stati d’animo, dell’energia, del rendimento muscolare e dell’equilibrio del corpo. Tutto questo la rende indispensabile per mantenere e migliorare la salute delle nostre ossa e delle vertebre, per regolarizzare anche la sensazione di angoscia, la mancanza di equilibrio e il vomito. Potete trovarla sotto forma di capsule in tutte le erboristerie o nei negozi di prodotti naturali. Si consiglia di assumerne 1,3 mg al giorno per quanto riguarda gli adulti, 0,6 mg al giorno per i bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni.

Possiamo trovare la vitamina B6 anche in cibi a base di frumento integrale, nelle banane, nelle patate, nell’aglio, nelle castagne, nelle prugne secche, nei pistacchi, nella sogliola, nel cavolfiore, negli spinaci.



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