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mercoledì 24 ottobre 2018

La plastica è nella catena alimentare Umana

La plastica è nella catena alimentare Umana

Ormai la microplastica fa parte a pieno titolo della catena alimentare dell'uomo. E' quanto emerge da uno studio che ha rilevato la presenza di plastica nelle feci di persone che vivono in Europa, Russia e Giappone. Lo studio è stato presentato come una prima assoluta a Vienna a un congresso di gastroenterologia. Per una settimana, cinque donne e tre uomini di età compresa tra 33 e 65 anni, residenti in Finlandia, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Russia, Giappone e Austria, hanno annotato quanto mangiavano. La dimensione dei campioni di plastica riscontrata nelle loro feci varia da 50 a 500 micrometri, più o meno lo spessore di un capello. Gli scienziati presumono che i micro-frammenti di plastica siano stati ingeriti attraverso prodotti di mare, ma anche con l'acqua dalle bottiglie di plastica e con il cibo confezionato in plastica.

La plastica è nella catena alimentare Umana

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Nove diversi materiali

«Siamo stati in grado di rilevare nove diversi materiali plastici», spiega Bettina Liebmann, ricercatrice all'Agenzia ambientale austriaca. I due tipi più comuni sono il polipropilene, utilizzato nei tappi delle bottiglie e il Pet, presente nelle bottiglie. Con polistirene (vaschette) e polietilene (sacchetti di plastica), rappresentano oltre il 95% delle particelle rilevate. «Non siamo stati in grado di stabilire un collegamento affidabile tra i comportamenti alimentari e l'esposizione a micro-plastiche», ha detto Philipp Schwabl, ricercatore all'Università di medicina di Vienna, che ha diretto lo studio. E' possibile che le microplastiche abbiano effetti negativi nel tubo digerente ma sono «necessarie ulteriori ricerche per valutare i danni potenziali per gli esseri umani».




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lunedì 14 dicembre 2015

VAGINOPLASTICA

 L’imene è la membrana che restringe l’apertura della vagina, in modo da chiudere solo parzialmente il collegamento tra questa e i genitali esterni. È un tessuto mucoso, ricco di fibre elastiche che presenta un’apertura centrale destinata ad allargarsi in seguito ai rapporti sessuali. L’imene però assume forma e consistenza diverse da donna a donna: l’apertura centrale può per esempio essere arrotondata, a semiluna, oppure presentare più di un foro. Il tessuto può essere molto elastico, oppure talmente consistente e spesso da richiedere, in rari casi, un’incisione chirurgica che renda possibile la penetrazione. In generale è durante il primo rapporto sessuale che si producono...
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sabato 3 ottobre 2015

VAGINOPLASTICA


L’imene è la membrana che restringe l’apertura della vagina, in modo da chiudere solo parzialmente il collegamento tra questa e i genitali esterni. È un tessuto mucoso, ricco di fibre elastiche che presenta un’apertura centrale destinata ad allargarsi in seguito ai rapporti sessuali. L’imene però assume forma e consistenza diverse da donna a donna: l’apertura centrale può per esempio essere arrotondata, a semiluna, oppure presentare più di un foro. Il tessuto può essere molto elastico, oppure talmente consistente e spesso da richiedere, in rari casi, un’incisione chirurgica che renda possibile la penetrazione. 
In generale è durante il primo rapporto sessuale che si producono lacerazioni, ma può anche accadere che la membrana sia così elastica da non essere intaccata dalla penetrazione. Le lacerazioni possono essere accompagnate da lieve dolore, o perdite di sangue, a seconda della diversa vascolarizzazione del tessuto.

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giovedì 3 maggio 2012

Il 9% dei pesci ha plastica nello stomaco


Il 9% dei pesci 

ha plastica nello stomaco


Il genere umano ha prodotto così tanti rifiuti, ne ha dispersi così tanti nell’ambiente che ora sta mangiandoseli.
 Letteralmente quanto indirettamente.

Ogni anno circa 12.000-24.000 tonnellate (tonnellate!) di plastica entrano nella catena alimentare dal vortice dei rifiuti dell’Oceano Pacifico, il più conosciuto dei punti in cui la nostra immarcescibile immondizia si accumula in mare. I pesci la ingeriscono – ed insieme ad essa assorbono un carico di sostanze tossiche – e poi noi mangiamo i pesci. Finora se n’era occupato semmai qualche articolo di giornale.
 Ora il fatto ha piena e documentata evidenza scientifica attraverso un articolo pubblicato la scorsa settimana su Marine Ecology Progress Series.

 Si usa dire che i pesci pescati con plastica nello stomaco la ingeriscono durante i lunghi, spasmodici e disperati tentativi di liberarsi dalle reti in cui anch’essa rimane intrappolata. Per “depurare” i risultati da questa eventualità i ricercatori della spedizione Seaplex, effettuata nel 2009, hanno tirato su ad intervalli di pochi minuti le reti calate nella zona del vortice dei rifiuti.
 Il 9,2% dei 141 pesci (appartenenti a 27 specie diverse) catturati nell’arco di 20 giorni aveva plastica nello stomaco. Si trattava di pezzettini di grandezza inferiore a un’unghia: troppo piccoli per determinarne la natura. Del resto, nei vortici dei rifiuti si trova soprattutto plastica ridotta in frammenti minuti dall’azione delle onde e del sole. La più difficile da vedere, e probabilmente la più temibile. Ne consegue la stima che ogni anno, nel solo vortice dei rifiuti del Pacifico (non è affatto l’unico al mondo) i pesci ingeriscano 12.000-24.000 tonnellate di plastica. Una stima prudenziale: non tiene conto di quella rigurgitata o espulsa con le feci, nè dei pesci che muoiono per averla ingerita.

 Questa ricerca si è limitata all’aspetto, diciamo, quantitativo. Tuttavia la plastica rilascia sostanze tossiche e soprattutto si comporta come una spugna, assorbendo sostanze inquinanti disperse nell’ambiente, come i Pcb (policlorobifenili) e il Ddt. Sono sostanze bioaccumulabili: non si degradano e restano all’interno degli organismi viventi, accumulandosi al vertice della catena alimentare. Ma le conseguenze tossicologiche per la catena alimentare sono ancora da indagare. La maggioranza degli animali trovai con la plastica nello stomaco erano pesci lanterna, che vivono alle medie profondità. Sono molto piccoli e non arrivano direttamente sulle nostre tavole. Però è notorio che il pesce più piccolo (e l’annesso eventuale carico di schifezze) viene mangiato da quello più grande e così via: fino al sommo predatore, l’uomo.

 Su Marine Ecology Progress Series l’ingestione della plastica nel vortice dei rifiuti del Pacifico: il riassunto è di libero accesso ma all’articolo completo si accede a pagamento dall’indice della rivista

 Su Science Daily plastica nello stomaco del 9% dei pesci
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All’inizo sembrava solo uno spot. Ma ora l’hanno anche dimostrato i ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography : la plastica che si trova in piccolissimi frammenti a livello del cosiddetto ‘vortice dei rifiuti’ è entrata nella catena alimentare.
Comunemente quest’area dell’oceano è considerata un deserto biologico. Le specie sono poche e sono caratterizzate per lo più da piccole taglie. Ciononostante il 5-10% dei piccoli pesci pelagici (per lo più pesci lanterna), pescati e poi sezionati dai ricercatori ha tracce di plastica (i cosiddetti “confetti di plastica”) nello stomaco.

Il primo effetto di questa ingestione, similmente a quanto succede a uccelli marini e grandi cetacei, potrebbe essere quello di rendere fintamente ‘sazi’ gli animali, facendoli di fatto morire di stenti. Secondariamente li intossica, in quanto la plastica assorbe sostanze inquinanti disperse nell’ambiente, come i Pcb (policlorobifenili) e il Ddt.
Se pensiamo che sia un problema puramente ecologico però ci sbagliamo. Lo stesso team dello Scripps ha dimostrato la presenza sporadica di specie commerciali, come ad esempio gli stadi giovanili della ricciola del Pacifico, nell’area del vortice dei rifiuti. Si tratta di specie che normalmente vivono in regioni costiere (e non nell’oceano aperto) e che si trovano diffusamente…..nei sushi bar….
f7d0e620-14e5-11df-9aec-001cc4c03286_imageLa ricercatrice Rebecca Asch dello Scripps Institution of Oceanography disseziona i pesci e cerca tracce di plastica nel loro stomaco
Queste specie, nutrendosi dei piccoli pesci che trovano nell’area, accumulano all’interno del proprio organismo le sostanze inquinanti e le bio-accumulano (ovvero le sostanze non si degradano ma restano all’interno degli organismi viventi, accumulandosi al vertice della catena alimentare). Forse non c’è neppure bisogno di dire aggiungere chi è spesso il consumatore finale …


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