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domenica 6 maggio 2018

Cellulari nel mirino dei Tumori al Cervello



L'incidenza dei tumori cerebrali maligni e aggressivi in ​​Inghilterra è più che raddoppiata negli ultimi 10 anni: il tasso di casi di glioblastoma è salito da 2,4 a 5 ogni 100.000 persone tra il 1995 e il 2015, secondo uno studio pubblicato sul 'Journal of Environmental and Public Health'. E se i dati analizzati nella ricerca riflettono solo le statistiche e non fanno luce sul perché queste tendenze potrebbero essersi verificate, i ricercatori indicano alcuni possibili fattori che potrebbero aver avuto un ruolo: fra questi, l'uso del telefono cellulare. Ma anche l'ingestione o l'inalazione di sostanze radioattive e l'inquinamento atmosferico dovuto al traffico.

L'indagine segnala i dati provenienti dall'Ufficio delle statistiche nazionali del Regno Unito: ci sono stati 81.135 casi diagnosticati di glioblastoma nel periodo considerato. Confrontando i casi registrati nel 2015 con quelli del 1995, i ricercatori hanno scoperto che ci sono stati in media 1.548 tumori aggressivi in più ogni anno.

"Lo studio in sé non riguarda i cellulari - ha precisato alla Cnn Alasdair Philips, autore principale dello studio e amministratore di Children with Cancer Uk -, ma queste neoplasie si manifestano principalmente nelle aree del lobo frontale e temporale, vicino all'orecchio e alla fronte", cosa che solleverebbe il sospetto nei confronti dei telefonini. Eppure, ha aggiunto, "dal momento che i tumori cerebrali sono molto rari, il sospetto non dovrebbe destare particolare allarme, perché anche se l'uso del cellulare aumentasse il rischio di tumore al cervello", cosa che la scienza non è ancora riuscita a dimostrare, "si tratterebbe di un rischio molto basso a livello individuale".



Vediamo le prove che collegano i cellulari al cancro.
Veniamo al primo studio. Il gigante delle telecomunicazioni T-Mobile in Germania ha commissionato uno studio indipendente  per esaminare tutte le ricerche pertinenti sui rischi per la salute dei dispositivi wireless. Secondo questa ricerca, molti studi avrebbero trovato una corrispondenza tra campi elettromagnetici ad alta frequenza e sviluppo e proliferazione del cancro.
L’Interphone Studyha rilevato che l’uso regolare di un telefono cellulare da parte degli adulti può aumentare significativamente il rischio di gliomi del 40%, con 1.640 ore o più di utilizzo (si tratta di una mezz’ora al giorno per dieci anni). Lo stesso studio ha rilevato che è molto più probabile che i tumori si verifichino sul lato della testa su cui si appoggia il cellulare con maggiore frequenza.

Una  rassegna di 23 studi epidemiologici condotta da 7 scienziati sul collegamento tra telefoni cellulari e il cancro ha confermato la presenza di un’associazione dannosa.
Un recente studio condotto dal Gruppo di Ricerca Hardell rileva “un modello coerente di aumento del rischio di glioma e neuroma acustico associato con l’uso di telefoni cellulari”. Questi risultati sono coerenti con i loro studi precedenti.
Un recente  studio francese ha  trovato prove di un aumento del rischio di glioma e tumori al lobo temporale, conseguenti a un uso professionale e urbano telefono cellulare.
Un recente studio condotto su 790mila donne di mezza età nel Regno Unito ha evidenziato che le donne che hanno utilizzato i cellulari per dieci o più anni avevano due volte e mezzo in più di probabilità di sviluppare un neuroma acustico. Il rischio aumenta con l’aumento del numero di anni di utilizzo dei telefoni cellulari.
Un documento di ricerca che recensisce 11 studi precedenti, ha trovato un legame tra il prolungato uso del telefono cellulare e lo sviluppo di una ipsilaterale (stesso lato della testa) tumore al cervello.
Un recente lavoro di  Hardell ha esaminato l’uso prolungato di telefoni cellulari e cordless. La conclusione è stata la conferma di un’associazione tra l’uso dei dispositivi e tumori cerebrali maligni. Questi risultati forniscono il supporto per l’ipotesi che i campi elettromagnetici RF-svolgono un ruolo sia nella iniziazione che nella promozione della carcinogenesi.
I cellulari, però, non causerebbero solo gliomi e tumori al cervello. La ghiandola pituitaria è un organo delle dimensioni di un pisello situata al centro della base del cervello che produce gli ormoni che svolgono un ruolo importante in regolano le funzioni vitali del corpo e il benessere generale. Questo  studio avrebbe riscontrato che il rischio di cancro della ghiandola pituitaria è due volte più elevato tra le donne che hanno utilizzato un telefono cellulare per meno di cinque anni rispetto a chi non lo usa.
La tiroide è situata nel collo. Utilizzando un telefono cellulare contro l’orecchio, si espone la tiroide a radiazioni. Un recente  studio israelianoha osservato che l’aumento dell’incidenza del cancro della tiroide in Israele, da più di un decennio, corrisponde all’aumento dell’uso di cellulari. Ci sarebbero prove di mutazioni nelle cellule della tiroide in risposta alle radiazioni elettromagnetiche.
Un altro studio israelianocondotto su 460 casi di tumori della ghiandola parotide, fino ad oggi benigni, ha suggerito un’associazione tra l’uso del telefono cellulare e i tumori della ghiandola parotide, la ghiandola salivare vicino alla guancia, dove molti utenti tengono il loro telefono cellulare.
Uno studio brasilianoha stabilito un legame diretto tra i vari decessi per cancro, come i tumori della prostata, della mammella, del polmone, reni e fegato e l’esposizione alle radiazioni emesse dai ripetitori di cellulari. Oltre l’81% delle persone che muoiono a Belo Horizonte a causa di specifici tipi di cancro vive a meno di 500 metri dalle 300 antenne di telefonia cellulare in città.
Esistono numerosi altri studi che evidenziano non soltanto il collegamento tra uso dei dispositivi cellulari e aumento di incidenza dei tumori, ma anche un abbassamento delle prestazioni cognitive e la morte cellulare.

Certo, il cancro non si forma improvvisamente durante la notte: in quasi tutti i casi, infatti, impiega molti anni per entrare in metastasi.


L’esposizione al tipo di radiazioni emesse dai telefoni cellulari è potenzialmente legata anche a molte altre malattie, tra cui, ad esempio:
danni allo sperma e infertilità maschile
aborti spontanei
perdite vaginali
malattia del sistema vascolare
problemi di sonno
depressione
irritabilità
perdita di memoria
difficoltà a concentrarsi
mal di testa
vertigini e stanchezza
aritmia
livelli di calcio alterati nelle cellule
riduzione notturna della melatonina
soppressione del sistema immunitario
artrite
reumatismi
sintomi cutanei
malattie linfatiche
problemi di udito
Nel 2011, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ammesso che le radiazioni del telefono cellulare sono “potenzialmente cancerogene”.

Eppure esistono delle precauzioni che possono aiutarci a ridurre l’esposizione alle radiazioni. Eccole:

indossare cuffie o auricolari per mantenere il dispositivo il più lontano possibile dalla testa;
spegnere il dispositivo quando non è in uso.
Inoltre, è possibile utilizzare una di queste sostanze per mitigare gli effetti delle radiazioni:

Propoli – Un composto trovato all’interno della propoli delle api, proteggerebbe gli organi interni. Inoltre, avrebbe proprietà radioprotettive.
Come la propoli, la melatonina ha dimostrato di avere potenti proprietà radioprotettive contro radiazioni gamma.
EGCG (polifenolo presente nel tè verde) ha dimostrato di proteggere il fegato contro i danni indotti dalle radiazione della telefonia mobile.
Ginkgo Biloba. Sembra che questa pianta sia in grado di fornire una vasta gamma di benefici per la salute del cervello, in particolare protegge dallo stress ossidativo indotto.




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venerdì 2 marzo 2018

CIBI CHE AIUTANO A DORMIRE MEGLIO


Mandorle: contengono magnesio,
elemento fondamentale per un sonno regolare.







Lattuga: una delle sostanze contenute in questo alimento,
ovvero il lactarium, ha effetti sedativi sul cervello.






The al frutto della passione: all’interno dell’infuso ci sono alcaloidi,
componenti che vanno ad agire sul nostro sistema nervoso
 facendoci sentire più stanchi.






Riso: il riso ha un indice glicemico abbastanza elevato e,
 come tutti i cibi con questa caratteristica, concilia il sonno.





Cavolo verza: le verdure con foglie verdi sono ricche di calcio,
che agisce sul cervello producendo melatonina.





Gamberi e aragoste: il triptofano, di cui i crostacei sono ricchi,
è un’altra sostanza che aiuta il sonno.







Succo di ciliegia: dopo aver bevuto un bicchiere di succo di ciliegia
l’organismo produce più in fretta la giusta quantità di melatonina necessaria
per addormentarsi senza problemi.








Salmone: il salmone – ma anche altri pesci come halibut e tonno – hanno vitamina B6,
fondamentale nella produzione di serotonina e melatonina.







Cereali: una bella tazza di latte caldo coi cereali
non è solo il rimedio della nonna che tutti conosciamo,
ma è anche una valida combinazione di nutrienti,
ovvero calcio e carboidrati.








Miele: con un cucchiaio di miele
– magari abbinato al thè o alla camomilla –
il livello di insulina nel sangue sale,
permettendo al triptofano di agire rapidamente.


A cosa serve il triptofano
Bassi livelli di triptofano sono associati a insonnia, depressione e altre problematiche dell’umore, irritabilità e aggressività. E’ utile per favorire il ripristino dei meccanismi fisiologici
che regolano il sonno e l’umore.

Il triptofano, non potendo essere sintetizzato dall’organismo,
va introdotto con l’alimentazione o con integratori specifici.

Come amminoacido è assorbito in modo inferiore rispetto alle proteine che lo contengono, in quanto deve utilizzare dei trasportatori a livello della membrana intestinale che condivide con altri amminoacidi. La stessa cosa accade nella barriera emato-encefalica. Sembra tuttavia che l’assorbimento aumenti quando è associato ad un pasto contenente carboidrati.

In caso di disturbi dell’umore,  studi sull’assorbimento del triptofano e sulla sua conversione in serotonina dimostrano che è necessaria la somministrazione con integratori contenenti elevate quantità di questo amminoacido. La dose giornaliera consigliata è di 1-3 grammi/die.

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lunedì 26 novembre 2012

fumare fa male al cervello


 Composizione di una sigaretta:
1. Uscita del fumo principale
2. Materiale filtrante (carbone attivo ed altri)
3. Adesivo
4. Fori di ventilazione (non sempre presenti)
5. Inchiostro
6. Adesivo
7. Uscita del fumo secondaria
8. Filtro
9. Carta del filtro
10. Tabacco e additivi
11. Carta
12. Punto di combustione e ceneri

La rivista - Age and Ageing, journal che pubblica studi commissionati sulla tematica delle cause esterne che possono portare all’invecchiamento cognitivo, ha pubblicato uno studio condotto da Alex Dregan del King’s College di Londra su quali siano i fattori di rischio cardiovascolare sul cervello, (come per esempio la pressione alta, l’obesità ed il fumo).
Lo studio - Studiando i vari fattori e la loro incidenza sulla salute del cervello, è emerso che vi è un consistente legame tra fumo e declino cognitivo. Dopo aver studiato le abitudini di 8.800 persone con più di 50 anni per oltre 8 anni, sono riusciti a dimostrare che fumare fa marcire il cervello, danneggia le capacità di apprendimento, ragionamento e la capacità di immagazzinare informazioni (dunque anche la memoria).
Il confronto - Misurando le funzioni cognitive di ciascuna persona nel corso del tempo con test specifici e dati incrociati è stato confermato questo legame che già in un recente studio di Severine Sabia della University College di Londra secondo il quale il legame era solo per soggetti di sesso maschile. Secondo la ricerca condotta da Sabia il cervello dei maschi fumatori invecchia molto più rapidamente di quello dei loro coetanei che non fumano. Facendo una media il cervello di un uomo fumatore è circa 10 anni più vecchio rispetto a quello di una persona di pari età anagrafica non fumatrice.
I consigli - Vedendo anche i risultati raggiunti da questo studio, Alex Dregan ha dimostrato che il fumo accellera il declino cognitivo più dell’ipertensione. Lo stesso Dregan consiglia un cambiamento allo stile di vita: “Abbiamo bisogno di rendere le persone consapevoli della necessità di apportare alcuni cambiamenti allo stile di vita per evitare la perdita delle capacità mentali”.

Scritto da  Mathew Myladoor

Fumare troppe sigarette 

raddoppia il rischio di emorragia cerebrale


Non sapete resistere al fascino della ‘bionda’ e vi ritrovate a fumare più di 20 sigarette al giorno? Ebbene, attenzione! Così, raddoppiate le probabilità di incorrere nell’emorragia cerebrale in seguito alla rottura di un aneurisma.

Ad arrivare a questa importante conclusione è stata la Seoul National University Hospital, attraverso uno studio pubblicato sul ‘Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry’.

Sono stati presi come ‘campione’ un gruppo di 426 pazienti con sanguinamenti al cervello, e sono stati posti a paragone con un gruppo di 426 individui sani.
Quelli che fumavano più di 20 sigarette al giorno avevano più del doppio delle probabilità di incorrere in rottura di un aneurisma cerebrale, rispetto a quelli che non avevano mai fumato. Il rischio di aneurisma, in chi decide di smettere di fumare, scompare solamente dopo 10-15 anni.
Ecco quanto riportato da 'La Stampa':
"Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori coreani e ha preso in esame 426 casi di emorragie cerebrali, o emorragia subaracnoidea, registrati negli ospedali coreani. Insieme a questi, sono stati presi in esame altrettanti dati riguardanti 426 persone che non erano stati vittima di emorragia e che facevano in questo caso da gruppo di controllo.
I partecipanti allo studio avevano un’età media di 50 anni. Di questi, i ricercatori hanno analizzato lo stile di vita, l’eventuale abitudine al fumo e la storia medica. Le informazioni dettagliate ottenute hanno subito permesso agli autori di constatare che tra chi aveva subito un’emorragia cerebrale vi era un numero maggiore di fumatori. Allo stesso modo erano in numero significativo coloro che avevano alle spalle una familiarità di ipertensione o ictus.
Tra le vittime della rottura di aneurisma, quasi il 38% erano fumatori; tra chi apparteneva al gruppo di controllo vi erano stati in seguito casi di emorragia in circa il 24%.
I dati, scremati dei fattori confondenti come per esempio la storia familiare, il peso corporeo, lo stress, l’orario di lavoro e l’assunzione di sale, sono risultati comunque a sfavore dei fumatori che continuavano ad avere tre volte più probabilità di subire un’emorragia cerebrale, rispetto ai non fumatori.
Vi sono comunque speranze e buone notizie per chi invece ha smesso o intende smettere di fumare: in questo caso, secondo lo studio, il rischio di rottura dell’aneurisma scende del 59% dopo cinque o più anni dalla cessazione, allineandosi a quello di chi non fuma.
Tuttavia, avvertono i ricercatori, il fumo può provocare danni permanenti alla struttura delle arterie che rimangono a rischio rottura aneurisma anche dopo aver smesso di fumare, per cui la soluzione migliore resta sempre quella di non fumare proprio".
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giovedì 4 giugno 2009

Perché l'uomo fa pipì in piedi

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Genesi: perché l'uomo fa pipì in piedi.

- Quando Dio creò Adamo ed Eva, aveva due regali da dare a loro.
 Dio disse:
- Ho due regali da darvi, uno è la possibilità di fare pipì in piedi...
Adamo interrompendo:
- Si, lo voglio io, sarebbe bellissimo, la vita sarebbe molto più semplice e molto più divertente!!!
Dio guardò Eva ed Eva fece un cenno di approvazione:
- Perché no, non è così importante per me...
Allora Dio la diede all'uomo.
 Adamo urlò di gioia, fece salti e pipì da tutte le parti, spruzzò sulle pareti
e corse fino in spiaggia dove fece di nuovo pipì e ammirò il motivo che riuscì a fare sulla sabbia.

Dio ed Eva guardavano l'allegria di Adamo e alla fine Eva chiese a Dio:
- E cos'era l'altro regalo?
- Il cervello, Eva, il cervello...


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