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giovedì 8 novembre 2012

Ftalati e rischi per la salute


(Dr.ssa Anna Sannino - Ricercatrice presso la Stazione Sperimentale per l'Industria delle Conserve Alimentari di Parma - SSICA)
  • Ftalati: cosa sono? Perché sono preoccupanti? Ci può illustrare brevemente alcune caratteristiche merceologiche e tossicologiche degli ftalati?
Gli ftalati ( esteri dell'acido ftalico) sono usati nell'industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, ovvero come sostanze aggiunte al polimero per impartire caratteristiche di flessibilità ed elasticità. Il PVC è la principale materia plastica (in termini di volume di produzione) in cui vengono impiegati. Vengono usati anche per gli inchiostri da stampa, per gli adesivi e la gomma. Gli  ftalati maggiormente utilizzati nel PVC flessibile sono DEHP (di-2-etilesilftalato) e DINP (di-isononilftalato).
La larga diffusione nell’uso degli ftalati , avvenuta negli ultimi 40 anni, ha portato a studiare in modo approfondito gli effetti sulla salute umana. Sperimentazioni sugli animali da laboratorio hanno mostrato che i tipici effetti critici riguardano la tossicità epatica, testicolare e riproduttiva. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ( EFSA) attraverso i pareri del gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti ( AFC) ha stabilito le dosi giornaliere tollerabili (TDI) per alcuni ftalati  ed ha stimato che l’esposizione dell’uomo attraverso la dieta rientra nei valori di TDI.


  • Quali sono le principali fonti di contaminazione da ftalati? Quanto conta il cibo?e i materiali di contatto nel cibo?
A causa dell’uso estensivo iniziato negli scorsi decenni e le loro proprietà relativamente non polari, essi possono essere presenti nell’ambiente, ad esempio adsorbiti dal suolo e sedimenti. Questo può portare ad una contaminazione del mangime e dei prodotti alimentari.  I prodotti alimentari possono essere anche contaminati mediante la migrazione da polimeri contenenti ftalati che sono a contatto con la matrice alimentare durante il confezionamento e lo stoccaggio. Oggi l’uso ftalati nei materiali destinati al contatto con gli alimenti è meno diffuso in quanto sono stati sostituiti da altri plastificanti. Diverse sono le fonti possibili cui possono esporsi le persone: alimenti, materiale di confezionamento e oggetti d'uso ( guanti in PVC, giocattoli);

  • Qual è il principale veicolo di contaminazione da ftalati nel cibo?
Poiché gli ftalati non formano legami stabili ed irreversibili con il PVC che li contiene, in caso di contatto con alimenti oleosi o comunque contenenti grassi essi tendono a fuoriuscire dalla matrice di PVC e a migrare nell’alimento. La direttiva della  commissione europea del 30 marzo 2007 relativa ai materiali ed agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con gli alimenti  ha stabilito che alcuni ftalati possono essere utilizzati  unicamente come plastificanti in materiali e oggetti a contatto con alimenti non grassi. Sono fissati inoltre limiti di migrazione specifica (LMS) riferiti al simulante alimentare impiegato nelle prove di migrazione .

  •  Ci racconta brevemente la sua ricerca ed i risultati?
È stata effettuata l’analisi di 12 ftalati in 50 campioni di prodotti all’olio conservati in vasetti di vetro. I campioni comprendevano pomodori secchi in olio, olive in olio, ortaggi in olio, salse al pomodoro e al pesto ligure e acquistati nel 2006. Dieci dei 12 ftalati presi in esame sono risultati inferiori al limite di determinazione del metodo. Il disobutil ftalato (DIBP) era presente in 4 campioni a livelli di concentrazione compresi tra 0,1 e 0,4 mg/kg, valori molto bassi se consideriamo che il limite di migrazione specifica (LMS) per il DBP è di 0,3 mg/kg.  Sono stati trovati livelli di concentrazione del di-2-etilesilftalato (DEHP) superiori al limite di determinazione del metodo in 20 campioni con livelli di concentrazione tra 0,1 e 6 mg/Kg. Solo in 5 campioni la concentrazione di DEHP eccedeva il limite di migrazione specifica fissato dalla Direttiva di 1,5 mg/kg con una media di 3 mg/kg. Questi prodotti comprendevano pomodori, ortaggi all’olio d’oliva e pesto con un contenuto di olio di circa il 40%. L’analisi delle guarnizioni dei coperchi  per la chiusura dei vasetti ha mostrato assenza di ftalati e questo potrebbe suggerire che la fonte di contaminazione da DEHP è l’olio d’oliva impiegato nella preparazione della conserva. Studi recenti hanno mostrato che il DEHP può essere presente nell’olio d’oliva  come probabile conseguenza dell’uso di materiali plastici durante le fasi del processo di produzione.

  • Che implicazioni “pratiche” possono avere i risultati della sua ricerca? Che consigli possiamo dare ai cittadini e consumatori?
 Le implicazioni pratiche riguardano la considerazione che la fonte della contaminazione di un alimento contenente olio non necessariamente deriva dalla cessione di molecole dall’imballaggio ma potrebbe essere un ingrediente dell’alimento stesso.
I consigli che possiamo dare ai consumatori sono senz’altro legati all’uso di oggetti o materiali di plastica, non adatti agli alimenti , nel conservare alimenti soprattutto se questi contengono olio o grassi. Anche manipolare alimenti con guanti contenenti ftalati potrebbe portare ad una contaminazione degli alimenti stessi.

 http://www.sicurezzaalimentare.it/sicurezza-produttiva/Pagine/Ftalatierischiperlasaluteparla.aspx
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lunedì 29 agosto 2011

LA CIOCCOLATA RIDUCE RISCHI PER IL CUORE




LA CIOCCOLATA

RIDUCE RISCHI PER IL CUORE



La cioccolata riduce di un terzo il rischio di malattie cardiache. Ne basta poco, un cioccolatino al giorno (7,5 grammi). Lo studio, pubblicato dal British medical Journal e presentato a Parigi in occasione del congresso europeo di cardiologia, conferma quanto messo a fuoco già da altre ricerche sul potenziale beneficio per gli amanti di questo apprezzatissimo alimento in tutto il mondo. Ma le preparazioni dolciarie con cioccolata sono troppo caloriche e per ottenere veramente un beneficio a 360 gradi sarebbe necessario elaborare ricette con meno grassi e zuccheri. L'organizzazione mondiale della Sanità prevede che nel 2030 circa 23 milioni di persone moriranno a causa delle malattie cardiache. Per fare fronte a questa emergenza sarà quindi fondamentale lo stile di vita che la popolazione mondiale adotterà in questi anni e la prevenzione che sarà messa in atto anche con l'alimentazione, meglio ancora poi se l'aiuto arriva da cibi così piacevoli e amati. Anche altri studi avevano evidenziato il potere antiossidante e anti-infiammatorio del cioccolato, nonchè la capacità di contribuire ad abbassare la pressione del sangue e ad aumentare la sensibilità insulinica. Lo studio delle evidenze scientifiche ha permesso di calcolare che ad alti livelli di consumo di cioccolato corrisponde una riduzione del 37% delle malattie cardiovascolari e una riduzione del 29% degli infarti comparati con coloro che hanno una basso consumo di questa sostanza. Lo studio non fa differenze fra cioccolato nero o bianco e include in sostanza ogni forma di preparazione: dalle semplici tavolette ai dessert. Ma l'autore della ricerca, Oscar Franco che assieme ai colleghi dell'Università di Cambridge hanno calcolato i benefici di questo alimento, mette in guardia dalle calorie di questi cibi (circa 500 per 100 grammi) e sugli effetti che questi hanno sul peso e sul rischio diabete. Anche altri recenti studi ne avevano riabilitato la reputazione: non solo spauracchio per chi non deve ingrassare ma anche fattore protettivo per l'ictus, avevano stabilito. Sarah Sahib della McMaster dell' University di Hamilton, Canada ha infatti scoperto lo scorso anno che il cioccolato, ricco di antiossidanti della famiglia dei flavonoidi, è risultato capace di proteggere i vasi sanguigni, soprattutto il fondente che è meno grasso e più ricco di antiossidanti. Così, un consumo moderato di fondente è stato legato al miglioramento della pressione sanguigna e del rilassamento dei vasi arteriosi. Uno studio ha anche identificato il principale agente antiossidante del cioccolato, il flavonoide epicatechina. In questo nuovo lavoro, gli esperti hanno verificato che il cioccolato potrebbe proteggere dall'ictus: in un lavoro su 44.489 persone è emerso che quelli che mangiano una porzione di cioccolato a settimana hanno il 22% di rischio in meno di andare incontro a ictus.

 FONTE

http://www.leggo.it/articolo.php?id=136742

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